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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
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FUNZIONE PATERNA , PSICOANALISI E PEDAGOGIA di Guglielmo Campione

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 “Se mai puo esistere una comunita puo essere soltanto una comunita  in cui:  tutto è   interdipendente , nessuno da solo è padrone  del proprio destino,il controllo puo essere ottenuto solo collettivamente, è intessuta di comune e reciproco interesse , è responsabile , e garantisce il pari diritto di agire ed essere considerati come essere umani.”  

Zygmut Baumann

Questo contributo intende analizzare la funzione paterna alla luce dei contributi della psicoanalisi e della pedagogia clinica in quel particolare contesto pedagogico terapeutico che è la comunita terapeutica.

Trattando la nostra esperienza di comunita terapeutica maschile per tossicomani proporrò una lettura del bisogno della funzione paterna come figura iniziatrice ai principi della regola, del limite, del confine ma anche della capacità di relativizzare, discernere, e saper realizzare il desiderio oltre che della sua importanza ai fini dell’introduzione nella relazione del terzo, del gruppo e quindi , del sociale.

L’EVOLUZIONE DELLE COMUNITA TERAPEUTICHE PER TOSSICOMANI DAL MODELLO PEDAGOGICO COMPORTAMENTISTA AL MODELLO PEDAGOGICO PSICOANALITICO .

La comunita terapeutica è un dispositivo terapeutico e pedagogico , fondamentale nell’evoluzione della terapia e riabilitazione dei disturbi mentali nella seconda meta del XX secolo .

La prima moderna formulazione del concetto di Comunita Terapeutica è stata formulata da Ton Main nel 1946 : “Comunità è un gruppo di persone che si trovavano a vivere insieme con la complessità di dinamiche che ciò implicava a diversi livelli. Terapeutica significa essere un luogo transitorio di cura e cambiamento .(…) “Essa è un tentativo di utilizzare l'istituzione non come un'organizzazione condotta da medici che vogliono realizzarsi al meglio da un punto di vista tecnico, ma come una comunità il cui scopo immediato è la piena partecipazione di tutti i suoi membri alla vita quotidiana, mentre l'obiettivo finale è la reintegrazione dell'individuo nella vita sociale”.

Etimologicamente il termine deriva dal latino Communitas : più persone che vivono in comune sotto certe leggi, doveri, compiti.

Secondo E.Pedriali, uno degli studiosi italiani più attenti al nostro tema purtroppo recentemente scomparso, i meriti storici del concetto di Comunita terapeutica sono stati tre : aver messo in primo piano il valore della gruppalità e svelarne il potenziale terapeutico, aver definito una concezione di equipe come strumento di comprensione dell’universo frammentato del paziente , aver sottolineato come la condivisione della quotidianita permette di trovare risposte ai bisogni dei pazienti mediando tra realtà interna ed esterna.
La comunita terapeutica è stato e resta un  “luogo” di incontri importanti tra persone ma anche fra modelli ermeneutici e operativi , come quello fra psicoanalisi e pedagogia, psicoanalisi e medicina , psicoanalisi e psichiatria, psicoanalisi e psicologia , psicoanalisi e Arte nella sua declinazione riabilitativo-espressiva.

Come ho sottolineato in altri lavori (G.Campione, 2007) la storia del rapporto della psicoanalisi con le tossicomanie ricalca per certi
versi la storia non facile dei rapporti fra psicoanalisi e pedagogia  e quella dei rapporti fra psicoanalisi e religione cattolica . In Italia le comunità per dipendenti hanno attraversato un lungo periodo di sperimentazione condotto prevalentemente seguendo un modello comportamentale : da una parte secondo il modello Americano (l’esperienza fondative di Carl Ederick delle comunita per tossicomani di Synanon Ocean Park in California del 1958 e di quella di Daniel Casriel di Daytop lodge) originatosi dalle prassi gruppali degli Alcolisti anonimi , programma dei 12 passi ecc. e dall’altra secondo prassi pedagogiche comportamentali di stampo cattolico più recentemente confluite nel modello epistemologico di tipo sistemico familiare.
Le comunità terapeutiche per dipendenti,  hanno viaggiato sin dal momento della loro nascita, su un binario parallelo non condividendo con le comunita psichiatriche storia e modelli epistemologici. (G.Campione, 2007)
Lo sviluppo italiano di una cultura della valutazione pichiatrico-psicodiagnostica delle dipendenze da una parte e l’incidenza crescente di casi di gravi tossicomanie di marca psicotica dall’altra ha però da circa 15 anni messo il modello pedagogico comportamentale delle Comunita in scacco , inaugurando un nuovo e più fecondo periodo di  riflessione su prassi e modelli sin lì in uso.
Si è così assistito ad una prima storica differenziazione , frutto di una maggiore consapevolezza di sè : comunita pedagogico riabilitative,comunita terapeutiche e Comunità per doppia diagnosi .
La comunità per doppia diagnosi che ospita pazienti dell’area narcisistico-psicotica è stata ,a mio parere , l’occasione storica per l’incontro con le radici psicoanalitiche del modello comunitario.
La comunità condivide, quindi, con la psicoanalisi ed in particolare con la psicoanalisi di gruppo e sociale un’ inestricabile relazione fondativa ,storica, teorica e clinica :apre alla gruppalità, apre al “terzo”, introduce la categoria del sostegno alla crescita e alla differenziazione .
L’idea di comunità terapeutica nasce infatti,storicamente, in Inghilterra alla fine della seconda Guerra Mondiale  da un particolare ripensamento sull’organizzazione di un reparto tradizionale di Psichiatrìa Militare del Northfield Hospital ad opera di W.R.Bion .
Secondo questi autori  in Inghilterra si sono distinte importanti esperienze come quella  dell’Henderson Hospital di  Maxwel Jones, delle comunità  per adolescenti di Winnicott, della Tavistock clinic, in Francia l’esperienza francese di Racamier alla Comunita La Villette ,quella di Sassolas a Ville Urbane e quella di Olivenstein del Centre Marmottain di Parigi .In Italia sono state storicamente importanti le esperienze Italiane dell'Ospedale di Giorno di Palazzo Boldù a Venezia , quelle di Basaglia a Trieste, di Fabrizio Napolitani , prima in   Svizzera a“Villa Landegg” e poi alla “Comunità Terapeutica “di Roma”, l’esperienza storica di Villa Serena e la Comunità Omega a Milano. A queste aggiungerei l’esperienza di Eugenio Gaburri all’ospedale di Varese, le esperienze di Zapparoli e Charmet, l’esperienza di Marco Sarno e Francesco Comelli   al reparto ospedaliero di Psichiatrìa di Cinisello ,Milano.
La comunità è stato il luogo dove è nata e si è sviluppata la cultura dell’indagine sull’Istituzione e le sue dinamiche emotive e sociali , i suoi rischi , le sue opportunità  lungo l’asse di Ricerca individuo- gruppo-famiglia-società.fino alla nascita del concetto chiave di Istituzione totale. e alle sua analisi da parte di autori centrali come Foucault, Gofmann e F.Basaglia : un’istituzione la cui caratteristica principale è quella di impossessarsi del tempo dei suoi partecipanti prefiggendosi come unico scopo quello della sua esclusiva sopravvivenza, allontanandosi dallo scopo che, ab initio, si era prefissa e per il quale era nata
In una definizione più moderna Correale (1999) ha descritto l’istituzione come un grande campo emotivo in cui, da una parte, si intrecciano fantasie, desideri, paure, sistemi difensivi contro l’angoscia e la frammentazione, sospetti, attacchi, e, dall’altra, si cerca di perpetuare e confermare se stessa attraverso l’autoreferenza e l’autoconferma .
La comunita è stato anche il “Luogo” dove si è sviluppata la cultura psicoanalitica clinica sulla famiglia, storicamente ancor prima che Gregory Bateson e Margaret Mead elaborassero i principi ecologico- relazionali sulla base dei quali nascerà la scuola sistemica.
La comunita è infine un luogo elettivo di riflessione sull’abitare e condividere lo Spazio in condizioni di sofferenza secondo coordinate  psicoanaliticamente fondate (realtà esterna e realtà interna, mondo interno e mondo esterno, spazio interno e spazio esterno) .
E’ quindi un’ occasione d’incontro tra le Culture della cura (la  psicoanalisi fra queste) e le culture dello Spazio (l’ architettura tra queste).

IL MODELLO PEDAGOGICO TRADIZIONALE DELLE COMUNITÀ  E I CONTRIBUTI INNOVATIVI DEL MODELLO PSICOANALITICO .

La pedagogia, nonostante sia passato un secolo dalle prime, rivoluzionarie scoperte di Freud sul funzionamento della psiche, continua in gran parte a prescindere dalle acquisizioni introdotte dalla psicoanalisi e a servirsi di modelli cognitivi in cui il rapporto fra emozione e pensiero è completamente ignorato e manca a tutt’oggi un'ipotesi complessiva che tenga conto significativamente della presenza dell'Inconscio in tutte le sue molteplici forme d’espressione. Concetti cruciali relativi alla distinzione necessaria fra sensazioni, emozioni e pensieri, oppure alla conflittualità insita nella relazione mente-corpo o ancora al modo con cui la mente si libera delle frustrazioni, evacuandole o negandole, dovrebbero far parte del bagaglio culturale di ogni educatore così come un atteggiamento di ascolto verso “tutti” i contenuti emotivi, interamente scevro da giudizi moralistici dovrebbe aiutare il paziente ad avere attenzione e rispetto per i propri e gli altrui pensieri. L'obiettivo, naturalmente, non è quello di sovvertire le regole delle diverse funzioni di terapeuta e di educatore. Piuttosto è forte la convinzione che una migliore conoscenza della realtà psichica possa consentire a quest’ultimo di svolgere al meglio la sua attività, senza per altro sconfinare in campi differenti ed inadeguati alla propria competenza ed al contesto in cui opera, proprio come un insegnante di educazione fisica può trarre vantaggio da una conoscenza approfondita del corpo umano, senza per questo sentirsi né in diritto né in dovere di fare il medico. (Ginzburg, 1996)
La cultura psicoanalitica, come si sa, è piuttosto diffusa nei centri che si occupano di salute mentale per quanto non sempre con la sufficiente chiarezza dei compiti, dei limiti, dei metodi, delle condizioni del setting. Questo vale in particolar modo, a mio parere, nel caso dei centri pedagogico-riabilitativi, specie se di impostazione religiosa, dove spesso la cultura psicoanalitica fatica ad affermarsi. D’altro canto è noto che la dottrina cattolica esclude l’esistenza di una dimensione inconscia e mitica privilegiando il primato dell’intelletto, della volontà e della morale. (E.Drewerman, Psicoanalisi e teologìa morale , Psicologia del profonda ed Esegesi ).
In un recente saggio Ancona (2006), psichiatra e psicoanalista cattolico in  una delle sue ultime opere  intitolata “Il debito della chiesa alla psicoanalisi” (2006) ha raccontato la complessa storia dei rapporti tra Chiesa cattolica e Psicoanalisi: «All’inizio fu guerra guerreggiata e ciò senza risparmio di colpi; da ambedue le parti si parlava di morte, un evento che ciascuno auspicava per l’altra. Poi gradualmente, per il venir meno dei rispettivi fondamentalismi, le opposte posizioni cominciarono a smussarsi. L’antropologia cristiana e quella religiosa rimasero certo in contraddizione, ma subentrò fra loro un certo distacco, un ignoramento reciproco e venne col tempo l’apprezzamento di singoli aspetti del campo avverso; si avviò così uno scambio fra psicoanalisti e credenti, portando ad un incontro che oggi è andato molto avanti. Il pensiero di Matte Blanco, in particolare, ha, di fatto, provato la conciliabilità dell’apparentemente inconciliabile così come la gruppoanalisi di Foulkes ha permesso di vedere la sovrapponibilità dell’antropologìa analitica con quella propria della Chiesa. Al punto di rendere oggi possibile il riconoscimento che la Chiesa istituzionale indipendentemente dal merito della sua realtà mistica, deve molto alla Psicoanalisi: le è debitrice!».
La diffusione della cultura psicoanalitica ad opera delle università e delle scuole di specializzazione in psicoterapia ha consentito più recentemente il suo diffondersi, al di là delle più o meno rigide impostazioni ideologiche degli enti riabilitativi, attraverso la figura professionale dello psicologo e dello psichiatra un tempo assai rara.
Lo snodo storico fondamentale di questo processo è stato – come si è detto- quello della cosiddetta doppia diagnosi (gravi tossicomanie psichiatriche ): progressivamente si è diffusa la consapevolezza della natura psicopatologica dei comportamenti da dipendenza e questo ha convinto anche gli enti di cura a carattere pedagogico più recalcitranti a dotarsi di psicologi e psichiatri. È successo quindi che gli interventi psicoanalitici hanno potuto ugualmente fecondare e arricchire la cultura di queste istituzioni, anche se non apertamente e programmaticamente , ma -come spesso succede- “al chiuso” delle riunioni d’équipe.
Questo processo ha favorevolmente posto le basi per una ripresa del confronto con i fondamenti storico-scientifici delle comunità terapeutiche, nate durante la seconda guerra mondiale nell’ambito della psichiatria psicoanalitica in Inghilterra ad opera di Bion ,  Foulkes ,Main e Jones .
L’affrontare il rapporto con il paziente tossicomane con psicopatologia associata ha comportato necessariamente il passaggio da un’impostazione tradizionale di tipo pedagogico-comportamentale, che forse aveva anche funzionato con tossicomani-eroinomani di tipo nevrotico, ad un’impostazione di tipo clinico-medico-psico-pedagogico più adatta ai nuovi tossicomani, sempre più spesso borderline, narcisisti patologici, antisociali, paranoidei, con sempre più frequenti disturbi del sé. Questo passaggio non poteva, a mio parere che avvenire nell’integrazione delle conoscenze diagnostiche e dei trattamenti in un’ottica complementare individuale-familiare, e con un atteggiamento di apertura al confronto delle conoscenze scientifiche.

LA  CRITICA PSICOANALITICA ALL’IMPOSTAZIONE  SUPER-EGOICA DELLE COMUNITÀ PEDAGOGICHE.

Una delle critiche della psicoanalisi all’impostazione tradizionale superegoica delle comunità terapeutiche era -ed è ancora - infatti questa: se il disturbo consiste, a livelli profondi dell’essere, in un ritiro narcisistico dalle relazioni, puntare sul super-io non ha senso. L’impostazione supergoica può condurre ad una pseudo-individuazione, ad un esito sul piano del conformismo, sul piano dell’iperadattamento più che ad una vera cura personale, o, come si dice, ad un reale trattamento individualizzato. Dal punto di vista della psicoanalisi il nucleo del disturbo, come s’è visto, è un narcisismo mortifero, con conseguente assenza del valore morale della sollecitudine verso l’altro da sé. L’incapacità di molti di questi pazienti di concepire l’Altro, di avere una relazione affettiva con l’altro, e la chiusura in un godimento autarchico in cui l’altro non è più controllabile in modo onnipotente, certo non possono essere affrontate solo censurando e rimproverando. Questo mi sembra un importante punto d’incontro tra pedagogìa e psicoanalisi .
Come diceva Mitchell (1995) “ Si ritiene che oggi molti pazienti soffrano non di passioni infantili conflittuali trasformabili con la ragione e la comprensione, ma di uno sviluppo personale stentato. La psicopatologia moderna può essere oggi definita non in termini conflittuali, ma dalla povertà dell’esperienza del paziente. Spesso il problema del paziente è quello di riuscire a reinvestire di affetto e di significato l’altro da sé, uscendo dallo stato timoroso di rifugio in cui permane. Il paziente ha bisogno di una rivitalizzazione ed espansione della capacità di generare un’esperienza reale, significativa e valida (...). Ciò che gli occorre è essere visto, coinvolto personalmente e fondamentalmente apprezzato e accudito nella possibilità di scoprire ed esplorare giocosamente la propria soggettività e immaginazione”.

LO STATO ATTUALE: DAL RIMEDIO PER TUTTI I MALI ALL’INTERVENTO SU SOGGETTI SELEZIONATI IN ALCUNE FASI DEL TRATTAMENTO.

Per anni la comunita terapeutica è stata vita e proposta come una “strategia assoluta “ una panacea contro tutti i mali , buona per tutte le stagioni.
Oggi si inizia a riflettere sulla necessità di transitare da un organizzazione ideologica ad un’ organizzazione clinica che preveda il trattamento come un processo articolato in fasi diverse  da affrontare con tecniche diverse e propedeutiche (G.Campione, 2009).
Secondo Enrico Pedriali la Comunità Terapeutica, ha attualmente due possibilità: o la sua cultura riuscirà ad esprimere una flessibilità che le consenta di affrontare esigenze diversificate (e allora occorrerà abbandonare la pretesa fedeltà ad una malintesa ortodossia) o diversamente dovrà rinunciare a proporsi come metodo idoneo ad una larga parte di patologia (segnatamente la patologia psicotica grave): in ogni caso si dovrà abbandonare l'illusione di un setting comunitario proponibile per tutte le tipologie d'utenza
Dopo decenni di sperimentazioni e improvvisazioni ,nella situazione attuale si è giunti ad una sufficiente conoscenza teorico clinica del dispositivo comunitario per poter definire i fattori predittivi della sua efficacia o inefficacia terapeutica : secondo Correale essi sono legati alla possibilità di elaborare  il lutto del distacco dalla famiglia prima di entrare e al grado soggettivo di stabilità o frammentarietà del sè  mentre i fattori terapeutici sono da individuare nel condivisione della quotidianità, nella rete di relazioni, nel sentimento di appartenenza e nella  possibilità   di attivazioni di emozioni e scene psichicamente significative.

LA FUNZIONE PATERNA IN COMUNITA TERAPEUTICA AGLI ESORDI : BION TRA PSICHIATRIA E PEDAGOGIA MILITARE.

All’Hollymour hospital di Northfield Bion è un leader che svolge una funzione paterna in modo nuovo per essere sia un medico psichiatra che un ufficiale : spariglia le aspettative di ordine , disciplina,regola, comando,ubbidienza. Ne individua anzi le dinamiche intrinseche che conducono ad una passivizzazione dell’individuo . Per questo propone invece una condivisione e un coinvolgimento gruppale assolutamente nuovo per l’epoca e per il contesto militare: introduce la socialità , l’assunzione di responsabilità nel farsi venire idee sul come risolvere i problemi invece che attender.e che qualcun altro li risolva , bion non impone , piu maieuticamente lascia che il gruppo si auto organizzi e si coalizzi contro il nemico comune del caos, della passività regressiva e depressiva dei soldati.

Le alte sfere militari lo accuseranno di tenere più a lente analisi che al reinserimento nelle truppe attive al fronte mentre i colleghi che lo seguiranno ,fra questi Foulkes,lo criticheranno per aver usato troppe metafore militari nel suo lavoro.

In un originalissimo e stimolante recente contributo G.foresti e Rossi Monti hanno connesso dal punto di vita della posizione paterna la nascita del concetto di purgatorio e la comunita terapeutica .
Jacques Le Goff nel 1981scrive che la nascita del Purgatorio avviene dopo il 1170 come  luogo per la purificazione – purgazione dell’anima -locus purgatorius- come dimensione INTERMEDIA tra la salvazione e l’ eterna perdizione.
Il padre del purgatorio è Agostino di Ippona: uomo nord africano ricco e gaudente in gioventù che si converte al cristianesimo e ragiona sulle conseguenze delle azioni in vita augurandosi che il giudizio divino sia misericordioso e rimetta a noi i nostri debiti.In un secondo periodo sotto la spinta delle invasioni barbariche e delle sette eraticali e dei misericordes (i lassisti dell’al di là  ) Agostino organizza la sua primitiva idea : esistono quattro tipi di uomini crimina, facinora,flagitia,scelera ,Giusti,martiri e santi,Non valde boni Non valde mali.
Per costoro soprattutto per i primi esiste una prova (tolerabilior damnatio )grazie all’azione di un “ignem purgatorium” che apporta sofferenze superiori ai dolori terreni ma temporanee (dalla morte al giudizio universale)
Da qui parti il concetto d’indulgenza e la pratica decadente del mercato delle indulgenze.(accusa di simonìa) contro cui si scagliano lutero e calvino.

La colpa, la grazia,la penitenze e il perdono, il paterno e il materno occupano un ruolo importante nel fondare (Weber) lo spirito protestante del capitalismo e la divaricazione antropologica tra nuovo e vecchio continente, sud e nord del mondo.

    Bion e Agostino abbracciano una posizione pedagogica paterna severa –responsabilizzante.
Bion diceva ai soldati : non potete comportarvi come bambini (Posizione perdoniste e Regressione) che rivendicano assistenza illimitata e indulgenza dall’istituzione curante.
Agostino diceva ai cristiani: non potete pensare di fare quel che volete tanto poi tutto vi verra perdonato.
Bion concepiva il lavoro all’Hollymour come una prosecuzione della guerra militare su quella del fronte dell’io nel conflitto salute malattia ai fini della guerra contro il nazismo.Dare un luogo alla crisi che non ha potuto avere luogo (catarsi) perche il soggetto si ri-definisca interiormente e socialmente ri-mettendosi in gioco.
Per Agostino dare un luogo allo spirito(spazializzazione del pensiero-purgatoro- struttura intermedia) è faccenda delicata perche si tratta di trovare un luogo fisico a faccende interiori imprevedibili , instabili,inquiete, tragicamente umane
Come diceva Pascal: posso approvare solo coloro che cercano gemendo, né chi loda né chi biasima.

LA CRESCITA,IL BISOGNO DI INIZIAZIONE: IL RUOLO DEL PATERNO .


Come Racamier e Zoia, autori di diversa estrazione psicoanalitica hanno sottolineato, nascere non basta, bisogna far vivere.
L’adolescenza maschile e l’uso degli stati alterati di coscienza da droghe  potrebbe risentire  dell'assenza di figure e di riti di iniziazione che accompagnino verso l'età adulta ed essere, quindi, intesa come una modalità inefficace di dare soddisfazione a tale bisogno .Essa testimonia l’ assenza di funzione paterna positiva che operi l'iniziazione e lo svincolo e la presenza  di componenti materne arcaiche distruttive.
Come sottolinea Scaglia il compito affidato all’adolescenza è la scoperta dell’altro, inteso sia come soggetto esterno che come parte di sé .
All'ingresso nella adolescenza,infatti, l'individuo si scopre altro da come si era pensato.
Il suo compito è andare verso questa trasformazione in  un altro.
L'uso di sostanze psicoattive è  motivato da un’inconsapevole intenzione verso la profondità di sé.
Esso sembra parlare di ricerca di limiti e interiorità.
 L'attrazione per aspetti ‘infernali abissali ’ del mondo è una manifestazione del bisogno di fare i conti con parti di sé temibili ed inesplorate.
Ma al contempo ha aspetti potenzialmente positivi: perchè può  condurre ad una riorganizzazione dei rapporti con aspetti interni e ad un tentativo di convivenza pacifica con essi .
In questa attrazione per ciò che è altro e marginale, è probabile che l'individuo adolescente metta gli occhi su
certe marginalità quali le compagnie in cui si usano sostanze, quelle disadattate caratterizzate da devianze, quelle dei
quartieri periferici degradati, o quelle dei tossicodipendenti.
Il bisogno di iniziazione muove dalla percezione di una propria incompiutezza e le sostanze sono spesso percepite da chi le usa in
maniera dipendente, come il modo di fare fronte a tale incompiutezza.

LA FUNZIONE  RELATIVIZZANTE, METAFORICA, ANTILETTERALE DEL PADRE .

Il contatto con il marginale e l'inferno interiore ha bisogno per essere un occasione di crescita e non di autodistruzione di una modalità maschile paterna e non di una modalità abbracciante sacrificale e simbiotica .
Se bisogna scendere nell'inferno negli abissi, poi bisogna potere risalirvi.
Questa è una operazione che contempla la sapienza dei confini e delle soglie e quindi la capacità di procedere per differenze.
Infatti  procedere attraverso i concetti materni improntati alla identità, origina la tragedia:  essere della stessa sostanza del luogo (infernale) che nutre la propria esperienza è l'origine della indistinguibilità dal luogo e della impossibilità di uscirne.
La percezione basata sulla identità è  materna perché modellata sull’esperienza primaria della nutrizione: tu sei il latte che ti do, tu cresci perché io mi do a te e tu esisti in quanto me.
Su questo modello importantissimo, che permette l’esperienza di fusionalità che da origine al sentimento oceanico e all’esperienza dell’amore e dell’orgasmo, si basa la sopravvivenza nei primi mesi di vita.
Questo modello è distruttivo  però,se utilizzato fuori da questo ambito in là con gli anni.
L’oblatività incondizionata, abbracciante, non mette in discussione le caratteristiche del luogo dove si trova perché le considera in modo assoluto.
Il modo maschile adulto è  relativizzante invece che totalizzante:  le caratteristiche del luogo sono quelle possibili per quel luogo lì ma anche e proprio per questo sono trasformabili.: c’è una maggiore progettualità.

Se io sono nel problema ma sono distinto da esso potrò uscirne , resistere, attraversare ma non fermarmi.

Il modo materno è materia che nutre .
Il modo maschile guarda ad altro si riferisce ad altro , ad una terzietà che apre al gruppo e al sociale.

PADRI VIOLENTI E FRAGILI CHE  DOMINANO O ABBANDONANO MA NON ‘INIZIANO’.

Se l'uso di sostanze,  è legato ad un bisogno trasformativo attraverso un iniziazione, è anche  l'adesione ad una modalità inefficace soddisfare il bisogno di iniziazione. per il mancato raggiungimento di una identità valida .
Si  cerca di segnalare  che è mutato o sta mutando lo status interiore ma si vorrebbe che qualcuno ascoltasse e vedesse questo in modo da farlo diventare un cambiamento sociale.

In realtà  manca una autorità esterna agli iniziandi, da loro accettata come una guida  che, con l'autorevolezza dell'avere già attraversato quella fase, certifichi l’iniziazione. . Manca una figura paterna, autorevole, stimolante, ma che protegge , segnala i limiti, contiene, e cerca di mettere insieme aspetti diversi .
Anzi tale figura viene combattuta e distrutta.
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LA QUESTIONE DEL RISCHIO E DEI CONFINI

Il valicare i confini, il trovarsi 'dall'altra parte' è un aspetto dell'esplorazione dei confini simbolicamente maschile.

In questa esplorazione, prendono consistenza i compiti del maschile di conoscenza dell'esterno, di ricerca creativa di forme nuove, di dimestichezza con il pericolo, di preparazione alla funzione di responsabilità verso un nucleo di individui e di protezione di un confine.

La trasgressione è la capacità di verificare la norma sconfinando .

Essere creativi è opposta, se non avversaria, alla materna conservazione del contenuto.

Si comprende l’attrazione maschile per i territori non ordinati e la disponibilità adolescenziale al conflitto con l’autorità: la funzione maschile-paterna è quella di disporre le regole.
Esse devono essere smontate per acquisire la capacità di costruirle.

In realtà l’attrazione per i luoghi senza regole nasconde la  vocazione a imporre regole .

Nell’evoluzione c’è sempre caos nella fase di passaggio.
Nella tossicodipendenza, ci si  è bloccato nella fase di caos :  il  disperante abbandono di ogni regola.
I tossicodipendenti non sanno a chi riferirsi per configurare quelle nuove: continuano a impiegare energie senza potere trovare nuove regole una più evoluta identità.

Il 'finire nei guai' è forse un metodo maschile per apprendere il mondo.

Il padre  comunica però orgoglio per ciò che è contenuto all'interno dei propri confini, e permette di vedere le possibili conseguenze negative delle situazioni di pericolo sul  valore del soggetto (essere divorato e distrutto).

Perseguirà il rischio in maniera non fine a se stessa ma connessa alla costituzione di una identità che sa affrontare le difficoltà.

Il fatto che un individuo assuma il punto di vista femminile relativamente allo sperimentarsi in situazioni rischiose, può dipendere dal suo ambiente familiare: può essere che abbia trovato disponibili solo costrutti femminili perché quelli paterni erano fortemente criticati o non proposti.

La tossicodipendenza ma anche le condotte a rischio evidenzia l’assenza di paternità: il contatto con il rischio è slegato da un progetto.

Inizialmente, il rischio e sofferenza vengono vissuti come 'piacere' perché essi sono percepiti come promessa di una identità
Nel procedere dell’abitudine, diviene evidente che nessuna identità prenderà forma.

Inoltre, le restrizioni imposte da un protratto stile di vita rischioso mutano la sofferenza da eroica a depressiva.

 A questo punto la persona inizia a sentire che le cose non stanno andando bene.
Il malessere che prova diviene una barriera che oscura il futuro.
Qui entra in gioco una difficoltà decisiva.
L'individuo non riesce a fare il passo in grado di attribuire alla condizione di sofferenza il significato di ponte, di tramite per un' altra condizione.
Mentre all’inizio del percorso di dipendenza, il disagio è messo tra parentesi dalla condizione euforica, successivamente esso diventa il responsabile della caduta progettuale.
La tossicodipendenza non è in grado di immaginare la soglia, il varco e il passaggio. ci si sente in un vicolo cieco, non in una strada che termina contro un gradino che si potrebbe salire o contro una soglia da valicare.

La verticalità che permette di guardare al di sopra delle cose e di contestualizzarle è una modalità dello stare al mondo che il figlio conosce tramite l'esempio del padre.
L’orizzontalità invece impedisce di allargare la visuale oltre la condizione in cui si è immersi.
Nella tossicodipendenza è impossibile pensare: “Sono in questo pasticcio perché, per raggiungere la mia meta, devo passare per la situazione in cui sono e superarla”.

Il concepire un oltre nessun mediatore -il padre l'ha mai presentato e, quindi manca l'esperienza del limite e quindi anche quella dello spingersi oltre.
L’assenza e la nostalgia del padre prende forma attraverso ciò che è originato dalla mancata esperienza dei limiti: guai con la legge, ricerca di condizioni ‘forti’, legami con contesti di malavita, ecc.

IL SUPER IO  ARCAICO  E IL GENITORE UNICO .

Un super io arcaico rappresenta l'autorità che la tossicodipendenza rispetta nella sua versione negativa: modi fagocitanti annullanti dietro la promessa dell’accudimento totale.
Nel mondo tossicodipendente, l'autorità non ha caratteristiche paterne.
Essa, infatti, non è stimolante, integrante e accudente. Essa non ha compassione delle debolezze e non sostiene il tentativo che ogni persona fa per liberarsene e rendersene autonoma. L'autorità che qui troviamo è sonnifera, suscitatrice di invidia e di paura di essere abbandonato. Il super io arcaico è totalizzante nel suo sadico giudizio : sei tutto sbagliato non hai sbagliato quella cosa lì. La differenza tra relativizzare e totalizzare .
Oppure la debolezza è solamente consolata senza rilancio prospettico legando per sempre il consolato alla consolatrice.
Come viene percepita la debolezza e come si tenta il suo superamento è questione decisiva:
Un padre insegna la ferita, la sconfitta la separazione ma anche la relativizzazione e il discernimento : ferito non vuol dire morto, ci si puo rialzare, tante cicatrici tanto onore ,l’introduzione di uno spessore di una tridimensionalità .

 L’ambiente tossicodipendente è caratterizzato da una avidità ed un consumismo esasperati e dà sostanza all’immagine di una umanità di uguali tutti attaccati a poppare quanto più è possibile e con l’occhio torvo a controllare che il vicino non succhi di più. Nella tossicodipendenza si constata comunemente l'illusorietà delle immagini di abbondanza: nell'assenza di un accompagnatore/iniziatore maschile, la sofferenza e il disorientamento alle prese con esperienze limite.
Il femminile autenticamente nutriente è scomparso. Il maschile che aiuta è assente.
Occorre una decisione equilibratrice che dia dinamismo alla situazione bloccata (e che introduca un certo relativismo): occorre che una componente maschile ristabilisca l'ordine.
La capacità maschile di concepire le condizioni negative (infere) come necessarie ad un progetto  di crescita e autonomizzazione


IL MASCHILE IN COMUNITA TRAPEUTICA


Come sottolinea Scaglia il nostro paesaggio attuale non possiede più molti spazi selvatici, poiché quasi tutto il territorio è coltivato e antropizzato. Nella nostra epoca, le zone di confine tra metropoli e campagna, cioè, le periferie urbane degradate, rappresentano bene l’extraterritorialità. Esse non hanno l'estetica pregiata del centro città e sono estranee alla razionalità della campagna produttiva modellata sul funzionamento dei mezzi agricoli. Tali ambienti si candidano a rappresentare gli scenari della iniziazione, così come un tempo il bosco selvatico costituiva un luogo adeguato per la marginalità rituale perché era inteso come luogo non ordinato e abbandonato dalle regole umane.

La comunità , non a caso, è situata quasi sempre in campagna: condivide l’essere uno spazio fuori che ricorda la marginalità concreta dei luoghi (fuori dalla città) nei quali avvenivano le iniziazioni ma non è più il bosco selvatico . Si è isolati, si fanno esperienze forti che ricordano le esperienze forti che si hanno in una iniziazione; il fiorire di ideologie, l'aumentata capacità di teorizzare e l'attitudine ad elaborare concezioni del mondo ricordano l'apprendimento delle teorie del mondo e la comunicazione dei segreti propri della tribù di appartenenza che avvenivano durante l'iniziazione.
Le città (H.Bech) sono infatti ormai luoghi in cui ci muoviamo come forsennati in una mutevole folla di estranei che si incrociano senza sosta e che mostrano di volata la loro facciata ,unica cosa che si puo notare in uno spazio cosi affollato.  Ci sono ben poche possibilità di capire cosa c’è dietro la superficie  e siamo costretti a troncare ogni conoscenza prima che vada oltre la superficie ?
Questi erano i compiti  rituali dell’ iniziazione di cui permangono nella nostra cultura la il battesimo  e la cresima cristiana  , il servizio militare e l’addio al celibato o nubilato: a parte questi i riti non esistono più nella nostra cultura, ma non è venuta meno la loro necessità.
Nell'adolescenza, l'individuo, in modo automatico e 'istintivo', cerchi un rito di iniziazione e un iniziatore. Perché  il processo di diventare altro, ha bisogno di accompagnamento e protezione.
Inoltre, è necessario che tale processo si completi assumendo la forma di rito, perché solo all'interno di questa cornice è possibile dare conto della sacralità del suo punto di arrivo: il senso della propria identità.
L'iniziazione guida l'individuo a raggiungere  il suo nuovo status e lo fa socialmente in gruppo : questo certifica e testimonia di fronte a tutti  che l’iniziato è un uomo  nuovo che condivide regole sociali e per questo puo appartenere alla comunita del mondo  .

Qualunque trattamento della tossicodipendenza maschile richiede attenzione ai temi della paternità-maschilità. Esso è, infatti, influenzato dalla assenza dei costrutti paterni come anche dalla intenzione di mantenere lontana una funzione paterna.

Dal punto di vista della presenza o assenza di un familiare simbolico iniziatore e del conflitto tra la colpa, la grazia,la penitenze e il perdono, il paterno e il materno possiamo distinguere nel patrimonio contemporaneo comunita progetto e comunita deposito o comunita di vita .
Le prime caratterizzate da posizioni paterne evolute attivanti – responsabilizzanti  ma al contempo materno ricettive non giudicanti  in cui si lavora sulla riattivazione del gruppo primario ,  in cui si considerano i transfert relazionali e si realizzano esperienze relazionali  positive,correttiva (Alexander,1946) tramite esposizione a situazioni emotive che non è riuscito in passato ad affrontare.
Il gruppo e’, dunque,  il dispositivo metodologico fondamentale nell’ambito comunitario (Di Maria, Lo Verso,1995)

Le seconde ,in cui non si considerano i transfert relazionali., e che dunque funzionano soprattutto come strutture difensive che contengono senza riconnettere , spesso quindi funzionanti come deposito di parti scisse . Questa seconda caratteristica crea il vissuto di comunità contenitiva totalizzante che nutre e
non fa desiderare di esserne fuori in una specie di prevalenza del registro femminile arcaico . Ma queste modalità di trattamento della tossicodipendenze e di organizzazione delle strutture deputate alla loro cura che non introducano la priorità della differenziazione e della limitazione sono destinate al fallimento come il dare l'aiuto incondizionatamente senza chiedere nulla in cambio , oppure, il proporre trattamenti senza tempo o senza considerazione per la motivazione del soggetto,delle sue effettive potenzialità e dei suoi limiti . Tale modalità porta alla progressiva collusione dell'organizzazione e dei suoi membri con le tematiche tossicomaniche.

L’operatore di comunità   – come dice Charmet- posto com’è sulla scivolosa sponda tra il familiare simbolico e il familiare reale ,è sempre sull’orlo di una crisi di nervi ,parodiando il titolo di un famoso film di Almodovar,ma  a mio parere la comunita è uno dei laboratori sociali all'interno dei quali è possibile capire più che in qualsiasi altro luogo .
Da questo punto di vista concordo con  Charmet  quando afferma che la Comunità Terapeutica non guarisce, ma mette nelle condizioni ineguagliabili di riuscire a capire bene il funzionamento del soggetto .
Penso che la possibilità di capire e di farsi capire meglio che altrove dipenda proprio dal dormire, mangiare, decidere assieme,le migliori condizioni per poter ricostruire al proprio interno le scissioni e le proiezioni del paziente . Diversamente infatti da quel che si verifica nella cura –per cosi dire esterna- dove il paziente mette diversi parti di se nelle  figure professionali con cui,   in comunita  questi movimenti affettivo difensivi avvengono non solo su un'equipe unitaria, ma anche in uno spazio antropologico e logistico che è il setting comunitario e questo consente, di ricomporre come in un puzzle -nel sé mentale dell'equipe- il vero sé del paziente.
Essa rappresenta, quindi, la rara possibilità per lo psicoanalista di lavorare nella vita reale del paziente , osservandone e valutandone gli aspetti quotidiani (le azioni parlanti ,Racamier) , gli aspetti emotivo-affettivi del suo co-abitare in relazione con altri (una “residenza emotiva” ,una casa per le loro emozioni dove -secondo Zapparoli -  gli aspetti di attaccamento e accudimento  possono essere visti e presi in carico attraverso l’approccio indiretto , mediato, transizionale delle “situazioni come se “ G.Campione, 2009).
Non solo, ma in questa condizione la possibilità di capire meglio coincide anche con la possibilità di farsi capire meglio: cioè di mettere a disposizione del paziente  e del suo gruppo di appartenenza, il vero sé dell'equipe comunitaria, che vive fino in fondo l'esperienza di Comunità. Da questo punto di vista questa è un'equipe che ha una naturale propensione a collassarsi sulle funzioni della famiglia naturale del proprio utente e non riesce quasi mai a rimanere la famiglia simbolica, la famiglia culturale . Da cui l’indispensabilità di una supervisione Psicoanalitica. Perché la Comunità Terapeutica, nel momento in cui si appresta a divenire la famiglia e a condividere la quotidianità col paziente , evita di diventarlo nella misura in cui apre la dimensione del rapporto a una dimensione eccezionale: cioè la gruppalità. Apre al terzo nella misura in cui tutte le pratiche dell'istituzione comunitaria diventano di tipo gruppale. E' il riferimento al terzo l'antidoto nei confronti dell'eventualità di collassarsi sulla identificazione con la famiglia .
Quindi la Comunità Terapeutica è una istituzione che pensa in termini di progetti di nascita sociale; anche se è vero che la pratica reale che effettua è quella di una reinfetazione materna, (Charmet)  del tener dentro, però la sua grande speranza è quella di poter far rinascere. Non tiene dentro per brama, non tiene dentro in nome della rassegnazione, ma della possibilità di riorganizzare la speranza di una rinascita; si tratta di vedere in nome di chi, in nome di quali valori. E a me sembra che si possa dire che gli aspetti più evolutivi della Comunità Terapeutica, quelli che meritano la maggior manutenzione da parte del supervisore, sono quelli legati al fatto che la Comunità Terapeutica è la casa dove si effettua oggettivamente un'operazione di reinfetazione (Charmet)  che però-differenza fondamentale- avviene in vista di una nascita e la si affida al gruppo dei fratelli; ma i fratelli lavorano sotto l'egida della funzione simbolica paterna, per cui da questo punto di vista mi sembra che la rinascita possa avvenire all' ombra dei valori del padre e quindi in funzione della nascita sociale. E da questo punto di vista la Comunità Terapeutica può davvero diventare la famiglia non incestuosa, quella del padre e quella della norma. ”(Charmet) 
In comunita terapeutica- infatti- molti pazienti che provengono da un esperienza con il cosiddetto “genitore unico” ( in realtà un genitore prevaricante sull’altro che è generalmente assente , abbandonico, dipendente) possono esperire invece relazioni sia con gli aspetti protettivi , accuditivi (simbiotico-fusionali,femminili,materni) che  con gli aspetti maschili,paterni della Legge simbolica e reale (le regole,il limite,il confine , la differenziazione, la separazione, l’individuazione) ) (G.Campione, 2009).
Questo può avvenire lì dove il lavoro sia consapevole di questi aspetti e quindi anche dal punto di vista pedagogico condivida un modello epistemologico ermeneutico che accetta di confrontarsi con quello psicoanalitico .


Bibliografia

Brunori L. Comunita terapeutiche, Mulino bologna

Campione G .., Nettuno A“Il gruppo e le dipendenze”, F.Angeli Editore, Milano 2007

Campione G ..,  “Il gruppo di operatori e il gruppo dei pazienti: riflessioni sulla supervisione nei centri pedagogico-residenziali per la doppia diagnosi “. CEAS 2010
Charmet Pietropolli G., Evoluzione del concetto di Comunità Terapeutica,                  http://www.psychomedia.it/pm/thercomm/tcmh/charmet1.htm
Foresti G, Rossi Monti “Esercizi di visionino”, Borla

Ferruta, Foresti, Pedriali, Vigorelli “La Comunita terapeutica”, Ed .Cortina. 1998

Racamier “Lo psicoanalista senza divano “ Ed.Cortina

Sassolas Marcel,Corino Ugo, Cura psichica e comunità terapeutica.Esperienze di supervisione. Ed.Borla. 2010

Scaglia. M, Tossicodipendenza maschile come conseguenza dell'assenza del maschio iniziatore.

Zoja Luigi, Nascere non basta, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1993

Zoja Luigi, Il gesto di Ettore, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2000




LE COMUNI ORIGINI AMNIOTICHE DELLA MUSICA E DELLA MISTICA di Guglielmo Campione

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Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei.
 Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma – signore degli dei – decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo.
Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio.
 Quando gli dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi proposero la cosa seguente: “seppelliamo la divinità dell’uomo nella Terra”. 
Brahma tuttavia rispose: “No, non basta. Perché l’uomo scaverà e la ritroverà”.
 Gli dei, allora, replicarono: “In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani”.
 E di nuovo Brahma rispose: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie”. 
Gli dei minori conclusero allora: “Non sappiamo dove nasconderla, perché non sembra esistere – sulla terra o in mare – luogo alcuno che l’uomo non possa una volta raggiungere”.
E fu così che Brahma disse: “Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo: la nasconderemo nel suo Io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla”.
A partire da quel tempo, conclude la leggenda, l’uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne,scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova dentro di lui.

Dove origina mentalmente la musica ? e come essa è legata al piacere e al dolore ?

Questo mio saggio si situa all’incrocio di tematiche fondamentali per la vita estetica e d emotiva affettiva e spirituale della persona : il suono, la voce, l’acqua, l’ontogenesi,l’embriogenesi,la nascita , l’esperienza mistica della beatitudine oceanica uterina da una parte e dall’altra i suoi corrispettivi universali , culturali e spirituali : il suono , la voce e l’orecchio, l’acqua , e l’origine della vita della specie umana nei miti cosmogonici , la creazione della musica , il bisogno eterno delle esperienze di estasi e di trance .

Da una parte Freud, Ferenczi, M, Balint, I Matte Blanco, Fornari, Bion, Jung .

Dall’altra Bach, Ravel,l’opera lirica,la musica tonale e atonale, il ritmo,l’armonia, la fuga.

In mezzo a tutto ciò l’esperienza amniotica: la genesi e il paradiso perduto da cui tutto origina e che il mito ricalca fedelmente.
In principio era il suono (Vangelo di Giovanni).
Ed il suono era presso la madre. In principio era la madre.(Fornari).

Il suono è  un filo che ci porta indietro fino a zone remote del nostro essere, ai confini del mito, del mito personale cosmogonico di ciascuno di noi.

Nella convinzione rinascimentale che il Microcosmo si rifletta nel macrocosmo e viceversa e che ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto.

Sono sempre stato molto affascinato dalla prosodìa ,la musicalità della parola,uno degli aspetti proto mentali dell'esperienza umana : Durante il periodo amniotico tutti abbiamo sperimentato  l'importanza della prosodia, del ritmo , timbro e intonazione della voce .

Sono convinto che l’attenzione a questi aspetti sonori prosodici del linguaggio e non solo a quelli semantico linguistici ci permetta di  ampliare le nostre capacità di intuito e comprensione del nostro mondo emotivo e di stare maggiormente in contatto con esso.

Il modo in cui un individuo si rapporta al suono, e in particolare al suono più significativo dell'universo sonoro, la voce umana, come vedremo può rivelare molto sulle sue esperienze pre e perinatali, ma può anche rivelare come si è sviluppato Il suono della sua relazione primaria, se è stata segnata da armonie o da dissonanze, se vi sono stati dei silenzi, se si sono prodotti dei crescendo troppo concitati.

Per Balint un tempo vi era una miscela armoniosa fatta  dal mondo circostante , da noi stessi  e da nostra madre , in cui la fantasia di un "armonia primaria", ha mantenuto una perfetta armonia tra il soggetto e il suo ambiente.

Per Ferenczi, il liquido amniotico è un piccolo residuo del grande oceano . 
La sua esperienza di analisi ha suggerito una analogia profonda tra il corpo materno e l'oceano, da qui il desiderio dell'uomo ad una regressione talassale .
Non è la madre simbolo dell’oceano ma l’oceano simbolo della madre.
Se la filogenesi riepiloga l’ontogenesi e viceversa secondo ferenczi l’esperienza della vita fetale primigenia in acqua e la catastrofe o trauma della nascita la rottura della armonia e della beatitudine- ricalca l’esperienza della primitiva vita acquatica della specie umana caratterizzata da varie  catastrofi : dalla nascita come emersione della vita cellulare dall’informe nulla , la catastrofe della rottura e della perdita delle acque con  la desertificazione (il mar rosso che si apre e lascia passare gli ebrei ma poi si richiude e li avvia al deserto e alla nascita ), la glaciazione,il diluvio ecc…

Dice Erri De Luca “Racconta  la leggenda che un angelo cancella al neonato il ricordo di quello che ha saputo in grembo.
C’è da svuotare il sacco prima di nascere.
I bambini dentro la placenta sanno tutto il passato,le lingue,le avventure,pericoli e mestieri.
Il loro  scheletro è diventato pesce ,rettile, uccello prima di fermarsi all’ultima stazione.
Lo sforzo di espulsione dal corpo della madre serve a dimenticare.
La rottura delle acque apre il varco che subito dietro si chiude dopo il tuffo nel vuoto.
Cosi è il mondo per chi viene da un grembo .
Il salto nell’asciutto produce azzeramento di tutta la sapienza accumulata nel sacco di placenta, si attecchisce meglio dimenticando da dove si proviene.
A lui spiaceva dolorosamente non ricordare com’era stato al centro del corpo di una madre tra le ossa del bacino le vertebre sotto il dondolo del respiro e i passi sulle scale del battuto del cuore.
Che perdita passare da sputo a carne umana ,risalire le epoche del corpo e giunto al culmine sull’orlo della soglia dimenticare tutto.
Il corpo ricorda piu della testa e del suo ripostiglio di memoria.
Un tempo innumerevole per lui era trascorso dentro la madre.
 Fuori di li era cresciuto presso di lei .
Nel caso di una madre da cui si proviene presso è un esilio svolto nei paraggi.

Erri de Luca “E disse”, Feltrinelli , 2011

“Il feto in utero sarebbe- diceva Mauro Mancia- nella singolare posizione del cavaliere trecentesco John Mandeville,che si trovo a raccontare un viaggio che non aveva mai fatto e a fare un trattato
delle cose piu meravigliose e piu lodabili che si trovano al mondo senza averle
mai viste, ma che ben conosceva per aver consultato enciclopedie, mappe e cataloghi
di meraviglie . Questo perchè oltre alla forma di memoria autobiografica, chiamata "memoria esplicita"abbiamo anche una"memoria implicita" - un inconscio sistema di archiviazione che noi non possiamo riportare alla coscienza e verbalizzare (ineffabilità dell’esperienza).
Possiamo quindi ipotizzare che le esperienze dei nostri primi due anni di vita sono memorizzate come "memoria implicita" nell'amigdala,  nuclei neuronali situati in profondità all'interno dei lobi mediali temporali del cervello e non sono pertanto riconducibili a ricordo . La ricerca ha dimostrato che è nell'amigdala che si svolgono primariamente la memorizzazione delle reazioni emotive. L'ippocampo, infatti,il principale componente del cervello che svolge un ruolo nella memoria a lungo termine, non diventa pienamente maturo se non dopo il secondo anno di vita.


Platone , la musica e la madre che incanta .

Platone, su cui si basa l'essenza della spiritualità occidentale, ha scritto pagine molto interessanti sugli effetti dei suoni sulla mente.

Egli riteneva che l'emozione fosse una  specie di movimento interno che chiamò Kinesis.
La Musica e la Danza andrebbero intese secondo Platone come uno shock esterno, Seismos, in grado di ricondurre lo stato emotivo alla calma generale del cosmo.
 Le madri che cercano di far addormentare i loro bambini ,li cullano (kinesin) facendo oscillare le loro braccia (seiousai) mentre cantano loro canzoni e in tal modo li incantano(kataulosi) e li calmano .
Platone s’era imbattuto in ciò che i neuroscienziati del XX secolo avrebbero chiamato " fenomeno del trascinamento sonoro"?.

La prima esperienza degli esseri umani nel grembo materno  è  anche la nostra prima esperienza immersiva  ed è la nostra prima esperienza uditiva in acqua.
la modalità  percettiva sensoriale primordiale è  stata principalmente tattile, propriocettiva e uditiva.

 Che cosa abbiamo sperimentato prima della nascita?

La beatitudine oceanica( il sentimento oceanico cui fa riferimento il carteggio fra Freud e Rolland) della fusione primaria nell’ immersione in amnios.
Il sentimento dell'infinito, inteso da Schleiermacher  come la base della religiosità in quanto distinta dalla religione istituzionale, non è altro che la nostalgia della condizione infantile preedipica, quando il bambino non è ancora in grado di percepire un confine tra sé e la madre.

Suoni, voci e rumori subacquei amniotici

Con la 24a settimana di vita, il feto è già "in ascolto" di rumori e suoni nel suo ambiente liquido. 
Immerso nel liquido amniotico, questo piccolo essere è guidato dal desiderio di comunicare con la voce della madre, stabilire un rapporto uditivo con lei e  mantenere questa connessione ininterrotta quanto piu possibile.

  Il bambino nuota in questo universo acquatico di suoni e rumori interni, punteggiato occasionalmente dalla musica della voce di sua madre. 
Egli deve imparare ad allungare le orecchie, al fine di ristabilire un dialogo con quella voce.
L’orecchio riceve direttamente le frequenze del gorgoglio sonoro dal suo ambiente amniotico,
mentre i rumori e i suoni esterni sono sentiti indirettamente passando attraverso la parete addominale della madre.
 Il feto vive letteralmente ciò che sente : tutto quello che conosce  è questo mondo liquido
In passato gli scienziati hanno sottolineato il suono del battito del cuore molto più di quanto facciamo oggi. 
Al contrario, noi crediamo che il battito del cuore è una forma di rumore bianco - una potenza sonora costante all'interno di una banda larga di suoni fissa - che è probabilmente solo sentita da parte del feto soprattutto quando a volte sparisce.
Il feto ha, invece, più di una connessione uditiva con il suono ritmico del respiro materno , più vario e simile a un'onda quando colpisce la riva.
Si tratta di un suono simile a quello udito sott'acqua dal subacqueo  emesso dal suo autorespiratore .
Durante la gravidanza, i suoni vengono filtrati attraverso il liquido amniotico e si verificano modificazioni nelle vibrazioni sonore .
 I suoni acuti vengono trasformati attraverso questo effetto filtro, mentre i suoni superiori a 500 hertz restano invariati. 
Il feto sembra reagire più fortemente alle basse frequenze, come quelle del violoncello e contrabbasso, e meno a quelle di violini e flauti.
I suoni bassi, vengono condotti per mezzo della conduzione ossea ed hanno secondo Tomatis un potere ipnotico e per certi versi paralizzante ed angosciante ,agendo prevalentemente sul labirinto, sull’autopercezione spaziale e sullo schema corporeo.
La voce della madre si origina nella laringe, si diffonde lungo le vertebre per conduzione ossea , si diffonde nell’amnios e in fine giunge all’orecchio. 
Il corpo della madre è l'elemento critico nella trasmissione del suono tra il mondo esterno e il nascituro. 
I suoni esterni, come le voci del padre e fratelli, sono percepiti in forma attenuata. Il liquido amniotico deforma meno la voce materna , mantenendone  intonazione e  ritmo e questo forse spiega perché il feto ha una  predilezione per le voci delle donne, specialmente se cantano.
De Casper ha anche dimostrato che i neonati possono discriminare tra
due diverse favole per bambini e mostrare preferenze per quella che la mamma aveva raccontato loro tutti i giorni per 10 minuti (secondo la consegna sperimentale) nell’ultimo trimestre di gravidanza
Analogamente un altro esperimento svolto da Hepper dell’Università di Belfast ha rivelato che un brano musicale,udito tutti giorni negli ultimi tre mesi di gestazione, viene riconosciuto dai neonati .
L’orecchio umano, desideroso di ascoltare, prepara tutta la sua rete neuronica al fine di registrare, di fissare il più possibile le tracce delle esperienze fetali, future basi del percorso umano che il bambino dovrà intraprendere dopo la sua nascita” .
Gli elementi fondamentali del suono (scansione, ritmo e intonazione) cominciano quindi a essere memorizzati fin dalla vita intrauterina

L’ASCOLTO permette il riconoscimento della madre dopo la nascita:
Il neonato mostra di dare un significato particolarmente positivo al rispecchiarsi del suono prenatale nel suono postnatale (significato di incantamento del Kataulosi di Platone ).
Il bambino, alla nascita, possiede già una memoria sonora del mondo esterno e che nel passaggio dall'ascolto fetale all'ascolto normale il momento del riconoscimento della voce materna sia un'esperienza fondante.

La prova del nome

Andre Thomas ha realizzato un esperimento chiamato «la prova del nome»: un neonato di pochi giorni viene posto a sedere su un tavolo - ciò è possibile perché fino a dieci giorni il bambino possiede unforte tono muscolare - circondato da un gruppo di adulti, tra cui i genitori, che pronunciano il suo nome, uno alla volta. Il piccolo non presenta reazioni fino al momento in cui parla la madre, a quel punto il suo corpo si inclina e cade in direziono della voce materna .

Matte Blanco: identita – diversità –isomorfismo musica- mente inconscia .

 Il venire al mondo, come passaggio dalla situazione intrauterina ad una nuova in cui si è nudi e inermi, non più protetti, rappresenta la prima vera esperienza di novità e quindi la percezione della diversità da parte del neonato.

La scoperta dell'altro da sé, della diversità sta dunque nella paragonare il sentire attuale di dolore e il suo stato anteriore" che retrospettivamente, appare come uno stato di beatitudine.

Tale riflessione ci suggerisce che il mondo intrauterino, cioè il paradiso perduto, è l'altro indistinto da noi non più recuperabile.

Tutto ciò che riesce in un modo qualsiasi ad alludere a questo mondo perduto, potrebbe essere da noi vissuto come l'estremo tentativo di ritornare a quella condizione, e dunque di recuperare l'unità con l'altro.  E’la Base della mistica.

Dopo la nascita il neonato, comunque, riesce momentaneamente a placare il suo sentimento di dolore tra le braccia materne, nell'atto della suzione.

Durante tale attività sembra anche ricomporsi quell'unità ed indistinguibilità che caratterizzava la vita intrauterina.

La posizione, l'attività respiratoria, l'adeguamento del ritmo della poppata al battito cardiaco della madre, alludono al tentativo di ristabilire quell'unità perduta.

 E ancora una volta il distacco dal seno-madre dà origine ad un sentimento di frustrazione provocato dalla perdita.

Ancora una volta viene vissuta l'esperienza paradossale che qualcosa che è sé si distacca dal sé.

L'armonica unione del neonato col seno viene rotta e il bambino imparerà a concepire come separato ciò che considerava unito (l'io e l'altro):
è l'alba del pensiero cosciente (asimmetrico come afferma Matte Blanco), che conosce per divisione e contrapposizione.
Ciononostante, questo originario atto di traduzione del modo simmetrico ("esiste solo un Io-Tutto") in termini di asimmetria ("esiste un Io e tanti Non-Io") nasce da una condizione di serenità primordiale, e sarà conservata in noi come la verità di certi livelli più profondi (più inconsci) della psiche: "l'unità di tutti gli esseri, al di là dell'individualità di ognuno di essi"

Come questo si puo riallacciare alla Musica a e al benessere?

 I Canoni e le Fughe per esempio(per citare le forme più note) giocano, in modo variegato, con un principio semplice e stupefacente: un tema musicale è capace di intrecciarsi con se stesso, oppure con un riflesso di sé (quando il soggetto melodico è traslato ad un altro grado della scala, oppure è capovolto o riflesso, ecc...).

 L'unità del brano musicale, nonché la sua bellezza, sono il risultato, in tali casi, di un sapiente incastro fra un'identità e qualcosa di diverso che però è riconducibile a quella identità.

Nell'Opera di Johann Sebastian Bach troviamo un canone a tre voci ("Canon per Tonos") che partendo dalla tonalità di do minore, attraverso una impeccabile modulazione, arriva a re minore senza che l'ascoltatore se ne accorga.
Continua attraversando le regioni tonali successive e perciò allontanandosi sempre di più da quella iniziale, fino a ristabilire "improvvisamente" la tonalità originaria di do minore (esattamente un'ottava sopra rispetto all'inizio).

La peculiarità di tale brano è quella di realizzare un "avvitamento tonale", in cui non vengono più intrecciati solo ad un livello armonico i temi identici/differenti, ma si crea una catena di anelli a livello melodico che lascia stupefatto l'ascoltatore, poiché attraverso degli impercettibili movimenti si attraversano tutte le regioni tonali per poi tornare a quella iniziale.

 Si ha la sensazione di un continuo cambiamento senza che nulla cambi.

 Ancora, dunque, ci troviamo di fronte all'eventualità che identità e diversità coincidano, creando una magica circolarità; così come nella prima relazione con l'altro-madre

 LA  A-SEMANTICITÀ EVIDENTE DELLA MUSICA , che d'altronde si scontra con IL POTERE FORTEMENTE SUGGESTIVO ED EVOCATIVO CHE, PARIMENTI, È IMPOSSIBILE NEGARE.

la musica ha un rapporto privilegiato con il nostro mondo emotivo piuttosto che con la ragione e i concetti»;

«esiste un isomorfismo strutturale tra linguaggio musicale e realtà emozionali profonde».

Ma già Platone, nella Repubblica, afferma che l'educazione musicale è di estrema importanza per il fatto che il ritmo e l'armonia penetrano nel più profondo dell'anima :

Chi è stato educato a dovere in questo campo si accorgerà con grande acutezza di ciò che è difettoso e mal costruito [...] e con giusta insofferenza loderà le cose belle e accogliendole con gioia nell'anima saprà nutrirsene per diventare un uomo onesto, mentre biasimerà e detesterà a buon diritto le cose brutte fin da giovane, ancor prima di poterne capire razionalmente il motivo; e una volta acquisita la ragione la saluterà con affetto, riconoscendo la sua grande affinità con l'educazione ricevuta"

Platone era convinto che la musica fosse estremamente influente sullo spirito di una persona e che possedesse, per questa ragione, una funzione di natura etico-educativa (riuscendo a parlare allo spirito dei fanciulli prima ancora della ragione); arrivava, perfino, a distinguere una musica "sana" da un'altra "deviante": ai flauti di Dioniso e Marsia si sarebbero preferite la lira e la cetra di Apollo e Orfeo.

La musica trova il suo compimento, secondo Platone, nell'amore del bello; e, soprattutto, la vera musica è musica semplice, non doppia, né molteplice (così come l'uomo vero non può essere doppio né molteplice)(11).

FORNARI , FREUD

Fornari riconduce il generale sentimento di piacere che può provocare la musica e tutto il carico di rappresentazioni che con sé trascina, a quella strana dimensione di "vita prima della vita" che è il mondo intrauterino.

    Già Freud aveva notato come il piacere della rima derivasse dal divertimento che il bambino prova nel giocare con l'omofonia. Si tratta di un gioco ritmico-fonico puro, che non ha alcun senso se non quello di realizzare un rapporto speculare fra i suoni, cioè di provocare un rispecchiamento di suoni.
 Il suo fine è quello di tenere compagnia al bambino stesso che canticchia .

 La teoria degli oggetti transizionali ci dice che un oggetto può acquistare un significato "magico" se assume la funzione di rappresentare un oggetto immaginario.

Un elemento esterno può diventare quindi segno del mondo interno (dilatazione semantica tipica della sfera inconscia della mente). Dunque, i giochi ritmico-fonici del bambino «gli servono per recuperare l'unità originaria per mezzo del recupero di un suono e di un ritmo originari, che pur parlando in questo mondo, parlano di un altro mondo».


Sulla base di alcuni studi, fa notare Fornari, il neonato sarebbe capace di riconoscere, una volta venuto al mondo, quelle specifiche parole che erano state pronunciate quando era ancora nel ventre materno.

Dunque, il neonato mostra di attribuire un significato al rispecchiarsi del suono prenatale nel suono postnatale (19).

Quando tale riconoscimento si manifesta, il bambino, pass da uno stato di agitazione ad uno di quiete e di rilassamento, quasi che, riascoltando il suono già udito nella situazione prenatale, dopo il disastro della nascita, gli attribuisca il significato del ritrovamento di un bene perduto.

Per questo, la filastrocca simbolicamente rappresenta il recupero di qualcosa che è stato e non è più, ma nondimeno ritorna.

 Tale riconoscimento del suono prenatale nella vita postnatale rappresenta, secondo Fornari, un'esperienza di specularità acustica primaria.

 In conclusione, la musica è in grado di rappresentarci un altro mondo, per sempre perduto, ma senza del quale sembra non possiamo vivere; qualcosa che è stato (percezione di una perfetta unità) e poi non è stato più (inizio della vita regolata dal principium individuationis), e che tuttavia ha lasciato dietro di sé un senso acuto di assenza e di nostalgia, che spinge a ritrovare "l'oggetto perduto", come l'unico che realmente conta.

In questa prospettiva, afferma Fornari, la musica ha la stessa origine che Platone ha dato all'Eros.
Fornari ha definito l’opera come “il luogo della celebrazione degli affetti
Secondo Fornari per esempio Nell’opera lirica convivono infatti una dilatazione delle componenti espressivo-intonative e ritmiche date dal testo e dall’orchestra e una drammatizzazione esasperata di affetti ed emozioni rintracciabili in ognuno.


SIMBOLISMO MITICO DELL’ORECCHIO .

 L'importanza del suono come veicolo affettivo nella relazione madre-figlio è rappresentato simbolicamente da un mito indiano in cui Karma, figlio del Sole, nasce dall'orecchio materno.

il simbolismo egiziano dell'orecchio, secondo il quale l'orecchio destro riceve il soffio della vita e quello sinistro il soffio della morte. le medesime valenze contrapposte dell'archetipo materno, all'immagine della madre apportatrice di vita e di morte

Il ruolo primario che riveste l'esperienza sonora nelle fasi iniziali della vita umana ha una rappresentazione simbolica nei miti della creazione. 

MITI DELLA CREAZIONE. 

Nelle cosmogonie il suono, sotto forma di sospiro, canto, grido, tuono o parola della divinità creatrice, è alla base della nascita del mondo:

«La fonte dalla quale emana il mondo è sempre una fonte acustica. [...]

Questo suono, nato dal Vuoto, è il frutto di un pensiero che fa vibrare il Nulla                         

e, propagandosi, crea lo spazio.

 È un monologo il cui  sonoro costituisce la prima manifestazione percepibile dell'Invisibile.

L'abisso primordiale è dunque un 'fondo di risonanza', e il suono che ne scaturisce deve essere considerato come la prima forza creatrice, che nella maggior parte delle mitologie è personificata negli dei cantori» . 

Possiamo leggere dunque nei miti di creazione una metafora dell'esperienza originaria dell'essere umano, il suono entra nella vita prenatale e rappresenta, con molta probabilità, la prima esperienza del mondo che ha l'individuo, prima ancora di vedere il mondo alla nascita.

Il dio che crea l'universo attraverso un suono è la figura materna che con la sua voce rappresenta un ponte tra il mondo uterino e il mondo esterno.

La voce materna (il maternese) ha lo stesso effetto del suono nelle cosmogonie:

conferisce vita psichica all'individuo 

e lo aiuta nella transizione da una forma di esistenza all'altra:

«Il significato magico del suono prenatale è un significante che allude alla vita intrauterina, intesa come paradiso perduto.

L'evento del parto secondo GROFF è un momento centrale dell'esistenza. Egli divide l'evento in quattro fasi: che chiama matrici perinatali. Matrice perinatale uno quando c'è la situazione nirvanica ovvero quando il feto è fluttuante nel liquido amniotico in un beato calduccio con il nutrimento che gli arriva senza chiedere nulla. Questa fase matrice perinatale uno o nirvanica non è sempre priva di incidenti non è sempre così come sembrerebbe.
Essendoci poi un profondo rapporto biochimico con la madre un'ondata di paura della madre puo trasferirsi al feto sotto termini di un'ondata di sostanze chimiche che
modificano la situazione nirvanica in cui si trova. Quindi già nella prima fase del parto, il feto può essere oggetto di disturbi  e sensazioni che poi coloreranno il resto dell'esistenza psicologica di questo individuo. La Seconda fase è quella la quale all'improvviso, da questa condizione di beatitudine l'utero comincia a contrarsi, ed è arrivato il
momento di cominciare la nascita :compaiono sensazioni di schiacciamento,sensazioni di essere rifiutati respinti, buttati fuori, senonché in questa prima fase del travaglio il canale del parto è ancora chiuso e il feto fa per la prima volta l'esperienza della morte-rinascita : ha la necessità di andar via di lì perché le pareti si contraggono,viene schiacciato ma non ha una via di uscita. E' solo quando si apre il canale del parto, può incominciare la terza fase che è quella di passaggio del tunnel :il famoso simbolo del passaggio del tunnel è un canale stretto,  in qualche modo
elastico che può essere attraversato solo con grandissima fatica e con il rischio della vita, ma non c'è altro modo che affrontare questa estrema difficoltà: è un 'iniziazione. Durante questo passaggio avvengono cose più incredibili
Ci dovrebbe essere una sinergia, una collaborazione tra ciò che succede alla madre e ciò che deve fare il feto, nel senso che per esempio il feto ,se è presentato di fronte ,punterà i piedi sulla parete dell'utero e spingerà contemporaneamente al momento in cui l'utero si contrae, in modo da avere una duplice spinta verso la via uscita. Se la madre non contrae nella maniera giusta oppure è angosciata o spaventata o incapace di collaborare ,cominciano le difficoltà. 
Oppure ci sono delle difficoltà quando non si riescono a eseguire i giusti movimenti per far scivolare la testa che è la parte più difficile da espellere, attraverso questo canale. Dice  Groff che durante questa terza fase, se il parto viene interrotto per esempio da una anestesia e si provvede ad un cesario, il feto viene anestetizzato e viene con questo evento abituato a sfuggire le responsabilità della vita. 
Nella quarta fase del parto ,il feto ,una volta uscito ,viene messo in un ambiente altamente ostile rispetto a quello di prima: è freddo, è affollato di persone, viene sculacciato, deve fare l'urlo, gli viene fatto il bagnetto, e finalmente gli viene tagliato il cordone ombelicale. Altro trauma
sia dal punto di vista fisico perché c'è dolore, sia dal punto di vista psicologico perché praticamente gli si dice, d'ora in avanti piccolo mio te la devi cavare con le
tue gambe! E' questo è l'ultimo atto del rifiuto dalla madre (M:Margnelli). 

 Riascoltando però il suono già udito nella situazione prenatale, dopo il disastro della nascita, il neonato sembra dargli [...] il segno del ritrovamento di un bene perduto» .

PRIMA IL SUONO E POI L’IMMAGINE.

Il suono della voce materna dunque rappresenta non soltanto un collegamento tra due modalità di ascolto, ma permette anche di legare il suono prenatale all'immagine del mondo che subentra e si viene costruendo dopo la nascita attraverso la percezione visiva.

LA FORMA PRIMARIA DI CONOSCENZA SEMBRA DUNQUE ESSERE DI TIPO SONORO PIUTTOSTO CHE VISIVO:
l'ascolto intrauterino ha probabilmente un fondamento archetipico, un apriori, una struttura, un invariante universale.

Dopo la nascita l'universo fatto di oggetti sonori si trasforma gradualmente in un mondo di oggetti-immagini, ogni suono viene associato ad un'immagine.

Alla luce di questi dati potremmo dire che la concezione platonica della conoscenza come una forma di reminiscenza trova degli agganci importanti nei più recenti studi di psicologia prenatale, che parlano di tracce mnesti-che di alcune esperienze fatte nel corso della vita fetale: conoscere è riconoscere per platone…

il modo in cui un bambino conosce il mondo, che per lui è la madre, è molto più affascinante e complesso di quanto sia stato in genere immaginato nella mente dei filosofi.

  La figura materna con la sua voce rappresenta un filtro tra il bambino e il mondo,

 questo filtro più tardi diventerà il linguaggio, strumento di comunicazione e di conoscenza.

Alla nascita il bambino scoprirà di avere anch'egli un suono, proprio come la madre, e da questa scoperta inizierà il percorso verso il linguaggio.

L'evoluzione linguistica nell'infante avviene anche attraverso l'ascolto della propria voce e di quella dell'adulto.

 Si narra che Federico II di Svevia fosse molto interessato all'origine del linguaggio, per questo un giorno decise di intraprendere un esperimento. Affidò ad alcune balie dei neonati e ordinò alle donne di non pronunciare parola in presenza dei piccoli:dovevano accudirli, nutrirli e allevarli in perfetto silenzio.
In tal modo, pensava il re, i bambini avrebbero potuto sviluppare quel linguaggio universale vagheggiato dalla filosofia del tempo.

I piccoli morirono tutti, dimostrando all'incauto sovrano che non esisteva un linguaggio di tal fatta.

Questa esperienza, collocata tra storia e leggenda, ci fa riflettere sull'importanza della comunicazione nella strutturazione delle prime relazioni oggettuali; una comunicazione che si configura primariamente come comunicazione sonora e solo successivamente diviene linguaggio: 

«A livello filogenetico, si parla del primato del ritmo sul significato, proprio perché il ritmo ha originariamente significato affettivo, mentre il significato ha un senso cognitivo. [...] isomorfismo musica mente.

Il bambino prima coglie l'unità ritmica e poi coglie l'unità semantica» .

Solo in un secondo momento le qualità acustiche diventeranno  strutture affettivo-cognitive;  la voce e l'ascolto, infatti, sono strettamente correlati, non soltanto da un legame di causa-effetto, ma anche nella loro connotazione emotivo-affettiva e nel loro legame con la funzione cognitiva.

La figura materna si pone dunque come un elemento centrale nella vicenda dell'ascolto e connota con il suo suono due momenti fondanti nella strutturazione della psiche infantile: la scena primaria e la situazione edipica.

Secondo alcuni studiosi il bambino percepisce anche la voce del padre nel corso della vita intrauterina:

 «Oltre alla voce della madre, il feto e il neonato percepiscono la voce del padre.

Il neonato mostra di riconoscere la voce del padre nella vita postnatale, purché abbia potuto percepire alcune parole, con una certa regolarità e frequenza, nella vita prenatale»

 I personaggi della vicenda che si pone alla base della vita psichica del bambino, strutturandola e  organizzandola, sono dunque già tutti presenti fin dal periodo prenatale.

RUOLO DEL SUONO NELLE FANTASIE

Ma qual'è il ruolo del suono nelle fantasie e che parte rivesta nell'elaborazione delle stesse ?


È possibile ipotizzare che nella realtà individuale la scena originaria sia stata ascoltata, percepita nel buio o attraverso una parete o una porta socchiusa.

La scena primaria potrebbe dunque avere un connotazione uditiva emotivamente forte tanto quanto l'immagine: l'ascolto delle voci dei genitori durante l'amplesso può essere stato collegato solo successivamente alla scena «vista», cioè all'immagine.

La traccia mnestica delle voci dei genitori, udite nel corso della vita fetale, si evolve e si struttura dopo la nascita, legandosi successivamente  all'immagine, che solo allora diviene prevalente.

 In questo modo potrebbe nascere il ricordo: da una serie di tracce mnestiche portatrici di un forte potenziale emotivo si sviluppano delle associazioni e si strutturano delle fantasie,forse già preesistenti. Archetipiche (che  organizza il ricordo della scena primari).

E proprio nella rievocazione del ricordo sta tutta l'originalità e unicità dell'individuo: «La riproduzione del ricordo; essa possiede la prerogativa della licenza poetica, riflette la personalità del relatore, è sovente immaginativa, e talvolta ci offre esempi di creazione immortale» .

Il percorso del suono ha una tappa fondamentale nell'esperienza umana, rappresentata dalla musica.

Essa si configura come l'unica forma di ascolto puro, senza immagini e ciò la rende vicina alle radici del nostro essere. 

Un'interpretazione di questa esperienza assolutamente unica e comune a tutti gli uomini possiamo rintracciarla nel mito di Orfeo.

Questi era un poeta e cantore figlio di Apollo e Calliope che con la dolcezza del suo canto ammansiva le belve, arrestava il corso dei fiumi ed era seguito perfino dalle piante e dalle pietre.
Un giorno l'amata sposa Euridice morì e Orfeo scese negli Inferi alla sua ricerca.
Fiutone e Persefone, signori dell'Ade, commossi dal suono della sua lira gli concessero di riportare la moglie nella vita, ad una condizione, che egli non si voltasse a guardarla finché non fossero giunti alla luce del sole.
L'epilogo è noto, Orfeo si voltò, perdendo così per sempre Euridice. 

Per Franco Fornari  scendere nell'Ade significa ritornare nel grembo materno per recuperare l'unità originaria con la madre. Euridice rappresenta la figura materna. Uscire dall'Ade, tornare alla luce, significa nascere, ma con la nascita si perde per sempre la madre, la simbiosi con il suo corpo.

 «...Orfeo perde Euridice girandosi per guardarla perché si può guardare il volto della madre solo dopo essere nati e quindi solo dopo aver perso la madre. [...] 

Come Orfeo, dunque, il neonato non può portare la madre con sé.

Tuttavia il suono gli permette di recuperare, significandolo, ciò che sta al posto dell'unità originaria perduta, cioè il suono che è la madre» . 

Aspetti etnologici .

 )Nella cultura cinese le future mamme, sono abitualmente fatte abitare in "centri di tranquillità".spesso  costruiti  nei pressi delle rive dei fiumi, e scelti in modo che la madre ascolti suoni piacevoli e questo aiuti a favorire sentimenti di pace e piacevolezza nel suo bambino non ancora nato.
Nella cultura giapponese nella pratica del "tai-kyo" , i genitori e parenti stretti del nascituro, parlano al bambino nel grembo materno come modo di trasmettergli conoscenza.
In tutte le culture orientali, i suoni sgradevoli durante la gravidanza sono strettamente proibiti.
L’apprendimento della lingua è prima di tutto un apprendimento musicale prenatale avvenuto in immersione .

 L’apprendimento prenatale  della prosodia della lingua

La cultura orientale aveva intuito ciò che la scienza ha recentemente scoperto :i primi nove mesi di vita influenzano il resto della nostra  vita anche dal punto di vista linguistico : i Bambini imparano la Lingua sin dal grembo materno.

 Secondo la ricerca di Kathleen Wermke dell'Università di Würzburg, in Germania pubblicata su Current Biology, il 5 novembre 2009, nel loro primo vagito, i bambini già parlano la lingua dei loro genitori.
Il tono è aumentata nei bambini francesi e calante in tedesco, in accordo con la melodia delle due lingue. I bambini in Francia, per esempio, tendono a piangere con un contorno sempre più melodico, con un tono basso all'inizio e alto alla fine  mentre i tedeschi seguono lo schema inverso.  Secondo gli esperti questa "melodia"  si riferisce alle caratteristiche della lingua madre. "Ad esempio, quando si dice 'Papa' in tedesco, si pone l'accento sulla prima sillaba, mentre i francesi fanno il contrario"
E poiché il pianto è stato analizzato a tre giorni di vita, la conclusione è che i bambini hanno assorbito l'accento durante la gravidanza.
Voci e brani musicali possono infatti essere ascoltati dal bambino a partire dal  terzo trimestre di vita intrauterina.L'attività mentale del feto è quindi centrata sull'ascolto. In questo modo egli riconosce  i sentimenti della madre, empatizzando con lei attraverso i suoi suoni e imparando a capire la sua vita affettiva ed  emotiva. Per il feto si tratta d’una esperienza profonda e globale, che aiuta ad allenare e sviluppare  la sua mente .
La mente va appresa.
La natura non ci dà una mente per apprendere ma è  l'effettivo processo di apprendimento che crea la mente. Così, la mente non è una conseguenza dell'evoluzione del cervello, ma il contrario. 
"Noi non impariamo l'esperienza, impariamo da questa esperienza." (Bion 1962)

Il feto sente gli aspetti prosodici del "maternese" come una cantilena che si caratterizza per  l’uso inconsapevole delle vocali allungate, del ritmo lento ,le lunghe pause, le ripetizioni,  la sottolineatura ed esagerazione degli accenti.
In "maternese" il messaggio è rappresentato dalla melodia stessa. In questa modalità di comunicazione, i sentimenti e le intenzioni del relatore sono  , in tal modo,facilmente interpretabili. Sembra verosimile ritenere, quindi,  che il “maternese” sia il risultato di una strategia evolutiva comportamentale tesa all’ottimizzazione e alla protezione della relazione madre bambino .
"In principio era il suono", dicono le prime parole del Vangelo di San Giovanni .Si potrebbe anche aggiungere con Franco Fornari:. "Ed il suono era presso la madre e il suono era la madre "

E’possibile recuperare la modalità musicale di dialogo precoce tra madre e figlio nella vita adulta?


Lo psicoanalista italiano Mauro Mancia  ha sostenuto che l’attenzione agli aspetti prosodici di questo dialogo iniziale - il ritmo,il timbro e la melodia della voce - è un mezzo qualitativamente superiore all’attenzione al significato delle parole per contattare la dimensione emotiva dell’esperienza umana.
Come un uomo del medioevo, il feto racconta d’un viaggio  in un mondo di meraviglie non come chi  ha vissuto l'esperienza direttamente , ma come chi l’ha appresa  leggendola sulle pagine di un grande libro. Questa metafora ci aiuta a capire il funzionamento della memoria implicita.
Mancia ha dedicato il  suo ultimo lavoro prima di morire “Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert “ “ai compositori e musicisti di tutto il tempo che mi hanno  insegnato ad ascoltare la musica delle parole”.
Dice Mancia"Ascoltando la musica è maturata in me una sensibilità  nuova. Ho ridotto la mia attenzione  per la semantica delle parole, e ho accentuato il mio interesse per la loro musicalità. Questo mi ha permesso di acquisire una particolare sensibilità per il mondo inconscio , non solo per le cose dette dal paziente, ma per il  tono,  il timbro, e il volume della voce e per la  strutturazione  musicale del linguaggio. Questo è importante perché questi elementi psicoanalitici di transfert affettivo nella comunicazione  fra paziente e analista ripetono  il modo musicale che ha caratterizzato il rapporto precoce tra madre / bambino come un veicolo per i sentimenti e le emozioni.

Concludo con le belle parole di Cioran :

“In noi portiamo tutta la musica:
essa giace negli stati più
profondi del ricordo.
Tutto ciò che è musicalale
è reminescenza.
Al tempo in cui
non avevamo
nome, abbiamo
probabilmente,
già udito
tutto”.

E.Cioran



Bibliografia

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 L’orecchio incantato: Note sulla voce e sull’ascolto di Maria d'agostino

Anzieu D.”L’io pelle”,Borla. 1987

 Bion W.R. “Apprendere dall’esperienza” 1962, Armando


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Campione G., “Comme un plongeur a l’interieur, eau, son, voix et esprit”, 1st Ted x Mediterranean, Cannes , 2010

Campione G.L'immersione subacquea e la pratica psicoanalitica:
esperienza del flusso, attenzione fluttuante e stati di coscienza non ordinari,http://www.psychomedia.it/pm/grpind/sport/campione.htm

Campione G., la Musica e gli stati di coscienza in” Fenomenologia della coscienza normale e alterata”, Theta edizioni, milano, 1992

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M.Balint, La Regressione

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Freud S. Lettera a Romain Rolland del 19 gennaio 1930 in Lettere 1873-1939, Boringhieri, Torino, 1960, p.362.

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Freud, S.(1936). Un disturbo della memoria sull'Acropoli: lettera aperta a Romain Rolland. In: Opere, vol. 11, p. 473


Imbasciati A., Manfredi P., La percezione auditiva fetale
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Mancia M “Sentire le parole,Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert”, Boringhieri,2004

Nuovo testamento, Vangelo di Giovanni

Platone,  Fedro

Platone, Repubblica

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