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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

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MARION MILNER di Guglielmo Campione

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CREATIVITA E TRASCENDENZA NELL’OPERA DI MARION MILNER


Relazione tenuta al Covegno "  Le arti, la mente, lo spazio,la cura", Rozzano ,Milano,17 settembre 2010




 "L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è".
 Paul Klee


"Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non desidero siano accademicamente corrette, digli che voglio dire: se si fotografa uno zappatore indubbiamente allora non starebbe zappando .
E digli che la cosa che più desidero è di far proprio quelle manchevolezze, quelle alterazioni e varianti della realtà di modo che divengano, sì, diciamo pure falsità ma più vere della verità letterale".

Van Gogh ( da una lettera al fratello Theo).


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Devo alla Psicoanalista Luisa Citterio la conoscenza di Marion Milner.
Marion Milner (1900- 1998 ) è stata una psicoanalista inglese.,londinese , scrittrice e pittrice che visse per quasi tutto il XX secolo.
Milner  ha affrontato il tema della creatività psichica, parallela a quella pittorica, esprimendo una inesauribile energia di vivere, lavorare, scrivere e dipingere.
Diversamente da Winnicott suo amico e contemporaneo , l’opera di Milner deve essere ancora meglio conosciuta e diffusa.

All’età di 17 anni Milner lasciò la scuola e ottenne un ruolo da insegnante di lettura ad un bambino. Quest’esperienza fu molto importante per lei per capire come gli individui scoprono la capacità di concentrarsi.
Successivamente si laureò in psicologia e fisiologia a Londra e lavorò appena laureata come testista nella psicologia del lavoro.
Solo due anni dopo già scriveva il suo primo libro  “Una vita  propria “ (sotto lo pseudonimo di Joanna Field).
Il secondo libro fu “Un esperimento in libertà“ , un lavoro in cui investiga il sistema educativo femminile ed in  cui già inizia a investigare i processi inconsci della sua mente .
Il terzo libro fu “I problemi umani nella scuola “
Nel 1939 scoppio la guerra e Milner ebbe una riconferma dell’incarico scolastico . In questo periodo scrisse il suo 4° libro”Sul non essere capaci di dipingere. Questo lavoro investiga, sulla scorta delle sue prime idee, la relazione fra la creatività e il processo psicoanalitico.
Nel 1940 in analisi didattica conSylvia Payne  un analista che non seguiva né le teorie di Anna Freud né quelle di Melania Klein .  Si forma come psicoanalista infantile all'Istituto Psicoanalitico di Londra. In supervisione con Melanie Klein. Un'ulteriore analisi la intraprende con Winnicott e, poi, con Clifford Scott.
La sua carriera come psicoanalista  durò per 48 anni.
Sue Opere di psicoanalisi in senso stretto sono “La follia repressa delle persone sane” , “44 anni di esplorazione psicoanalitica”.

Milner riteneva che la ricerca sulla creatività potesse essere un possibile strumento per fare esperienza di ricerca spirituale e di trascendenza .
Come Winnicott, la sua opera guarda al simbolismo religioso dalla prospettiva della relazione madre bambino/a in un ottica transizionale.
Milner lavorò , infatti,anche sul ruolo dei processi inconsci nell’esperienza religiosa.
Per Milner sia la creatività che la trascendenza possono essere esperite attraverso l’interfacciarsi della mente  cosciente con l’inconscio.  
Milner non riteneva  però che trascendente fosse sinonimo di inconscio o che fossero la stessa cosa.
Milner  è soprattutto interessata a che gli individui integrino i due aspetti sia in senso spirituale che psicologico.
Questi temi si ritrovano, in Commenti alle illustrazioni del libro di Giobbe dipinte da William Blake.

,“Le mani del Dio vivente “una registrazione meticolosa di una sua analisi con uno schizofrenico  attraverso la produzione di suoi disegni  a sfondo religioso.
•“Alba dell’eternità” (1987) , ultima opera di Milner,un resoconto del suo viaggio spirituale e si incentra sulla sua esperienza come artista, psicoanalista e pellegrina della spiritualità .


Tutta l’opera della Milner segue e descrive il proprio faticoso ma interessantissimo processo di scoperta di come la creatività possa liberarsi da tutto il complesso inconscio che la teneva frenata e che interferiva con la sua libertà.
la potenzialita creativa di ogni persona
la milner non è interessata a scoprire cosa muove il genio creatore di un artista.
indaga la potenzialità terapeutica della creatività di ogni persona, che anche senza capacità tecniche, ha voglia di esprimere il piacere dell’occhio e della mano, spinto da un impulso espressivo.
per milner la creatività psichica è una funzione  indispensabile alla nostra vita profonda:
tanto l’adulto quanto il bambino hanno bisogno di coltivare e praticare l’uso della fantasticheria, del sogno ad occhi aperti e dell’immaginazione, fino ad immedesimarsi, mescolando fantasia e realtà.

La creativita e le sue radici  infantili
                      
Il bambino in tenera età sviluppa spontaneamente la creatività per raggiungere un equilibrio psichico:
egli ha necessità di poter indulgere, senza pericolo, alle fantasticherie e di permettersi di con-fondere senza danno l’io e il non-io.  
       
Già Anna Freud indicava i punti in comune fra le due esperienze, psicoanalitica e creativa:
1) necessitano di condizioni di sicurezza sia interiore sia ambientale che permettano anche di perdere l’autocontrollo razionale e cosciente; se non avviene questo, il bambino si aggrappa fin da subito al pensiero ordinatore razionale.
2) permettono di tuffarsi momentaneamente nel caos e nell’indifferenziato (ciò genera inquietudine)
 anche la paura dell’ignoto genera simili processi di difesa e di resistenza: si teme ciò che verrà alla luce, si mal sopporta l’incertezza di ciò che sarà;
persino le interpretazioni affrettate, che non seguano il processo di assimilazione del nuovo emergente, possono lavorare in entrambi gli àmbiti come freno per ulteriori scoperte

Le fantasie sono liberatrici, dice la Milner, e anche l’adulto dovrebbe riservarsi degli spazi in cui poter sognare: un percorso analitico, l’attività onirica, i sogni diurni, la creatività in ogni forma.
l’arte che tutti gli uomini, e non solo l’artista, possono raggiungere, sia realizzandola sia guardandola o ascoltandola, permette  appunto di confondere momentaneamente l’io e non-io e di toccare il mondo inconscio senza danno.

Riemersione del dimenticato e creazione del mai esistito

La creazione artistica contribuisce, ad un primo livello, ad esprimere le istanze psichiche nascoste, dimenticate e perdute.
ad un secondo e più importante livello, a creare ciò che non è mai esistito, usando una capacità di percezione che si acquisisce ex-novo.
artisti e pazienti
la differenza tra il creatore di immagini-artista e il creatore di immagini-paziente è che quest’ultimo può essere interessato a divenire cosciente delle proprie dinamiche psichiche intime e di ciò che muove i suoi dipinti artistici, al fine di trasportare nel mondo quotidiano e nei suoi rapporti umani le nuove forze, scoperte attraverso la creatività;
l’artista invece non è detto che abbia tale interesse diretto: per lui  il godimento puo essere anche solo connesso all’offerta delle sue creazioni agli occhi del mondo.
resistenze all’inconscio e resistenze  agli strumenti  e materiali artistici
pazienti e artisti condividono per milner le resistenze che ogni soggetto  incontra nel prendere contatto con il proprio mondo interiore.
transfert con il terapeuta e transfert col materiale .
la differenza tra i due  è che l’analizzato userà come forma espressiva la parola, l’artista userà la pittura, la musica o il movimento quali espressioni delle emozioni e delle immagini sottostanti,.
entrambi avranno un problema transferale: l’uno col proprio analista,
l’altro con la carta e i colori, o lo strumento, o il proprio corpo.
la mente e le mani
la mente si esprime attraverso le mani.
man mano che ella prende coscienza di certi contenuti inconsci, anche le mani riproducono questo cambiamento, portando nuove forme e anche nuovi contenuti.

Gli oggetti

I disegni non possono riprodurre la realtà, ma ne possono cogliere gli aspetti che colpiscono i propri occhi e la propria psiche
illuminare gli oggetti con la propria visione interna
guardare gli oggetti coi propri occhi significa illuminarli della nostra immaginazione (ciò accade anche nella vita quotidiana):
è necessario unire e organizzare le parziali percezioni delle cose attraverso un atto immaginativo, ma poi bisogna anche dare un anima alle cose che si vogliono disegnare.
la milner scopre che guardare gli oggetti semplicemente dentro i loro contorni impedisce di arrivare all’essenza ‘vitale dell’oggetto, alla sua vivente realtà.
 il lavoro di passare dalla riproduzione all’essenza degli oggetti, rappresenta una lunga scoperta e acquisizione che la milner opera coscientemente, appoggiata dal lavoro analitico, e che la porta ad affermare quanto già prima si diceva:
si crea qualcosa che finora non c’era, si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
il gesto creativo riflette la dimensione non descrittiva ma originale ed emotiva.
 lo sguardo obliquo  all’oggetto  e il sentirsi nell’oggetto.
la milner suggerisce, per raggiungere una percezione soggettiva degli oggetti tale da poter dare loro quella vita essenziale, di guardare gli oggetti non esternamente, ma quasi di obliquo;
per poterli sentire dentro nel profondo: bisogna diventare noi stessi l’oggetto per coglierne le intricate radici profonde, e risalire da esso avvolti da colore e luce.
in questo processo di entrare nell’oggetto, il disegnatore raggiunge parallelamente le proprie

profondità, e alimenta l’oggetto delle proprie emozioni profonde .

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Milner dice :  
“Essenziale era il calore, la luminosità e la delizia che scaturivano dall’interno; e questi esistevano, si sviluppavano e si trasformavano per forza propria, come conseguenza delle relazioni tra il nostro io e le cose osservate;  
 “Essenziale era che ogni segno fatto da me sulla carta fosse mio personale, nascesse dalla mia irripetibile struttura ed esperienza psico-fisiche, e non rappresentasse soltanto una copia meccanica di un modello, sia pure eseguita con grande abilità

la trasfigurazione del mondo

se si riuscisse a guardare il mondo sentendolo soggettivamente e intensamente, esso si trasfigurerebbe da reale e utile ad essenziale e vitale.
 infatti il mondo esterno si trasfigura perché acquisisce qualcosa del nostro mondo interno, un sogno, un desiderio, una memoria del passato, accumulati nel proprio intimo e rimodellati al momento in un impulso o desiderio di dare a quell’oggetto un’anima sua propria.
milner parla di illusione:
si tratta di momenti passeggeri in cui i confini tra mondo interno ed esterno vengono annullati, e il soggetto può concedersi di non stabilire delle delimitazioni tra io e non-io.



“Pare dunque che qui entri chiaramente il processo di proiezione: le nostre emozioni positive e anche negative vanno a nutrire e colorare il mondo esterno, appoggiandosi e prolungandosi all’esterno di noi:
 non soltanto i nostri Dei potevano prendere dimora in santuari posti nel mondo esterno, ma anche i nostri demoni “  (M.Milner)

Identificazione, proiezione, empatia sono termini usabili per il processo creativo, ma sono anche termini per rappresentare  la realtà  psichica .
dunque la creatività e’ un’attività che coinvolge la psiche profonda, e pertanto può essere utilizzata per conoscere la propria psiche e anche per curarla.

Dare vita alla morta materia

L’artista come l’analizzato possono sentirsi vivi proprio facendo l’esperienza di sviluppare le proprie forze creative  .
L’opera d’arte è perciò anche un simbolo affettivo.
L’artista  usa la propria vitalità per dar vita alla morta materia  che poi acquisterà vita propria in ogni sua piccola parte;
L’artista rende il mondo esterno significativo e realmente diverso e specifico attraverso L’individuazione di una forma che lo rappresenti.

Contemporaneamente anche l’artista che porta il suo mondo psichico all’esterno, dentro la forma del non-io, diventa conoscibile, mentre il paziente diventa + trattabile dal punto di vista terapeutico.


Milner e la Trascendenza.

La trascendenza non è possibile a meno che ci sia piena conoscenza della propria umanità e ciò può avvenire grazie al lavoro di integrazione di tutti gli aspetti scissi di sé.
Analizzando il lavoro di William Blake sulla storia biblica di Giobbe , Milner  fa delle osservazioni molto interessanti al confine fra spiritualità , psicoanalisi ,uso del pensiero e creatività.
Il Libro di GIOBBE inizia con una rappresentazione del mondo arabo, in cui il sultano si incontra con i propri dignitari, figli dello stesso sultano.
Nella trasposizione religiosa il sultano è la metafora di Dio e i suoi figli sono gli angeli.
Nel corso della riunione appare Satana che viene a dialogare con il sultano-Dio come se fosse uno dei dignitari, un evento in chiara contraddizione con la tradizione biblica della cultura sacerdotale: Satana non può confrontarsi con Dio e addirittura sfidarlo ad una scommessa.
Nel libro di Giobbe invece Satana contraddice e si contrappone a Dio che crede e sa che Giobbe è un uomo integerrimo che continuerà ad aver fede in lui anche se privato dei suoi averi, al punto che da ricco com'è diverrà povero, o colpito nella sua stessa integrità fisica.
Anzi Dio che ha il potere su tutte le cose in quanto da lui create addirittura metterà Giobbe nelle mani di Satana con l'unico obbligo di non ucciderlo
Giobbe quindi viene colpito senza sapere il perché delle sue sofferenze.
Gli amici Elifaz, Bildad, e Zofar che lo vanno a trovare lo rimproverano perché GIOBBE ha accusato Dio e cercano di spiegare il suo dolore affermando che la colpa è stata commessa dai suoi genitori, ed egli quindi sconta la pena per loro (Giobbe 2,11-13): questo però significa ammettere che Dio è ingiusto, in quanto sta punendo un innocente.
Ma né gli amici né Giobbe riescono a risolvere umanamente il problema del giusto che soffre.
Secondo Milner  il peccato di Giobbe è di coltivare una logica razionale pensante unidimensionale, maschile superegoica e persecutoria .
Giobbe ignora l’inconscio,la sua parte femminile. .
Nelle immagini di Blake si vede Giobbe terrorizzato dall’immagine del Cristo.
Milner dice che questo accade perché ogni qualvolta la logica razionale incontra la profondità creativa dell’inconscio si prova paura ma questa paura non va evitata a tutti i costi.
I dubbi di Giobbe sono i nostri dubbi sulle altre nostre modalità e possibilità di pensiero (creativo) diverso da quello razionale.
Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.

Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.
Cristo parla di contatto con gli aspetti mentali profondi non scissi .
Gesù appare a Giobbe solo quando scopre l’inconscio.
Quando si scopre come fermare la visione del mondo finalistica tesa cioè al raggiungimento di uno scopo che assistiamo al miracolo della trasfigurazione del mondo.
Cristo ha il potere di aprire alla creatività in un modo che l’adesione alla sola legge morale non può ottenere.
Cristo è l’immaginazione che permette di essere consapevoli del mondo in un modo diverso , trascendente e mistico.
Milner sperimentò personalmente una pratica personale di attenzione contemplativa non focalizzata ma diffusa come tecnica  di concentrazione  meditativa. 

Affermava che questo stato conduce ad uno stato di Beatitudine cosmica, come Freud la definì.

 La creatività e questo stato di beatitudine cosmica – dice la Milner – sono noti soprattutto ai bambini.

Giobbe è colpevole per 3 motivi ,secondo Milner :

•non riconosce rabbia interna e distruttività
•non si guarda dentro e riconosce l’inconscio
•non accetta la femminilità dentro di sé.

Giobbe crede invece solo nella legge e nella vita conscia e razionale e per questo è ritenuto un patriarca e un uomo di potere.
Solo quando l’onnipotenza dell’intelletto e della legge si arresta e il vortice distruttivo che tutto annichilisce non è + negato egli puo convogliare la sua energia a scopi creativi. Il padre /dio interno di Giobbe è distruttivo.

Il Corpo


Milner ha avuto una grandissima attenzione al corpo .

Dice  che c’è un Sé guida nella vita di ognuno ( ma sarebbe insolente chiamarlo Dio).
Esso è legato al corpo e si contatta volgendo l’attenzione al corpo .Questo sé al risveglio dopo aver vagato in ogni tipo di cose nel sogno deve ridiscendere nel copro .
Un buon modo di farlo è la pratica auto ipnotica di consapevolezza corporea al risveglio che fa in modo  da risvegliare ogni cellula.
Milner compie uno sforzo titanico di cercare di sviluppare un metodo per affrontare l’ineffabile , catturando con le parole limitare i punti piu alti dell’esperienza quotidiana.
Fermando il chiacchiericcio interno e cancellando le immagini si fa un silenzio interno che è l’accettazione del vuoto (centrale nella meditazione buddista).
Una coscienza piu vasta e una autoconsapevolezza piu potente.
L’esperienza del vuoto è fondamentale per la creatività e per l’emergere di quella che Milner chiama Answering activity. A.A.

Ci si arriva attraverso la preghiera, la meditazione,l’allenamento al vuoto interno e alla focalizzazione sul corpo.
Milner dice che  la preghiera – molto piu vicina alla meditazione in questo senso- è un immergersi nel inconscio creativo  attraverso una concentrazione sul corpo.
Pregare è tenere in mente  l’immagine di una persona tacendo.
"La preghiera ecclesiatica non è un buon modo per me per dare una risposta allo stato di cattività nelle proprie preoccupazioni egocentriche ".
Per me pregare è come tenere aperta la nostra botola interna onde far espandere lo spirito . (M. Milner)
La preghiera è un attenzione al corpo da cui emerge l’inconscio creativo o attraverso cui è contattato.
Milner si lamenta di non trovarlo a volte  e di sentirsi sola nel proprio io.
E non lo si trova quando ci si preoccupa solo di rispettare la legge e le regole , la razionalità inconscia cercando di stare solo nella realtà del concreto.
Questa è la colpa per Milner.
Dice Milner che fa molta paura cadere nelle mani del Dio vivente ma è molto più brutto non essere nelle sue mani.
I modi della consapevolezza inconsci sono più vicini al “femminino simbolico” opposti al “maschile simbolico” della legge , delle scrittura, e della interpretazione letterale della realtà.
Milner dice che tutti i suoi pazienti sembrano muoversi verso un faccia a faccia interiore  con” l’Altro” che è in ognuno di loro e che è tuttavia anche loro stessi.
La forza trainante o voce interna che guida a questo interfacciarsi con la propria scissione puo essere definita integrazione inconscia degli aspetti egoici oppure forza primaria indifferenziata io-es.
Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .

Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .
(“Le mani del dio Vivente” analisi di Susan(23-41anni) paz schizofrenica durata 18 anni ).
E’ al di là dai limiti di comprensione della psicologia e delle intenzioni della Milner verificare che le esperienze di Susan nelle “Mani del Dio vivente “, di Blake nel commentario scritto e pittorico sulla storia di Giobbe e di Milner stessa  nell’esperienza dell’answer activity in “Eternity sunrise” , siano state trascendenti.
Ci sono tuttavia degli interessanti parallelismi tra la teologia e le intuizioni della Milner sulla comprensione del processo creativo.
La creatività artistica è per M. un processo di costruzione di simboli utili a sentire e a sentirsi.
Mentre la religione crea simboli per comprendere Dio  l’arte crea simboli per sentire la realtà e per sentire di essere vivi.
I simboli divini vengono comunque sentiti con una componente affettiva.
L’arte, come la religione, si muovono nell’ambito illusorio facilitando l’accettazione sia dell’illusione che della disillusione
Milner dice: “Ciò che i concetti sono per la logica del pensiero cosciente e gli oggetti interni per la vita inconscia degli istinti e delle fantasie così è l’arte per la vita cosciente delle sensazioni : senza di esse la vita sarebbe solo vissuta ciecamente e dura da sopportare.”
Anche i teologi affermano che senza un’ idea divina gli individui vivrebbero ciecamente senza uno scopo significativo nella vita.
Teologicamente si tratta del paradosso di vivere in questo mondo ma non essere di questo mondo ,vivendo con un sé ma senza ego.
Similarmente per Milner il paradosso della creatività è abbattere le barriere fra sé e gli altri e contemporaneamente  mantenerle.
Motivo per cui il processo creativo è in fin dei conti per milner un processo spirituale.
La spiritualità di Milner è piu di tipo immanente , parla di un dio che è nel corpo e nella natura e s’ispira al sacro Femminino , alludendo a simboli femminili per indicare il divino.
Milner usa insegnamenti occidentali e orientali in tutto ciò ,trovando verità e tesori in entrambe.
La sua idea di Arte è quelle di un impresa  fondamentalmente spirituale che ha molto da dare alla comprensione religiosa dell’estetica.
L’idea di una spinta interna verso il trascendente originata nell’inconscio ma ottenibile solo attraverso l’integrazione fra coscienza e inconscio fornisce le basi per una spiegazione psicologica di importanti concetti teologici : la ricerca del trascendente è una caratteristica universale della natura umana .


La creativita e la psicoanalisi prima e dopo di M.Milner.

 •Freud

Freud cercò costantemente di esplorare i segreti della creatività con un atteggiamento ambivalente. Da una parte se ne interessò molto come testimoniano i suoi numerosi saggi su artisti (Michelangelo, Leonardo fra gli altri) :riconosce all'artista  la capacità di descrivere le leggi e le modalità di funzionamento dell'inconscio, che solo a costo di grandi sforzi egli riuscì ad individuare e formulare .
La primitiva concezione freudiana lega la creatività artistica al concetto di "sublimazione" delle mete pulsionali parziali.
In un saggio su “Il poeta e la fantasia” (1908) egli si domanda: “Da quali fonti che ispirino un vissuto nuovo [lo scrittore creativo] trae il suo materiale?”
Egli replica che uno scrittore creativo si comporta come un bambino che giocando crea un proprio mondo.
Afferma che “[il bambino] crea un mondo di fantasia che prende molto sul serio … [e] inventa con grande emozione.”
Freud prosegue dicendo: “quando le persone crescono, cessano di giocare [ed inoltre l’adulto] sa che non ci si aspetta che prosegua a giocare o a fantasticare a lungo.”
Oltre, nello stesso saggio, egli dichiara: “Possiamo postulare che una persona felice non fantastichi mai, solo una insoddisfatta.”
Questa attitudine, per certi versi critica, alla vita fantastica in età adulta sembra attraversare gli scritti di Freud, come se le fantasie (e perfino il piacere della contemplazione delle opere d’arte) rappresentassero una distrazione colpevole.

KLEIN, SEGAL, JAQUES

Hanna Segal, nel suo classico "Approccio psicoanalitico all'estetica" (1952), individua nella posizione depressiva descritta dalla Klein il punto originario della creatività artistica: "[Il] desiderio di reintegrare e ri-creare è alla base della successiva sublimazione e creatività".
Questo desiderio è volto verso l'oggetto primario, attaccato sadicamente nelle primitive fasi dello sviluppo, e distrutto nella fantasia a causa della necessità di proiettare gli elementi persecutori, fino a che l'integrazione permette di passare alla fase depressiva, con la conseguente preoccupazione per l'oggetto, ora percepito nella sua realtà come buono e cattivo al contempo.

La concezione kleiniana, pur rappresentando un progresso notevole rispetto al concetto freudiano di sublimazione pulsionale, rimane fondamentalmente condizionata dalla concezione unipersonale della mente della Klein, per cui la riparazione, pur coinvolgendo profondamente l'oggetto, è essenzialmente un operazione individuale del soggetto.

Elliot Jaques (1965)
Nel mezzo di cammin di nostra vita ...
E.J ha individuato, questo momento riparatorio nella "crisi di mezza età", legata alla elaborazione depressiva del lutto per la propria esistenza, e per le proprie fantasie di eternità .

La mezza età rappresenta quel momento, secondo Jaques, in cui il rivolgersi al proprio passato ha lo scopo di recuperare e ri-creare gli oggetti e le esperienze perdute intese sia come oggetti della propria vita esteriore, che aspetti del proprio Sé (Le Parti perdute del sé)

Winnicott

E' dal gioco e col gioco che l'uomo impara a creare.
Prima grazie alla capacità della madre di creare un'illusione di onnipotenza ovvero offrendo al bambino l'oggetto desiderato quasi ad anticipare il bisogno, lasciandogli l'illusione di essere stato lui stesso, con l'onnipotenza del suo pensiero, a crearlo;
Successivamente attraverso una graduale disillusione il bambino impara a conquistare l'oggetto, attraverso il suo uso, e stabilisce in tal modo un primo possesso  che è il primo modo in cui barluggina l’esistenza autonoma dell’oggetto (che è un non-me.)ma dove il bambino  ancora ritrova sia se stesso che la madre .
E' propriamente in questo oggetto intermedio che ritroviamo la forma dell'opera d'arte, espressione al contempo della più profonda soggettività, così come del legame con l'oggetto.
E' questo legame, l'ombra dell'oggetto che si protende nell'Io, secondo l'immagine freudiana ripresa ed elaborata da Bollas (1987 quell da cui l'opera d'arte trae la sua essenza comunicativa.
Lo spazio transizionale si estende a quello del gioco, della creazione e della fruizione artistica, del sentimento religioso e del sogno .
Secondo Winnicott i fenomeni transizionali hanno a che fare con quel momento del rapporto primario in cui l'oggetto (la madre) è concepita e non ancora percepita , per cui rappresentano il simbolo dell'unione, del legame.
Il simbolo non può essere pensato al di fuori di uno spazio di pensiero in cui esista una separazione, essendo il simbolo già il modo per pensare questa separazione.
Nella concezione di Winnicott non viene tenuto in debito conto il ruolo del padre.
Invece è la figura del padre come terzo che rappresenta questa funzione separante della mente, che solo separando permette di far accedere al simbolico e al linguaggio .

•Bion

Bion in "Una teoria del pensiero" (1962), evidenzia la necessità della congiunzione tra preconcezione e frustrazione perché possa formarsi il pensiero, l'area simbolica della mente.
La creatività artistica ha sicuramente a che fare con pensieri e simboli e non con concetti.
La frustrazione è introdotta dalla presenza sulla scena del legame primario dalla figura del padre, che interdice la fantasia di possesso illimitato dell'oggetto, sia nel senso del bambino verso la madre, che viceversa.
Il terzo è sempre sullo sfondo come elemento capace di creare uno spazio mentale, di dare quella profondità alla relazione per cui gli oggetti, sfuggendo al controllo onnipotente dell'Io, debbono essere introiettati andando a costituire il mondo interno.


•Meltzer

Un altro grande psicoanalista Donald Meltzer ,ha dedicato l’ultima parte della sua vita a studiare il tema della "comprensione della bellezza" e del "conflitto estetico" (1988)
Meltzer recuperando il valore che Bion aveva attribuito al valore delle passioni come materia prima di ogni legame ipotizza appunto che l'esperienza della bellezza nasca dal legame tra il lattante ed il viso e il seno della madre, capaci di colpirlo "con un'esperienza di appassionata qualità".

•Matte Blanco

Nelle sue ricerche, Matte Blanco ha ricondotto il modo d'essere eterogenico-divisibile al pensiero cosciente, alla logica ordinaria fondata sul principio di non-contraddizione; e il modo d'essere indivisibile alla logica dell'inconscio, fondata sul principio di simmetria, secondo il quale, ad esempio, "la parte è identica al tutto" e "il tutto può essere incluso in ogni parte".
La logica simmetrica non rappresenta "l'errore" della mente, e parimenti è lungi dall'essere una potenzialità poco sfruttata dal pensiero.
Secondo Matte Blanco i due tipi di logica (ordinaria e simmetrica) concorrono sempre, anche se in misura diversa, nelle esperienze che facciamo del mondo: in un'unica prospettiva, dunque, bi-logica.
•Luoghi privilegiati della logica simmetrica (in cui, cioè, essa prevale su quella ordinaria) sono i sogni, le isterie, le nevrosi, la follia, la creazione e la fruizione artistica.
 •Si tratta di quelle sfere in cui il non-senso sembra elevarsi ad unica norma possibile; in verità, sono quegli ambiti in cui la psicoanalisi è riuscita a rintracciare delle regole, dei principi, e a recuperare così il loro senso perduto.
 L'armonica unione del neonato col seno viene rotta e il bambino imparerà a concepire come separato ciò che considerava unito (l'io e l'altro): è l'alba del pensiero cosciente (come afferma Matte Blanco), che conosce per divisione e contrapposizione.
Ciononostante, questo originario atto di traduzione del modo simmetrico ("esiste solo un Io-Tutto") in termini di asimmetria ("esiste un Io e tanti Non-Io") nasce da una condizione di serenità primordiale, e sarà conservata in noi come la verità di certi livelli più profondi (più inconsci) della psiche:"l'unità di tutti gli esseri, al di là dell'individualità di ognuno di essi".