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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

IL SUONO E LA MENTE NELLA RELAZIONE MADRE BAMBINO di Guglielmo Campione


“La musica è una realtà spirituale e fisica globalmente vissuta e può divenire oggetto di
conoscenza grazie alla riflessione e agli esperimenti scientifici. Ma essa può anche essere
studiata per i suoi effetti sul soma nel contesto dell’unità psicosomatica dell’individuo.
Queste ricerche sono preziose e legittime poiché, come diceva Hermann Hesse, ogni riconoscere
è ricreare”. 

Herbert von Karaian

Come studioso del cervello io sono completamente d’accordo con la tesi secondo la quale
la musica deve essere considerata un altro linguaggio con una sua propria, singola codificazione…
Il linguaggio musicale è una forma d’arte che è costruita sopra il tempo mediante
il ritmo; appare un fatto globale che genera l’esperienza della bellezza, sommata a sensibilità
ed emozioni. Concordo che la memoria della musica fornisce un fattore chiave nella sua influenza psichica” (1).

Sir John C. Eccles, Premio Nobel per la Medicina








Scriveva M. Mancia che “il feto in utero 
sarebbe nella singolare posizione del
cavaliere trecentesco John Mandeville,
che si trovo a raccontare un viaggio che
non aveva mai fatto e a fare un trattato
delle cose piu meravigliose e piu lodabili
che si trovano al mondo senza averle
mai viste, ma che ben conosceva per aver
consultato enciclopedie, mappe e cataloghi
di meraviglie” .
Arricchita dal grande lavoro sotterraneo
svolto dai tempi del suo fondatore, S.
Freud, la psicoanalisi proprio per la sua
specifica capacita di penetrare nei processi
mentali ritiene oggi di saper scorgere
cio che ad altre discipline scientifiche
non appare cosi evidente: l’origine
affettiva di ogni processo di pensiero
e conseguentemente di ogni sua manifestazione,
sia essa letteraria, visiva, musicale.
Franco Fornari, medico psichiatra e psicoanalista,
fu allievo di Cesare Musatti
ed esponente di primo piano della cultura
italiana sulla quale ha impresso la sua
immagine dando una versione originale
delle teorie freudiane sul simbolo e sui
processi di simbolizzazione .
Si e occupato con una importante produzione
scientifica della vita affettiva originaria
del bambino, della gravidanza e del
parto.
Egli parte dalla convinzione, peraltro
ampiamente dimostrata, che il significato
inconscio della musica e dato dal recupero
della situazione intrauterina. Il linguaggio
musicale riporterebbe l’uomo ai
suoi affetti vitali, arcaici e perenni, attraverso
i quali viene “parlato” e sperimentato
il mondo.
Per Fornari parafrasando l’incipit del
Vangelo secondo San Giovanni “in principio
era il suono (e il suono era presso la
Madre, e il suono era la Madre)”.
Il suono, la voce, il grido sono all’inizio
della vita dell’uomo sulla terra. Il grido
di caccia, di guerra, di amore, di dolore,
di morte e di nascita. Anche nella sfera
del mito il grido e la musica rappresentano
in senso lato, e ripetono, il senso originario
della creazione.
Se poi vogliamo estendere la valenza
metaforica del termine suono fino a toccare
la nozione di energia elettromagnetica,
possiamo giungere sino al big-bang
iniziale.
Fornari afferma: “L’uomo puo perdere
la musica se perde l’anima, ma non perdera
mai l’anima se conservera la musica”
.
Per Fornari, chiamare in causa la musica
nella costruzione psicologica dei soggetti,
ha significato fondare un nuovo concetto
di individuo, in cui la personalita matura si sostiene anche sulla cosiddetta
“buona famiglia interna” i cui personag-
gi, iscritti geneticamente improntano di
sé i vari comportamenti umani e si orga-
nizzano intorno al grande evento del
parto-nascita.
Qui si chiarisce anche il ruolo del suono:
in esso, elevato dalla cosmologia, dal-
l’arte e dalla psicologia genetica a ele-
mento primordiale e originario, lo psi-
chiatra-psicoanalista riconosce la voce
della madre nel periodo prenatale e la
risposta cutaneo-sonora come espressio-
ni precocissime della relazione.
Il bambino nel ventre materno è immer-
so in un bagno di stimolazioni (quelle
provenienti dal battito cardiaco, dal flus-
so sanguigno, dal respiro, dai ritmi
sonno-veglia, dalla stessa voce materna)
ed è in grado di percepirli attraverso le
vibrazioni del liquido amniotico.
Dopo un primo approccio basato su teo-
rie e ricostruzioni soprattutto di stampo
psicoanalitico il grande impulso ricevuto
dalle ricerche sulla vita prenatale è stato
indubbiamente dovuto all’avvento delle
tecniche a ultrasuoni che hanno consenti-
to l’osservazione in tempo reale dell’atti-
vità spontanea fetale e delle sue reazioni
alle più diverse stimolazioni. Studi longi-
tudinali di osservazione mediante eco-
grafia hanno consentito di evidenziare le
relazioni tra età gestazionale e le com-
plesse caratteristiche dell’attività fetale
. Sembra inoltre che il neonato e
presumibilmente anche il feto in utero
(almeno negli ultimi due mesi) possieda-
no una capacità innata che Stern defini-
sce percezione amodale, una capacità
che consente di ricevere le informazioni
in una modalità sensoriale e di tradurle in
qualche modo in altre modalità sensoria-
li . La percezione amodale contribui-
sce dunque a diffondere le informazioni
che giungono attraverso i molteplici e
diversi canali.
“Ogni cosa che tocchiamo, assaggiamo,
annusiamo, vediamo, udiamo, chiama
simultaneamente in causa tutti i sensi.
Ciò che tocchiamo ci tocca, ci impressio-
na, preme contro fino a lasciare una
impronta al vaglio dei mnemosensi, per-
ché possiamo confrontarla con gli arche-
tipi e gli imprinting” .
In esperimenti assai noti A. De Casper ha
potuto dimostrare come nelle prime ore
dopo la nascita i neonati mostrino di
riconoscere e preferire la voce della pro-
pria madre rispetto a quella di altre
donne e rispetto alla voce paterna . È
evidente che una tale preferenza non può
essersi sviluppata nelle poche ore di vita
extrauterina trascorse dalla nascita, ma
deve essersi stabilita nei periodi prece-
denti. De Casper ha anche dimostrato
che i neonati possono discriminare tra
due diverse favole per bambini e mostra-
re preferenze per quella che la mamma
aveva raccontato loro tutti i giorni per 10
minuti (secondo la consegna sperimenta-
le) nell’ultimo trimestre di gravidanza
. Analogamente un altro esperimento
svolto da Hepper dell’Università di Bel-
fast ha rivelato che un brano musicale,
udito tutti giorni negli ultimi tre mesi di
gestazione, viene riconosciuto dai neo-
nati; infatti, bambini, le cui madri in gra-
vidanza seguivano quotidianamente
una soap opera, mostravano risposte di
orientamento attentivo al comparire della
colonna sonora della trasmissione stes-
sa .
Imbasciati e Manfredi, nelle considera-
zioni finali di un loro lavoro, scrivono
“…ricordiamo che il dialogo che la ma-
dre rivolge al figlio, a partire dall’epoca
fetale, sembra incentivare l’apprendi-
mento di vocaboli a 10 mesi. La comuni-
cazione materna in epoca fetale risulta
inoltre statisticamente significativa ri-
spetto all’apprendimento di importanti
indicatori predittivi dello sviluppo comu-
nicativo, quali il gesto di indicazione e il
ricorso all’adulto, come rilevato a 18
mesi” .
L’orecchio umano, desideroso di ascol-
tare, prepara tutta la sua rete neuronica al
fine di registrare, di fissare il più possibi-
le le tracce delle esperienze fetali, future
basi del percorso umano che il bam-
bino dovrà intraprendere dopo la sua
nascita” (11).
Gli elementi fondamentali del suono
(scansione, ritmo e intonazione) comin-
ciano quindi a essere memorizzati fin
dalla vita intrauterina. Scrive Anzieu:
“Winnicott pone l’accento sui segnali
visivi per la costituzione di un Sé allo
specchio. Io vorrei mettere in evidenza
l’esistenza di una pelle ancora più preco-
ce, di uno specchio sonoro o di una pelle
uditivo-fonica e della sua funzione per
l’acquisizione, da parte dell’apparato
psichico, della capacità di significare,
poi simbolizzare” .
“La pelle, sistema di più organi di senso
(tatto, dolore, calore) … è quasi sempre
disponibile a ricevere segnali, ad appren-
dere codici, non può rifiutare un segnale
vibrotattile o elettrotattile: non può chiu-
dere gli occhi, la bocca, né tapparsi le
orecchie o il naso .
Dopo la nascita il suono diventa “ancora
di più” madre, e “la voce materna parte-
ciperà a formare un involucro di sensa-
zioni, da cui deriverà la progressiva
costruzione di un mondo interno diffe-
renziato da un mondo esterno. Questi
due mondi nella vita dell’uomo manter-
ranno strette relazioni e l’esperienza
sonora può essere considerata il ‘ponti-
fex’ che unisce la realtà esterna con il
mondo interno” .
“Il neonato riconosce la voce che lo
aveva intrattenuto così a lungo nel
profondo della notte uterina. Certo la
situazione è cambiata, ma il piccolo
ricorda le inflessioni e il ritmo e saprà
aprirsi a questo nuovo modo di comuni-
care – non fosse che per il ricercarvi il
nirvana perduto” .
Il suono, riconosciuto, ha un effetto ras-
sicurante e acquietante, che porta l’eco e
il senso del ritrovamento del luogo origi-
nario dal quale il neonato si è appena
separato, a volte con difficoltà.
In questo modo, il significato originario
della musica si collocherebbe su una
strada che conduce a condizioni e valori
primari.
L’uomo si serve della musica anche per
rappresentare cose e suoni di un altro
mondo, quello uterino, e recuperare,
sotto forma di simbolizzazione acustica,
il “paradiso perduto” in assenza del
quale non sarebbe possibile nessuna
cosa.
Franco Fornari si è anche dedicato allo
studio del melodramma per dimostrare,
equiparando il libretto d’opera a un
sogno, come dietro la “scena manifesta”
si possano rintracciare rappresentazioni
inconsce comuni a tutti e ritrovare addi-
rittura la narrazione di un percorso tipico
di una terapia psicoanalitica. Nell’opera
lirica convivono infatti una dilatazione
delle componenti espressivo-intonative
e ritmiche date dal testo e dall’orchestra
e una drammatizzazione esasperata
di affetti ed emozioni rintracciabili in
ognuno.
Fornari ha definito l’opera come “il
luogo della celebrazione degli affetti”. In
essa gli spettatori possono scorgere ed
evocare angosce collettive attraverso la
musica e il canto. Egli, non da musicologo
ma da grande psicoanalista, ha usato
le tecniche esplorative dell’inconscio per
mettere in luce come la musica possa
ricondurre agli eventi che piu di ogni
altro sono destinati a influire sulle nostre
future esperienze affettive: la gravidanza e il parto. _