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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
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NEUROSCIENZE E LAVORO Guglielmo Campione

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“Colui che si adira per ciò che deve e con chi deve, e inoltre come, quando e per quanto tempo si deve, può essere lodato “.

 Aristotele, Etica Nicomachea.

 “La mancanza d’empatia ha un elevato costo sociale”.

 D.Winnicott ‘Sulla democrazia’


  IL LAVORO E LE INTELLIGENZE.

 La ricerca scientifica neuro psicologica ha da tempo identificato il ruolo importante che le capacità relazionali, sociali svolgono nell’ambito delle mansioni lavorative. Le capacita razionali analitiche, sequenziali e digitali, un tempo ritenute responsabili esclusive di una buona performance e d’ogni processo decisionale in ambito lavorativo, oggi vanno ritenute complementari alle capacità d’empatia ed auto consapevolezza emotiva dei sentimenti personali che accompagnano i pensieri. Goleman ha rilevato l’importanza dell’intelligenza emotiva e del cosiddetto QE, quoziente emotivo, rispetto al tradizionale QI, quoziente intellettivo, nella carriera lavorativa. Oggi non è, infatti, più sostenibile
parlare d’Intelligenza ma, come ha sottolineato Howard Gardner, d’intelligenze.  Secondo Gardner, infatti, l’essere umano disporrebbe potenzialmente di sette tipi d’intelligenza: Intelligenza linguistica usata nel leggere libri, scrivere testi, comprendere parole parlate. Intelligenza logico-matematica usata nella soluzione di problemi e nel ragionamento logico. Intelligenza spaziale usata nello spostarsi da un posto all’altro, nel leggere le cartine, nel disporre le valige nel portabagagli di una macchina in modo che occupino meno spazio possibile. Intelligenza musicale usata nel cantare una canzone, nel comporre una sonata, nel suonare la tromba o semplicemente nell’apprezzare la struttura di un pezzo musicale. Intelligenza corporeo cinestesica usata nel ballare, nel giocare a pallacanestro, nel correre i 100 metri o nel lancio del giavellotto. Intelligenza interpersonale usata nel relazionarsi ad altre persone, nel comprenderne il  comportamento, le motivazioni o le emozioni. Intelligenza intra personale usata nel capire se stessi, chi siamo, che cosa ci fa essere come siamo, come cambiamo nel tempo.

 ARCHILOCO : LA METAFORA DELL'INTELLIGENZA DEL RICCIO E DELLA VOLPE.

 Come osserva Berlin, la pluralità delle intelligenze è già stata intuita nell’antichità dal lirico greco Archiloco (VII sec a.c. ) che utilizzò una metafora per indicare due concezioni d’intelligenza, distinguendo ricci e volpi. I ricci rappresentano il concetto standard e rigido d’intelligenza, come presunto talento intellettuale concesso alla nascita, misurabile dai test, univoco e gerarchizzante. Le volpi rappresentano il concetto flessibile e multiforme d’intelligenza, che si specifica in un corpus di capacità e competenze aventi tutte la stessa dignità. I ricci sono monisti, le volpi sono pluraliste. I ricci poggiano sul presupposto che le vere domande hanno una risposta soltanto, che la strada per giungere alla verità sia una e che tutte le verità parziali siano compatibili fra loro e vadano a formare un’unica, gran verità. Le volpi ritengono che ci sia bisogno per affrontare la realtà di minore formalismo e dogmatismo e di maggiore tolleranza ed elasticità.

  LE COMPETENZE EMOTIVE E RELAZIONALI.

 L’intelligenza emotiva (Salovey e Mayer, 1989) è definita come “la capacità di osservare le proprie ed altrui emozioni, di differenziarle e di usare tale informazione per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni”. Queste sono le abilità che aumentano la popolarità, la leadership, l’efficacia interpersonale anche in ambito lavorativo. L’intelligenza emotiva comprende: 1.      La consapevolezza dei propri sentimenti che comportano la conoscenza dei propri stati interiori, preferenze, risorse e intuizioni attraverso: Consapevolezza emotiva: riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti Autovalutazione accurata: conoscenza dei propri punti di forza e dei propri limiti. Fiducia in se stessi: sicurezza nel proprio valore e nelle proprie capacità . 2.        La Padronanza di sé che comporta la capacità di dominare i propri stati interiori, gli impulsi e le proprie risorse attraverso: Autocontrollo: dominio delle emozioni e degli impulsi distruttivi Fidatezza: mantenimento di standard d’onestà e integrità Coscienziosità: assunzione delle responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione Adattabilità: flessibilità nel gestire il cambiamento Innovazione: capacità di sentirsi a proprio agio e di avere un atteggiamento aperto di fronte a idee, approcci e informazioni nuovi. 3. La motivazione che comporta tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento d’obiettivi attraverso: Spinta alla realizzazione: impulso a migliorare o a soddisfare uno standard d’eccellenza Impegno: adeguamento agli obiettivi del gruppo o dell'organizzazione Iniziativa: prontezza nel cogliere le occasioni Ottimismo: costanza nel perseguire gli obiettivi nonostante ostacoli e insuccessi 4. L’empatia che comporta la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui attraverso: Comprensione degli altri: percezione dei sentimenti e delle prospettive altrui; interesse attivo per le preoccupazioni degli altri. Assistenza: anticipazione, riconoscimento e soddisfazione delle esigenze del cliente Promozione dello sviluppo altrui: percezione delle esigenze di sviluppo degli altri e capacità di mettere in risalto e potenziare le loro abilità. Sfruttamento della diversità: saper coltivare le opportunità offerte da persone di diverso tipo. Consapevolezza politica: saper leggere e interpretare le correnti emotive e i rapporti di potere in un gruppo . ASPETTI NEUROSCIENTIFICI. Le basi neuro anatomiche delle emozioni sono rintracciabili nelle strutture più primitive e più interne del cervello, localizzate nel sistema limbico, a cui giungono gli input ambientali prima di raggiungere le aree superiori della corteccia cerebrale coinvolte, secondo il compito d’adattamento richiesto, in modo diverso. In ambiente lavorativo spesso l’affidabilità di una persona, e per esteso di un team e di un progetto, si evincono non solo da analisi razionali e statistiche quanto da emozioni e sentimenti connessi a pensieri di cui si può essere consapevoli o meno. Le aree del cervello implicate nella genesi delle sensazioni soggettive e viscerali sono evolutivamente molto antiche e localizzate in profondità rispetto alla corteccia sede di funzione percettiva, analitica digitale e prassica. I centri emotivi sono localizzati intorno al tronco cerebrale e in particolare in un nucleo di neuroni a forma di mandorla denominato giustappunto “amigdala” con i suoi circuiti che la collegano alla corteccia prefrontale. Ogni esperienza nei confronti della quale abbiamo una reazione emotiva è codificata nell’amigdala. Ogni qualvolta abbiamo una preferenza si tratta di un messaggio proveniente dall’amigdala e attraverso i circuiti collegati a lei, le vie nervose orto e parasimpatiche del sistema nervoso autonomo, possiamo avere una reazione somatica o viscerale o cenestetica. E’come se le nostre viscere ci dicessero qualcosa “ questa è o non è una cosa buona “. Nel caso in cui il collegamento fra circuiti prefrontali e amigdala non funziona bene, il soggetto non è in grado di connettere le emozioni ai pensieri e di fare delle preferenze e di decidere in conformità a d esse. Damasio dice che la nostra mente non è progettata come un computer che ci fornisce una lista d’argomenti razionali pro e contro una certa decisione compilata tenendo conto di tutte le esperienze precedenti ma pesa, piuttosto, il risultato emotivo finale derivante da quelle esperienze fornendoci una risposta sottoforma di presentimento o sensazione viscerale. Nei primi 30 secondi, secondo uno studio di Harvard, si coglie intuitivamente gran parte dell’impressione che si avrà dopo quindici muniti di colloquio o sei mesi di prova. Questa nostra perspicacia istantanea e intuitiva è quello che resta del nostro sistema primordiale di segnalazione del pericolo che oggi noi sentiamo come apprensione, un “ dono della paura “ come la definisce Gavin de Becker. Questa abilità è il nocciolo della consapevolezza di sé che ci permette di capire come le emozioni influenzano le prestazioni lavorative e le decisioni, della valutazione di sé che ci consente di percepire i nostri limiti, i nostri punti di forza e le possibilità di miglioramento e della fiducia in sé che ci consente di affrontare con coraggio i propri obiettivi nella sicurezza dei propri valori e delle proprie capacità.   Bibliografia Aristotele, “Etica Nicomachea”, Laterza, Berlin I.,”Il riccio e la volpe”, Adelphi,1986. Campione G., Di Gennaro, Iossa, Lodolo D'Oria ,Tripeni, “Scuola di Follia”, Armando, 2005 Campione G., Il burn out nella scuola e l’intelligenza emotiva”- Centro Italiano di Ricerca in Medicina Sociale Milano 2003 Campione G “Il burn out nella scuola e l’intelligenza emotiva”- fondazione IARD –Regione Lombardia,  Milano 2004 Campione G:, “Burn out”- Rivista di teatro CATARSI, 1995. Damasio A.R., "L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano", Adelphi, 1995, Damasio A. R., "Emozione e coscienza", Adelphi, 2000 Damasio A. R., "Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello", Adelphi, 2003 Gardner H.,”Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza”, Feltrinelli,1991. Goleman D.,”Lavorare con intelligenza emotiva” , Rizzoli, Milano, 1998 LeDoux, “Il cervello emotivo”, Baldini e Castoldi,1998 Salovey, P., and Mayer, J.D. (1989/1990), Emotional intelligence. Imag., Cognit., Personal., 9, 185‑211.