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Blog fondato da Guglielmo Campione www.guglielmocampione.it

La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

SULLA FELICITA di Guglielmo Campione

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Una domanda difficile e radicale che interroga il pensiero e l’azione.






Tanto difficile la domanda ,quanto è abusato il termine.






Nella costituzione degli Stati Uniti si dice che è diritto di tutti realizzare la felicità.






Una bella scommessa quella americana , forte , visionaria, provocatoria quanto impegnativa.






Un certo pudore mi prende quando c è da manovrare termini cosi essenziali, fondamentali ma tuttavia inflazionati.






Come se nel dire di felicità si facesse esercizio troppo rinomato di parole col rischio di essere bravi nel definirla citando tutti i saggi possibili ma poi si continuasse a condurre una vita lontana da quella chiarezza di definizioni e concetti.






Come appunto dice il Mahatma sono le azioni che contano perche i nostri pensieri per quanto buoni possano essere sono perle false se non sono trasformate in azioni.






Parto da me e mi chiedo se sono felice .






La mia esperienza mi dice che sono felice in modo passeggero, talvolta quando una nuova idea mi si presenta nella sua forza potenziale ed appare foriera di sviluppi, cambiamenti.






Quando il mondo passa da un vuoto di senso , da un disordine cacofonico ed esteticamente spiacevole ad un manifestarsi del senso e del significato : quando le cose riappaiono dotarsi di senso dopo un periodo piu o meno prolungato ed oscuro di insignificanza , routine, automatismi.






Felicità è anche la manifestazione dell’entusiasmo (en-theos) ,che per i greci corrispondeva all’entrata di una divinità Apollo, Dioniso, Eros e Afrodite e le Muse che scendono a impossessarsi dell’umano (katechomenos) e che per i cristiani è un dono dello Spirito Santo .






L’entusiasmo. L’innamoramento. La generazione di senso e di nuove soluzioni.






Per ma le felicità è questione di intuiti momentanei figli del presente : nè il passato caratterizzato dalla Nost-algia ,il dolore per il mancato ritorno alla condizione paradisiaca dell’indifferenziato, alla beatitudine oceanica della vita in amnios, o con il futuro, il non ancora.

Non è condizione duratura, non è stabilità.

 E’ piu figlia di illuminazioni , di estasi momentanee in cui la bellezza fa tutt uno col soggetto e la dualità si annulla  . Quando la mente si mette a funzionare in un modo diverso dal suo pattern ordinario , lineare, pianificante,consequenziale, digitale: lo stato di coscienza ordinario  e si riesce a percepire nella globalità , complessivamente .

Krishnamurti dice che nel momento in cui uno pensa di essere felice smette di esserlo, quando siamo consapevoli di essere felici la felicita si dilegua, quindi cercarla è assurdo perché essa si manifesta solo quando non la si cerca. 
Si puo essere buoni e umili cercando di esserlo ? 
o cio avviene spontaneamente ? 
La felicità sembrerebbe non andare d’accordo con l’autocoscienza .


 Le domande sono tante : la felicità è passione ? o è assenza e distacco dalle passioni , atarassia  ?

L’amore è sempre felicità ? Se patisco per amore soffro in assenza dell’oggetto amato  e sono felice se mi ricongiungo ?

Nella famosa lettera sulla felicità a Meneceo,  Epicuro dice : 

" Quando la felicità c’è ,tutto abbiamo ,altrimenti tutto facciamo per possederla .

Tre sono le questioni ad essa attinenti :

 L’essenza del divino è innata ed è cosa molto diversa dall’attribuire alla divinità aspetti umani compresa la felicita e l’infelicità.

 Il nostro rapporto con la morte , quando noi ci siamo essa non c’è e quando essa c’è noi non siamo piu: perché preoccuparsi allora della morte ?

La nostra relazione di dipendenza dai bisogni , dai  desideri e dal piacere, non pare andare nella direzione della felicità forse perché per Felicità s’intende utopisticamente una condizione duratura.

 L’analisi dei falsi condizionamenti che sono causa di sofferenza per l’anima è uno dei mezzi per giungere alla felicità".

La felicità è questione narcisistica o etica ? 

Sta nell?io e/o nel Noi?

Sta solo nello esser sazio o sta anche nel vedere l’altro star meglio, star bene, crescere, liberarsi dai vincoli dei condizionamenti e svilupparsi secondo quel progetto o quel destino, se si vuole.

Posso essere felice se l’altro sta male ?


Da questo punto di vista sono felice quando un mio paziente sta meglio, quando mio figlio ride e si diverte,quando la donna che mi è accanto è felice, quando insieme ci nutriamo in tutti i sensi, quando tutti insieme cogliamo il senso della bellezza .

Come dice la storiella :

“Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.



Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.



C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente
cibo dal profumo delizioso.



Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e
malato.
Avevano tutti l'aria affamata.



Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.



Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma
poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano
accostare il cibo alla bocca.



Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".



Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.



La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.



C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire
l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi
manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro
sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!"
E' semplice, rispose Dio, essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli
altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi... Inferno e Paradiso sono
uguali nella struttura.”
L’intolleranza mi fa star male ma ci ricasco mille volte anche se ne sono consapevole :  quello stato schizo paranoie in cui separo nettamente il bene dal male , il mio dal tuo, e attribuisco a te tutto il male , sicche tu diventi il mio persecutore, ed io tutto il bene .

Devo tollerare anche questo funzionamento mentale oscillatorio fra amore per me e amore per l’Oggetto , che pare una costante.

La tolleranza puo essere un buon viatico per una pace interna prima ancora che esterna, con gli altri, che può forse far da base ad una condizione di felicità.

L’amore gratuito e incondizionato , la tenerezza :

viviamo in un mondo in cui l’individuo tende sempre piu a conformarsi con le convenzioni della società : taglie 42, tartarughe addominali,altezze,ricchezze,potenza,perfezione!

In realtà si teme l’attrito che si produce nell’essere davvero sé stessi ma che è la vera spinta a esistere una vita come quella che vogliamo e non che altri vogliono o hanno voluto per noi.

Nella nostra epoca si cerca di organizzare la vita in modo sempre piu conformistico, non si vuole sentire il dolore e non ci si accorge di cio quasi come se si ambisse a essere ne vivi ne morti,si ha paura senza sapere perché né da dove essa proviene e come proteggersi: tutto sommato restare ottusi porta ad un adattamento senza tanto dolore !

Che orribile parola adattamento, disadattamento. Ma da cosa ?


Invece io penso che non possiamo sempre sacrificare tutte le nostre specificità di esseri umani all’armonia, al conformismo e al quieto  vivere e così per i  nostri figli.

 I nostri figli ci dicono questo , ci chiedono di non conformarci  e che se questa armonia si rompe( a scuola, nel mondo) si sviluppa un attrito -è vero- , come diceva Eugenio Gaburri ,ma che grazie ad esso si anima la spinta ad esistere a vivere la propria vita in modo piu autentico e meno adattato alle norme imposte.

Nei nostri bimbi  c’è una persona che sta lottando per nascere ma ognuno di noi in fin dei conti nella propria vita fa ed ha fatto diverse esperienze di diverse morti e rinascite ed ogni volta  attraversa il conflitto tra desiderio di armonia(consenso- conformismo) e attrito per affermarsi come esseri singolari , speciali.

A tutti noi piace essere amati così !


Essere guardati per quello che siamo e  fare i conti con quel naturale rispecchiarsi negli altri come appendici dei nostri desideri o delle nostre rivendicazioni, rivincite : tutte cose che spesso ci hanno bloccato in passato come vittime dei desideri o delle paure dei nostri genitori a loro volta ereditate dai loro in una ruota senza fine e senza pensiero.

La tenerezza è una curiosità e un trasporto da persone che non si aspettano nulla in cambio,è una gratuità per cui l’altro sente di essere amato senza dover dare qualcosa in cambio.

L’amore vero è amore senza condizioni : è incondizionato .

 Non è : se sei cosi ti amo , se sei diverso da come ti voglio non ti amo.

Non ci sono aspettative assolute di soddisfacimento e si è disposti a lasciarsi colpire da quello che l’altro  è , fa, esprime senza altre mete..

Un piacere gratuito di fronte alla sua potenziale diversita e unicità.

Di solito guardiamo gli altri  con gli occhi del nostro gruppo di appartenenza ,della nostra  mentalità e aspettative: se l’altro  non corrisponde con certe aspettative si angosciamo, ci spaventiamo, ci preoccupiamo..

In realtà la vera domanda è : sei disposto a farti sorprendere e disorientare ? Se gli ideali tacciono allora siamo davverò lì !

Devo imparare ancora bene a  tollerare sufficientemente che la vita è per tutti  un tremendo miscuglio di disperazione e speranza.

Una rosa con le spine.

Corazon Espinado




Inadequacy of the words, Alexithymia, Ineffability in Mystic and creativity di Guglielmo Campione

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                                                                  There's something playful and grotesque in the creative process as a            
                                                                   task that is intended to be serious. And there is something equally 
                                                                   playful and grotesque in writing, because if a process has never 
                                                                   been totally silent, this is the creative process. playful, serious and 
                                                                   silent. " 

Jerome Brunner 
"On Knowing: Essays for the Left Hand" 
Atheneum, New York, 1965 



Everyone knows that the Word, as immortalized in the Holy Scripture as the original and primary object of the "Genesis", obtaining the contrary, a fate less successful and more mysteriously interwoven with that of the creative consciousness. 
Similarly, the transcendental experience in meditation practice, in the mystical as well as in the psychedelic, in all those experiences characterized by the modification of the ordinary everyday state of consciousness, the world of words "shows" itself as  inadequate, and  ineffable ,  feeling  one with the environment around us, with the object of perception, of contemplation, of '"aesthetics". 
you realize, then, to perceive new relationships, you do not notice the passage of time as you forget the experience of the place.

That is called "Ineffable experience", inadequacy of verbal expression.

 How many of us have never experienced a similar size, however fleetingly?

In the contemplation of the beauty of nature, in the sense of not having to talk and not be able to avoid it to dissolve the magic of the moment?

Jerzy Grotowsskj, founder of Anthropologic Theater,  used to proscribe the use of words during the training work of actor , because  if you talk you come out from the emotional state of loading (Tart) and the activation of higher mental functions  making possible the global perception of expressive movement.
On the other hand, the silence-is-probably the only dimension in which it is actually possible to the real time of consciousness: the duration (Bergson), the here and now.

We treat this theme pardoxly with the means of the rational intellect and speech,.


A contradiction lively and pulsating, as speaking beings that we accept as a necessary price to pay to make a reflection on the outcomes of hypertrophic planetary use Cartesian logic, the arrogant and conceited attitude and approach close to any other scientist to know that progress can not be quantified , predictable, predetermined and fixed

LA LEGGENDA DELL’UOMO PESCE di Guglielmo Campione

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“Quante il mar, senza prò, ricchezze ingurgita
Cui da natura o industria crea ! che a perderle
Spregiam la vita! Son laggiù miracoli
D’arte rimpianto eterno a l’uman genere.
Da’ tenebrosi, muti abissi e gelidi
Sorgea,livido,esausto, alfin, sul margine
Niccolò pesce, stringendo ori e ninnoli,
Su cui,l’onde richiuse eran da secoli “.

Vittorio Imbriani


Dal  recente ritrovamento di un teschio di un pesce di 290 milioni di anni - l'Acanthodes bronni - che risale all'era paleozoica un anello in piu è stato aggiunto alla catena evolutiva che deriva l'uomo dai pesci: il nostro progenitore potrebbe essere uno squalo. 

I primi pesci ossei assomigliavano più o meno agli squali, e non viceversa": il gruppo dei gnatostomi, di cui fa parte l'Acanthodes, comprende decine di migliaia di specie di vertebrati: pesci, squali, uccelli, rettili, mammiferi ed esseri umani.
V'è dunque un'enorme somiglianza tra l' Acanthodes e i primi pesci mascella. 
Una sorta di antenato dello squalo bianco, per intenderci. 
E dell'uomo.


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Nel suo scritto “Sull’origine e la fondazione della mitologia”, Kerèny individua il momento della creazione dei miti nel risalire ai tempi primordiali :

”Non solo colui che vive una data mitologia e agisce di conseguenza, non solo lui si immerge come in una campana di Palombaro: così fa anche ogni vero narratore di miti che si volge verso i tempi primordiali per raccontare cosa originalmente era. Originarietà per lui equivale a verità.”.

In tal modo viene tracciata l’analogia tra immersione nel mare e immersione nell’ analisi delle nostri origini  ma anche l’analogia tra immersione nel mare e immersione del fare poetico.
C’è un’antica leggenda millenaria che testimonia la nostalgia dell’oceano, le cui prime citazioni risalirebbero a Walter Mapes, canonico di Salisbury  nel 1190: la  leggenda dell’uomo pesce o Cola Pesce o Niccolò Pesce.
 Benedetto Croce, era molto legato a questa leggenda e  dirà in tarda età  che le leggende sono belle perché riportano alla fanciullezza a quella capacità di provare stupore e meraviglia , stupore, terrore, e perché additano la verità mostrandoci luoghi,immagini, scritti, e ricorda quando con la madre ,.amante di libri e di arte andavano insieme per le chiese di Napoli a visitare tombe e pitture .
“Mi persi molte volte fanciullo con l’immaginazione nei fondi del mare che l’ardito esploratore frugava e per un pezzo mi rimase in un cantuccio dell’anima il fascino di quella figura e di quelle imprese, finchè parecchi anni dopo essendomi dato a maneggiare libri appresi che la leggenda di colapesce era originaria del faro di Messina dove viveva in molteplici versioni e donde era agevolmente passata a Napoli localizzandosi presso il porto in quella vecchia pietra scolpita con la quale ben si legava”. (B.Croce,1885,la leggenda di Niccolò Pesce, Giambattista Basile, vol.III)
Croce ci riporta la versioni della sua ricerca etnografica sulla leggenda di Niccolo Pesce come divisa in 3 parti :
“La prima ci dà l’origine  e la storia del Pesce Niccolò; la seconda ci narra l’incontro recente fattone in alto mare da alcune navi e la terza raccoglie voci che intorno a lui correvano tra la gente di mare.
Nella prima parte, la leggenda appare localizzata in Ispana. Niccolò –vi si dice-era nato nella borgata di Rota, sul mare . a due leghe da Cadice. Ivi ancora vivevano i discendenti della sua famiglia. Bambino, aveva membra simili a quelle di tutti gli uomini; ma la sua passione lo portava al mare e nel mare guazzava estate e inverno, e desiderava essere pesce per esplorarne i segreti. Invano i suoi genitori lo rimproveravano. E diventa pesce - gli dice finalmente il padre spazientito. e, tutto d’un tratto,la metà inferiore del corpo si trasforma in pesce (si veda il quadro di Renè Magritte) e salta nelle acque e sparisce. Dopo un anno e un giorno,torna si erge dalla sponda restando in acqua e chiede di parlare coi suoi genitori. La gente accorre, da lontano e da vicino,per vederlo e lui racconta i segreti e le meraviglie del mare. Queste visite si ripetevano di tanto in tanto. Una volta , si maritava sua sorella e per averlo alla festa di nozze  lo dovettero portare a casa in una botte pieno d’acqua di mare ! dopo la festa, da buon suddito del re cattolico chiese con molta umiltà la benedizione dei genitori e fu riportato al mare. E. tuffatosi nelle acque,entrò nella grande grotta di Rota e da cent’anni non era piu comparso.
Nella seconda parte , si racconta che il giorno della circoncisione ricomparve sul mare ed essendosi accostato ad alcune navi parlò a lungo coi marinai. E raccontò che entrato nella grotta aveva nuotato per quaranta giorni ed era giunto a un mare tranquillissimo le cui sponde finiscono nel giordano. Qui i pesci non invecchiano e non muoiono mai, non si moltiplicano e non si mangiano gli uni con gli altri. E quelli che vi giungono non tornano indietro tanto la vita è lieta e dilettevole. Egli anche vi dimorava contento e soddisfatto e tutti i pesci gli erano soggetti. Ma il suo desiderio di giovare agli uomini lo aveva spinto a tornare nei nostri mari. E si mette a dettare ai marinai una serie di segreti che il romanzatore di ce di non poter ripetere perché han bisogno di ben altro poeta.
Nella terza parte si descrive il congedo che prende Niccolò dai marinai dopo averli guidati in salvo e accompagnatili per un pezzo;egli manda per loro mezzo a salutare i suoi parenti promettendo di recarsi presto a visitarli a Rota. La nave giunse a Lisbona ed anche due navi irlandesi dissero d’aver incontrato il pesce,altri dicevano di averlo visto all’isola Bermuda ,altri d’averne sentito la voce ed essersi tappate le orecchie non sapendo chi fosse. Altri ancora lo avevano scambiato per una sirena incantatrice, per un fantasma, per un demonio”.
Croce raccolse  a Napoli fonti d’una versione italiana della leggenda che tramanda quest’altra versione del racconto e la morte di Cola Pesce:
“Volle un giorno il re di Napoli sperimentare fino a che punto potesse giungere nelle profondità del mare, lancio una palla di cannone e gli disse di riportargliela: maestà disse Colapesce io mi perderò,io non tornerò più ma se cosi volete faro la prova. Niccolò si lancio allora nelle onde, corse senza posa dietro la palla e a un tratto gli riuscì di raggiungerla ma nel sollevare il capo si vide di sopra le acque che lo coprivano come un marmo sepolcrale e s’accorse di trovarsi in uno spazio vuoto tranquillo silenzioso senz’acqua. Invano tento di riafferrare le onde e di riattaccare il nuoto, resto chiuso li e li mori”.
L’INTERPRETAZIONE DELLA LEGGENDA .
Nella mia interpretazione, Niccolò, come Pinocchio appare come un bambino irrequieto, affamato di conoscenza , d’istinto epistemofilico avrebbe detto la Klein, di “oltre”. Non si accontenta di conoscere il mare ,vuole essere della stessa sostanza del mare, i pesci. Da questo punto di vista pare dibattersi tra una tendenza maschile al rischio e alla prova ordalica delle proprie capacità,alla conoscenza dell’oltre esogamico e una tendenza materno femminile all’endogamico , tendenza regressiva, totalizzante che lo porta a desiderare d’essere della stessa sostanza dell’oggetto del suo desiderio: come la madre dice “tu sei il latte che ti do”,Niccolò tragicamente vuole essere della stessa sostanza del suo desiderio.
Il padre spazientito ,nel dirgli “e diventa pesce “cede al suo desiderio o lo punisce per la sua disubbidienza
con la profezia vendicativa di diventare pesce che prontamente e magicamente si realizza ?
Niccolo s ‘immerge ma torna a raccontare ai suoi genitori le meraviglie del mare
dopo un anno e un giorno , in un simbolico nuovo inizio, in cui il numero uno pare alludere alla
fusione nell’uno indistinto amniotico di ogni inizio della vita.
Al matrimonio di sua sorella. altra separazione, viene portato in una botte piena d’acqua : Niccolò pare non potersi ormai separarsi dal mare e va ad un matrimonio, altra unione simbolica, non accettando di mostrare possibile la separazione .
Dopo di che scompare per cento anni e ricompare il giorno della circoncisione , rito iniziatico che segnala l’abbandono della vita infantile e il passaggio alla vita individuale attraverso un taglio che separa. E’ iniziatico anche il riferimento alla quarantena di giorni necessari a raggiungere il fiume sacro del Giordano luogo di altra immersione iniziatica , quella del Cristo da parte di Giovanni
Anche lì pare confrontarsi con la separazione ma racconta di una grotta, d’un utero edenico dove regna l’eternità, dove  non si invecchia e non si muore, dove non c’è fecondazione e generazione ma neanche aggressività. Un luogo da cui non è possibile il ritorno tanto la vita è lì lieta e piena di piacere e i pesci sono sotto la sua volontà onnipotente. Un luogo , che anticipa il luogo tranquillo , vuoto,silenzioso ,senz’acqua che gli appare durante l’ultima immersione quella in cui muore per volere d’un’altra figura maschile di potere , il Re che per un capriccio gli chiede di recuperare una pesante palla di cannone. Niccolo sa che non potrà risalire e che morrà ma accetta la condanna. Paiono ricongiungersi il padre che con un anatema più materno arcaico divorante  lo consegna alla metamorfosi in pesce e il Re che esprime altrettanta letale volontà per un puro capriccio narcisistico e sadico di potere .
Cosa fa tornare Niccolò a contatto con gli umani ?
Il desiderio narcisistico di raccontare, di narrare, di essere ascoltato ,il desiderio dell’altro : ma subentra l’ineffabilità dell’esperienza amniotica custodita nella memoria implicita del corpo e non si trovano le parole per descrivere quello che ha vissuto.
Da una parte v’è il racconto di vivere un esperienza unica che nessuno può provare e il piacere di essere invidiato. Dall’altra l’indispensabilità di un uditorio per non morire come Narciso.
Come Colapesce ,per conoscere i propri sentimenti, occorre immergersi ,tuffarsi, rischiare la propria via : ma è necessario al contempo infrangere lo specchio narcisista e consolatorio, romperne la superficie e sfondarlo per guardare dentro e fuori di esso , per riemergere e tornare alla relazione .
Così può divenire possibile ritrovare se stessi , incontrare l’Altro e i nostri antenati sommersi.

Bibliografia

Croce B.,1885,La leggenda di Niccolò Pesce, Giambattista Basile, vol.III

Filmati di mare:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=332379123507353&set=a.148730815205519.37370.148462715232329&type=1&theater