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Blog fondato da Guglielmo Campione www.guglielmocampione.it

La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

Il lungo Cammino del fulmine : una Mitopoiesi escatologica . Recensione di Adriana Zanese

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Nel sottotitolo “la casa del mondo” è un'espressione già evocativa, mistica, rimanda a dottrine esoteriche di matrice orientale (ma tutto l'esoterismo lo è) alla Blavatsky;

e su un piano più razionale, secolare-laico, alla filosofia di Bergson; ancor prima, all'Aiòn di Platone: il tempo interiore, coscienziale, che non ammette delimitazioni cronotopiche, ma è spazio della mente compenetrata nel Tiamat primordiale della religione sumera, Io, non ancora individuale, immerso nella Consapevolezza Universale (i culti misterici di Atlantide).

 I versi liberi, prosastici di Campione richiedono una lettura attenta, sensibile, una cultura profonda.

Ogni frase, ogni parola propone un mondo da esplorare, una possibilità da dischiudere nel relativismo esperienziale che ci circonda. Sono ciottoli lanciati gentilmente ma problematicamente in uno stagno di ninfee alla Manet, verso la profonda risonanza di un'anima complessa.

“Navighiamo lungo il corso sotterraneo di pianti, lacrime e capricciosi maquillage”, “e l'incontro con il nostro interrogarci ci apre nuovi scenari dove celebrare la vita”. Uno sguardo sulla realtà, quello di Campione, che, con l'irresolutezza della sua materia, ci sfugge sempre e che dobbiamo sempre inseguire, cercare di afferrare.

“Parlo a me per parlare a te? Dove finisci tu?” Il poetare di Campione è in effetti analitica ricerca di sé e dell'altro, implica e sottende i rapporti interpersonali come ricerca del sé (una concezione base della psicanalisi).

Le “Giungle elettriche e le città di tombe abitate, e di cuori accerchiati da segnali lampeggianti” appaiono come l'ostacolo da vincere in questa perenne Attesa, che è metafora di molto altro, forse di una tensione escatologica, e che dà il senso alla vita, in questa dimensione.

MENTE E ARCHITETTURA : SPAZIO E MEMORIA DEL CORPO di Martina Ottaviano , Architetto .

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                                            De Chirico " The painter's family "    


  
“L’Architettura invece è come una grande scultura 
scavata al cui interno l’uomo penetra e cammina”

B.Zevi




L’architettura non è solo materia, non è solo pieno, come comunemente si pensa. E’ anche vuoto, sottrazione. 

Le due cose non sono in antitesi perché la loro unione genera lo spazio, lo spazio che percorriamo, lo spazio che percepiamo, lo spazio che viviamo. 

Lo spazio in cui siamo immersi. 

Può essere interno, generato da pareti, soffitti, chiusure, e può essere esterno quando quelle stesse pareti si tramutano in edifici, monumenti, alberi, ed è il solo cielo a coprirlo. 

E quello spazio si chiama città.

Ma non bastano limiti fisici e costruiti per poter parlare di spazio: ogni elemento che concorre alla sua creazione deve vibrare di una sua identità e a al contempo deve esistere in perfetta armonia con gli altri in un sistema necessario. 

Lo spazio è come una poesia e la poesia è tale solo se si sono scelte le giuste parole, combinandole in modo che la composizione risuoni.

 Lo spazio è come musica. 

E come questa scatena in noi reazioni e sensazioni legate alla percezione, in tutti noi, senza distinzione tra conoscitori dell’architettura e non.

 “L’esperienza estetica di un manufatto [..] riguarda un piacere non legato ad alcuno dei cinque sensi, ma causato da una specie di senso aggiunto, attivato dallo spazio. Questo piacere concerne l’impressione di essere avvolti, di essere contenuti, come se l’ampliarsi e il restringersi dello spazio- ciò che costituisce la sua pulsazione vitale- potessero produrre una condizione di appagamento estetico. […] sfiorare camminando i muri di una stanza quasi vedendo questa avvolgersi attorno al corpo di chi la percorre, sono azioni che si traducono in una intensa gratificazione, al cui fondo si cela una vibrazione erotica nonché un richiamo ancestrale al grembo materno.” 

In questo passo Purini arriva al cuore della questione, identificando la profonda gratificazione che riceviamo quando osserviamo qualcosa di bello.Quasi ci commuove forse perché vi leggiamo una promessa di felicità, come pensava Stendhal. 

La prima esperienza spaziale che viviamo è proprio nel grembo materno e questa ricerca di protezione, di un luogo in cui ci sentiamo al sicuro, la portiamo con noi per tutta la vita. Da bambini ci si ricava un rifugio tendendo un lenzuolo tra due sedie o costruendo una tenda o ancora semplicemente rintanandosi sotto le coperte con una torcia. Si cerca di ricreare un mondo sicuro, dove nessuno possa entrare al di fuori di noi. 




1. Scena tratta dal film “Hook Capitan Uncino” di Steven Spielberg

Crescendo rimane insita in noi quella ricerca di spazi protetti, familiari, e spesso non amiamo ambienti vastiprivi di qualsiasi connotazione. 

Avvertiamo un senso di alienazione, non sappiamo collocarci in quella realtà.

Adrian Stokes, critico d’arte di scuola psicoanalitica, riconosce il valore emozionale di una scultura di Barbara Hepworth perché è possibile interpretare le sue forme come un ritratto di famiglia. 

E lo stesso è per l’architettura: lo spazio è memoria.

 L’atmosfera, un elemento architettonico, la luce ed altro ancora, possono richiamare alla nostra mente ambienti in cui abbiamo vissuto e siamo stati felici lasciandoci sospesi tra la commozione e la malinconia.

“Facciamo affidamento sull’ambiente circostante affinché indirettamente rappresenti e ci rammenti gli stati d’animo e le idee a noi cari.” 

L’architettura per questo sa parlarci, è tramite costruito della comunicazione
Gli edifici esprimono significati e lo fanno influenzando la nostra percezione spaziale

La religione ha compreso la vocazione dello spazio architettonico ad avvicinare l’uomo al sublime e soggiogarlo spiritualmente. Le passioni umane, le debolezze, il ritmo frenetico della vita, distolgono l’uomo dalle sue aspirazioni interiori. Servono luoghi in cui poterle perseguire, luoghi la cui suggestione sia talmente potente da accendere un sentimento di fede che permane anche quando non siamo più fisicamente in quel posto. Templi, cattedrali, moschee, santuari, da sempre hanno costruito spazialità di volta in volta maestose e ricche, o raccolte e mistiche, buie o luminose, esprimendo la gloria e la potenza, la spiritualità, il timore o il perdono. 

A chi non è capitato almeno una volta, tra incenso profumato, marmo e affreschi, vetrate colorate e mosaici, di sentirsi inermi ed impotenti rispetto all’infinito? 
Chi non si è sentito avvinto da un senso di pace ed equilibrio o di rispetto? Riemergono in noi idee che altrove potrebbero apparirci irrazionali e persino ridicole ma che questi spazi hanno la forza di rendere reali.
Eppure l’impulso dell’uomo di proiettare all’esterno le verità in cui crede ha trasceso la disponibilità di risorse e di denaro. 

Esempio sono le chiese rupestri, santuari letteralmente scavati nella roccia, disseminati nelle gravine del territorio tra Puglia e Basilicata. 

In questi siti gli impulsi architettonici e artistici si mostrano nelle loro forme più pure: absidi scolpiti nella pietra, archi e colonne sbozzati, pitture rupestri dall’iconografia bizantina o longobarda
Ma lo spazio che creano non è per questo meno potente e toccante. 
Scendendo i gradini che conducono alla Cripta del Peccato Originale a Matera, fiancheggiando la gravina, si ha l’impressione di scendere nel ventre della Terra. 
E quando si entra nella grotta non è difficile immaginare cori benedettini e fumo di candele che aleggiano nell’aria. 
Lo spazio è unico, buio, composto da sole tre absidi scavate e pitture parietali dai colori vividi e brillanti. 

L’unica illuminazione doveva provenire dalle torce dei monaci. Non ci sono mosaici scintillanti o vetrate istoriate, gli affreschi sono ancora legati allo stile bizantino eppure, in questo luogo nel cuore della Terra, l’uomo si è sentito più vicino al cielo. 
E’ stato creato uno spazio puro in una forma che avvolge e protegge (rimandando ancora una volta al grembo materno), esaltata dall’oscurità invita alla contemplazione.





2. Grotta del Peccato Originale, Matera


Ci sono anche spazi che pur non essendo santuari hanno la stessa forza mistica e suggestione, sono esperienza corporea che coinvolge la mente nel profondo. 

La Fondazione Querini Stampalia di Carlo Scarpa a Venezia ne è esempio. 

Gli interni sono concatenati in un percorso che pone il visitatore nella condizione di determinare l’ ambiente in cui si trova, misurandolo con i passi, con la rotazione del corpo per impegnare i gradini che portano da una stanza all’altra, con lo sguardo che cerca di cogliere i colori. I pensieri allora si annullano ed è come galleggiare senza tempo: è solo un’impressione perché il tempo scorre nello spazio ed è scandito dalla luce che lo rende ogni volta diverso. Anche il giardino interno è progettato in modo tale che il solo sguardo non possa catturarne l’essenza, costringendo a percorrerlo in un esperienza fisica che intreccia natura e architettura. 





                        
3. Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa. Interno.     




               4. Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa. Esterno.                                                           

Ed è questo intreccio che dona spesso all’esterno qualità spaziale in un mutuo appartenersi di architettura e natura. 

E’ il Genius Loci, lo spirito del luogo. 

Quando un’opera costruita cattura l’essenza di un posto reinterpretandola, ne esalta le qualità naturali e sembra esserne il completamento naturale. 

E’ una verità antica che l’uomo ha catturato da tempi lontani. Il Tempio di Poseidone a capo Sounion (Attica, Grecia), quello che è giunto fino a noi, è datato 440 a.C. 

Collocato sulla sommità della rupe protesa verso il mare sembra indicare il punto in cui il cielo e il mare si toccano per mezzo del tempio saldamente connesso alla sua roccia che non sarebbe null’altro che pietra se non ci fosse l’architettura a conferirle potenza e significato. 

E lo sguardo umano si sente appagato, la mente avverte quasi un richiamo ancestrale allo spazio naturale, uno spazio che così trasfigurato e completato non disorienta più ma accoglie l’uomo come parte del tutto.


5. Tempio di Poseidone a Capo Sounion

La mente e lo spazio in Architettura sono indissolubilmente legate, si influenzano a vicenda. 

Lo spazio può nascere dal costruito, dall’architettonico, ma se la mente non gli attribuisce alcun significato allora questo non esiste.

 Non è spazio. E’ non-luogo. Al contempo se lo spazio è sapientemente disegnato influenza la mente, le suggerisce ricordi, provoca sensazioni fisiche, ne amplifica la percezione, crea suggestioni. 

E allora ricordiamo che gli spazi che viviamo, nei quali esistiamo e che noi stessi creiamo, sono per noi una promessa di felicità.



          
                          6. "Antipodi", Duomo di Modena
Bibliografia


Bruno Zevi, Saper vedere l’architettura, Torino, Einaudi, 1948

Franco Purini, Comporre l’architettura, pp.74-75, Bari, Editori Laterza, 2000

Alain de Botton, Architettura e felicità, pag. 105, Parma, Ugo Guanda Editore, 2006





LETTORI DI STATI DELLA MENTE NEL MONDO

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IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE : LA POETICA di Guglielmo Campione

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Il linguaggio della poesia è una danza continua tra la prosodia, la musica della parola, e il suo significato.
In questa perenne oscillazione nulla più appare definito e una volta per tutte.
Come per la musica, il tempo della poesia si da nella durata, il tempo d'un continuo dispiegarsi e morire, comparire e sparire.
Un nomadismo della mente e del cuore, del pensiero e degli affetti che assomiglia a un eterno vagabondaggio.
Un fulmine, per antonomasia istantaneo e significante d'un tempo ridotto al suo minimo, puo diventare nell'amore e nella poesia, sospensione e massima dilatazione del tempo.

La dimensione del fulmine è sorella della dimensione dell'eterno, una sospensione del tempo della mente operata dal cuore, una dilatazione esistenziale infinita pur contenuta nel tempo minimo della folgorazione.

L'amore nasce nell'ascolto primordiale del battito ritmico del cuore della Madre mentre siamo immersi in amnios, e questo battito è il primo manifestarsi del tempo, del suo ciclico ripetersi.

Quel battito e il suono ciclico del respiro che ricorda il suono marino della risacca sulla battigia, segnalano all'essere la presenza dell'Altro e la fine della solitidine.

Ancor prima che sentirsi e sapersi vivi, come succederà dopo la nascita,vedendosi esistente nello sguardo dell'Altro, l'Amore si fonda da subito nella musica, nel linguaggio della voce, del cuore e del respiro.

Ecco perche comuni sono le radici della musica e della mistica.

IL LUNGO CAMMINO DEL FULMINE, nel condurci prima tra le oscure ombre della selva del disamore, dell'abbandono,della malinconia, progressivamente rischiarate dalla luce che l'amore acquista quando si fa raffinato e sofisticato strumento di conoscenza di sè e dell'altro ed infine porta d'accesso al Divino,ci chiede di mantenerci sempre in ascolto della musica della parola.

 Se la mente programma, calcola e mente, infatti, la musica della parola che è musica del cuore, non conoscendo calcoli e opportunità, non mente mai.

Il nuovo romanzo di Nino Greco "La Tana del Fajetto" : un magico luogo uterino e senza tempo di un discorso sul Padre. Recensione di Guglielmo Campione

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In una Calabria senza tempo, sospesa nei secoli, in una buca posta su un costone di tufo e pietra arenaria, scosceso e percorribile solo dalle capre di montagna ,  Ntoni e Angelo, due adolescenti figli di contadini, trovano una pistola tedesca Luger della prima guerra mondiale.

La pistola appartiene al Massaro e malavitoso Ciccio Serranolegato da loschi rapporti d’affari con compare Bruno  uomo di fiducia di Compare Ciccio, guardiano delle proprietà dei baroni Ruffo.

La pistola era servita per ferire Martino guardiano dei nobili Casale che non era in buoni rapporti col guardiano dei Ruffo, per questioni di limiti territoriali delle proprietà.

Ciccio Serrano ferisce Martino per far cadere falsamente la responsabilità su compare Ciccio in modo da prendersi la guardiania dei Ruffo o spartirla con compare bruno . L’ambizione era avere maggiore potere sugli uomini .

Compare Bruno Capo Anta o squadra dei contadini , svillaneggiaPeppe il padre di Angelo uomo taciturno , onesto e infaticabile contadino, prono ai voleri del suo capo più per sofferto realismoche per debolezza e vigliaccheria , necessitando di controllare le proprie reazioni d’orgoglio ferito per non perdere il lavoro .

Angelo, figlio  adolescente di Peppe, si ribella alle violenze di compare Bruno e lo affronta virilmente , in prima battuta costringendolo a recarsi a prendere l’acqua per i contadini, in un secondo momento scoprendo la sua tresca con Ciccio S
errano , ricattandolo e togliendogli potere .

Ipadre di Angelo però , dinanzi a tutti gli altri contadini,comunica e testimonia il suo disaccordo sul comportamento del figlio .

Disaccordo che resterà tale fino ad arrivare ad un vero ostracismo muto e risentito che coincide con l’uscita di casa di Angelo e al divieto che possa essere contattato persino dalla madre ,  protraendosi fino al suo matrimonio , cui a nessuno della famiglia è permesso di partecipare ed alla partenza per la guerra fascista in Libia. 
Il padre non si opporrà al matrimonio ma non presenzierà.

La comunità deve poter essere resa testimondella sua fede incrollabile nella legge del Padre

La pistola luger tedesca della prima guerra mondiale rubata a Ciccio serrano è un simbolo:

la virilità è conquistata attraverso un atto anti sociale, una lotta violenta, in cui Angelo animato da istinto reattivo adolescenziale ma anche da coraggio e forza maschile vince il nemico del padre e della comunita dei maschi contadini, segnando uno scarto trans generazionale, introducendo una novità : si puo non subire la legge ma cambiarla.

I figli ,Angelo e Ntoni, si coalizzano contro i padri, contro l’autorità ma soprattutto contro l’abuso di potere che rappresenta l’aspetto brutale del maschile paterno . Contro di esso soprattutto si scagliano i giovani della seconda meta del secolo scorso, non a caso successivo alla guerra e alla shoah : un maschile poco elaborato, poco pensato fino ad allora ,ma solo frutto di un cieco avvicendarsi di generazioni , stili di comportamento e codici indiscutibili .

Con Angelo e Ntoni il  maschile pare invece qui chiede di mettere in discussione un certo tipo di autorità di cui , pure, subisce il fascino perverso. 
Un ambivalenza iniziale affligge Angelo che da una parte difende il padre ma finisce per fare il capo violento come Compare Bruno.

Il padre Peppe però si pone come ostacolo dichiarato a questa perversione del potere.

Tutti i contadini della comunita maschile devono sapere ed essergli testimoni che è così, la faccenda non deve limitarsi ad un conflitto privato fra padre e figlio.

Angelo, come un adolescente contemporaneo , vive una vicenda tutta maschile, d’iniziazione
sociale in cui passa da essere vittima dell’istinto reattivo a farsi soggetto di pensiero e di discernimento .

Angelo non comprende all’inizio il padre che, invece di ringraziarlo per aver reagito violentemente alle angheri delcompare Bruno e imponendosi come leader con gli stessi mezzi e all’interno di un codice maschile violento e prevaricatore, ne stigmatizza l’essere fuori dalla legge.

Il padre, coerentemente, invece, guarda piu in la dell’qui ed ora della vendetta, dell’orgoglio ferito, della rivolta biologica dell’ adolescenza che si costruisce attraverso il “No”, il prendere le distanze dal Padre e le altre autorita ad esso assimilabili, per costruirsi autonomamente come uomo .

Peppe permette che Angelo si allontani per costruirsi ,ma torni come custode della stessa legge.

Il figlio deve essere iniziato ,staccandosi dalla madre , provando  a cimentarsi con l’autorità estranea alla famiglia , con il conflitto, con la guerra .Deve poter sbagliare, deve poter fare famiglia, andare in guerra, tornare, riconciliarsi col padre , 

Questa iniziazione dev’ essere testimoniata dalla comunità per permettere  una percezione tranquillizzante dell'individuo nel rapporto con la sua temporaneità e con la sua mortalità
Un rito di passaggio o d’iniziazione è un rituale che segna il cambiamento di un individuo da uno status socio-culturale ad un altro, durante il suo ciclo vitale .
Il rituale si attua, il più delle volte, in prove diverse.
Da questo punto di vista la tana del fajetto è il racconto di una iniziazione maschile in cui le varie prove cui si sottoporrà Angelo rappresentano riti di passaggio che permettono di legare l'individuo al gruppo, ma anche di strutturare la vita dell'individuo a tappe precise.
I riti di passaggio sono molto importanti per l'individuo, per la relazione tra l'individuo e il gruppo e per la coesione del gruppo nel suo insieme.

L’antropologia dei riti iniziatici c’insegna che nella prima fase l'individuo viene separato dal contesto in cui si trova (es. l'individuo viene mascherato e portato in un luogo lontano e separato dal mondo), nella seconda attraversa una passaggio simbolico che rappresenta il culmine della cerimonia (es. affronta una prova), nella terza viene reintegrato alla sua esistenza con un nuovo status sociale. Angelo viene separato dal padre e dalla madre, parte per la Libia, affronta la prova della guerra, del carcere, infine viene reintegrato con il nuovo status sociale di uomo fatto.
Il rituale è un potente atto sociale che proprio nel momento in cui l'ordine sociale viene alterato dagli eventi ricrea un nuovo stato sociale, differente da quello precedente. È un atto creativo che costruisce la realtà, che produce i mutamente sociali, non che li segue.
Da sempre l’essere umano ha bisogno di riti di iniziazione che lo accompagnino verso la successiva fase evolutiva rispetto a quella in cui si trova nella sua personale fase di vita.
I riti non esistono più nella nostra cultura,neanche il servizio militare , lo scoutismo, certi riti come il battesimo e la cresima o i rituali di iniziazione esoterici e Nino Greco ci riporta nella sua Calabria  con un racconto che è  anche una viva testimonianza di antropologia contadina per ricordarci il loro profondo senso vitale ed evolutivo
Se questi riti sono stati eliminati non è venuta meno la loro necessità per i maschi adolescenti com’è possibile osservare oggi nelle varie forme di devianza e psicopatologia giovanile contemporanea.
Si deve supporre, quindi, che, dall'adolescenza in poi, l'individuo, in modo automatico e 'istintivo', cerchi un rito di iniziazione e un qualche iniziatore. 
In altre parole, il processo di diventare altro, ha bisogno di accompagnamento e protezione. Inoltre, è necessario che tale processo si completi assumendo la forma di rito, perché solo all'interno di questa cornice è possibile dare conto della sacralità del suo punto di arrivo: il senso della propria identità.
Gli iniziatori di Angelo sono suo padre Peppe che pur in silenzio sembra aspettarlo , esprimendo disaccordo ma non impedendo che compia le sue tappe,

Il Tenente , ricco colto e monarchico , uomo equilibrato e avveduto, compagno di cella  per un episodio di eroismo maschile a difesa del suoi soldati mandati allo sbaraglio in libia, che insegna a d angelo e ntoni un modo piu adulto di porsi , il discernimento . 

Un cammeo è dedicato alla figura iniziatica dell’anziano uomo elegante panciotto papillon e cappello a larghe tese che porta al bavero della giacca un rametto di acacia : protegge ntoni e Angelo dalla fuga dal carcere e dalla diserzione portandogli giacche e maglioni e “ indicandogli la strada del ritorno “.
Serve una guida che, con l'autorevolezza dell'avere già attraversato quella fase, certifichi l’iniziazione. 
Serve una figura, autorevole, stimolante, ma che protegge, segnala i limiti, contiene, e cerca di mettere insieme  questi aspetti diversi .
Come viene percepita la debolezza e come si tenta il suo superamento è questione decisiva: un padre insegna la ferita, la sconfitta, la separazione ma anche la relativizzazione e il discernimento : ferito non vuol dire morto, ci si puo rialzare, tante cicatrici tanto onore .Il bisogno di iniziazione muove dalla percezione di una propria incompiutezza 
Il valicare i confini, il trovarsi 'dall'altra parte' è un aspetto dell'esplorazione dei confini di competenza maschile. 
In questa esplorazione, prendono consistenza i compiti del maschio di conoscenza dell'esterno, di ricerca creativa di forme nuove, di dimestichezza con il pericolo, di preparazione alla funzione di responsabilità verso un nucleo di individui e di protezione di un confine. 
La trasgressione è la capacità di verificare la norma sconfinando .
Essere creativi è opposta, se non avversaria, alla materna conservazione del contenuto.
Si comprende l’attrazione maschile per i territori non ordinati e la disponibilità al conflitto con l’autorità: la funzione maschile-paterna è quella di disporre le regole. 
Esse devono essere smontate per acquisire la capacità di costruirle..
Nell’iniziazione è avviato un cambiamento drammatico, con caos nella fase di passaggio perché si perdono le precedenti certezze e non se ne ha ancora di nuove .
Il 'finire nei guai' è un metodo maschile per apprendere il mondo.
Il padre comunica però orgoglio per ciò che è contenuto all'interno dei propri confini, e permette di vedere le possibili conseguenze negative delle situazioni di pericolo sul valore del soggetto (essere distrutto)
Il modo materno è materia che nutre in modo endogamico.
Il modo maschile guarda ad altro si riferisce ad un “altro” nuovo da scoprire apre al mondo . all’esogamia.
La madre di Angelo protegge, nutre perdona, sostiene, mantiene illegame col figlio attraverso l oggetto simbolico transizionale del bucato sporco che ritira sotto un albero ( l’albero è uno dei piu importanti protagonisti simbolici del racconto del rapporto fra micro e macrocosmo , fra terra e cielo, fra radici nella tradizione e ali della liberta individuale dal clan) segreto ( come  è un segreto condiviso a due  la tana del fajetto e la buca  d’ulivo dove Angelo e Ntoni  trovano e nascondono la pistola) e noto solo a loro due, e gli fa ritrovare pulito, pur senza cercare di vederlo , nel rispetto del codice paterno e della sua messa al mando sociale del figlio antisociale.

Virgo dolorosa, la madre subisce gli ordini ,del marito e padre di angelo ,di scomunica sociale del figlio. 
Il padre non fa comunella con angelo perche lo ha vendicato dalle villanie di compare bruno. Sarebbe facile, istintivo: il padre accetterebbe il discorso del figlio di attacco alla legge . ma il padre è la legge, dura lex sed lex.

Una sottomissione femminile solo apparente perché il padre nell’incontro finale ,casuale, con  Angelo che torna disertore e fuggiasco dalla guerra, gli dice per prima cosa di riunirsi al Femminile, la Madre Donna Caterina e la moglie Rosa. 

La figura femminile, appena accennata nel romanzo , rappresenta invece il perno simbolico di un sistema che se è certamente saturato dal codice maschile appare segretamente incentrato sulla potenza arcana della figura della Donna.

Un incontro che l ‘autore non satura , non descrive, lascia in sospeso , e per questo rappresenta un ancora piu potente dispositivo per l’immaginario.

Angelo tornerà dalle sue donne .

Non sappiamo da chi andrà per primo.

Ma  è significativo che la prima cosa che Angelo  fa dopo l’incontro con il padre è andare a rimettere la mano nella buca(femminile) dell’ulivo dove è ancora nascosta la luger , ancora li ad aspettarlo : pistola nome femminile d’un simbolo maschile : la conjunctio oppositorum è così compiuta.

La pistola, custodita in un magico antro ligneo uterino non viene  mai usata dai ragazzi : è una forza  violenta maschile potenziale che deve fare i conti col femminile che la contiene, la nasconde, la preserva. 

Angelo va si all’incontro con le sue donne ma andando a riprendere la pistola simbolica : si riunisce al femminile ma non piu in senso fusionale, mantenendosi distinto come uomo.