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Federica Pellegrini : il successo e la Resilienza. A cura di Guglielmo Campione.

                                     ( Foto di OK SALUTE)





Stamane ho letto la bella , seppur breve intervista di Gaia Piccardi del Corriere della Sera del 8.8.2015 alla collega psicoanalista e psicologa dello sport Marcella Marcone a riguardo dei recenti successi ai mondiali di nuoto di Federica Pellegrini .

Si parla fra le varie cose, di talento di nascita , di allenamento per fare in modo che esso si mostri e permetta il raggiungimento di successi, dell'importanza della mente .

E' proprio questo l'aspetto che piu mi ha interessato , soprattutto la considerazione che meritoriamente Marcella Marcone fa del ruolo della mente inconscia nel raggiungimento delle peak performance e del successo.

E' raro infatti sentir parlare. oggi, di inconscio nello sport.

Marcone dice che lo sport è un bel gioco che i campioni continuano a fare traendone piacere come da bambini, seppure, aggiungo io, con una modalità adulta in cui alla spontaneità e alla creatività del gioco infantile si sostituisce un lavoro del "Io" di analisi della realtà in termini d aggressività -competitività, conoscenza dei limiti e dei punti di forza dell'avversario, conoscenza dei limiti e dei punti di forza propri, strategie e tattiche al loro servizio eccetera.

Freud è stato fra i primi a studiare la paura del successo, scrivendo un famoso saggio dal titolo " Coloro che soccombono al successo" , in "Alcuni tipi di carattere tratti dal lavoro psicoanalitico" del 1916.
Perché, talvolta , si chiede Freud, un uomo al vertice del successo improvvisamente crolla? Quali fantasmi turbano al punto da far abbandonare l’impresa : per far questo si avventura nell’indagine dell’anima di due grandi protagonisti di questo enigma Macbeth di Shakespeare e Rebecca di Ibsen . Dopo aver conquistato il trono Macbeth si scava la fossa pensando di potervi seppellire gli spettri che l’assediano, e Rebekka del dramma di Ibsen pensa di poter spacciare l’odio per amore.
Alcune persone vanno in crisi proprio dopo aver raggiunto il successo ,come se non fossero capaci di sostenere la felicità e vanno incontro a comportamenti autodistruttivi: in realtà il problema pare rappresentato dal fatto che ci si trova all’improvviso a dover cambiare l’immagine interna di se stessi, che è di una persona non di successo e immeritevole,con un’altra nuova di vincente e felice..
Freud pensava ci fosse un inconscio bisogno di fallire che deriva dalla competizione irrisolta tra padre e figlio , il bambino ha paura di esprimere odio nei confronti del padre per paura che a causa del suo desiderio davvero egli possa morire. Il bambino reprime la rabbia ed essa si trasforma in senso di colpa che rimane nel nostro inconscio per sempre.


Federica sembra essere stata una bambina molto desiderata , e l'oro nel giorno del suo compleanno sembra coronare , secondo Marcone, insieme all'attuale stabilità amorosa , quell'amore primario .


Si tratterebbe d' una profezia luminosa : sarai amata e attesa e a costo di grande impegno e sacrificio personale saprai rifondere questo amore donando gioia agli altri attraverso le vittorie che uniscono un popolo nell'identificazione piu alta , quella di essere Nazione.


Una bella favola moderna .

Federica non è stata solo una bambina molto amata ma pare anche, a mio parere, una persona a cui è stato insegnato a credere in sè a discapito delle avversità: le basi affettive della resilienza ! Questo presuppone certo una conoscenza che non abbiamo della sua educazione e che qui invece, sia chiaro, valutiamo in termini ipotetici per quanto, parrebbe, verosimili.

Ho visto l'intervista relativa alla medaglia d'argento nei 200 ,in cui Federica si mostrava felice ma subito dopo prorompeva in un pianto : nonostante l'oro , le dicevano di partecipare ai 200 così , tanto per, anche se le altre erano piu forti.

Federica, come bambina amata e confermata "ontologicamente" da questo amore, non ha sopportato queste previsioni al ribasso e ha vinto l'argento , facendolo poi vincere alla staffetta qualche giorno dopo, mostrando e utilizzando come surplus psico fisico proprio questa voglia di far vincere l'amore di sè e la stima in sè e battere quelle voci ( dice Federica piangendo, non è stato facile vincere all'ultimo mondiale e non sentire queste voci di disistima , questi rumori che ti rimbombavano nella testa).

Come dice Marcone, chi lavora nella psicologia dello sport, sa che la testa controlla il corpo e ciò che sfugge al controllo riguarda il rapporto con la mente inconscia , fra cui , aggiungo io, le esperienze affettive o disaffettive originarie di stima- conferma e disistima- disconferma.

Non sempre , però nello sport si tiene in dovuto conto questo e si punta tutto e solo sull'allenamento fisico.

Come insegna la Psicologia della Resilienza , la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, è influenzata da fattori istintivi infantili ( egocentrismo e onnipotenza) affettivi (maturazione affettiva, senso dei valori, senso di e delle relazioni) e cognitivi ( capacità intellettive ,simboliche e razionali).

La persona "resiliente" ha avuto un buono sviluppo psicoaffettivo e psicocognitivo , una serie di buone esperienze di vita, dispone di capacità mentali valide, per cui sa valutare non solo i benefici e gli eventi positivi , ma anche gli ostacoli emotivi-affettivi nel rapporto con gli altri.

Ricordiamo che Federica nel 2009 aveva saputo superare un importantissimo lutto nella perdita del suo allenatore Alberto Castagnetti che la considerava la sua quarta figlia.

Anche il dolore per la scomparsa di Camille Muffat che le aveva sottratto l'oro ai giochi di Londra battendola in finale , testimonia un grande lavoro di sensibilità e di elaborazione del lutto se consideriamo il vulnus che l'identificazione con la morte di una coetanea puo comportare per i propri equilibri personali, in questo caso ulteriormente complicato dalla fisiologica aggressività che puo nascere nei confronti d'un avversario che battendoti ti ha posto dinanzi alla necessità di elaborare una sconfitta .

In passato Federica aveva sofferto di problemi respiratori da broncospasmo scatenato da allergia a muffe presenti in acqua , che avevano innestato una reazione di ansia preoccupante.


Diceva Federica in un intervista a Nicole Cavazzuti per OK salute:

" Nel dicembre 2008 agli Assoluti Invernali di Genova, quando durante gli 800 stile libero ho smesso di nuotare. dopo appena 300 metri avevo dovuto abbandonare la gara perché non riuscivo più a respirare. In acqua avevo tentato inutilmente di rallentare il ritmo: in assenza di ossigeno, ero bloccata dalla sensazione di annegare. Da allora ogni giorno prendo il Broncovaleas, due spruzzate mezz’ora prima dell’allenamento. E il problema fisiologico è scomparso.

Purtroppo, però, dal punto di vista psicologico la situazione è peggiorata. Dopo quella gara, l’ansia è diventata il mio guaio più grave: temevo di rivivere le sensazioni provate in quella terribile performance, anche se razionalmente sapevo che non sarebbe potuto riaccadere. Continuavo a rimuginare: «non ce la faccio, non ce la faccio!», e mi si chiudeva la gola. Quando l’ansia toccava l’apice, non riuscivo nemmeno a entrare in acqua: arrivavo ai blocchi di partenza e correvo via.

Sono andata avanti così per alcuni mesi: per esempio, ai Primaverili di Nuoto a Riccione ho dovuto rinunciare alla mia batteria dei 400 metri stile libero. Nel mentre, oltretutto, si avvicinavano i Mondiali di Roma 2009, una tappa importante nella mia carriera. Avrei dovuto partecipare ai 400 metri stile libero, gara difficile per me a livello mentale, e per giunta con l’obiettivo della medaglia d’oro.

Dovevo per forza trovare una soluzione! Il mio mental coach, vista l’urgenza del recupero, mi ha suggerito un doppio supporto: analisi in studio un paio di volte alla settimana e simulazioni di gara in allenamento, con tanto di costume lungo. All’inizio mi fermavo prima del traguardo, vittima dell’ansia. Poi, piano piano, ho cominciato a prendere confidenza con il problema e a padroneggiare gli strumenti per fronteggiarlo, ovvero l’immaginazione e la concentrazione. Il trucco consiste nel convincersi che la paura è solo una questione di testa e che fisicamente, invece, vada tutto bene.

Lo ammetto: non è stato un percorso facile, ma alla fine sono riuscita a controllare l’ansia. L’oro nei 400 metri stile libero, e il record mondiale a Roma nonché il record del mondo ha segnato una svolta nel mio approccio all’ansia, anche se ovviamente il problema non è scomparso del tutto.Da allora, però, è cambiato il mio modo di viverlo: con il passare del tempo, ho imparato a sconfiggere le crisi attraverso la concentrazione. Dopo le Olimpiadi di Londra del 2012, nonostante i pessimi risultati ottenuti, ho smesso di frequentare il mio mental coach, ormai pronta ad affrontare da sola un nuovo ciclo. Oggi sono più serena e più sicura di me: se dovesse riproporsi il problema, saprei arginarlo usando la testa. Stranamente, tra l’altro, mi è capitato di soffrire d’ansia soltanto nelle gare minori, dove non ricevo particolari pressioni esterne.Dalla mia esperienza ho imparato che le persone che soffrono d’ansia hanno bisogno di sostegno. Se capita a voi non vergognatevi, quindi, di chiedere aiuto! È inutile cercare di superare questo tipo di problema da soli: si perdono molte energie e senza ottenere un risultato tangibile. Per riuscire a vincere l’ansia è indispensabile ricorrere a un professionista, tenendo ben presente che i tempi di recupero non sono immediati e non sono uguali per tutti. Si tratta sempre di un percorso lungo, variabile a seconda della gravità del problema."




E' quello che dice Oscar Chapital Colchado (2011) : l'individuo resiliente è capace di generare dentro di sè dei fattori interni fisici e psicologici tali da permettergli di resistere nelle avversità e rilanciarsi e cosi facendo produce un risultato che non è solo individuale ma , essendo d'esempio per la collettività, morale .




Federica , oltre a essere una grande Campionessa è un bellissimo esempio di Resilienza nello sport e nella vita : immersa ( metaforicamente e non verrebbe da dire ) in circostanze avverse, è riuscita , a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e a raggiungere mete importanti diventando un esempio luminoso, in un'epoca cosi oscura , di esempio morale .






















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