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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

Highlight sulle persone Borderline di Guglielmo Campione

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Il Disturbo Borderline di Personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività che si manifesta nel rapporto col terapeuta con continue richieste di trattamenti “speciali”, disponibilità assoluta, contatto fisico e talvolta sessuale, perfetta sintonia e sforzi eroici per prevenire autolesioni o suicidio;

Il termine borderline, che divenne comune verso circa la metà del secolo scorso, veniva usato in genere per connotare due significati diversi:

1) disturbi non manifestamente psicotici caratterizzati da impulsività.

2) disturbi in un qualche modo collegati con la schizofrenia.

La semplice definizione di "borderline", senza altra specificazione, fu usata da vari autori, tra i quali si possono ricordare i  Oberndorf, 1930; A. Stern, 1938; Schmideberg, 1947; Knight, 1953; Kernberg, 1967; Grinker et al. 1968; Mahler, 1971; Gunderson & Singer, 1975; Spitzer et al., 1979.



LE CAUSE

Le possibili cause del disturbo possono essere : traumi fisici e psichici,disturbo nel processo di separazione dalla famiglia e  individuazione come soggetto autonomo, attaccamento/accudimento materno disorganizzato nei confronti del bambino, abusi fisici o sessuali,disturbo da deficit attentivo con iperattività.

Il messaggio della madre di questi soggetti è stato , probabilmente : sei buono se resti piccolo, sei cattivo se cresci e se mi abbandoni. (Masterson) .Non vengono accolti, da parte della madre, i bisogni di autonomia Non riescono a superare la dipendenza e nel momento dell’affermazione  di sé il soggetto viene bloccato .

Come conseguenza di questo non c’è la possibilità di interiorizzare e di richiamare alla mente un immagine materna tranquillizzante nei momenti di stress emotivo: ne deriva una estrema vulnerabilità alle esperienze dolorose di paura, vergogna, solitudine e abbandono (Adler, 1985).



I SINTOMI E LA DIAGNOSI

Per porre la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità secondo il DSM-IV (American Psychiatric Association, 1994) devono essere presenti, simultaneamente, almeno cinque fra nove criteri diagnostici.

forte sentimento di instabilità e incertezza circa la propria identità,
paura cronica di essere abbandonati,
drammatica instabilità nelle relazioni affettive,
marcata reattività dell’umore (rapide oscillazioni del tono emotivo fra depressione, euforia, irritabilità e ansia)
frequenti esperienze di collera immotivata ,
cronici sentimenti di vuoto interiore,
transitori ma ricorrenti sintomi dissociativi (depersonalizzazione, amnesie lacunari, stati oniroidi di coscienza) oppure di ideazione paranoide,
comportamenti auto-lesivi impulsivi e incontrollabili (abbuffate compulsive, promiscuità sessuale senza attenzione a rischi di infezioni o di gravidanze indesiderate, cleptomania, abusi di alcool e droghe, ferite auto-procurate),
minacce o tentativi ricorrenti di suicidio.
Nel disturbo borderline i problemi e sintomi  cambiano di settimana in settimana,si presentano sintomi insoliti, marcate reazioni emotive sproporzionate, comportamento autopunitivo, autodistruttivo,comportamento impulsivo,riconosciuto dopo come sciocco,avventato,controproducente,brevi periodi di sintomi psicotici,confusione riguardo a mete,priorità,sentimenti,orientamento sessuale, sensazioni di vuoto, di instabilità localizzate al plesso solare.



LE RELAZIONI CON GLI ALTRI

Dal punto di vista delle relazioni personali si assiste ad una mancanza di relazioni stabili.

Un altro aspetto importante è la confusione tra intimità e sessualità: le relazioni sono stabili ma non intime e diventano instabili quando diventano intime, soprattutto perché queste persone non riescono a difendersi sufficientemente Preferiscono idealizzare o denigrare gli altri e passano bruscamente da una all’altra delle due tendenze .

Gli altri vengono descritti in modo non riflessivo, contraddittorio o caotico.

Allo stesso modo descrivono sé stessi . (Clarkin, Yeomas, Kernberg)

Nel lavoro e nelle attività in genere hanno difficoltà a programmarsi, non riescono a fare progetti.



LE CONVINZIONI E I PENSIERI

Le convinzioni piu frequenti di queste persone sono :

Abbandono/perdita: resterò solo per sempre,non ci sarà nessuno per me.
Non amabilità: nessuno mi amerebbe o vorrebbe entrare in intimita se arrivasse a conoscermi.
Dipendenza: io non posso farcela da solo,ho bisogno di qualcuno su cui contare.
Sottomissione: io devo sottomettere i miei voleri ai desideri degli altri o essi mi abbandoneranno o mi attaccheranno.
Sfiducia: La gente mi ferirà,mi attaccherà,si approfitterà di me devo difendermi.
Insufficiente
autodisciplina: è impossibile per me controllarmi e disciplinarmi.
Paura di perdere il: devo controllare le mie emozioni o mi succederà controllo emotivo qualcosa di terribile.
Colpa/punizione: sono una persona cattiva, merito di essere punito.
Deprivazione emotiva: non c’è mai nessuno in grado di soddisfare le mie
esigenze, che dimostri forza al posto mio e che si prenda
cura di me.


I TRATTAMENTI PSICOTERAPEUTICI

Terapia Dialettico Comportamentale

La difficoltà nella regolazione delle emozioni presentata dai pazienti con Disturbo di Personalità Borderline, e le spiccate tendenze impulsive e autolesive, sono state trattate con particolare efficacia da Marsha Linehan (1993), che ha elaborato una terapia specifica per il Disturbo Borderline, la Terapia Dialettico Comportamentale che unisce tecniche classiche della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (individuale e di gruppo), e forme modificate di meditazione orientale o Mindfulness. Praticare la Mindfulness significa acquisire “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni prestando attenzione al momento presente, intenzionalmente e in modo non giudicante.

Terapia psicoanalitica

Trattamento basato sulla mentalizzazione . (Bateman e Fonagy)

Bateman e Fonagy (1991, 2006) sostengono che i pazienti borderline che hanno subito maltrattamenti infantili eviteranno difensivamente di avere un pensiero psicologico circa i propri stati mentali e quelli degli altri, dal momento che questa consapevolezza è costata loro un vissuto di sofferenza insostenibile durante l’esperienza di maltrattamento. La relazione esistente tra realtà interna e realtà esterna non viene più colta (Fonagy e Target, 2000).

Il focus di questo tipo di trattamento è sulla mente del paziente e sulla sua incapacità di riflettere e di avere una teoria della mente dell’Altro che gli permetta di comprendere che dietro i comportamenti delle persone ci sono sentimenti, affetti che li motivano. Come una relazione di attaccamento sicuro offre al bambino la possibilità di esplorare la mente della madre e del padre caregiver e di imparare a leggere gli stati mentali altrui cosi la relazione col terapeuta puo rappresentare l’occasione di aiutare il soggetto a comprendere i suoi pensieri e sentimenti circa se stesso e gli altri e il modo in cui questi influenzano i comportamenti e le reazioni proprie e altrui.

La psicoterapia focalizzata sul transfert (Kernberg)

La patologia del paziente, in base alla teoria delle relazioni oggettuali, è una ripetizione inconscia nel qui e ora delle relazioni patogene interiorizzate provenienti dal passato. I conflitti inconsci del passato, impressi nella psiche come modelli di relazione interiorizzati, vengono ricreati simbolicamente dal paziente ed esperiti come una realtà attuale Il principale obiettivo della terapia è quello di aiutare il paziente a sviluppare immagini di se stesso e degli altri che siano multi dimensionali, coerenti

e intere . Le tecniche utilizzate sono la chiarificazione, la confrontazione e l’interpretazione.

Bibliografia

Bateman A, Fonagy P. Il trattamento basato sulla mentalizzazione. Psicoterapia con il paziente borderline, Cortina 2006.

Campione G., Borderline : da Anakyn Sky walker a Dart Fener passando per Amy Winehouse, Ceref, C.e.a.s. Milano 2012, http://statidellamente.blogspot.com

Clarkin JF, Yeomans FE, Kernberg OF,Psicoterapia psicodinamica dei disturbi di personalità: un approccio basato sulle relazioni oggettuali, Fioriti 2011.

Fonagy P., Attaccamento, sé riflessivo e disturbo borderline in “Attaccamento e Funzione Riflessiva” Cortina, 2001

Linehan MM, Armstrong HE, Suarez A, et  al.  Cognitive behavioural treatment of chronically parasuicidal borderline patients. Arch Gen Psychiatry 1991;48:1060-4.


A OGNUNO IL SUO TEMPO : LA CURA PSICOANALITICA NEL NOSTRO MONDO FRENETICO di Guglielmo Campione.

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“ Trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante. Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore".
James Hillman

Nel nostro mondo superficiale e frenetico la necessaria lunghezza d’un lavoro e i tempi necessari , da sempre significativi di approfondimento e di lavoro ben fatto, sono diventati sinonimi di inutile spreco e di ritardo.
Oggi si preferiscono terapie più rapide orientate a migliorare l’adattamento al funzionamento sociale. Qualsiasi sofferenza ci preme dentro dobbiamo fare in fretta a rimetterci in sesto per tornare a essere produttivi sessualmente, economicamente, fisicamente.
Alla psicoanalisi, non a caso , si addebitano impropriamente tempi lunghi e dipendenze dal terapeuta : niente di più lontano dalla realtà. 
La conoscenza efficace , infatti,non può essere solo il risultato di uno studio intellettuale ma anche il frutto d’una esperienza emotiva e affettiva che ha i suoi tempi non necessariamente coincidenti con quelli del lavoro e della produzione . Talvolta la dipendenza dal terapeuta è una fase necessaria e richiesta dalla persona come occasione per poter tornare sui propri passi , concedersi una fragilità sempre negata e pensata come debolezza in un ambiente sicuro e affidabile, , e poi ripartire verso una nuova condizione di autonomia pensata e voluta veramente con consapevolezza.
L´esperienza dell´analisi si basa su una relazione affettiva complessa e continuativa tra due persone, che "lavorano insieme" non solo intellettualmente ma emotivamente e reciprocamente su angosce, bisogni, dolori, desideri non riconosciuti per fare in modo che la loro dolorosa vicenda umana diventi più vivibile e comunicabile. Questo non può essere fatto” in quattro e quattro otto “come pretende il modello sociale di efficienza. 
Come dice il saggio “ un problema che arriva da lontano lentamente sul dorso di una lumaca non può andar via velocemente sulla schiena d’un ghepardo “.
In un epoca in cui s’inventano sempre nuove forme di attacco alla capacità di pensare e alla relazione tra le persone e gli esseri umani sono manipolati da pubblicità , moda, televisione e internet in vari modi, impliciti ed espliciti, per pensare , evitare il contatto con la propria fragilità e coltivare invece illusioni di onnipotenza e di totale autosufficienza, privilegiando le difese maniacali, le sostanze stupefacenti e considerando l´euforia e il piacere le uniche condizioni degne e normali della vita , la psicoanalisi rappresenta una delle possibilità antitetiche a tutto ciò mettendo al centro della sua vision l’essere umano con i suoi tempi, le sue fragilità, il suo dolore, il suo pensiero unico e la speranza di cura anche nelle patologie più gravi come le sindromi narcisistiche,ossessive, borderline, le psicosi, le dipendenze patologiche,le perversioni.
Oggi la psicoanalisi è più che mai viva, si è ramificata e diversificata in varie scuole che hanno contribuito a descrivere e trattare aree sempre più specifiche del disagio mentale nei tre continenti storici (Europa, Nord America e America latina) e recentemente anche in Medio Oriente e in Asia (soprattutto in Cina).
L’allievo che studia per diventare psicoanalista deve sottoporsi lui stesso ad un trattamento per conoscere e curare le sofferenze di cui tutti gli umani sono affetti :come diceva Jung il terapeuta è un guaritore ferito che ha saputo andare a fondo delle sue sofferenze ancor prima di quelle dei suoi pazienti . Questo anche per non confondere i propri problemi con quelli delle persone che diciamo di voler curare.
La psicoanalisi comporta un lungo apprendistato teorico e personale e richiede sempre al terapeuta di confrontarsi con anziani esperti supervisori per cogliere gli aspetti affettivi e mentali più arcaici che possono essere messi in gioco soprattutto con i pazienti più gravi.
Oltre ad essere una cura individuale è anche una cura di gruppo che può essere estesa alla coppia, alla famiglia , alla scuola,alle istituzioni e alla formazione manageriale .
La cura orientata alla psicoanalisi ha saputo modificarsi e adattarsi ai tempi e alle possibilità economiche delle persone, delle coppie , delle famiglie , dei gruppi informando della sua vision anche trattamenti brevi e focalizzati ed oggi è disponibile per tutti .

Dott. GUGLIELMO CAMPIONE

Le Dipendenze patologiche, indici della disforia e paranoia del mondo moderno di Guglielmo Campione

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Essere ostaggi, schiavi .
La drammaticità della condizione di Dipendenza Patologica sta nella perdita della libertà. 
Si è assediati da idee (latino Obsido ,assediare da cui il termine ossessione) per sfuggire dalle quali si è costretti a  l’esorcizzazione nella compulsione ( latino Compulso , essere obbligati a ). La Compulsione è il “disco rotto” di un ’agito che deve evitare il pensiero.
Il termine anglosassone “addiction” fa pensare allo stato psichico di schiavitù, prima che a quello fisico: «La vittima, non solo subisce un impulso superiore alle sue forze di controllo, ma è costretta a collaborare con la prepotenza di quest’impulso. la dipendenza coatta da varie sostanze (l’alcol, le droghe, i farmaci), i cosiddetti “disturbi alimentari”, quali la bulimia e la sua rigida formazione reattiva, l’anoressia, altri fenomeni di  dipendenza, come la cleptomania, i tentativi di suicidio ripetuti, la compulsione agli acquisti, al gioco, al sesso (… )». (Zucca Alessandrelli, 2002).
Nella lingua inglese, il termine “addiction” significa “inclinazione”, “dedizione”, in genere, in senso spregiativo, come se volesse indicare un’inclinazione eccessiva a qualcosa. Esso si è diffuso in tutti i paesi occidentali. 
Il termine “addiction” indica quindi, come da etimologia, il significato di schiavitù, di depersonalizzazione e di sottomissione. 
È curioso il fatto che proprio noi italiani, eredi del mondo latino, non possiamo usare un vocabolo derivato da questa cultura. Il termine latino “addictio” è il sostantivo del verbo “addicere” che aveva diversi significati. È  soprattutto importante quel significato che nel mondo giuridico latino era “aggiudicare qualcuno a qualcun altro”, nello specifico la persona del debitore al creditore, per cui “addictus” voleva espressamente dire “schiavo per debito”. Nel diritto romano, infatti,per “addictio” s’ intende l’assegnazione disposta dal magistrato del debitore insolvente al creditore insoddisfatto, ad esito del vittorioso esperimento di un’apposita azione giudiziale da parte dello stesso ultimo soggetto
Forse per chi è vittima dell’addiction, più che “schiavo per debito”, occorrerebbe dire “schiavo per credito”, vista la situazione delle relazioni infantili in cui essa è cresciuta (Zucca Alessandrelli, 2002).
Eugenio Gaburri ci ha dato illuminanti letture delle Dipendenze Patologiche ancorando il discorso clinico a quello sociale e storico della contemporaneità in cui la Dipendenza è proposta come indice porincipale di disagio. Dice Gaburri “La “dipendenza patologica”, sembra la forma emblematica di quello che può essere definito come l' attuale disagio della civiltà. Un “disagio” che, diversamente da ciò che Freud nel 1930 osservava, si rivela come l'altra faccia, quella patologica, di una situazione sociale formalmente euforica.
La dipendenza patologica sembra infatti additare alla nostra attenzione di studiosi la dimensione disforica e paranoica del mondo moderno. 
Agli inizi del Novecento la presenza delle sindromi isteriche, una presenza endemica che le costituiva come un elemento costitutivo del “sociale”, ha dato, a Freud e ai primi pionieri della nostra disciplina, l’opportunità di scoprire, attraverso lo strumento psicoanalitico, la realtà e la potenza dell'inconscio, il riscontro della violenta repressione e inibizione della sessualità presente in quell'epoca.
È lecito sperare che all'epoca attuale sia possibile, attraverso una riflessione psicoanalitica sul campo culturale, descrivere una altrettanto violenta e occulta pressione volta ad inibire l'indipendenza di pensiero, una pressione esercitata dall'aggregato culturale sul singolo a scapito della sua identità soggettiva.
Nell'era postmoderna, quando sembra ormai acquisito che la “supremazia tecnologica” del mondo occidentale regoli i rapporti tra gli stati e le culture, quando sembra ormai indiscussa l'equazione tra sviluppo e  di liberalismo tecnologico senza limiti, dobbiamo renderci consapevoli che non è possibile delegare ad una delle tante forme di “specializzazione medico/tecnologica” il fenomeno delle dipendenze. Le dipendenze patologiche  appaiono quasi come una conseguenza del dismorfismo strutturale che produce i conflitti e la sofferenza diffusi nella nostra società.
La tossicomania è  il risvolto doloroso e tragico del mancato esito evolutivo della struttura psico-somato-sociale, del singolo come dell'aggregato  umano.
Lo sviluppo umano è fondato sulla inter-dipendenza, la sua patologia emerge da scambi e legami affettivi isolati dalla loro primaria radice emotiva. La moderna biotecnologia viene spesso intesa come antitesi rispetto a questo originario ancoramento nella vita emotiva. Il diniego della realtà psichica, marcato da un uso paranoico della tecnologia, sequestra le potenzialità evolutiva perchè toglie senso ai legami affettivi, privandoli della loro funzione di contenimento delle emozioni e delle angosce arcaiche.
In questo funzionamento scisso la funzione del pensiero rimane isolata e incorporea, aumentando drammaticamente, per il singolo soggetto, il peso della perturbante estraneità nei confronti dell'aggregato sociale. 
La vita psichica, tout- court, si degrada quando è scissa e isolata dal corpo.  Questa degradazione diffonde la paura di break down psicotici, incrementando la “fame di stimoli” che orienta verso il comportamento tossicomane. I membri più deboli dell' aggregato sociale possono essere considerati, allora, come ostaggi di una dipendenza patologica prodotta come scarto della attuale paranoia sociale; paranoia diffusa che, in altri contesti, esprime una militarizzazione fanatica intorno a nuove forme di totemismo ideologico”.
Gaburri afferma che «esiste una parola per esprimere un concetto che percorre ormai da cento anni la letteratura psicoanalitica, una parola che in lingua italiana prende un aspetto riduttivo: “l'impotenza”. Il suo corrispettivo nel lessico psicoanalitico freudiano è “hilflosigkeit” e sta a significare lo stato psico-fisico del lattante nella prima fase della vita. 
Letteralmente “ilflosigkeit” significa mancanza di aiuto (hilfe), il concetto rinvia alla fisiologica impotenza, più marcata nel cucciolo umano che in altre specie. Con questo concetto la psicoanalisi cerca di esplorare la condizione (di dipendenza) che caratterizza la situazione somato/psichica del neonato del tutto impotente a provvedere alla sua sopravvivenza e alla sua crescita, impotenza evidente fin dal passaggio dall’ambiente originario al nuovo ambiente extrauterino, dove, da subito, dovrà imparare a respirare, mangiare, espellere e, soprattutto, a farsi capire (e ad essere capito) nei suoi bisogni elementari».
W. Bion aveva osservato che l'individuo che entra a far parte di un gruppo affronta un compito altrettanto formidabile come il neonato quando entra in rapporto col seno. Per questo aspetto, l'uso del gruppo come fattore terapeutico lascia emergere quegli stati che Ambrosiano e Gaburri  (2003)hanno descritto come “stati preindividuali della mente”, stati caratterizzati dal predominio degli stati emotivi (protoemozioni) sulle relazioni affettive e quindi sulla capacità di pensiero che elettivamente il lavoro terapeutico di gruppo può mobilitare e avviare verso una integrazione”. 
Sicuramente la comunita terapeutica è uno egli strumenti fondamentali per la cura delle forme di Dipendenza patologica ma è anche vero che in Italia s’è fatta di questo luogo un “refugium peccatorum” spesso piu luogo di rieducazione conformistica alle richieste di buon funzionamento socio lavorativo che luogo di vera cura personale .Una delle critiche della psicoanalisi all’impostazione tradizionale delle comunità terapeutiche è infatti questa: se il disturbo consiste, a livelli profondi dell’essere, in un ritiro narcisistico dalle relazioni e dai gruppi, puntare sull’approccio morale non ha senso. L’impostazione morale o moralistica  può condurre solo ad una ad una pseudo crescita conformistica,ad  un iperadattamento più che ad una vera cura personale, o, come si dice, ad un reale trattamento individualizzato. 
Il nucleo del disturbo da Dipendenza, come s’è visto, è un narcisismo mortifero, con conseguente assenza del valore morale della sollecitudine verso l’altro da sé. Nel narcisismo , l’altro non esiste.L’incapacità di molti di questi pazienti di concepire l’Altro, di avere una relazione affettiva con l’altro, va di pari passo all’idea che sia possibile godere e vivere bastando a sé stessi ,un’autarchia onnipotente in cui si controllano gli altri affinché si pieghino al soddisfacimento dei bisogni infantili e spesso inconsci del soggetto.Questi tratti della personalità così spesso , oggi, all’origine , della sofferenza personale e dell’incapacità di amare certo non possono essere affrontate solo censurando e rimproverando. 
“ Si ritiene che oggi molti pazienti soffrano non di passioni infantili conflittuali ,trasformabili con la ragione e la comprensione, ma di uno sviluppo personale stentato. La psicopatologia moderna può essere oggi definita non in termini conflittuali, ma dalla povertà dell’esperienza del paziente. Spesso il problema del paziente è quello di riuscire a reinvestire di affetto e di significato l’altro da sé, uscendo dallo stato timoroso di rifugio in cui permane. Il paziente ha bisogno di una rivitalizzazione ed espansione della capacità di generare un’esperienza reale, significativa e valida (...). Ciò che gli occorre è essere visto, coinvolto personalmente e fondamentalmente apprezzato e accudito nella possibilità di scoprire ed esplorare giocosamente la propria soggettività e immaginazione”. (Mitchell ,1995)


Bibliografia
Bion W.R., Esperienze nei gruppi, Armando. Roma,1961.
Campione G., Le dipendenze patologiche: etimologia e semantica di un termine di confine, in  Il 
gruppo nelle dipendenze patologiche a cura di G.Campione , A.Nettuno, F. Angeli., 
2007

Campione G., La supervisione dello staff nelle comunità terapeutiche per doppia diagnosi,2009 in  

Campione G, “Dall’organizzazione ideologica all’organizzazione clinica :   integrazione,  
processualita, multifasicita’,sussidiarieta’,trattamenti individualizzati e psicoterapia.
Atti Seminario Nazionale Addiction Center, Lacchiarella, Milano 2009                       

Campione G. , Nettuno A.,  Il Gruppo nelle Dipendenze Patologiche, , Prefazione di Eugenio 
Gaburri , F. Angeli.. 2007

Campione G., Lucchini. A,   et Al., La Psicoterapia delle Tossicodipendenze e 
dell’Abuso Di Sostanze, Franco Angeli, 2000

Gaburri E., Ambrosiano L.,Ululare con i lupi, Boringhieri 2003

Gaburri E., prefazione a Campione G., Nettuno A., IL gruppo nelle dipendenze “, F.Angeli 2007.