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L'europa , il mare e la cultura mediterranea .


Quale nesso si stabilisce nella cultura greca da una parte tra il mare e l'orientamento verso l'infinito, e dall'altra tra il mare e la guerra ?

Massimo Lollini in un importante saggio dal titolo” Il mare, l'infinito e la guerra”ci introduce ad un'importante riflessione sull'eredità mediterranea nella cultura europea:

“Lo storico Georges Duby osservava un ventennio fa – scrive Lollini - che da circa un secolo il Mediterraneo offre a chi lo scruta, agli avamposti della speranza, un volto di violenza". In realtà questo volto violento richiama alla memoria storica la "parte più tenebrosa" dell'eredita del classicismo greco-romano presente fin nelle origini della civiltà mediterranea.

Fernand Braudel ha sottolineato il carattere decisivo dei "conflitti tra civiltà :questi conflitti mettono bene in evidenza quali urti sordi, violenti e reiterati si scambino quegli animali possenti che sono le civiltà; e come le civiltà siano "intrise di guerra e di odio, una immensa zona d'ombra che le divora quasi per metà. Tuttavia le civiltà non sono solo questo odio fabbricato e nutrito per l'altro. Esse rappresentano anche l'"eredità dell'intelligenza", l'accumulo dei beni culturali, sacrificio. Questi due elementi, quello "distruttivo" e quello "costruttivo", appaiono strettamente intrecciati .

L'eredità mediterranea della cultura europea è al centro della riflessione dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che nell'esperienza di Odisseo ha trovato l'immagine più vera e rappresentativa della violenza che pervade il presente. Odisseo per Consolo è anche immagine di un esilio inappagato per l'infinito che lo pervade e lo proietta in una dimensione di alterità, in cui è ancora possibile, senza superficiali rimpianti o speranze utopiche, continuare il lavoro di scavo alla ricerca di una parvenza di umano che non aspira più all'infinito e non è più rischiarato da alcuna luce provvidenziale”.

Una posizione come si vedrà quasi opposta a quella religiosa di Rosenzweig.

Gli achei trasmisero ai greci la tradizione marinara e commerciale degli egei, infaticabili esploratori e naviganti temerari che non riuscivano a vivere entro i confini e le coste delle regioni conosciute. I Greci temevano l'elemento marino e che la spinta fondamentale che li motivava ad avventurarsi per i cammini infiniti del mare non era l'amore del viaggio ma la dura necessità economica. Il viaggio in mare era un male necessario e attraversamento di ciò che separa ed estranea Tuttavia, una volta riconosciuti i limiti di un'interpretazione romantica del viaggio di Odisseo e del rapporto dei Greci con il mare, si deve ammettere che la vicenda mitica di Odisseo e l'esperienza storica della colonizzazione greca del Mediterraneo rivelano l'esistenza di qualità intellettuali che non si spiegano unicamente con la necessità economica.

Un insaziabile spirito di curiosità, di avventura e di un desiderio di conoscere ed esplorare l'ignoto che vengono attivati proprio dall'esperienza del mare.

Il mare rimane la figura dominante della geofilosofia dell'Europa, non solo per questo orientamento verso l'infinito della ricerca intellettuale, ma anche per il nesso che lo collega alla guerra.

Il mare è l'elemento nemico in cui e impossibile trovare dimora; è l'elemento ribelle ad ogni costituzione e ad ogni legge e rappresenta un passaggio obbligato per chi intende fondare il potere politico nella città.

“Oggi- prosegue Lollini- è ampiamente riconosciuto che Odisseo rappresenta l'archeologia dell'immagine europea dell'uomo, l'immagine originaria di un'intera episteme fondata sulla scienza, il simbolo della civiltà fondata sul mare (Andreae)”.

Proprio per questa ragione la figura di Ulisse rappresenta un modello centrale nell'immaginario occidentale multiforme e aperto non più contrapposto al mito di Abramo fondatore della tradizione ebraica.

“In realtà, come è stato notato, tra Ulisse e Abramo non c'e vera contrapposizione, si deve parlare piuttosto di interazione dialettica tra i due. Ulisse e Abramo indicano due momenti che sono presenti in ogni viaggio, il primo momento è la partenza dell'io verso l'altro e l'ignoto, il distacco, la purificazione. Il secondo momento del viaggio cosi come il primo ha caratteri comuni tra Abramo e Ulisse. Si tratta del percorso: la nave per Ulisse, con l'incertezza e il pericolo connessi, e il deserto (con l'esposizione alla solitudine che esso comporta) per Abramo. Tuttavia il pensiero umano, così come l'identità umana, non ha una consistenza ontologica ed è sempre il risultato dell'incontro e del contatto vivo con l'altro. Allo stesso modo il viaggio autentico comporta sempre il distacco e la messa in discussione di sé nell'incontro con l'altro. Certo per Odisseo il nostos è anche riconquista dei beni e del potere, riappropriazione del proprio passato di re, compiendo una terribile vendetta sui Proci che avevano insidiato il suo regno e la sua sposa. La fine della guerra di Troia non rappresenta dunque la fine della violenza, che al contrario esplode con forza inaudita proprio a Itaca, dove Odisseo il "distruttore di città" consuma una strage di uomini e donne per riconquistare il potere politico.. Si deve poi considerare che nel libro XXIII Omero riprende la profezia di Tiresia (Libro XI) secondo cui una nuova prova terribile attende Odisseo, che sarà costretto a ripartire. Di questo egli è pienamente consapevole nel momento in cui ricorda a Penelope che i travagli non sono finiti con il ritorno (XXIII). Di questo ulteriore viaggio non si parla nell'Odissea.

Tuttavia il tema del viaggio si prolunga al di là della struttura narrativa del poema e della sua fine. Senza fare di Odisseo un eroe romantico che viaggia per il puro piacere di viaggiare, si deve riconoscere che lo schema circolare del suo viaggio da Itaca a Itaca passando per Troia, viene messo in discussione all'interno del poema con un'allusione al carattere non definitivo del punto di approdo raggiunto.

Solo nell'interpretazione di Dante Ulisse sarà posseduto da una passione incontrollata per i viaggi e la conoscenza. Nella lezione di Dante Ulisse è già un eroe "moderno" che ha perduto definitivamente la propria patria e rimane condannato all'erranza fino alla scomparsa nel fondo del mare. È interessante notare come anche quella parte della cultura araba contemporanea che ha voluto fare i conti con la problematica moderna senza condannarla o esorcizzarla abbia letto il mito di Ulisse in questa stessa chiave.

Nella poesia di Adonis, In cerca di Ulisse:

Ma anche se tu tornassi se le distanze si accorciassero e la guida fiammeggiasse nel tuo sembiante tragico o nel tuo terrore intimo, sempre per me tu saresti la storia della partenza per sempre tu saresti in una terra senza promessa in una terra senza ritorno. Anche se tu tornassi, Ulisse”.

Questi versi, letti insieme a quelli di un'altra poesia di Adonis, L'erranza, bastano da soli a far comprendere come la condizione dell'esilio e dell'erranza siano una condizione irreversibile nella cultura mediterranea moderna sia nel mondo cristiano che in quello arabo.

L'erranza, l'erranza l'erranza ci salva e guida i nostri passi. L'erranza è chiarezza E il resto è solamente maschera L'erranza ci lega a tutto quello che è altro Ai nostri sogni imprime il volo dei mari E l'erranza è attesa”.

E’il senso profondo della condizione dell'Odisseo moderno cosi come si manifesta nella tradizione mediterranea araba e cristiana, con molti punti in contatto con analoghe concezioni ebraiche che pure non si riferiscono al mito di Ulisse ma a quello di Abramo.

Si tratta di una condizione di continuo esilio che rifiuta ogni certezza in nome di un apprezzamento intrinseco di tutto ciò che è altro.

Pur comprendendola, Dante condanna la ricerca intellettuale di Ulisse dal momento che non è illuminata dalla luce divina.

Per questo il viaggio di Ulisse rimane un "folle volo" che mantiene comunque qualcosa in comune con qualunque aspirazione alla conoscenza autentica e creativa, come sapeva bene Dante e come sanno gli scrittori moderni e contemporanei che sono venuti dopo di lui “.


Bibliografia

Guarnieri C., “Terra,mare ,oceano. L’al di là del nuovo pensiero in un saggio di Geopolitica”, Universita di Lecce.


Lollini M. “Il mare, l'infinito e la guerra “ in “Intrecci mediterranei : la testimonianza di Vincenzo Consolo,moderno Odisseo,http://statidellamente.blogspot.com/

Matveyvic P. - Mediterraneo. Garzanti