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Su Bion : Tra Oriente ed Occidente: " l'Assenza di memoria e desiderio"

Tra Oriente ed Occidente: "Assenza di memoria e desiderio" e controtransfert di M. Giampà e F. Fiorespino E se un sogno trasforma le fessure del muro nei venerati fiumi da cui non si ritorna,ecco, una palla salta nel sole come il mondo, ed è un dio più reale della salvezza chi sogna i prodigi, i giochi. Eliseo Diego, "L'Oscuro Splendore", 1974, p. 97. "Abbandonando senza eccezione tutti i desideri generati dai progetti, padroneggiando grazie alla mente il gregge dei sensi, bisogna sospendere poco alla volta il funzionamento mediante [il giuoco dell’] intelligenza, sostenuta dalla determinazione. Fissando la mente nel Sé, non si pensi a nulla." Bhagavad gita, canto VI, 24-25, p. 80 Ci occupiamo di assenza di memoria, desiderio e conoscenza perchè ci sembra un perno, una cerniera, un punto di incontro tra Oriente e Occidente, tra due modi di usare la mente, come dice Silvia Vegetti Finzi, [1986, p.352]: "Coniugando il pensiero mistico con le finalità dell'investigazione scientifica, Bion si propone di collocare la psicoanalisi in una dimensione intermedia tra la cultura occidentale e quella orientale, che superi la parzialità e le impotenze di entrambe." Inoltre con D. Meltzer: pensiamo che "Bion ha costruito un sistema quasi filosofico in cui il pensiero siede meravigliato nella caverna di Platone, tutto teso nel tentativo di afferrare i noumena del mondo." Il che ci suscita una reazione di incanto, di meraviglia, ma anche di diffidenza. [1982, III°, p. 8] Questa tecnica, ma quanto è meglio chiamarla 'disciplina' come fa Bion, fonda una nuova 'scienza psicoanalitica', dove la mente osservante è dentro la stanza d’analisi in un'alterato stato di coscienza (in quanto vengono a mancare alcune delle sue funzioni peculiari), avendo sospeso memoria, desiderio e conoscenza, permettendo così l'esercizio dell'arte dell'intuizione, dove l'intuizione è l'unico strumento che lo psicoanalista ha per immergersi nello spazio mentale dell'analizzando in assenza di vista, di udito, di olfatto, di tatto e di gusto; l'unica possibile per superare l'ostacolo della sensorialità ed arrivare alla pura verità o O: "Ogni seduta a cui lo psicoanalista prende parte non deve avere nessuna storia e nessun futuro... L'unica cosa importante in ogni seduta è l'ignoto. Non si deve permettere a niente di distrarre dall'intuizione di esso... In ogni seduta ha luogo un'evoluzione. Dal buio e dall'informe evolve qualcosa."[Bion,1996, p.288] L’ascolto bioniano dovrebbe avvenire con una mente quieta ed osservante, quieta perchè libera dalla 'scimmia inquieta' della sensorialità, mente che così è in continuo divenire o espansione. Pare di capire che anche l'analizzando dovrebbe raggiungere la stessa capacità all'unisono con l'analista. Quindi i dettati freudiani di non censurare il materiale da parte del paziente, di attenzione fluttuante e di astinenza assumono luce e profondità diverse. Ma lo stesso avviene per il concetto di controtransfert, che non solo come dice Bion non serve, ma addirittura quando c'è è nell'accezione di non potersi separare dai ricordi di ciò che desiderammo e dalla conoscenza delle astuzie per ottenerlo. Quindi per esempio, le teorie psicoanalitiche usate in seduta non sarebbero altro che una di queste astuzie: " (...) per come lo capisco io, il significato corretto del termine è che esso è inconscio; e dal momento che è inconscio l'analista non sa che cos'è. Quindi debbo sopportare questo fatto..." [Bion, 1984, p. 123] Per praticare la psicoanalisi nelle condizioni ottimali per come, ci pare di capire, le intenda Bion, si deve poter tollerare la paura dell'inconoscibile, il terrore talamico, ‘la tigre’, cioè poter sperimentare una realtà psichica profondamente primitiva. Sarebbe questo il protomentale? Sarebbe questa la bestia che eravamo e di cui portiamo consistenti tracce? La disciplina dell'assenza della memoria e del desiderio ecc. può scatenare queste forze, e se tollerate, passando per la ‘pazienza’ si può arrivare alla ‘sicurezza’, per poi subito ricominciare a cercare O. Ogni analista che ha attraversato la sua analisi personale deve essere in grado, in seduta, di non inibire: "L'impulso ad inibire è fondamentalmente costituito dall'invidia degli oggetti che stimolano la crescita. Ciò che va cercato è un'attività che sia ad un tempo ristabilimento di dio (la Madre) ed evoluzione di dio (il senza forma, l'infinito, l'ineffabile, il non esistente). Tale attività può essere reperita soltanto in una condizione che escluda la memoria, il desiderio, la comprensione." [Bion, 1973, p.174] Di fatto l'atto di fede nell'assenza di memoria e desiderio porta alla fase mistica, all'essere all'unisono con l'analizzando, con i vari se stessi (vedi i molteplici personaggi della trilogia "Memoria del futuro") e con il gruppo (se sta funzionando la "pubblic-azione" e quindi il "gruppo di lavoro"), ma siccome arrivare ad O è arrivare a dio (Madre) ed essere all'unisono con la madre e forse con l'intero universo, essendo ‘divenuto’ un tutt'uno senza diventare psicotici confusi e fusionali! Tutto questo non ci è nuovo, lo abbiamo appreso dai poeti, dagli artisti, dai mistici e l'apprendiamo sempre di più dagli scienziati con le loro teorie unificanti sulla sostanza vivente, ma chiunque di noi, uomo comune, lo sa perchè l'abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita, davanti ad un paesaggio, ascoltando una sinfonia o in un rapporto affettivo coinvolgente. Ciò che a Bion interessa è che si sia ‘mentalmente vivi’ sia in analisi che fuori dell'analisi. ‘Mentalmente vivi’, per il Nostro, lo sono senz'altro i ‘geni’ e i ‘mistici’ in quanto si avvicinano o sono ‘all'unisono’ con la ‘Verità assoluta’, la ‘Realtà ultima’, la ‘Divinità’, l’ ’Infinito’, la ‘Cosa in sé’ kantiana. Bion non fa differenza tra ‘genio’ e ‘mistico’[Bion, 1973, p. 102]: "... Il termine ‘genio’ non convoglia le associazioni che vorrei; di conseguenza propongo di usare il termine ‘mistico’, ponendo per dato che il mistico possiede caratteristiche solitamente associate al genio, e che la persona rappresentata dal termine ‘genio’ o ‘mistico’ può, in modo egualmente corretto, essere descritta dal termine ‘messia’. Il mistico è sia creativo che distruttivo.". Inoltre il termine ‘mistico’ [ ibidem p.87] gli serve per descrivere individui eccezionali, come gli scienziati. E' interessante che il sostantivo genio "Deriva dal verbo gignere (nascere) di origine indoeuropea, in origine nome di una divinità generatrice, poi divinità tutelare di ogni persona, da cui i significati di inclinazione naturale e ingegno". [ Zingarelli, 1988) Cosa significa per Bion essere ‘mentalmente vivi’? Essere un uomo dell'Effettività: "Mi riferisco alla Capacità Negativa, cioè quella capacità che un uomo possiede se sa perseverare nelle incertezze, attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare ad una agitata ricerca dei fatti e ragioni". [Bion, 1973, p. 169] Bion usa questa citazione del poeta J. Keats per dire quale sono le caratteristiche che deve avere l'analista. Il poeta riconosceva queste caratteristiche al Shakespeare! Giovanni Della Croce scrive che per arrivare all’estasi bisogna "sciogliersi da tutto ciò che è temporale restando nella somma nudità e libertà di spirito, quale si richiede per la divina unione...In questa nudità l'anima spirituale trova la sua quiete e riposo, poichè non bramando niente, niente l'affatica verso l'alto e niente l'opprime verso il basso, perchè si trova nel centro della sua umiltà. Quando infatti brama qualcosa proprio in essa s'affatica....All'alto stato di perfezione che chiamiamo unione dell'anima con Dio si arriva attraverso il passaggio della notte, il vuoto, l'ignoto e l'infinito.... si arriva all'unisono con Dio uscendo da tutte le cose esteriori, da tutti gli appetiti e imperfezioni della parte sensitiva dell'uomo. Questa è la notte di tutti i sensi dell'uomo.... Entrare in ogni nudità e vuoto e povertà di tutto quanto c'è nel mondo. Addestrare la volontà in esse". [1994, p. 49] Per Bion l’ ’atto di fede’ è prototipo della personalità del mistico, che "sembra essere alla base del fattore intuitivo che consente di tollerare i percorsi di tempo vuoto che precedono l'insight." [E. Gaburri e A. Ferro, 1990, p.367] Il mistico Bion scrive che l’analista non deve desiderare neanche la guarigione dell’analizzando. E così è possibile andare alla ricerca di quelle vestigia che Bion chiama un " ‘pensare’ primordiale risalente ad ancora prima della nascita" [Bion, 1993, p. 242], "alla ricerca di ‘vedere’ intuitivamente ciò che è invisibile, ascoltare un ‘ruggito’ che è inudibile" [Bion, 1993, p. 223], in un'atmosfera in cui coesistono le realtà e le allucinazioni. In questo modo "Portiamo alla luce certi elementi del passato di un analizzando, non perchè pensiamo che abbiano un particolare valore, ma perchè non ha valore che egli li tenga nel suo bagaglio. Se li portiamo in superficie, allora egli li potrà dimenticare. Queste memorie, passate o future, che egli non conosce, sembrano avere un gran potere; sono qualcosa che chiamerei idee deboli ma emozioni forti." [Bion, 1981, p. 135] Si evince da questa citazione quanto sia importante per l'analista pensare le idee deboli che ci sono dietro le emozioni forti, Bion propone un primo tempo dell'analisi che è una reverie a posteriori: liberare per quanto sia possibile l'analizzando dai suoi fantasmi. Questo portare alla luce elementi del passato crea una continua oscillazione PS<--->D. Appena queste emozioni forti si diradano inizia il viaggio verso un forte ‘apparato per pensare i pensieri’. Riteniamo che il concetto di reverie sia impregnato di orientalismo (Upa-ni-sad = sedersi vicino), questo dialogo tra una madre e un neonato sarà continuato dall'analista in una situazione mentale di dream-like-memory ("stoffa di cui è fatta l'analisi"), [Bion, 1973, p. 95]. E’ la stessa memoria sognante che deve avere una madre con un neonato. E' lo stesso atteggiamento che ha lo yogin nei confronti del suo discepolo. Lo yogin, come la madre, come l'analista deve aiutare il discepolo, il bambino, l'analizzando a sopportare il terrore del pensiero nuovo, della nuova esperienza. A nostro parere simili pensieri li troviamo in Suzuchi, ritenuto una autorità sullo Zen: "La natura è caotica nel senso che è un vivaio di infinite possibilità: La coscienza che si svolge da questo caos è qualcosa di superficiale, che riesce a toccare soltanto le frange della realtà. La nostra coscienza non è nient'altro che un insignificante isolotto alla deriva nell'Oceano che circonda la terra. Ma soltanto attraverso questo piccolo frammento di terra noi possiamo guardare all'immensa estensione dell'inconscio stesso... L'ignoto, pertanto, entra in relazione con la nostra mente, ed entro questi limiti, l'ignoto e la mente devono partecipare, in qualche modo, della stessa natura e conservare una mutua comunicazione..... Diventare, pertanto, consci dell'inconscio richiede da parte della coscienza un particolare addestramento. .... Quando lo spadaccino si trova a fronteggiare l'avversario, non pensa a lui, nè a se stesso, né ai movimenti della di lui spada. Egli semplicemente sta là con la sua spada, che, dimentica di ogni tecnica, in realtà segue soltanto i dettami dell'inconscio." [1968, p. 23] Scrive, nel suo ‘Diario’, J. Krishnamurti, maestro di meditazione orientale, contemporaneo di Bion: " La vera natura del pensiero è frammentaria e quindi esso vive in un mondo frammentario, di divisione e conflitto. Anche la conoscenza è frammentaria e per quanta se ne accumuli, strato su strato, rimane ancora frammentata, frantumata. Il pensiero può mettere assieme una cosa chiamata integrità, e anche questa è un frammento. L'esatto significato della parola 'scienza' è 'conoscenza' e l'uomo spera che, grazie alla scienza, sarà trasformato in un essere umano sano e felice... Puoi conoscere tutto ciò, ma la conoscenza non porta alcuna trasformazione in te. Quando avrai questo senso della totalità, entrerai in rapporto con l'universo... Non vede l'albero [l'uomo] e quindi non riesce a vedere il suo travaglio. Quando è forzato a guardare riduce in pezzi ciò che vede, cosa che lui chiama analisi, oppure non vuole vedere e si rifugia nella fuga. Il miracolo della trasformazione, la trasformazione di 'ciò che è', sta nell'arte di vedere. 'Ciò che dovrebbe essere' non è mai. C'è un grande mistero nell'atto del vedere. Questo richiede cura, attenzione, che è amore... La meditazione è lo svuotamento della coscienza dal suo contenuto". [1983, p. 82] Confrontiamolo con quello che dice Bion: "Io stesso l'ho pensato nei termini del tentare di abbandonare la memoria e il desiderio, intendendo con memoria una specie di tempo passato e con desiderio un tempo futuro. In altri termini, iniziando la seduta con la mente il più possibile simile a una tabula rasa, ciò che non è del tutto realizzabile, perchè c'è sempre un'enorme storia tra il momento della nascita e il momento presente"[1989, p. 231]. E' difficile non cercare un parallelo suggestivo tra quanto detto da Bion e le tecniche mistiche orientali, anche per l’importanza dell'assetto mentale che deve assumere l'analista, sia dentro che fuori dal setting. Questa tendenza a cercare paralleli è presente anche nel lavoro di Speziale-Bagliacca ["Em-mature e l'Enunciato del non-agire", Riv. Psic., 1, 1984] che ha suggerito analogie sul pensiero di Bion con lo Zen e con il Taoismo. Quanto Bion afferma, sembra delineare una realtà nota in India con il nome di maya (illusione, incanto, apparenza illusoria del mondo): "La psicoanalisi apparirebbe come un fenomeno effimero che evidenzia forze sulla cui superfice la razza umana guizza, fiammeggia e svanisce in risposta ad una realtà gigantesca ma non riconosciuta....La psicoanalisi stessa è soltanto una striscia sul manto della tigre. Alla fine può darsi che incontri la Tigre - La Cosa Stessa - O." [1993, p.112]. "Ma la cosa stessa viene alterata dall'essere osservata" [1993, p.214]. Cosa vuol dire dal punto di vista del 'senso comune' che "L'analista deve diventare infinito grazie alla sospensione della memoria, del desiderio e della comprensione" [Bion, 1973, p. 65] E di più: "La procedura qui propugnata comporta pericoli reali perciò essa è raccomandabile soltanto allo psicoanalista....", mai nessun analista aveva fin'ora sottolineato quanta importanza abbia per un'analista la propria analisi, infatti con Bion non c'è più solo il timore di lavorare male col paziente e quindi fallire, ma il rischio è quello di impazzire. "... l'analisi è una di quelle rare situazioni in cui degli esseri umani si possono trovare impegnati in una occupazione paurosa senza neanche uscire di casa." [Bion, 1981, p.105] La paura è estesa a tutta la specie: "Penso che possa essere erroneo assumere che, siccome c'è un passato che sembra avere una certa somiglianza col presente, allora il presente dovrebbe assomigliare al futuro e questo potrebbe essere descritto nei termini del passato. Posso ben vedere che ci può essere una crisi di sviluppo in cui l'essere umano è assolutamente terrorizzato dal fatto che il futuro è ignoto, che in quel momento lui non può conoscerlo e che lo possono conoscere soltanto certe persone, descritte con termini come 'genio' o 'mistico', che hanno una relazione particolare con la realtà. E' possibile che l'essere umano sia davvero destinato all'estinzione perchè incapace di ulteriore sviluppo; può darsi che ci sia bisogno di qualche specie del tutto diversa per andare avanti dal punto a cui è arrivato fin'ora l'animale umano, così come i sauri furono rimpiazzati dai mammiferi. Per quanto deboli possano essere stati i mammiferi embrionali, erano comunque superiori ai sauri. [1978]" [Bion, 1996, p. 368] Cominciamo a capire di che sostanza è fatta la ‘tigre’ e come si aggiri intorno alla coppia analizzato - analista così come avveniva nelle notti indiane del Bion bambino, quanta paura, ma anche quanto piacere di sperimentare l'ignoto, l'inconoscibile, ma anche quanto piacere di sperimentare l’ignoto, l’inconoscibile, ma anche quanta compassione per la tigre. [Bion, 1986, p. 32] Dal mondo un pò manicheo kleiniano con i suoi oggetti buoni da una parte e quelli cattivi dall'altra, in uno spazio mentale ancora tutto sommato soggetto alle leggi architettoniche della coscienza, con Bion ci ritroviamo catapultati in un qualcosa di innafferrabile e spaventosamente inconoscibile che è il vivere con noi stessi, come lui dice, ma più propriamente con la nostra mente. A pensarci dà un senso di vertigine, questa vertigine la conosciamo perchè ci viene descritta dai mistici, dai poeti e dagli orientali che ne hanno fatto un loro fondamento conoscitivo ed esperenziale. Dunque Bion sembra fare un'ennesima rivoluzione copernicana ,spostando l’attenzione dalla funzione di una parte della mente (il conflitto per Freud e la relazione oggettuale per la Klein) alla mente autosservante. Crediamo sia questo che intende per mistico , quanto a lui si è definito un eretico , ma ha scampato il rogo e forse è questa l’espressione della sua creatività, quella che lui chiama idea messianica, espressione a dir poco imbarazzante per noi gente comune, e forse non sbagliamo a pensare che fosse consapevolmente ironico e provocatorio nella scelta delle 'proposizioni' da darci in pasto.(vedi "Una fiaba per il nostro tempo", Bion,. p.326), con un umorismo degno di un saggio orientale. BHAGAVAD GITA: " Canto IV, 39: Chi ha la fede raccoglie la conoscenza, se è teso verso di essa e se le sue facoltà sensibili sono padroneggiate. Avendo ottenuto la conoscenza, accede presto alla pace suprema. Canto II, 55 - Quando si rinuncia a tutti i desideri che turbano il cuore e la mente, o figlio di Prtha, quando si è appagati in se stessi e da se stessi, ecco quel che si dice ‘essere consolidato in saggezza’. [p. 66, p. 41, p. 55] Canto III, 42 - Si dice che i sensi trascendano gli oggetti sensibili, che la facoltà mentale trascenda i sensi, che la facoltà intellettuale trascenda la facoltà mentale. Ma colui che è al di là della facoltà intellettuale, è esso." "Controllo del pensiero (dharana), capacità di dirigere e fissare l'attenzione su un determinato oggetto; meditazione (dhyana) totale ed esclusiva su questo oggetto; annullamento della separazione fra soggetto e oggetto, ‘immersione’ in questa condizione, illuminazione (samadhi). . Rappresentano gli stati propriamenti mistici e prossimi all'illuminazione. Lo yogin arrivato al samadhi sperimenta uno stato di superamento dei sensi, delle false immagini mentali, e soprattutto della dualità tra soggetto e universo, fra mio e tuo. Lo yogin si pone al di fuori della famiglia, della casta, dei concetti di bene e male, dello spazio e del tempo, e al di là di se stesso, poichè è diventato uno con lo spirito assoluto. "[Encicl. Garzanti delle religioni, p.454] Le strofe del BHAGAVAD GITA e gli ultimi tre stadi dello yoga (Raja yoga: dharana, dhiyana e samadhi) ci evocano ‘l’atto di fede’ che per Bion " dipende da una disciplinata negazione della memoria e del desiderio...è necessario inibirsi il sostare sulle memorie e sui desideri. Essi costituiscono due aspetti della stessa cosa: sono ambedue composti di elementi fondati su impressioni dei sensi; implicano ambedue l'assenza di una soddisfazione sensuale immediata; l'uno suppone un magazzino di oggetti sensuali, dei quali è il contenitore, e l'altro una congiunzione di oggetti sensualmente soddisfacenti." [1973, p. 59] Circa duemila anni dopo la composizione del Bhagavad gita, Gerald M. Edelman, Nobel per la fisiologia e la medicina, neuroscienziato, afferma che: "Nella modalità del pensiero puro, l’individuo è così immerso in un particolare stato di concentrazione, inerente al progetto di pensiero in corso, da risultare ‘astratto’ - inconsapevole del tempo, dello spazio, di sé e della propria esperienza percettiva. Si può dire che, quando persegue questi livelli di astrazione e di significato, ‘il pensiero non è in alcun luogo’; ma questo è soltanto una metafora per esprimere il grado di allintanamento dell’individuo dalla consapevolezza di altre, parallele, attività della mente". [1993, p. 270] Concordiamo con A. Daniélou:" La verità è una. Non esistono una sapienza orientale e una occidentale, una scienza che si contrappone alla religione. Esse altro non sono che forme diverse di una stessa ricerca. Secondo René Guénon: 'Non si tratterebbe insomma che di un ripristino di quel che già esistette prima della deviazione moderna con gli adattamenti necessari alle condizioni di un'altra epoca...L'Oriente potrebbe soccorrere l'Occidente, semprechè questo lo voglia: non per imporre ad esso concezioni estranee, come alcuni sembrano temere, ma per aiutarlo a ritrovare quella sua tradizione di cui ha perduto il senso' (René Guénon, La crisi del mondo moderno)" [1980, p. 228] Lo psicanalista indiano Sudhir Kakar evidenzia la differenza che c’è tra il ‘conosci te stesso’ socratico e il ‘conosci te stesso’ (atmanvidhi) indiano. E’ un Sé diverso da quello socratico ("dove la definizione di individuo e di identità dipendeva da un procedimento attivo di esame, classificazione e analisi degli ‘eventi’ e dei casi della propria esistenza"). L’atmanvidhi è "un Sé incontaminato dal tempo e dallo spazio e, pertanto, senza la dimensione storica della vita individuale che è al centro della psicanalisi e della letteratura romantica occidentale". (1993, p. 15) Riteniamo che è proprio con la scoperta e l’uso della disciplina dell’ ‘atto di fede’ le cui fonti ci piace pensare risalgono all’antica India, che Bion inventa una nuova psicoanalisi che: "... deve essere considerato come un termine che lega una congiunzione costante. Ma passeranno anni prima che si possa capire quali sono gli elementi congiunti e che cosa significhi congiunzione." [Bion, 1970, p.86] Quello a cui certamente aspirava è che fosse o divenisse una ‘congiunzione in espansione’. [Bion,1993, p. 182] APOTEOSI DELL'AQUILONE / APOTEOSIS DEL PAPALOTE • Che cosa spinge i bastimenti se non l’entusiasmo di ciò che Qué impulsa a los navìos sino el entusiasmo de aquel que • non vediamo? Se non la furia, se non il coraggio, se non no vemos? Sino la furia, sino el coraje, sino la locura de • la pazzia di ciò che non vediamo! Aquel che no vemos! • E che cosa opprime i bastimenti se non la tristezza di Y qué abruma a los navìos sino la tristeza de aquel que no • ciò che non vediamo? Se non il tedio, se non l’accidia, se non lo smarrimento di ciò che non vediamo Vemos? Sino il tedio, sino el desgano, sino el desvìo de aquel que no vemos . • E che cosa innalza sopra le palme e le torri (lassù presso Y qué alza sobre las palmas y sobre las torres (allà junto • le stesse nuvole) la fragile pompa dell’aquilone, se non il a las mismas nubes!) la fràgil pompa del papalote, sino el • buon umore di ciò che non vediamo? Buen humor de aquel que no vemos? • Sali dunque e gloriati, breve cosa, tu, spoglia pura, vittoria Sube entonces y gloriate, nonada, tù, despojo puro, victoria • e piacere del vento! y regalo del viento! Eliseo Diego Bibliografia BHAGAVAD GITA, Adelphi edizioni, Milano, 1991 BION, W. R. Attenzione e Interpretazione, Armando Editore, Roma, 1973 " " " Il Cambiamento Catastrofico, Loescher Editore, Torino, 1981 " " " Discussioni con W. R. Bion, " " , 1984 " " " La Lunga Attesa, Astrolabio, Roma, 1986 " " " Seminari Clinici, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989 " " " Cogitations, Armando editore, Roma, 1996 " " " Memoria del futuro - Il sogno, Raffaello Cortina editore, Milano, 1997 Danielou, A. Siva e Dioniso, Ubaldini editore, Roma, 1980 Diego, E. L’Oscuro Splendore, Edizioni Accademia, Milano, 1974 Fromm- Suzuki-De Martino Psicoanalisi e buddismo Zen, Astrolabio, Roma, 1968 Gaburri E. e Ferro A. in Trattato di Psicoanalisi a cura di Semi A., Raffaello Cortina Editore, Milano, 1990 Giovanni della Croce Salita del monte Carmelo Notte Oscura, Tea, Milano, 1994 Kakar S. Sciamani, Mistici e Dottori, Pratiche Editore, Parma, 1993 Krishnamurti J. Diario, Ubaldini Editore, Roma, 1983 Meltzer D. Lo sviluppo kleiniano, Borla, 1982 Speziale-Bagliacca R. Riv. Psic. XXX, n. 1, 1984 Vegetti Finzi S. Storia della psicoanalisi, Mondadori, Milano 1987