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PSICOANALISI E DISABILITA di Guglielmo Campione

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Lorenzo Perrone
"Alpha e Omega"


“Il genere umano non può sopportare troppa realtà”

Tomas Eliot “Quattro quartetti”



PSICOANALISI E DISABILITA : BREVE STORIA


Tradizionalmente, gli ambiti della disabilità e dell’handicap hanno escluso la possibilità di un approccio di tipo psicoanalitico.


Ciò è accaduto perché la psicoanalisi (nelle sue varie forme) é stata considerata inefficace laddove il fattore biologico interferiva con il processo psichico e/o laddove la prestazione intellettiva inferiore alla norma sembrava essere ostacolo insuperabile al raggiungimento di qualsiasi insight. rispetto alla disabilità e all'handicap. La psicoanalisi ridotta al solo tema dell’analizzabilità del soggetto.


Ma, dobbiamo chiederci, la Psicoanalisi oggi è solo questo ?


Non è stato posto a sufficienza il problema della soggettività e delle relazioni possibili.


La psicoanalisi è anche , in fatti, oggi, contenimento, reverie, pensabilità ,trasformazione degli elementi protomentali in elementi mentali piu raffinati e pensabili o sognabili o artisticamente esprimibili e dunque comunicabili ,funzione alpha dell’individuo e funzione gamma del gruppo secondo Bion , funzione psicoanalitica della mente, teoria della mente e capacita riflessiva(Fonagy)


L’apprendere dall’esperienza, la trasformabilità delle emozioni, l’apprendimento come esperienza catastrofica di cambiamento tollerabile se vi sono oggetti interni buoni e organizzati ed una stabilità del sé, la mentalizzazione ,il "tenere a mente la mente propria e altrui,il "rappresentarsi internamente gli stati mentali", riferiti a se stessi e altri.


La “funzione psicoanalitica della mente” (Hautmann, 1981), intesa come capacità di entrare in relazione con l'altro e nello stesso tempo riflettere su di sé, ha le sue radici in una tendenza all'alterità presente fin dalla nascita, anche se in modo primitivo; e che tale funzione naturale sia capace di svilupparsi. per il suo sviluppo è fondamentale il rapporto che viene a crearsi tra il bambino e l'ambiente di allevamento.


L'analisi della letteratura d’orientamen­to psicoanalitico esistente dedicata all'insufficienza mentale rivela che sono stati affrontati so­prattutto due tipi di problematiche.





Da una parte vi sono studi che considerano le pos­sibilità di intervento sugli eventuali distur­bi emotivi e affettivi di bambini con ritardo mentale.


Dall'altra ve ne sono altri che cercano di definire la natura delle re­lazioni che si instaurano fra un minore con ritardo mentale e i suoi genitori.


In am­bedue i casi alcuni studiosi si chiedono se eventuali disturbi a livello affettivo e com­portamentale debbano essere considerati come un effetto diretto di lesioni o disfun­zioni a livello neurologico o se viceversa essi siano un prodotto delle particolari re­lazioni affettive che si sono instaurate fra il bambino e i suoi familiari.


DISABILITÀ E TRAUMA GENITORIALE DELLA NASCITA


Nella comunita psicoanalitica,fu Otto Rank a parlare per primo di Trauma della nascita riferendosi all’esperienza dolorosa di separazione del nascituro/a. Ogni essere umano soffre, alla nascita, il più intenso trauma della vita, trauma mai completamente superato e responsabile dell'inconscio universale desiderio di ritorno nel grembo materno.
La nascita costituisce un trauma originario della venuta al mondo del bambino vedendo in esso il paradigma dei traumi che in seguito l’adulto affronterà nella sua crescita


Fornari (1983) che considera la nascita, come Rank, esperienza mutilatrice. L'ipotetica mutilazione del sé conseguenza della nascita attiverebbe, per Fornari, il fantasma del desiderio di rientrare nel corpo materno come atto riparatorio alla catastrofe ontogenetíca della nascita


Gaddini (1984) propone della nascita è quella non del trauma ma del "dramma" fisiologico, dramma corrispondente al radicale mutamento delle precedenti modalità funzionali: dramma in quanto sconvolgimento del funzionamento precedente


Corrao (1984), sempre a proposito della nascita ed in sintonia con Greenacre, afferma che la violenza di un urto psichico con il mondo esterno può essere trasformata nell'efficacia teleonomica di un'organizzazione nuova. Oltre che di regressione quindi Corrao parla anche di una progressione traumatica che può valere per la possibilità di una teoria traumatica della conoscenza. In sintesi, quindi, il trauma inteso come evento in grado di favorire un cambiamento non necessariamente regressivo, ovvero non necessariamente permeato di istinto di morte.


Winnicott (1949)introduce il concetto di "esperienza della nascita" oltre a quello di "trauma" della nascita.
"E' possibile che l'esperienza della nascita sia così dolce e piana da essere relativamente poco importante; al contrario, l'esperienza della nascita anormale oltre un certo limite si trasforma in un trauma e diventa di conseguenza estremamente importante


Nell’handicap il trauma della nascita pare riguardare soprattutto i genitori .


Se ,come dice Lacan, la condizione umana della “Mancanza” rappresenta il principale significante e la principale condizione generatrice di desiderio il Bambino è, viceversa, vissuto spesso come risarcimento della manque esistenziale originaria


Un Bambino che nasce con handicap non solo non è risarcimento ma è anche una specie di castigo che induce profondi sensi di colpa..


Maud Mannoni Psicanalista di ispirazione lacaniana, specializzata nella psicanalisi infantile,ha compiuto studi sul bambino affetto da gravi deficienze intellettuali. Attraverso la ricostruzione delle comunicazioni distorte la Mannoni cerca di individuare le cause che tengono legato il soggetto mentalmente debole al suo sintomo.


Ne ”Il bambino ritardato e la madre” afferma : “Quale che sia la madre, la nascita di un figlio non corrisponde mai del tutto a quello che essa si aspetta. Dopo la prova della gravidanza e del parto, dovrebbe arrivare al compenso, che farebbe di lei una madre felice.Infatti sono proprio i fantasmi materni a orientare il bambino verso il suo destino.Anche nel caso in cui è in gioco un fattore organico, il bambino non ha da far fronte soltanto ad una difficoltà congenita, ma anche al modo in cui la madre elabora questa menomazione in un modo fantasmatico che finirà per essere comune ad entrambi”.Una volta distrutto il sogno del bambino "perfetto", i genitori rimangono con le aspirazioni frustrate., il Super Io minacciato, un senso di colpa, una sensazione di inadeguatezza. "Quando un bambino non risponde alle aspettative della società viene biasimato e così pure i suoi genitori. Spesso i genitori fanno un'autocritica intransigente e si fanno carico del fallimento dei propri figli".


Solnit e Stark (1977) in un loro saggio esemplificano molto bene quale possa es­sere il contributo della psicoanalisi alla com­prensione delle reazioni materne alla nasci­ta di un figlio con handicap. Il fondamento teorico del loro lavoro è la spiegazione for­nita dalla psicoanalisi del processo di lutto (inteso in questo caso come perdita del bambino sano desiderato). «Durante la gravidanza, la preparazione psi­cologica al nuovo bambino comporta normal­mente il desiderio di un bambino perfetto e la paura di un bambino con qualche deficit. È molto probabile che si verifichi sempre una cer­ta discrepanza fra i desideri materni e il bam­bino reale: elaborare questa discrepanza diven­ta uno dei compiti evolutivi della maternità im­pliciti nell'instaurarsi di una relazione sana tra madre e bambino. Tuttavia quando la discre­panza è troppo grande, come quando nasce un bambino handicappato o quando i desideri della madre sono troppo irrealistici, può insorgere un trauma» . «Nel momento in cui la mamma si prepara a essere nutrita dalla gratificazione per la pro­pria esperienza creativa e si dispone ad allevare il suo bambino, le sue capacità di adattamento vengono sopraffatte perché non è riuscita a creare quello che voleva e si sente danneggiata dal "nuovo" bambino, dall'organismo difettoso a cui ha dato vita. Proprio come la gravidanza di per sé è una crisi normale irreversibile, an­che Tessere handicappato o ritardato è una con­dizione che non può essere modificata.La na­tura ineluttabile dell'handicap intensifica la sensazione materna di essere stata ingannata: non è riuscita ad ottenere ciò che si era così laboriosamente preparata a creare e a produrre» .


Sheldon R. Rapaport (1987)ha conside­rato la problematica dei disturbi del com­portamento e dello sviluppo dell'Io in un bambino cerebroleso concentrando la pro­pria analisi sullo sviluppo delle funzioni dell'Io «evitando di dare per scontato che il danno subito dal tessuto nervoso abbia una parte pre­ponderante nel causare i disturbi del comporta­mento e del pensiero. Ciò non significa che tale danno è del tutto irrilevante, ma piuttosto che ancora non sappiamo esattamente in che misura siano ad esso imputabili i disturbi presentati dal bambino» .


«Non appare giustificato considerare il com­portamento istintivo ed impulsivo del bambino cerebroleso come risultante unicamente dalle lesioni del tessuto nervoso» .





J. LACAN ,LA DEBILITÀ ,LA SOGGETTIVITÀ PECULIARE DEL DISABILE E LA MODERNA “TEORIA DELLA MENTE”.


Roberto Casavola e Angelo Villa hanno estratto dal complesso universo dell’opera di J. Lacan diversi riferimenti alla disabilità mentale ,che Lacan chiama Debilità:


· La debilità è una categoria generale che si applica a tutti


· La possibile psicotizzazione del debile


· La posizione del bambino rispetto al “discorso” dei genitori



1. Non saper leggere tra le righe


La capacità di saper leggere tra le righe va al di là del senso immediato poichè si può leggere altro intorno a cui il discorso gira. E’ fondamentale per far questo essere dotati di capacita di astrazione e simbolizzazione.


Il concetto di Teoria della Mente è definito come la capacità cognitiva di rappresentazione dei propri e altrui stati mentali, in termini di pensieri e credenze, ma anche di desideri, richieste e sentimenti, in modo tale da poter spiegare e prevedere il comportamento.
Sembra plausibile ipotizzare che la Teoria della Mente sia una capacità cognitiva innata nell’essere umano, il cui processo di sviluppo è influenzato in parte anche dal contesto culturale del soggetto ed è relativamente indipendente dal suo livello intellettivo (Fletcher et al., 1995).
La Teoria della Mente è una capacità sempre “on line” negli umani e permette a ogni persona di interpretare segnali dell’ambiente sociale che supportino o disconfermino le proprie convinzioni sulla realtà, di estrarre da un discorso il significato rilevante e, nella comunicazione umana, di oltrepassare il significato letterale di parole ed espressioni sulla base di informazioni contestuali. Permette, inoltre, di distinguere tra realtà e finzione (far finta di…), tra le proprie credenze e quelle di un’altra persona, tra uno scherzo e una bugia, di riconoscere le false credenze, di comprendere le metafore, l’ironia e le situazioni cosiddette di faux pas (gaffes).


Fonagy ha sottolineato , da questo punto di vista, l’importanza della metacognizione . della relativizzazione , metaforizzazione come funzioni mentali antagoniste alla letteralizzazione, allo
stare alla lettera,al pensiero concreto, alessitimico, al pensiero operatorio.


Main (1991) e Fonagy (1991, 1993) hanno posto in relazione lo sviluppo delle capacità di rappresentazione degli stati mentali con la qualità del rapporto di attaccamento del bambino con il o i caregivers. Secondo Fonagy, una buona capacità riflessiva nel caregiver aumenta la probabilità che il bambino instauri un attaccamento sicuro nei suoi confronti e sviluppi un’adeguata capacità di mentalizzazione. Una relazione di attaccamento sicuro offre al bambino la possibilità di esplorare la mente del caregiver e, in questo modo, di imparare a leggere gli stati mentali altrui.
Qualora il bambino non sviluppi un attaccamento di tipo sicuro si assisterà, invece, ad una vulnerabilità del soggetto a sviluppare sofferenza psichica, nonché possibilità di sviluppo di forme francamente psicopatologiche.


2.Oscillare tra due discorsi


Il disabile mentale non è saldamente installato in un discorso ma galleggia o oscilla tra due discorsi possibili, come se si fosse sempre un po’ fuori strada Per essere soggetto bisogna attenersi a un discorso o sapere ciò che si fa.L’oscillare fra due discorsi possibili conduce a disordine, allo svicolare alle domande, al non dare risposte congrue, al sottrarsi a un compito.


3. L’apparente non capire


Consiste nel non assumersi la responsabilità di una collocazione nel discorso e lasciare all’altro la decisione sul senso da dare alle affermazioni. Il soggetto ,dice Lacan ,non si presta ad essere l’agente del dire. L’impressione che non tutto è cosi debile e che dice cose enormi come se dicesse delle inezie, come se non cogliesse la portata di cio che dice.Come se fosse troppo attaccato al suo dire e non facesse distinzione fra cio che si dice e cio che ha causato il dire quella cosa lì.


4. La psicotizzazione. l'ossessivita , la sterotipizzazione del debile


Il rapporto con il significante è unico nel debile mentre un significante rinvia sempre ad altri significanti. E’come se il disabile si identificasse con un significante pietrificato che non rimanda ad altro. Ne derivano, tratti di ossessività, stereotipizzazione.


5. La dipendenza dal dire dei genitori


Tanto piu il bambino sente dire che non è capace tanto piu non sara capace di farle.


6. Il posto del bambino nel fantasma materno.


Secondo Lacan il bambino disabile è trattato come un oggetto e non come un soggetto desiderante perché i genitori e piu spesso le madri ,hanno risposte sempre pronte come se sapessero tutto sul loro bambino.



LO SPECCHIO ROVESCIATO CHE OFFRE IL DISABILE E IL RISPECCHIAMENTO DELLA FRAGILITÀ ONTOLOGICA.


Come suggerisce Angelo Villa “un soggetto nasce due volte come diceva Pontiggia nel suo famoso romanzo e come ha sottolineato Zoia in “Nascere non basta”.


Si nasce come soggetto la seconda volta.


La domanda fondamentale che fonda la possibilità di essere soggetto è : Che desideri ?Perché questo avvenga è fondamentale che la madre metta in gioco il suo desiderio e giochi con lui sinceramente.

Sin dalla nascita un bimbo con handicap mette di fronte ad uno specchio del tutto speciale.

Non è il solito specchio che rimanda l’immagine desiderata , non è uno specchio che conferma, è una specie di specchio asimmetrico che rimanda un’altra immagine.

Non quella della normalità tranquillizzante,del perfetto funzionamento , della conferma di sé e della propria famiglia di appartenenza, della propria cultura di appartenenza.

Ci arriva un’altra immagine che contiene anche elementi di vulnerabilità , di fragilità che rimandano sensibilmente alla fragilità della nostra condizione di umani. Quella fragilità , quella mortalità che è la nostra cifra piu tipica e che è soprattutto tipica dei bambino, degli anziani, dei malati, degli emarginati.

E’ un immagine riflessa che atterrisce , spaventa perché ci ricorda in realtà qualcosa che ci è molto familiare. La fragilità di tutti “.

Come dicono Eugenio Gaburri e Laura Ambrosiano in “La spinta ad esistere” :


”Nella nostra epoca si cerca di organizzare la vita in modo sempre piu conformistico, non si vuole sentire il dolore e non ci si accorge di cio quasi come se si ambisse a essere ne vivi ne morti,si ha paura senza sapere perché né da dove essa proviene e come proteggersi: tutto sommato restare ottusi porta ad un adattamento senza tanto dolore !

Che orribile parola adattamento, disadattamento. Tutti i bambini, e forse i bambini disabili in particolare, ci chiedono di non conformarci per poter essere davvero soggetti e non copie transgenerazionali e che se questa apparente armonia sociale conformistica dell’accettazione del disabile“politically correct” si rompe ( a scuola, nel mondo) si sviluppa un attrito -è vero- ma che grazie ad esso si anima la spinta ad esistere a vivere la propria vita in modo piu autentico e meno adattato alle norme imposte.

Nei disabili come in tutti c’è una persona che sta lottando per nascere come soggetto farà diverse esperienze di diverse morti e rinascite ed ogni volta attraverserà il conflitto tra desiderio di armonia ,consenso- conformismo e attrito per affermarsi come esseri singolari , speciali.

Il disabile mette in mostra in modo paradigmatico la tematica del rispecchiamento e dell’identità nelle relazioni : fare i conti con quel naturale rispecchiarsi negli altri come appendici dei nostri desideri o delle nostre rivendicazioni, rivincite , tutte esperienze che spesso ci hanno bloccato in passato come vittime dei desideri o delle paure dei nostri genitori a loro volta ereditate dai loro in una ruota transgenerazionale senza fine e senza pensiero.

Questo è l’amore gratuito e incondizionato , la tenerezza. come ricorda Gaburri.

Essere guardati per quello che siamo .

La tenerezza è una curiosità e un trasporto da persone che non si aspettano nulla in cambio,è una gratuità per cui l’altro sente di essere amato senza dover dare qualcosa in cambio.

Non è : se sei cosi ti amo , se sei diverso da come ti voglio non ti amo.

Non ci sono aspettative assolute di soddisfacimento e si è disposti a lasciarsi colpire da quello che l’altro è , fa, esprime senza altre mete..

Un piacere gratuito di fronte alla sua potenziale diversita e unicità.

Dice Gaburri, “Di solito guardiamo gli altri con gli occhi del nostro gruppo di appartenenza ,della nostra mentalità e aspettative: se l’altro non corrisponde con certe aspettative si angosciamo, ci spaventiamo, ci preoccupiamo..


In realtà la vera domanda è : sei disposto a farti sorprendere e disorientare ? Se gli ideali tacciono allora siamo davverò lì !”.



LA SOGGETTIVITA DEL DISABILE NELLE RICHIESTE RELAZIONALI.


F. Lolli ha sintetizzato in modo utile le tipologie di richieste relazionali piu frequenti nella relazione con il disabile mentale.


1. Puoi riflettere un immagine non contraffatta di me ?

I genitori rinviano al figlio un’ immagine autentica o viziata da aspettative,proiezioni, indennizzi ecc?


Il disabile puo non riuscire a fermare i genitori nel farsi aspettative: si puo sviluppare una cronica condizione di castrazione rispetto all’ideale irraggiungibile dei genitori del “come se” non fosse successo nulla.


Nella seconda condizione il soggetto puo essere schiacciato tanto dall’handicp da essere ridotto a solo deficit.


La domanda relazionale di autenticità puo essere : puoi stare in relazione con me senza né negare né amplificare l’handicap ?


La mia diversita puo messa in gioco , soggettivata ?



2. Puoi tutelare la mia intimita ?

Il disabile vive spesso come in un Truman show,come se le pareti della sua casa fossero di vetro in una condizione in cui il diritto alla privacy e all’autodeterminazione è attaccato inconsapevolmente , spesso anche per zelo . Questa condizione provoca angoscia, condotte di fuga ,apatia, ritiro o vagabondaggio cme difesa estrema dall’intrusione.


La richiesta nella relazione è quindi quella di difesa da eccessi d’intrusione, di direttivita,di arbitrio , di adeguamento alla norma, da parte di insegnanti, educatori , medici e persone comuni .




Puoi mediare tra me , il mio mondo e il mondo degli altri ?


Secondo Mannoni, trattato come soggetto il minore con insufficienza mentale perde di colpo ogni pun­to di riferimento identificatorio.


“Non sa più chi è né dove va. E spesso sente la tentazione di rimanere nella ebetudine piuttosto che avventurarsi da solo nell'ignoto»


Per aiutare veramente il bambino con in­sufficienza mentale è necessario, vederlo «come soggetto parlante. Questo soggetto non è quello del bisogno, né quello della con­dotta e nemmeno quello della conoscenza, ma un soggetto che con la sua parola rivolge un appello, cerca di farsi intendere, si costituisce in un certo modo nella sua relazione con l'al­tro»


La limitata disponibilita del linguaggio, l’alterato rapporto col simbolico. La difficolta ad un uso metaforico del linguaggio pone la richiesta di una mediazione comunicativa con gli altri.


Come s’è visto, in presenza di carenze nella formazione di una teoria della mente nel linguaggio del disabile non c’è malinteso o ambiguità, come se fosse attaccato al suo dire e non riuscisse ad andare al di là .Non dice cio che vorrebbe o dice cio che non vorrebbe. C’è una sclerotizzazione , monotonia e monotematicità del significante, una semplicita o iperconcretezza , una difficolta leggere tra le righe,a pensare che i messaggi sono sovradeterminati dagli stati emotivi degli altri.


Da questi presupposti ne deriva la necessita inconscia del disabile divedere nell operatore o altro un luogo dove mettere qualcosa di mentale in attesa di trovare un senso.


Questo comporta la necessità di stare attenti e aperti per cogliere anche solo una frazione significativa del discorso che possa fungere da traccia , ascoltando,valorizzando e significando le sue espressioni,sapendosi stupire e sorprendere della sua capacità di comprensione.



4. Richiesta di presenza disinteressata


C’è una certa caratteristica facilita e rapidita con cui il disabile sostituisce le figure di riferimento , come se vi fosse una difficolta a fare il lavoro del lutto per la difficolta di funzionamento simbolico nella separazione dall’altro e nel tollerare l’assenza e sostituirla con qualcosa di non tangibile.


All’operatore è richiesto un sacrificio narcisistico poiché deve accettare che viene scelto per la funzione che svolge e non per le sue capacita o prerogative personali.




Richiesta di regolazione del super io.


Spesso il disabile si trova imprigionato tra le istanze del dovere essere e quelle del voler godere .


Se si adatta troppo al primo super io puo diventare ossessivo , docile, mansueto, ligio,scimmiottante e lasciarsi plasmare dalla regola che dice cio che è meglio per lui.


La richiesta in questo caso è quella di ridurre la severita normativa


Se si adatta troppo al secondo puo essere vittima di richieste pulsionali erotiche o distruttive in una specie di tirannia pulsionale dove la


ribellione non è un atto di libertà ma di dipendenza patologica e asservimento all’impeto lipidico : la soggettivita si esprimera solo se libera dall’obbedienza cieca.


La richiesta in questo caso è quella di pensabilità di una misura con cui contenere la libido .






BIBLIOGRAFIA



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