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Il mare, l'infinito e la guerra di Massimo Lollini, University of Oregon

Il mare, l'infinito e la guerra Tratto da “Intrecci mediterranei : la testimonianza di Vincenzo Consolo,moderno Odisseo” Di Massimo Lollini, University of Oregon Concludendo un'importante riflessione sull'eredita mediterranea nella cultura europea lo storico Georges Duby osservava un ventennio fa che "da circa un secolo il Mediterraneo offre a chi lo scruta, agli avamposti della speranza, un volto di violenza" (Duby 282). In realta questo volto violento richiama alla memoria storica la "parte piu tenebrosa" dell'eredita del classicismo greco-romano presente fin nelle origini della civilta mediterranea. Nella ricostruzione dei momenti fondamentali di questa civilta lo stesso Fernand Braudel ha sottolineato il carattere decisivo dei "conflitti tra civilta" da quelli brevi (Maratona, Lepanto) a quelli lunghi, come le tre guerre puniche o le crociate. Secondo Braudel questi conflitti mettono bene in evidenza "quali urti sordi, violenti e reiterati si scambino quegli animali possenti che sono le civilta"; e come le civilta siano "intrise di guerra e di odio, una immensa zona d'ombra che le divora quasi per meta" (Braudel, "La Storia" 110-11). Tuttavia le civilta non sono solo questo odio fabbricato e nutrito per l'altro. Esse rappresentano anche l'"eredita dell'intelligenza" l'accumulo dei beni culturali, sacrificio. Questi due elementi, quello "distruttivo" e quello "costruttivo," appaiono strettamente intrecciati e appare quanto mai arduo e problematico il tentativo di separarli quasi fossero realta distinte ed autonome, come talora sembra proporre lo storico Braudel. La ricerca sul ruolo del Mediterraneo nella formazione dell'immaginario letterario europeo deve cogliere questo aspetto, se non vuole assecondare la marea montante di parole che puntano a derealizzare l'esistente e a costruire un mondo puramente ideologico che finisce per cancellare ogni consapevolezza della realta in cui si vive. Il saggio prende avvio da una riflessione sul nesso che si stabilisce nella cultura greca da una parte tra il mare e l'orientamento verso l'infinito, e dall'altra tra il mare e la guerra. Le due nozioni, quella di una ricerca intellettuale infinita e quella della guerra come esito inevitabile dell'attraversamento del mare, trovano un modello esemplare nella figura dell'Ulisse omerico, che i greci hanno lasciato in eredita alle letterature europee dall'antichita fino ai nostri giorni. L'eredita mediterranea della cultura europea e al centro della riflessione dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo che nell'esperienza di Odisseo ha trovato l'immagine piu vera e rappresentativa della violenza che pervade il presente. Il viaggio di Odisseo diventa la metafora che consente a Consolo di ritrovare nel mito e nella letteratura un senso drammatico e complesso dell'esistenza personale e collettiva, non piu legato ad alcuna ideologia di progresso della civilta mediterranea. Il lavoro di Consolo e quello che vichianamente rimane proprio della poesia, un lavoro di scavo archeologico alia ricerca di strati linguistici, parole incerte strappate ad un denso silenzio, tracce opache di un oscuro senso dell'umano. Odisseo per Consolo e anche immagine di un esilio inappagato per l'infinito che lo pervade e lo proietta in una dimensione di alterita, in cui e ancora possibile, senza superficiali rimpianti o speranze utopiche, continuare il lavoro di scavo alla ricerca di una parvenza di umano che non aspira piu all'infinito e, a differenza di quanto avviene in Vico, non e piu rischiarato da alcuna luce provvidenziale. Nelle prime pagine del suo brillante e ancora utilissimo saggio intitolato L'infinito nel pensiero dell'antichita classica Rodolfo Mondolfo ricordava come gli achei fin dal secondo millennio avanti Cristo venissero designati come "i popoli del mare." Gli achei trasmisero ai greci la tradizione marinara e commerciale degli egei, infaticabili esploratori e naviganti temerari che non riuscivano a vivere entro i confini e le coste delle regioni conosciute. Propp e Auden hanno sottolineato che i Greci temevano l'elemento marino e che la spinta fondamentale che li motivava ad avventurarsi per i cammini infiniti del mare non era l'amore del viaggio ma la dura necessita economica. Il viaggio in mare e un male necessario e attraversamento di cio che separa ed estranea (Propp; Auden). Tuttavia, una volta riconosciuti i limiti di un'interpretazione romantica del viaggio di Odisseo e del rapporto dei Greci con il mare, si deve ammettere chela vicenda mitica di Odisseo e l'esperienza storica della colonizzazione greca del Mediterraneo rivelano l'esistenza di qualita intellettuali che non si spiegano unicamente con la necessita economica. Mondolfo parla di un insaziabile spirito di curiosita, di avventura e di un desiderio di conoscere ed esplorare l'ignoto che vengono attivati proprio dall'esperienza del mare. Il mare rimane la figura dominante della geofilosofia dell'Europa, come ha riconosciuto Massimo Cacciari, non solo per questo orientamento verso l'infinito della ricerca intellettuale, ma anche per il nesso che lo collega alla guerra. Il mare è l'elemento nemico in cui e impossibile trovare dimora; è l'elemento ribelle ad ogni costituzione e ad ogni legge e rappresenta un passaggio obbligato per chi intende fondare il potere politico nella citta. Per la filosofia d'Europa, scrive ancora Cacciari, non si da vera terra che oltre il mare. In questo orientamento che mira a superare il mare si manifesta un aspetto fondamentale della techne polemike, dello spirito e della pratica della guerra ritenuta necessaria per la fondazione della citta (Cacciari 61). In questo senso il racconto omerico articolato nell'Iliade e nell'Odissea rimane il momento originario se non fondativo della storia che è venuta dopo in Occidente. Questo momento originario che per certi aspetti fonda la politica e costituito da una guerra, come hanno sottolineato, sia pure in maniera diversa, Simone Weil e Hannah Arendt. (1) Odisseo come figura dell'immaginario moderno Fu come a Troia per l'inganno del cavallo.... (Lo spasimo di Palermo 78) Oggi e ampiamente riconosciuto che Odisseo rappresenta l'archeologia dell'immagine europea dell'uomo, l'immagine originaria di un'intera episteme fondata sulla scienza, il simbolo della civilta fondata sul mare (Andreae). Proprio per questa ragione la figura di Ulisse attraversa diverse epoche e nella sua esistenza mifico-letteraria viene a dare vita ad un modello multiforme e aperto divenuto centrale nell'immaginario occidentale. (2) D'altro canto risulta oggi quantomeno discutibile contrapporre in maniera rigida e schematica la figura di Odisseo come fondatore della cultura greca al mito di Abramo fondatore della tradizione ebraica. Secondo Levinas Odisseo sarebbe destinato a ritornare ad Itaca e ritrovare sempre la sua identita, ad Abramo non rimarrebbe altro che l'erranza e un perpetuo esilio (Levinas). Abramo e Ulisse sono avvicinati dal viaggio e dal Mediterraneo, che hanno in comune, ma la differenza è grande secondo Levinas che basa la sua interpretazione su Odissea (5: 219-20) dove Ulisse nell'isola di Calipso manifesta con forza il suo desiderio di ritornare in patria; e Genesi (12: 1-2) dove il Signore dice ad Abramo: "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che ti indichero. Faro di te un grande popolo e ti benediro." (3) In realta, come e stato notato, tra Ulisse e Abramo non c'e vera contrapposizione, si deve parlare piuttosto di interazione dialettica tra i due. Ulisse e Abramo indicano due momenti che sono presenti in ogni viaggio, il primo momento e la partenza dell'io verso l'altro e l'ignoto, il distacco, la purificazione (Gentiloni). Il secondo momento del viaggio cosi come il primo ha caratteri comuni tra Abramo e Ulisse. Si tratta del percorso: la nave per Ulisse, con l'incertezza e il pericolo connessi, e il deserto (con l'esposizione alla solitudine che esso comporta) per Abramo. Tuttavia il pensiero umano, cosi come l'identita umana, non hanno una consistenza ontologica e sono sempre il risultato dell'incontro e del contatto vivo con l'altro (Bachtin 116). Allo stesso modo il viaggio autentico comporta sempre il distacco e la messa in discussione di se nell'incontro con l'altro. Occorre allora chiedersi: l'Ulisse che torna ad Itaca e lo stesso che ne e partito? Il ritorno significa veramente per lui la fine della ricerca dell'identita? Queste domande aiutano a comprendere come il terzo momento del viaggio non sia un semplice ritorno nemmeno per Ulisse, e come l'arrivo a Itaca presenti sempre qualche novità e qualche elemento sconosciuto. In sostanza la nozione di ritorno che sarebbe esclusiva di Ulisse va messa in discussione e problematizzata. L'esperienza della guerra di Troia ha segnato Ulisse in maniera profonda, rendendolo capace di un senso di pietas per il dolore proprio e altrui inconcepibile nel contesto dell'Iliade che rimane il "poema della forza" come ha scritto Simone Weil. L'episodio di Odisseo nella reggia feacia che piange sentendo il canto di Demodoco (da lui stesso richiesto) dove si racconta l'inganno del cavallo di Troia, e senza dubbio rivelativo di un profondo mutamento dell'eroe nel passaggio dal primo al secondo poema omerico (Odissea, libro VIII). Ma e la catabasi raccontata nel canto XI che rende manifesto in maniera inequivocabile il cambiamento rispetto al codice dell'eroismo al centro dell'Iliade. L'episodio piu potente rimane l'incontro con l'anima di Achille che preferirebbe essere un servo di una padrone povero piuttosto che essere morto. Emerge qui con forza la novita piu profonda dell'Odissea, il riconoscimento del dolore della propria morte e la scoperta della privazione dell'identita che essa comporta. La discesa di Odisseo nell'Ade rimane centrale nell'economia del racconto omerico cosi come si articola nei due poemi. Odisseo desidera ardentemente incontrare non solo Tiresia per conoscere il proprio destino, ma anche le anime di molti defunti per interrogarle sulle modalità e il senso della morte. In essi Odisseo trova una sapienza che èestranea ai vivi, la consapevolezza profonda del dolore che pervade la vitae il limite invalicabile rappresentato dalla morte. Altri momenti significativi del viaggio di Odisseo nell'Ade sono l'incontro con l'anima del compagno Elpenore e quello con la madre piangente. L'anima di Elpenore e la prima che si fa incontro ad Odisseo e lo implora di seppellire e compiangere il suo corpo rimasto in casa di Circe senza sepoltura. La dimensione del compianto e del lamento funebre per la morte dell'altro e al centro anche dell'incontro con l'ombra della madre. Il figlio vivo si trova qui unito alia madre morta nel comune desiderio di dare espressione al proprio dolore e al proprio pianto. Il viaggio nell'Ade e il lamento funebre sono importanti per Odisseo e la cultura greca e mediterranea almeno nella stessa misura del viaggio in mare. (4) Il viaggio in mare rappresenta cio che si teme piu profondamente, l'esposizione al pericolo infinito e incondizionato, la paura di una morte negli abissi marini senza sepoltura umana. Il viaggio nell'Ade e la sepoltura rappresentano la riconciliazione con gli esseri umani e divini, il conforto rappresentato dal lamento funebre che aiuta a vivere e a dare un senso sia pure straziante alla morte. Certo per Odisseo il nostos e anche riconquista dei beni e del potere, riappropriazione del proprio passato di re compiendo una terribile vendetta sui Proci che avevano insidiato il suo regno e la sua sposa. La fine della guerra di Troia non rappresenta dunque la fine della violenza, che al contrario esplode con forza inaudita proprio a Itaca, dove Odisseo il "distruttore di citta" consuma una strage di uomini e donne per riconquistare il potere politico. D'altro canto occorre ricordare che il viaggio di Odisseo e ostacolato dagli dei offesi (in particolare Poseidone) ed e un viaggio di espiazione e di dolore. E proprio lo statuto epico-mitologico dell'Odissea a non consentire che alla fine gli dei siano completamente pacati (Montanari). Si deve poi considerare che nel libro XXIII Omero riprende la profezia di Tiresia (Libro XI) secondo cui una nuova prova terriblle attende Odisseo, che sara costretto a ripartire. Di questo egli e pienamente consapevole nel momento in cui ricorda a Penelope che i travagli non sono finiti con il ritorno (XXIII). Di questo ulteriore viaggio non si parla nell'Odissea. Tuttavia il tema del viaggio si prolunga al di la della struttura narrativa del poema e della sua fine. Senza fare di Odisseo un eroe romantico che viaggia per il puro piacere di viaggiare, si deve riconoscere che lo schema circolare del suo viaggio da Itaca a Itaca passando per Troia, viene messo in discussione all'interno del poema con un'allusione al carattere non definitivo del punto di approdo raggiunto. Solo nell'interpretazione di Dante Ulisse sara posseduto da una passione incontrollata per i viaggi e la conoscenza. Nella lezione di Dante Ulisse e gia un eroe "moderno" che ha perduto definitivamente la propria patria e rimane condannato all'erranza fino alla scomparsa nel fondo del mare. E interessante notare come anche la cultura araba a noi contemporanea (quella che ha voluto fare i conti con la problematica moderna senza condannarla o esorcizzarla) abbia letto il mito di Ulisse in questa stessa chiave. Si vedano ad esempio i versi conclusivi della poesia di Adonis In cerca di Ulisse: Ma anche se tu tornassi se le distanze si accorciassero e la guida fiammeggiasse nel tuo sembiante tragico o nel tuo terrore intimo, sempre per me tu saresti la storia della partenza per sempre tu saresti in una terra senza promessa in una terra senza ritorno. Anche se tu tornassi, Ulisse. (Adonis Poesie) Questi versi, letti insieme a quelli di un'altra poesia di Adonis, L'erranza, bastano da soli a far comprendere come la condizione dell'esilio e dell'erranza siano una condizione irreversibile nella cultura mediterranea moderna sia nel mondo cristiano che in quello arabo. I versi di Adonis sono veramente significativi, soprattutto se letti insieme alle sue dichiarazioni di poetica (5): L'erranza, l'erranza L'erranza ci salva e guida i nostri passi L'erranza è chiarezza E il resto è solamente maschera L'erranza ci lega a tutto quello che è altro Ai nostri sogni imprime il volo dei mari E l'erranza è attesa. (Adonis Poesie) Nel verso "L'erranza ci lega a tutto quello che è altro" e contenuto il senso profondo della condizione dell'Odisseo moderno cosi come si manifesta nella tradizione mediterranea araba e cristiana, con molti punti in contatto con analoghe concezioni ebraiche che pure non si riferiscono al mito di Ulisse ma a quello di Abramo. Si tratta di una condizione di continuo esilio che rifiuta ogni certezza in nome di un apprezzamento intrinseco di tutto ciò che è altro. Pur comprendendola Dante condanna la ricerca intellettuale di Ulisse dal momento che non e illuminata dalla luce divina. Per questo il viaggio di Ulisse rimane un "folle volo" che mantiene comunque qualcosa in comune con qualunque aspirazione alla conoscenza autentica e creativa, come sapeva bene Dante e come sanno gli scrittori moderni e contemporanei che sono venuti dopo di lui.