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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

SCULTURA , LINGUA VIVA di Piero Ragone

Fare scultura – giocare con la materia - scolpire Incontrare il materiale – ispezionarlo – tentare di stabilire un rapporto - trovare indizi. Il dialogo comincia partendo da un dettaglio, un “punto cerniera” attorno al quale ruoterà ciò che del blocco si salverà e rimarrà “in relazione” a quel punto e a tutti gli altri riferimenti dimensionali, formali, volumetrici, di esposizione alla luce, oltre che all’attenzione. Il mio intrigo è risolvere l’assetto fra tracce e consistenza del corpo scultoreo. Nell’approccio fin qui esercitato, l’alternanza di zone levigate, lisciate, arrotondate, quasi modellate, con fasce rigate, taglienti, rugose, avvolgenti o scavate da “un’azione temporalmente importante”, massimizzano la risultanza di un contrasto, di integro e vissuto, di nascosto e rivelato, di mistero e di denuncia, di tenero e di dolore intenso. Una dicotomia che potrebbe andare oltre la visualizzazione. Un’asserzione di una diversità forse inconciliabile, ma presente, latente, non di rado dolente. Segni di conflitti, contrapposizioni, incomprensioni, coesistenze difficili eppure radicate, diffuse, silenti. Doppie nature che si contraddicono, si affrontano, lottano per una prevalenza che quasi mai diventa definitiva supremazia. O forse per una legittimazione che nella dialettica può trovare la sua logica, la composizione, la sua spiegazione, o solo una parvenza di plausibilità. Quanto fa male la sofferenza, l’angoscia, la paura……Quanto costa il piacere, il godimento, la soddisfazione di sé…..Quanto è lontana l’armonia, il giusto equilibrio. Se ciò che incontro togliendo, scalpellando, consumando lo accetto, mi appaga, lo ri-conosco, si avvicina all’idea di partenza o alle sue variazioni in corso d’opera (derivate, credo, dal mio sentire, dal mio essere, dal mio sapere, dal mio proto-verbale? dall’esperienza-conoscenza non necessariamente cosciente, quindi implicita? ma dialogante con il tufo), allora cerco anche di nominarlo, di accrescere questo suo “potere” di testimonianza, di rafforzarne il senso, intercettarne, anche solo con una o poche parole, l’essenza, la portata, ciò che più mi suggerisce….ciò che ha evocato, ciò che “ha somatizzato”. Il linguaggio si fa composto. L’incorporeo raggiunge l’esistenza. (Il piacere di creare secondo una tua misura è indescrivibile). La presenza si presta al racconto, all’allusione, alla sintesi di una ricerca che può andare dall’asserzione alla mimesi. E’ questo percorso vero, ma ogni volta variabile, perciò vivo, ad esprimere gran parte del mio portato collegato alla scultura. Un percorso di assimilazione, riferimenti, citazioni, più o meno esplicite, che per me rappresenta e annota ciò che sto vivendo e che si svolge o è appena accaduto, o ho letto durante quel tempo di lavorazione del pezzo (poche ore, giorni o settimane…). Scultura taccuino, scrigno, storia… Storia della materia che mi ha preceduto, anticipato, registrando, memorizzando…. Materia che riacquista funzione, medium, tramite, espediente solido, concreto, tattile (non volatile) che si rimette e mi mette in gioco e che, in qualche modo, ri-vive attraverso questa mia chiamata in campo. Nuova occasione, in bilico, tra passato e presente in divenire. Ponte ideale tra un prima (la sua storia) e un dopo (a partire dal recupero da un uso esaurito o dal concio vergine di cava) con tutte le ulteriori commistioni, contaminazioni e scoperte. Nuovo terreno di confronto-scambio identitario, arricchimento mnemonico dell’inorganico che si presta ad ospitare-rappresentare qualcosa di vivo, biologico, organico. Bio-trasmutazione dell’inerzia dell’inerte in pulsioni liberate dalla prigionia atavica, cementate dall’asfittico amalgama calcarenitico e recuperate al gesto, al movimento, all’espressione, al simbolo, a un significato possibile, ma non qualunque, indistinto, generico. Una sola delle possibilità di ri-torno sulla scena dell’umanità, (se mai ce ne fosse già stata una….), stavolta, con scarsa probabilità di replica o di riciclaggio… Vincolata, come non mai, ad un senso, preciso, dichiarato, non per forza condiviso, né universale. Ma quello, quel suo proprio, deciso da un artefice, che a suo piacimento può anche cambiarlo. Basta un titolo, una frase, una parola. Quella chiave o quei pretesti fanno parte di un rebus, semplice o complesso, chiaro o intricato. Comunque unico, personale, diretto destinato prima a sé, poi agli altri, all’altro da sé. Che sia fantasia, pensiero, gioco, testamento, diario, appunto, nodo, storia, coscienza, sentimento, emozione, dubbio, fremito chi può dirlo? Risposte, corrispondenze, motivazioni, rifiuto, approvazione sono un problema del pubblico, non dell’autore……. …che, tuttavia, ama essere protagonista, tanto meglio, se ri-conosciuto. L’arguzia, come per il montaggio video, può consistere nella scelta – tra tutte le infinite possibilità e combinazioni – del nome associato alla forma. Il binomio titolo-opera può rimanere un segreto esercizio dell’autore (proiezioni, evocazioni, rappresentazioni, richiami, parafrasi personali, …..più o meno dirette e/o consapevoli). Oppure limitarsi al suggerimento, alla didascalicità, all’”aiutino” che semplifica la lettura e lo svelamento che già l’opera dovrebbe aver assolto o risolto. Ovviamente, il gioco più coinvolgente è quello di seminare “indizi” che se in un primo momento erano solo della e nella materia, dopo diventano anche “propri” dell’autore, espressione di ciò che vive e anche dell’esperienza di quel lavoro scultoreo condensato in quel particolare pezzo. Una sorta di riduzione “zen” all’attimo, al momento che riesce a rappresentare ed esprimere il tutto. Solida concretezza, metamorfosi e interpretazione cerebrale, somatizzazione del pensiero, altrimenti labile e sfuggente come tutta la vita….