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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

“STORIE DI UOMINI E NAVI : UN'AVVENTURA CHIAMATA VENIERO» di Guido Capraro e Leonardo Lodato. Recensione di Guglielmo Campione

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                                          Puo definirsi Unheimlich (perturbante) tutto ciò che 

                                       potrebbe restare segreto, nascosto, e che è 
invece affiorato .


                             F.W.J. Schelling, Filosofia della mitologia ,Mursia, 1990, p. 474



Ho letto recentemente il bel libro di Guido Capraro e Leonardo LodatoStorie di uomini e navi ,un'avventura chiamata «Veniero»,  La Mandragora Editrice, dedicato alla ricerca subacquea e al ritrovamento del Regio Sommergibile Sebastiano Veniero  .

Il Veniero fu speronato causalmente dalla nave civile Capena il 24 agosto del 1925 durante una tempesta marina e subì uno sfortunato e tragico  affondamento, nelle acque al largo di Porto Palo di Capo Passero, in Sicilia, , in cui perirono 48 uomini al comando del capitano di fregata Paolo Vandone.







Alla Rassegna Mare Nord Est di Trieste 2015 avevo avuto l’occasione di conoscere Guido Capraro , di assistere insieme a lui alla proiezione del documentario sul sommergibile Veniero e vedere le immagini delle immersioni subacquee del ritrovamento di quella che è considerata una tomba di guerra scoperta e ufficialmente riconosciuta ottanta anni dopo l’affondamento.







La sagoma scura del Veniero si staglia sul blu scuro, incutendo le consuete emozioni di base che i sub conoscono bene quando scendono su un relitto ,la sensazione di cupa e umbratile irrealtà talvolta angosciosa , misteriosa e  perturbante che compare al rivedere o al vedere ex novo un “fantasma” .

In queste immersioni è come se vivessimo dentro una macchina del tempo, un tempo che, come in un “time lapse” o in un nastro in riavvolgimento, inverte la sua rotta e torna indietro mostrando eventi e protagonisti scomparsi  ripresentarsi invece ai nostri occhi nella loro inquietante e compassionevole presenza materica.

Freud defini perturbante una particolare paura, che si sviluppa quando una cosa, una persona, una impressione, un fatto o una situazione, viene percepita al contempo come familiare ed estranea provocando generica angoscia ,confusione ed estraneità in una sorta di "dualismo affettivo".

Jentsch aveva definito perturbante quell'incertezza del pensiero che si chiede se un oggetto animato è veramente vivo oppure no o , invece, se un oggetto inanimato potrebbe essere in qualche modo dotato di vita autonoma.
Quel familiare e già visto relitto immobile, si muoverà forse ancora , qualche porta s’aprirà, qualche campana sul ponte suonerà, qualche catena si srotolerà, qualche umano ricomparirà ?

Il sentimento dominante del filmato e del libro è invece la malinconia e la compassione, il patire insieme , la solidarietà.

Nessun uomo è un’isola, dice John Donne; ciascuno di noi è parte dell’umanità. Quindi, quando muore qualcuno «non chiedere per chi suona la campana: essa suona per te». Se un altro muore, chiunque egli sia, anche tu partecipi della sua morte, ne sei ferito e diminuito, perché siamo tutti parte della stessa umanità. Dunque se la campana suona a morto, non chiedere per chi suona; sei tu che muori, perché muori con lui.

“Insieme” sentire l’ancestrale richiamo dei marinari che riposavano da ottant’anni in un ignoto ventre materno –marino e navale (nel francese mer/e ,madre /mare)  , come in una doppia sala sepolcrale egizia, e che ora , grazie alla passione umana e professionale del team di Guido Capraro ignoto non è piu .

“Insieme” sentire e partecipare attivamente  il comune dolore , la Koinodinia dei greci, dei parenti delle vittime, ignare del luogo dove sapere i propri cari . L’illacrimata sepoltura potremmo dire con Foscolo a chiusura dell’ode celebre “A Zacinto”, è finalmente ora luogo certo, invece, di pietà , ricordi e onore per i nostri marinai.

“Insieme” sentire il comune dolore dei marinai, degli ammiragli, e di tutta la gente di mare, per quella e le tante altre tragedie di guerra e non: per molti anni la vergogna di un incidente da fuoco amico, aveva fatto perdere la consapevolezza della tragedia nelle nebbie  del segreto militare ed impedito o quantomeno non facilitato le ricerche sopravanzando il senso antico del lutto. In seguito poi, è subentrata una piu equilibrata scelta attiva tale da dichiarare il relitto tomba di guerra e limitarne la ricognizione solo a militari e autorizzati.

“Insieme” sentire la passione del lavoro di gruppo , fatto di fatica, resilienza, reciproco supporto, affetto , idee, coraggio, senso delle relazioni umane solidali.




C’è in quest’opera tutto il senso del lutto dei greci : gli onori dovuti ai morti erano un dovere fondamentale di pietà religiosa, che spettava ai figli o ai parenti più stretti. I greci ritenevano che l'anima di chi non avesse ricevuto onori funebri fosse condannata a vagare senza pace e perseguitasse coloro che ne avevano impedito il rito.
 Ma se , come in questo caso, i figli e i parenti sono nell’impossibilità di ottemperare “ob torto collo” a tali doveri, c’è chi nutre questo comune sentimento, (come gli autori e il nostro Grande Padre Enzo Maiorca,il primo a individuare sott’acqua molti anni prima il sommergibile , siciliani figli della Magna Grecia, non a caso) ,si fa interprete di esso e ne fa motore dell’idea della ricerca sottomarina.


Quel che sarebbe potuto restare segreto, nascosto, è invece affiorato, diceva Schelling .

Una voce , nell’abisso, tra le lamiere ricolonizzate da pesci e spugne , ha sussurrato : GRAZIE.

In cerca degli squalo martello . di Guglielmo Campione

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                                                 (Fotografia di Brian J. Skerry)



“E’ nel buio che devi guardare, con disobbedienza, ottimismo e avventatezza.”

M. Yourcenar





Parete nord di Jackson Reef, isola di Tiran , Mar Rosso , penisola del Sinai Egitto .






Entrati in acqua dopo il briefing in barca , ci guardiamo , facciamo
l' ultima verifica sul nostro stato e sulle attrezzature subacquee e , scambiato l'ok di rito , iniziamo l'immersione .

L'obiettivo è incontrare gli squalo martello che hanno eletto il sito subacqueo ,chiamato in gergo "Jakson out ", come luogo di incontro e di procreazione .





                                      


Lentamente scendiamo a una ventina di metri lungo la parete del reef , poi ci distacchiamo e ci avventuriamo nel blu del mare aperto .

Per 20 minuti nuotiamo nel nulla alla profondità di 30 metri : con le braccia  conserte e pinneggiando ,guardiamo sopra e sotto di noi , e poi a destra e a sinistra

Non c è corrente , tutto è fluido , si scivola via senza fatica .

Siamo in una situazione agorafobica , solo puro spazio color blu , nessun punto di riferimento , siamo
persi nel nulla , potremmo essere a 80 o 100 metri , non sappiamo quanto ci distanzia dal fondo
o dalla superficie .
Gli unici elementi di realta sono ,oltre ai suoni , i percetti visivi del monitor del nitrox che ci informa su quant'aria ci resta nelle bombole , e il display verde del computer subacqueo al
polso che c informa sulla profondità , la temperatura , il tempo trascorso dall'inizio dell immersione .

Li controlliamo spesso per restare lucidi e orientati, ma anche per spezzare la monotonia di quel metafisico deserto blu.

È un blu profondo che fa paura , un inconscio senza forma da cui , croce o delizia , come nel sogno puó sortire un mostro o una dolcissima sirena .

Un filo d ansia si mischia alla noia e al suono ipnotico del respiro nell'erogatore e delle bolle .

La mente è sola con sè stessa , libera di far quello che vuole , è tutta li che si specchia in sè stessa , nulla di esterno la distrae , eppure non immagina nulla , non ricorda nulla , potrebbe andare in panico ma invece non succede nulla ,

Niente.

Non si vede niente

Blu .

Ossessivamente  solo Blu.

A un certo punto , come decine di altre volte in quei 1200 secondi , guardo nuovamente e stancamente dietro e sotto di me , e non vedo niente .

Il solito bellissimo blu .

Mentre torno col capo in posizione di base , in un lampo una voce misteriosa dentro
mi sussurra  :" girati di nuovo ! "

"Ho appena guardato " rispondo io alla voce " non c è niente !"

Ma lei, cocciuta .insiste " Girati !" .

Vista la sua ostinazione ubbidisco e mi giro .

Resto di sasso !

Sotto di me , meraviglia delle meraviglie , a due metri c è una femmina di squalo
martello che nuota lentamente con la testa rivolta in alto verso le mie pinne gialle .

Sembra una sagoma d 'argento ritagliata nel blu scuro .






I suoi piccoli occhi scuri spiccano sulle estremità del muso a martello , scrutandomi .

E' un incontro tra vedette di due gruppi di viventi , uomini e squali .

Incontrandola da solo ,vis a vis , mi elegge sul campo a vedetta del
mio gruppo di umani .

Lei , lo squalo martello è già invece ,chi sa da quanto tempo, la vedetta del suo branco .

E' un comportamento rinomato dei martello , una o due vedette salgono di consueto dalle profondità , dove staziona il gruppo ,a  vedere chi c'è e se si è fortunati tornano con gli altri squali .







Non ho nessuna paura , sono distaccato come se la stessi guardando in tv o al computer ,
è come se la mia mente avesse già visto un altra volta quell'immagine , come se fosse un deja vu .

I tanti film visti hanno rappresentato per la mia mente  un'esperienza che viene  ora percepita come  già  vissuta ?

Nonostante sia  emotivo , resto lucido e penso solo  al mio dovere verso il gruppo : segnalo subito infatti alla guida ,con grande orgoglio di Vedetta , di aver finalmente avvistato l'oggetto della nostra ricerca !






La guida si agita e fa segnali  rapidi verso gli altri , Alberto , Gabriele , Elio l'enologo , i due alpini di Bolzano  e i due sudanesi   .

Come se fosse stato svegliato da una trance all'improvviso , il gruppo si agita scomposto :
tutti cercano di fotografare ,è una tempesta di flash , colpi di pinna, virate , sprofondate.

Lei , la femmina di martello , di fronte a questo inelegante e rumoroso affannarsi umano , con due colpi di coda , a una  velocità supersonica , si dilegua nel blu profondo da cui è venuta ad annusarci e ci saluta .


Nessuna fotografia riusciamo a scattare , ma in barca ,al ritorno ,l'euforia è palpabile : i racconti si susseguono ed anche gli sfottó all'altro gruppo di sub  che non aveva visto nulla , e infine facciamo
le foto di gruppo con i pugni sui lati delle teste .

Nel linguaggio simbolico dei sub urliamo al mondo :

" Si , noi si ,  abbiamo incontrato il Dio Martello ! "


Federica Pellegrini : il successo e la Resilienza. A cura di Guglielmo Campione.

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                                     ( Foto di OK SALUTE)





Stamane ho letto la bella , seppur breve intervista di Gaia Piccardi del Corriere della Sera del 8.8.2015 alla collega psicoanalista e psicologa dello sport Marcella Marcone a riguardo dei recenti successi ai mondiali di nuoto di Federica Pellegrini .

Si parla fra le varie cose, di talento di nascita , di allenamento per fare in modo che esso si mostri e permetta il raggiungimento di successi, dell'importanza della mente .

E' proprio questo l'aspetto che piu mi ha interessato , soprattutto la considerazione che meritoriamente Marcella Marcone fa del ruolo della mente inconscia nel raggiungimento delle peak performance e del successo.

E' raro infatti sentir parlare. oggi, di inconscio nello sport.

Marcone dice che lo sport è un bel gioco che i campioni continuano a fare traendone piacere come da bambini, seppure, aggiungo io, con una modalità adulta in cui alla spontaneità e alla creatività del gioco infantile si sostituisce un lavoro del "Io" di analisi della realtà in termini d aggressività -competitività, conoscenza dei limiti e dei punti di forza dell'avversario, conoscenza dei limiti e dei punti di forza propri, strategie e tattiche al loro servizio eccetera.

Freud è stato fra i primi a studiare la paura del successo, scrivendo un famoso saggio dal titolo " Coloro che soccombono al successo" , in "Alcuni tipi di carattere tratti dal lavoro psicoanalitico" del 1916.
Perché, talvolta , si chiede Freud, un uomo al vertice del successo improvvisamente crolla? Quali fantasmi turbano al punto da far abbandonare l’impresa : per far questo si avventura nell’indagine dell’anima di due grandi protagonisti di questo enigma Macbeth di Shakespeare e Rebecca di Ibsen . Dopo aver conquistato il trono Macbeth si scava la fossa pensando di potervi seppellire gli spettri che l’assediano, e Rebekka del dramma di Ibsen pensa di poter spacciare l’odio per amore.
Alcune persone vanno in crisi proprio dopo aver raggiunto il successo ,come se non fossero capaci di sostenere la felicità e vanno incontro a comportamenti autodistruttivi: in realtà il problema pare rappresentato dal fatto che ci si trova all’improvviso a dover cambiare l’immagine interna di se stessi, che è di una persona non di successo e immeritevole,con un’altra nuova di vincente e felice..
Freud pensava ci fosse un inconscio bisogno di fallire che deriva dalla competizione irrisolta tra padre e figlio , il bambino ha paura di esprimere odio nei confronti del padre per paura che a causa del suo desiderio davvero egli possa morire. Il bambino reprime la rabbia ed essa si trasforma in senso di colpa che rimane nel nostro inconscio per sempre.


Federica sembra essere stata una bambina molto desiderata , e l'oro nel giorno del suo compleanno sembra coronare , secondo Marcone, insieme all'attuale stabilità amorosa , quell'amore primario .


Si tratterebbe d' una profezia luminosa : sarai amata e attesa e a costo di grande impegno e sacrificio personale saprai rifondere questo amore donando gioia agli altri attraverso le vittorie che uniscono un popolo nell'identificazione piu alta , quella di essere Nazione.


Una bella favola moderna .

Federica non è stata solo una bambina molto amata ma pare anche, a mio parere, una persona a cui è stato insegnato a credere in sè a discapito delle avversità: le basi affettive della resilienza ! Questo presuppone certo una conoscenza che non abbiamo della sua educazione e che qui invece, sia chiaro, valutiamo in termini ipotetici per quanto, parrebbe, verosimili.

Ho visto l'intervista relativa alla medaglia d'argento nei 200 ,in cui Federica si mostrava felice ma subito dopo prorompeva in un pianto : nonostante l'oro , le dicevano di partecipare ai 200 così , tanto per, anche se le altre erano piu forti.

Federica, come bambina amata e confermata "ontologicamente" da questo amore, non ha sopportato queste previsioni al ribasso e ha vinto l'argento , facendolo poi vincere alla staffetta qualche giorno dopo, mostrando e utilizzando come surplus psico fisico proprio questa voglia di far vincere l'amore di sè e la stima in sè e battere quelle voci ( dice Federica piangendo, non è stato facile vincere all'ultimo mondiale e non sentire queste voci di disistima , questi rumori che ti rimbombavano nella testa).

Come dice Marcone, chi lavora nella psicologia dello sport, sa che la testa controlla il corpo e ciò che sfugge al controllo riguarda il rapporto con la mente inconscia , fra cui , aggiungo io, le esperienze affettive o disaffettive originarie di stima- conferma e disistima- disconferma.

Non sempre , però nello sport si tiene in dovuto conto questo e si punta tutto e solo sull'allenamento fisico.

Come insegna la Psicologia della Resilienza , la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, è influenzata da fattori istintivi infantili ( egocentrismo e onnipotenza) affettivi (maturazione affettiva, senso dei valori, senso di e delle relazioni) e cognitivi ( capacità intellettive ,simboliche e razionali).

La persona "resiliente" ha avuto un buono sviluppo psicoaffettivo e psicocognitivo , una serie di buone esperienze di vita, dispone di capacità mentali valide, per cui sa valutare non solo i benefici e gli eventi positivi , ma anche gli ostacoli emotivi-affettivi nel rapporto con gli altri.

Ricordiamo che Federica nel 2009 aveva saputo superare un importantissimo lutto nella perdita del suo allenatore Alberto Castagnetti che la considerava la sua quarta figlia.

Anche il dolore per la scomparsa di Camille Muffat che le aveva sottratto l'oro ai giochi di Londra battendola in finale , testimonia un grande lavoro di sensibilità e di elaborazione del lutto se consideriamo il vulnus che l'identificazione con la morte di una coetanea puo comportare per i propri equilibri personali, in questo caso ulteriormente complicato dalla fisiologica aggressività che puo nascere nei confronti d'un avversario che battendoti ti ha posto dinanzi alla necessità di elaborare una sconfitta .

In passato Federica aveva sofferto di problemi respiratori da broncospasmo scatenato da allergia a muffe presenti in acqua , che avevano innestato una reazione di ansia preoccupante.


Diceva Federica in un intervista a Nicole Cavazzuti per OK salute:

" Nel dicembre 2008 agli Assoluti Invernali di Genova, quando durante gli 800 stile libero ho smesso di nuotare. dopo appena 300 metri avevo dovuto abbandonare la gara perché non riuscivo più a respirare. In acqua avevo tentato inutilmente di rallentare il ritmo: in assenza di ossigeno, ero bloccata dalla sensazione di annegare. Da allora ogni giorno prendo il Broncovaleas, due spruzzate mezz’ora prima dell’allenamento. E il problema fisiologico è scomparso.

Purtroppo, però, dal punto di vista psicologico la situazione è peggiorata. Dopo quella gara, l’ansia è diventata il mio guaio più grave: temevo di rivivere le sensazioni provate in quella terribile performance, anche se razionalmente sapevo che non sarebbe potuto riaccadere. Continuavo a rimuginare: «non ce la faccio, non ce la faccio!», e mi si chiudeva la gola. Quando l’ansia toccava l’apice, non riuscivo nemmeno a entrare in acqua: arrivavo ai blocchi di partenza e correvo via.

Sono andata avanti così per alcuni mesi: per esempio, ai Primaverili di Nuoto a Riccione ho dovuto rinunciare alla mia batteria dei 400 metri stile libero. Nel mentre, oltretutto, si avvicinavano i Mondiali di Roma 2009, una tappa importante nella mia carriera. Avrei dovuto partecipare ai 400 metri stile libero, gara difficile per me a livello mentale, e per giunta con l’obiettivo della medaglia d’oro.

Dovevo per forza trovare una soluzione! Il mio mental coach, vista l’urgenza del recupero, mi ha suggerito un doppio supporto: analisi in studio un paio di volte alla settimana e simulazioni di gara in allenamento, con tanto di costume lungo. All’inizio mi fermavo prima del traguardo, vittima dell’ansia. Poi, piano piano, ho cominciato a prendere confidenza con il problema e a padroneggiare gli strumenti per fronteggiarlo, ovvero l’immaginazione e la concentrazione. Il trucco consiste nel convincersi che la paura è solo una questione di testa e che fisicamente, invece, vada tutto bene.

Lo ammetto: non è stato un percorso facile, ma alla fine sono riuscita a controllare l’ansia. L’oro nei 400 metri stile libero, e il record mondiale a Roma nonché il record del mondo ha segnato una svolta nel mio approccio all’ansia, anche se ovviamente il problema non è scomparso del tutto.Da allora, però, è cambiato il mio modo di viverlo: con il passare del tempo, ho imparato a sconfiggere le crisi attraverso la concentrazione. Dopo le Olimpiadi di Londra del 2012, nonostante i pessimi risultati ottenuti, ho smesso di frequentare il mio mental coach, ormai pronta ad affrontare da sola un nuovo ciclo. Oggi sono più serena e più sicura di me: se dovesse riproporsi il problema, saprei arginarlo usando la testa. Stranamente, tra l’altro, mi è capitato di soffrire d’ansia soltanto nelle gare minori, dove non ricevo particolari pressioni esterne.Dalla mia esperienza ho imparato che le persone che soffrono d’ansia hanno bisogno di sostegno. Se capita a voi non vergognatevi, quindi, di chiedere aiuto! È inutile cercare di superare questo tipo di problema da soli: si perdono molte energie e senza ottenere un risultato tangibile. Per riuscire a vincere l’ansia è indispensabile ricorrere a un professionista, tenendo ben presente che i tempi di recupero non sono immediati e non sono uguali per tutti. Si tratta sempre di un percorso lungo, variabile a seconda della gravità del problema."




E' quello che dice Oscar Chapital Colchado (2011) : l'individuo resiliente è capace di generare dentro di sè dei fattori interni fisici e psicologici tali da permettergli di resistere nelle avversità e rilanciarsi e cosi facendo produce un risultato che non è solo individuale ma , essendo d'esempio per la collettività, morale .




Federica , oltre a essere una grande Campionessa è un bellissimo esempio di Resilienza nello sport e nella vita : immersa ( metaforicamente e non verrebbe da dire ) in circostanze avverse, è riuscita , a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e a raggiungere mete importanti diventando un esempio luminoso, in un'epoca cosi oscura , di esempio morale .






















http://www.corriere.it/blog/?rcsconnect=1&contentPath=http%3A//27esimaora.corriere.it/articolo/il-segreto-di-federicala-volonta-inconscia/
































"RECENSIONI AL LIBRO " EMOZIONI NEL PROFONDO" , Edizioni MediAterraneum 2015 : a cura di Raffaele Mariani

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 La subacquea e le sue motivazioni più recondite,  il ruolo delle emozioni, la medicina e la psicologia sono le protagoniste del recente libro”emozioni nel profondo” di Guglielmo Campione.

Una vera e propria “immersione” che conduce il lettore “mano nella mano” in un viaggio spiegato in maniera semplice e di facile comprensione anche per le persone non addette ai lavori su importanti temi fin qui mai affrontati nei libri che parlano di subacquea : 

quali sono i diversi funzionamenti delle nostre molte menti, come opera l’intelligenza emotiva,
come si puó allenare e rafforzare la nostra attenzione per migliorare la performance ,
cosa ci succede non appena entriamo in contatto con l’acqua per le nostre immersioni e quali sono i conseguenti cambiamenti fisici e mentali.
Questo libro ci spiega l'importanza che hanno avuto i nostri primi nove mesi di vita trascorsi in “amnios”e il desiderio  inconscio di poter ritornare a quello stato di benessere per mezzo delle immersioni subacquee.
Ci spiega la grandissima importanza della pratica meditativa al fine di una maggiore centratura di sè stessi ,l'importantissima funzione “genitoriale” dell’istruttore subacqueo ,in un ‘epoca nella quale essa è fortemente carente e come l’immersione subacquea può diventare un occasione di sviluppo personale e crescita interiore utile per poter affrontare e superare le paure.

Questo libro ci parla anche di prevenzione,terapia e riabilitazione dei traumi subacquei, del progetto “Albatros Paolo Pinto” di Bari che insegna alle persone non vedenti o ipovedenti (“i ragazzi che vedono con le dita”) a immergersi, dell’avvenieristico progetto “Acqua Mind” di Giorgio Anzil , dell’importanza dei test di idoneità psicologica per poter misurare i livelli di ansia dei futuri sub e, “dulcis in fundo” la straordinaria,toccante ed emozionante storia dell’ultimo desiderio di Laura scritta da Alberto Vialetto.
Un libro che dovrebbe,a mio avviso, essere adottato da tutte le didattiche subacquee per la ricchezza e profondità degli argomenti trattati.





                                (Raffaele Mariani e Guglielmo Campione , Eudi show Bologna 2014)









Follia e crimine nella letteratura gialla : Il problema sbagliato di John Dickson Carr . Recensione di Piero De Palma.

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The Wrong Problem nell’ambito della produzione di racconti di Carr, rappresenta uno dei suoi migliori lavori . 
Tuttavia, quello che non tutti sanno, è che il racconto, nella sua versione definitiva, è la ritrascrizione di un radiodramma da lui scritto, “The Devil in the Summer House”, andato in onda in periodo bellico, alla BBC, il 14 ottobre 1940, in una puntata di un’ora; successsivamente, il radiodramma fu ridotto a mezzora, e presentato nella serie radiofonica “Suspence”, ma privato del personaggio di Gideon Fell. Quest’ultima versione, fu pubblicata in E.Q.M.M. nel 1946.

Il luogo della vicenda è un padiglione, in cui avviene un delitto impossibile, ma i personaggi sono diversi.
Entrambe le versioni furono poi pubblicate nell’ambito di una raccolta di racconti di Carr, introdotta da Ellery Queen: Dr.Fell, detective, and other stories (Mercury, New York, 1947). Oltre a questi due suoi lavori, erano presenti anche: The proverbial murder, The locked room, The hangman won’t wait, A guest in the house, Will you walk into my parlor?, Strictly diplomatic.

Le fonti non chiariscono veramente quando questo racconto sia stato pubblicato in origine: alcune indicano il 1936, altre il periodo bellico (1940?) altre ancora dopo. Io, per una sorta di rassegnazione al male, che si intravede in numerosi passaggi, propenderei per la collocazione bellica, anche per una evidentissima tristezza di fondo che condivide con un capolavoro, scritto anche quello in periodo bellico, di Carr.

Gideon Fell e L’Ispettore capo del C.I.D. Hadley stanno passeggiando, quando arrivano nei pressi di un lago su cui si affaccia una villa, e nel quale, su una minuscola isoletta, c’è un pergolato di bambù. 





Lì vicino c’è un ometto vestito di nero, con gli occhi leggermente a mandorla ed i capelli bianchi lunghi ed un cappello di stoffa bianco.

L’ometto, appena li vede, chiede se si veda un cigno sull’acqua, un cigno morto con la gola squarciata; ma i due non riescono a vederlo.
 E’ il la, per una storia che quello narra ai due ospiti occasionali, capitati per caso in quella proprietà i cui proprietari da lungo tempo non sono presenti: la tragedia di una famiglia, formata dal padre Harvey Lessing, oculista e dentista, e dai suoi 4 figli, di cui tre di primo letto (moglie morta nel 1899) e un altro acquisito, già diciassettenne, con secondo matrimonio nel 1901, una famiglia in cui la morte si era affacciata già due volte prima, con la morte delle due mogli del capofamiglia, ma in cui si affaccerà altre due, con due omicidi impossibili.

Il fratellastro maggiore si chiamava Brownrigg ed era dentista, come il padre: aveva il fisico di un atleta, sempre sorridente e ghiotto di noci; il secondo fratellastro si chiamava Harvey Junior, era dinamico, socievole, simpatico: il terzo figlio si chiamava Joseph e lavorava come tecnico specializzato in ottica in una grande gioielleria; infine il quarto era una ragazza che si chiamava  Martha. 
Joseph e Martha avevano la stessa età e sentimenti in comune, anche se lei era innamorata  di un tal Sommers di cui Joseph era confidente, che stava ultimando il servizio militare.

Fatto sta che tutto sommato quella famiglia era felice. Ma il 15 agosto di una certa estate, accadde un fatto che mutò l’atmosfera e la concordia dei figli: mentre il vecchio Lessing, servendosi di una canoa, dopo pranzo era andato a fare il pisolino sotto il pergolato nell’isolotto, qualcuno lo uccise, violando quello spazio d’acqua senza che nessuno lo vedesse, nonostante  la superficie dell’acqua fosse rimasta piatta, senza che niente o nessuno la solcasse: gli conficcarono in un orecchio un’oggetto appuntito che gli perforò la membrana interna dell’orecchio, trafiggendo il cervello e determinandone la morte.

Gli unici due sospettabili erano stati Joseph ed il fratellastro Junior, mentre Brownrigg a sua detta era rimasto da solo nella sala da pranzo e Martha era andata da un’amica. Inoltre il giardiniere giurò che nessuno avesse solcato le acque del lago diretto all’isolotto. 
Junior sapeva condurre una barca e Joseph sapeva nuotare, ma pare che nessuno dei due potesse essere stato. 
Fatto sta che stranamente venne incolpato uno dei due, che si discolpò e per non essere accusato dagli altri, li ricattò con l’unica arma con cui possa tenerli in pugno: la loro madre era morta pazza, quindi…

 Inoltre se si fosse venuto a sapere ciò, la famiglia sarebbe caduta in discredito e la  carriera del dentista sarebbe stata stroncata.

I giorni passavano stanchi, in una sorta di non belligeranza, in una calma apparente, finchè avvenne il secondo omicidio impossibile: Martha, era nella sua camera, apatica, appena uscita da una malattia, quando, contemporaneamente all’arrivo dell’avvocato di famiglia, improvvisamente ella salì nella torretta che sovrastava la casa, come inseguita da qualcosa o qualcuno invisibile e si chiuse là dentro: era una stanza quadra, priva di mobilio, usata per vedere in lontananza, data la sua posizione più alta di altre finestre della casa le cui uniche aperture erano la finestra sbarrata e la porta.
 La cameriera le corrè dietro, rimanendo però fuori. 
Appena entrata la ragazza nella stanza, sentirono un grido raccapricciante ed, entrati nella stanza, trovarono la ragazza, morta, con un’occhio trafitto da qualcosa che non si trovò  che aveva raggiunto il cervello: una morte simile ma non uguale all’altra. Nessun assassino nella stanza, nessuna possibilità che passasse dalla porta, perché era sorvegliata dall’esterno dalla cameriera.

Uno dei tre fratelli maschi venne accusato formalmente del duplice omicidio e per salvarsi obbligò i fratelli a giurare il falso, cioè che pazza era stata sua madre e non la loro: così evitò l’impiccagione ma non il manicomio criminale.

Dopo tutta questa rievocazione, l’ometto, uno dei fratelli Lessing giura di non sapere chi mai sia stato a compiere il duplice omicidio. E allora?
Analizzando gli indizi, Fell scoprirà la verità e darà un nome all’assassino. Che è….

Il titolo del racconto non si riferisce ad una errata deduzione, ma ad un interrogativo che ha una giustificazione solo nella mente malata dell’assassino: perché cioè è possibile che una madre pazza generi dei figli sani e una madre sana abbia generato un figlio pazzo? Cioè perché lui ha commesso il duplice omicidio (e Fell spiegherà la genialità delle soluzioni adottate perché i delitti apparentemente avvenissero per mano di persona ignota e in condizioni apparentemente impossibili) e come il cigno abbia avuto la gola squarciata: dopo la morte di Martha, sia Junior che Joseph mentre stanno passeggiando sulla riva del lago, nella parte posteriore dell’isolotto, notano tra alcuni giunchi a riva un cigno con la gola squarciata da qualcosa di affilato, come se qualcuno o qualcosa avesse voluto uccidere pure quel cigno.

Il racconto, che è uno dei racconti più famosi di Carr, forse meno di altri, ma che è memorabile giusta l’atmosfera che lo pervade, risente, come altre opere dello stesso periodo, di una certa malinconia di fondo, che lo avvicina ad altre opere come per es. She Died a Lady

Si nota anche l’accenno ad una certa ineluttabilità del male – che non si nota in altre opere carriane – al perché il mele avvenga e per il quale neanche chi lo commette si possa sottrarre alla sua sorte: come a dire che anche l’assassino è il pupazzo in un gioco che è molto più grande di lui.

Tuttavia vari accenni, secondo me, convincono Fell della follia dell’assassino, che però non è pienamente cosciente di quel che ha fatto, che non riesce neanche a spiegare per quale motivo lui abbia commesso i due omicidi (il primo per ragioni economiche: il testamento), il secondo per ragioni connesse all’amore tradito (la gelosia e il furore).

 Io penso tuttavia che il primo omicidio possa configurarsi anche come una vendetta, visto che il figlio aveva visto qualcosa di poco chiaro nella condotta del patrigno in occasione della morte di sua madre, perita nella stanza della torretta: non avrebbe detto infatti che essa era morta “..in una situazione speciale”.

Il fatto che giuri, prima, di non essere l’assassino: “..ve la sentite di giurare su quanto avete di sacro (se avete qualcosa di sacro, del che io dubito) che voi non conoscete la verità? Sì – rispose l’altro, serio, e annuì”; e di reiterare quest’affermazione, quando già Gideon Fell lo ha accusato di esserlo e ha spiegato anche come abbia ucciso senza che altri potessero metterlo in mezzo alle situazioni – e poi alcuni righi dopo ammetti di esserlo, dimostrerebbe anche una doppiezza dell’animo e della mente, una personalità dissociata in due entità completamente opposte, una innocente ed una non, una cosciente e l’altra incosciente, alla guisa di Mr. Hyde. Quello che dice (pag. 289, ultima pagina del racconto) è sintomatico di questo stato mentale alienato: “Voi non capite. Non ho mai voluto sapere chi uccise il Dottor Lessing o la povera Martha”. Chi parla è la parte incosciente dell’omicida, che non sa (ma suppone) se l’altra sua metà abbia o meno ucciso. 
Poi, poche righe dopo, lo stesso personaggio, la sua parte cosciente, dirà: “..ma non è questo il punto. Non è questo il problema. La loro madre era pazza, ma loro erano innocui. Io uccisi il Dottor Lessing, Io uccisi Martha. Sì sono perfettamente sano di mente. Perché lo feci, tanti anni fa? Perché? Esiste forse un disegno razionale nello schema delle cose ed una spiegazione al male su questa terra?”. 

In altre parole un solo personaggio ma sdoppiato in due personaggi, una personalità divisa in due, una cosciente ed una incosciente.

In sostanza quello che si ricava è il dubbio che pervade anche il lettore se l’assassino quando ha commesso gli omicidi, fosse cosciente o incosciente. 
Sicuramente però, il fatto che egli veda continuamente anche dopo, sulla superficie del lago, il cigno morto con la gola squarciata, cosa che non esiste nella realtà, rivela una stato schizofrenico, stati allucinatori, dissociazioni dalla realtà; ma rivela anche che in quell’essere, con gli occhi profondi e neri, c’è comunque la coscienza che risale in quell’anima perturbata, il rimorso che il male che è (era )in lui lo abbia portato ad uccidere delle persone innocue: il cigno, simbolo di purezza e di innocuità, per lui è un ricordo ossessivo, in un’opera fortemente simbolica come questa, in quanto rimanda, nella mente perturbata dell’assassino a Martha, sempre vestita di bianco, il cui vestito “appariva inamidato”.

C’è per me anche un altro indizio che Carr inserisce nel racconto, un indizio psicologico: l’ometto è vestito di nero ma ha un cappello bianco. 

A parer mio si tratta di un altro indizio della doppiezza psicologica di colui che l’indossa: male e bene, coscienza e incoscienza.

Per certi versi è l’opera che più avvicina Carr al suo più famoso erede, contemporaneo a noi, Paul Halter, nei cui romanzi spesso si affaccia il tema della follia.

Il racconto è comunque indimenticabile anche per l’atmosfera che lo pervade, per la maestria insuperata, di riuscire a creare un pathos con poche pennellate. Prima Carr descrive i luoghi, idilliaci o quasi: la villa in una valletta tra le colline, il lago artificiale su cui si affaccia, il pergolato in un isolotto al centro del lago, le stormire delle fronde, i tappeti verdi ben curati. Poi introduce una nota che è più triste, come una modulazione armonica in minore che fa presagire che qualcosa di triste si stia addensando: “all’ultima luce del giorno”.

 Il crepuscolo, in cui il sole muore, e arriva il buio. In quel momento quando “il crepuscolo stava già cedendo il posto all’oscurità…due uomini apparvero sulla cresta dell’altura. Uno era alto e snello. L’altro, che portava un cappello a tesa larga, era alto e corpulento, e sembrava ancora più massiccio controluce per il mantello che gli svolazzava dietro le spalle” la storia comincia ad incalzare. 
Innanzitutto vedono un ometto. Poi egli parla di un cigno morto che non esiste. Poi narra una storia, e mentre parla il tramonto cede il posto all’oscurità: tre uomini seduti ad una panchina di ferro, e due che sentono l’altro narrare una storia di delitti e follia. E man mano che il racconto cupo si snoda fino alla sua fine, l’oscurità si sostituisce al chiarore del tramonto, e l’epilogo avviene nella quasi oscurità, rischiarata dalla luce di un fiammifero: come è attestato dalla fine della storia, in cui viene riportato che “il fiammifero si piegò e si spense”.

Il finale è indimenticabile perchè termina non con un’esplosione, ma una implosione, che dona un’accento fortemente melanconico alla storia: “Poi..si alzò dalla sedia. L’ultima cosa che videro di lui fu il cappello bianco di tela, che si allontanava attraverso il prato e sotto gli alberi”. Che già era stato annunciato con un altro: “Questo delitto era incredibile, intendo dire incredibile non solo per le circostanze materiali, ma anche perché la vittima era Martha…morta durante una vacanza”.


Madness and crime in detective stories: The Wrong Problem by John Dickson Carr. Review by Piero De Palma.

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The Wrong Problem, at the production of short stories by John Dickson Carr, is one of his peaks: it was written in 1936. From it Carr drew the subject for a radio play,"The Devil in the Summer House", which aired in wartime, to the BBC, 14 October 1940, in an episode of an hour; after, the radio drama was reduced to half an hour, and presented at the radio series "Suspense", but deprivated a character of Gideon Fell.
The place of the story is a summer house, at which takes place an impossible crime.
Both versions were later published as part of a collection of short stories by Carr, introduced by Ellery Queen: Dr.Fell, detective, and other stories (Mercury, New York, 1947). In addition to these two of his works, they were also: The proverbial murder, The locked room, The hangman will not wait, A guest in the house, Will you walk into my parlor ?, Strictly diplomatic.

Gideon Fell and the Chief Inspector of C.I.D. Hadley are walking, when they get near a lake which overlooks a villa, and in which, on a tiny island, there is a pergola of bamboo.


  

 Nearby is a little man dressed in black, his eyes slightly almond-shaped and a long white hair and a white cloth hat.
The little man, as soon as he sees them, asks if they see a swan on the water, a dead swan with its throat cut; but the two don’t see it. It’s the beginning of a story whom that man tells to two occasional guests, chanced in the properties whose owners are not present for a long time: the tragedy of a family formed by father Harvey Lessing, eye doctor and dentist, and his four children, of which three born from the first wife (died in 1899) and another acquired, already seventeen, with his second marriage in 1901, a family in which death was already facing twice before, with the death of two wives of the head of the family, yet.
 The elder half-brother was called Brownrigg and was dentist, as the father had the physique of an athlete, always smiling and fond of nuts; the second brother's name was Harvey Junior: he was dynamic, sociable, sympathetic; the third son's name was Joseph, and he worked as a technician in optics in a large jewelry; finally, the fourth was a girl named Martha. Joseph and Martha were the same age and feelings in common, even though she was in love with such a Sommers of which Joseph was confidant, who was finishing his military service.
The fact is that after all that family was happy. But on August 15 of a certain summer, something happened that changed the atmosphere and harmony of the children: while the old Lessing, using a canoe, after lunch he went to make the nap under the pergola on the small island, someone killed him, violating the space of water without anyone seeing him, despite the surface of the water had remained flat, without anything or anyone plowed the waters: in the ear pointed a stuck object that pierced the inner membrane of the ear , piercing the brain and determining death.

The only two to suspicion were Joseph and brother Junior, while Brownrigg he claimed had been alone in the dining room and Martha had gone with a friend. Also the gardener swore that no one had pluwed the waters of the lake direct  to islet. Junior knew steering a boat, and Joseph knew how to swim, but it seems that none of them could have been. The fact is that strangely was blamed one between the two, who exculpated and not to be accused by others, blackmailed them with the only weapon with which he could keep them under control: their mother had died mad, so ... Besides that came to know this, the family would fall into disrepute and the career of the dentist would be cut short.
The days passed tired, in a sort of non-aggression, in an apparent calm until occurred the second impossible murder: Martha, was in his room, apathetic, straight out of an illness, when, at the same time the arrival of the lawyer's family suddenly she went up in the tower that overlooked the house, such as being chased by someone or something invisible and locked herself in there: it was a square room, with no furniture, used to see in the distance, given its highest position of other windows in the house whose only openings were the barred window and the door. The maid runs after her, but remained outside. As soon as she entered the room, they heard a cry and creepy, entered the room, they found the girl dead, with an eye pierced by something that was not found that had reached the brain: a death similar but not the same as another. No murderer in the room, no chance for he to pass through the door, because it was guarded outside by the maid.
One of the three brothers was formally accused about the double murder and to save himself and to force the brothers to swear falsely, that the killer’s mother was crazy and not theirs: so he avoided the hanging.
After  this telling, the little man, one of the brothers Lessing vows not know who has been to make the double murder. So?
Analyzing the clues, Fell will discover the truth and will  give a name to the murderer. He is ....

The title of the story does not refer to a wrong deduction, but to a question that it is justified only in the sick mind of the killer: why is it possible that a mother crazy procreates healthy children and a healthy mother procreates a crazy son? That is why did he committ the double murder? Fell will explain the genius of the solutions adopted so that the crimes happen apparently by the hands of an unknown person and in seemingly impossible conditions. But also why was swan killed cutting its throat? In fact after the death of Martha, both Junior and  Joseph while they are walking on the shore of the lake, in the back of the islet, they note among some rushes ashore a swan with its throat cut by something sharp, as if someone or something  wanted to kill even the swan.
The story, which is one of the most famous by Carr, in the case of the second murder is derived from another previous story, Terror’s Dark Tower, that is of 1935.
It is memorable by the atmosphere that pervades it, and it is affected, as other works of the same period, by a certain underlying melancholy, which approaches to other works such for example to She Died a Lady. We note also the hint at a certain inevitability of evil (which is not noticed in other carrian works), to the underlying causes of evil and for which even those who commit it can steal his fate: as if to say that also the ' murderer is the puppet in a game that is much bigger than him.

However many hints, I think, convince Fell about the madness of killer, who: is not really aware of what he did; he can not even explain because he committed the two murders (the first for economic reasons perhaps: the will), the second for reasons of betrayed love (jealousy and rage). I think, however, that the first murder can also be configured as a revenge, because his son had seen anything confusing in the conduct of his stepfather at the death of his mother, perished in the tower room: he would not say that  in fact she was dead "..in a special situation"
The fact that the little man swears, first, he’s not the murderer and then he reiterates this statement, when Gideon Fell already has accused him about it and also explained how he killed without others could see him commit the murders, and then soon after he admits to be the murderer, also demonstrates a duplicitous soul and mind, a split personality in two entities completely opposite, one innocent and one culprit, one conscious and the other unconscious, by the way of Mr. Hyde.
What he says in the last page of short stort is symptomatic of this state of alienated mind: "You do not understand. I never wanted to know who killed Dr. Lessing or poor Martha”. The speaker is the unconscious part of the murderer, who does not know (but supposes) if other his half killed or not. Then, a few lines later, the same character, his conscious part, will say: "..But that is not the point. That is not the problem. Their mother was mad, but they were harmless. I killed Dr. Lessing. I killed Martha. Yes I am quite sane. Why did I do it, all those years ago? Why? Is there no rational pattern in the scheme of things and no answer to the bedeviled of the earth? ". In other words one character but split into two characters, a personality split in two, one conscious and one unconscious.
Basically what you get is the dubt also the reader has if the murderer, when he committed the murders, was conscious or unconscious. Surely, however, the fact that he sees constantly even after, on the surface of the lake, the dead swan with its throat cut, which does not exist in reality, reveals a schizophrenic state, hallucinations, dissociation from reality; but also it reveals that in that man, with deep and blacks eyes, there is still consciousness that goes in that disturbed soul, the remorse that evil that is (was) inside him, it has let him to kill harmless people : the swan, symbol of purity and safety, for him is a haunting memory, in a strongly symbolic work as this, because refers Martha, in the disturbed mind by the killer, always dressed in white.
In my opinion, there’s also another indication that Carr puts in the story, a psychological clue: the little man is dressed in black buthe wears a white hat. In my opinion this is another indication of the psychological duplicity of the wearer: good and evil, consciousness and unconsciousness.
In some ways it is the work that most approaches Carr to his most famous heir, contemporary with us, Paul Halter, in whose novels the theme of madness often overlooks.
The story is still memorable for the atmosphere that pervades it, for the unsurpassed mastery, to be able to create a pathos with a few strokes. Before Carr describes the idyllic places, or almost: the villa in a small  valley between the hills, the artificial lake overlooked, the summer house on a small artificial island in the middle of the lake, the rustling of leaves, the well trated green carpets. Then it introduces a note that is more sad, like a harmonic modulation in minor  that portends something sad that you are gathering, "the last light showed that all the windows of the house..”: the dusk, during which the sun dies, and it gets the dark. In that moment “dusk had almost become darkness when two men came down over the crest of hill. One was large and lean. The other, who wore a shovel hat, was large and immensely stout, and he loomed even more vast against the sky line by reason of the great dark cloak billowing out behind him”.  First they see a small man. Then he speaks about a dead swan that does not exist. Then he tells a story, and while he is talking, the sunset gives way to darkness: three men are sitting in an iron bench, and two feel the other to tell a story of murders and madness. And as the dark story winds until its end, the light of sunset is replaced by darkness,  and the epilogue takes place almost in the darkness, illuminated by the light of a match: as attested by the end of the story, in which it was reported that "the match curled to a red ember, winked and went out”.
The final is unforgettable, because it ends not with a bang but with an implosion, which gives a strong melancholy emphasis to history: “Then….got up from the chair. The last they saw of him was his white hat bobbing and flickering across the lawn under the blowing tree” . Yet, it had been announced with another emphasis: “This murder was incredible. I don’t mean merely that it was incredible with regard to its physical circumstances, but also that there was Martha dead-on a holiday”.



La voce a te dovuta . Poesia di Pedro Salinas

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Sì, al di là della gente



ti cerco.



Non nel tuo nome, se lo dicono,



non nella tua immagine, se la dipingono.



Al di là, più in là, più oltre.







Al di là di te ti cerco



Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,



nella tua anima nemmeno.



Di là, più oltre.







Al di là, ancora, più oltre



di me ti cerco. Non sei



ciò che io sento di te.



Non sei



ciò che mi sta palpitando



con sangue mio nelle vene,



e non è me.



Al di là, più oltre ti cerco.







E per trovarti, cessare



di vivere in te, e in me,



e negli altri.



Vivere ormai di là da tutto,



sull'altra sponda di tutto



- per trovarti -



come fosse morire.