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l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

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LA RISCOPERTA DELLA COSCIENZA RITMICA NEL TARANTISMO Di Vincenzo Ampolo



Le parole di questo lavoro sono immagini sonore
che ho il piacere di condividere con voi.
V. A.



I Comunicati Sonori

Pulsazioni segnano l’alba della vita sulla terra.
Le voci della natura iniziano a manifestarsi.
La pioggia, il tuono, la risacca del mare, lo stormire delle fronde, il sibilo del vento…
L’uomo primitivo era immerso in un universo di suoni e ne subiva il fascino ancestrale con estremo stupore.
Il magico potere che il suono gli comunicava lo poneva nelle condizioni di ricercare la conoscenza di tutti i segreti racchiusi in quei suoni.
Probabilmente in una prima fase della storia dell’umanità, l’uomo concepì i suoni della natura come segnali. Presagi di vita o di morte, di gioia o di dolore, questi suoni accompagnavano la sua esistenza e la determinavano.
Successivamente però, a differenza degli altri animali, l’uomo non accettò passivamente la natura e i suoi fenomeni, ma cercò di resistere ad essa e di modificarla secondo i suoi bisogni.
L’associarsi con altri uomini non rimase soltanto un fatto istintivo; la comunità si assunse ben presto degli impegni di reciprocità al fine di cooperare per fini collettivi.
In questo senso il suono aiutò a coordinare le attività, in definitiva a comunicare.
Pare che nell’uomo di Neanderthal la sensibilità delle corde vocali non fosse eccessiva e che le loro funzioni fossero limitate. Il passaggio dalla laringe alla cavità della bocca era infatti più stretto che nell’uomo contemporaneo, mentre il velo paletale era più distaccato nella parte posteriore della laringe.
Da queste informazioni se ne ricava che l’emissione vocale dell’uomo primitivo doveva consistere in una quantità di suoni discordanti e penetranti: mugolii, stridii, schiamazzi ecc
Le modificazioni successive degli organi vocali e uditivi permisero all’uomo di migliorare la percezione e l’emissione di suoni.
Secondo gli studiosi di etnofonial’uomo primitivo imparò a modulare la voce imitando i rumori della natura che sembravano porgergli dei messaggi utili.
Organizzati e ordinati secondo criteri di similitudine, i suonirecanti lo stesso messaggio furono affidati alla memoria e utilizzati all’occorrenza.
Per comunicare ad esempio la paura e l’angoscia, l’uomo primitivo imitò il rumore del vento; l’imitazione del ruggito del leone servì come segnale di uno stato di emergenza…
Il suono cominciava così ad avere un contenuto comune ed a diventare un fattore sociale.
Ben presto i suoni prodotti dall’uomo cessarono di essere legati all’imitazione dei suoni naturali e si determinarono in relazione ad oggetti specifici, nell’intento di denominarli.
L’emissione vocale di uno o più suoni aventi tale compito, diede vita alla parola e conseguentemente al discorso, che divenne una dimensione costitutiva della società stessa.
L’astrazione infine segnò il passaggio dal <> al <<mondo dei concetti>>.  Le parole staccate dai singoli oggetti iniziarono a vivere indipendentemente da questi, esprimendo sentimenti quali la gioia, il tempo, la vita, lo spazio.
Per altri versi l’uomo, oltre che ricercare suoni che esprimessero significati precisi, aveva da tempo avvertito il bisogno di modellare il rumore in modo da renderlo gradevole. Il suono prodotto dal battere ritmicamente le mani e i piedi, ornate di monili, su rudimentali strumenti a percussione e sullo stesso corpo dell’uomo aveva dato vita alla musica.
La musica aveva principalmente il compito di accompagnare le prime danze rituali di ringraziamento e di offerta creando un’atmosfera particolarmente magica.
In verità la comunicazione dell’uomo primitivo era il più delle volte una fusione di diversi fattori. La parola come il suono musicale si accompagnava a delle manifestazioni gestualiparticolarmente complesse nelle quali tutto il corpo partecipava in una tensione rivolta ad esprimere determinati significati.
Ai nostri giorni i linguaggi si sono moltiplicati e ulteriormentediversificati; ciò nonostante la musica segna senza dubbio i momenti più importanti nella vita di ogni uomo.
Frammenti di emozioni felici o tristi tornano alla coscienza ascoltando un canto o una musica che appartiene o che ci parla del nostro passato.
Proprio per non avere dei significati precisi la musica è anche considerata come un linguaggio universale, capace di parlare al cuore di ogni uomo per consolarlo, rincuorarlo, aiutarlo a superare momenti particolarmente difficili.
Squilli di tromba e rulli di tamburi hanno dato coraggio e forza sui campi di battaglia. Nelle trincee mesti cori improvvisati riportavano i giovani soldati alle loro case e ai loro affetti.
Ma ritorniamo alla fonte primordiale, quello della natura, quello degli organi del nostro corpo.
L’ascolto dei suoni dei nostri organi interni è estremamente utile per verificare il nostro stato di salute.
Lo scricchiolio delle ossa, le pulsazioni cardiache, gli sfregamenti pleurici, i sibili polmonari, i gorgoglii bronchiali possonodenunciare malattie o disfunzioni che riguardano la nostra unità corporea.
Ancora oggi quindi il suono non smentisce la sua funzione principale di “segnale”, di “comunicato sonoro”.
In un passato non molto lontano i nostri paesi e le nostre campagne del sud erano popolate da suoni-segnali che scandivano il tempo e il lavoro dell’uomo.
Il canto del gallo, il latrato del cane, l’ululato del vento… La campana della chiesa informava sui fatti più significativi che accadevano all’interno della comunità.
Inoltre le nostre campagne riecheggiavano di canti e cori che variavano con il variare delle stagioni e dei raccolti.
Vi erano canti per la vendemmia, altri per la mietitura, altri ancora per la raccolta delle olive.
Man mano che dalla campagna ci si muoveva verso i centri abitati, ai suoni leggeri si sostituivano dei suoni più caotici, ma pur sempre espressione di avvenimenti particolari (il vociare del mercato o di venditori ambulanti, i cori delle processioni, i suoni di feste religiose etc.
Ai nostri giorni questo paesaggio sonoro si è incredibilmente inquinato.
L’inquinamento acustico sovrappone dei rumori impersonali e nonsignificativi a quelle che sono le informazioni sonore dell’ambiente.
I rumori prodotti da elettrodomestici, apparecchi radio-televisivi, mezzi di locomozione e macchine agricole si sovrastano a vicenda.
L’aggressione sonora che subiamo costantemente ci allontana sempre di più dalla capacità di ascoltare i messaggi della natura.
D’altra parte, una modifica dell’atmosfera sonora equivale ad una modifica delle nostre stesse capacità recettive e reattive.
Per restituire eleganza ed equilibrio al nostro ambiente interiore c’è quindi la necessità di limitare i suoni sgradevoli e principalmente i suoni imposti.
Al contrario l’uomo moderno sembra circondarsi volutamente di suoni e rumori assordanti, forse proprio per evitare l’ascolto della propria “musica interiore” che diviene ogni giorno più disarmonica.
Suoni e rumori assordanti gli evitano di prendere contatto con le proprie emozioni, con i propri sentimenti, in definitiva con la propria capacità di interagire con il mondo della natura a cui egli sembra aver dimenticato di appartenere.


-Educare all’ascolto

I programmi della scuola elementare, riconoscendo il valore della realtà acustica, sia naturale che culturale, hanno postol’educazione al suono e alla musica come una delle necessità di un primo livello di alfabetizzazione del bambino.
Con questo atto, giustificato da tutta una serie di considerazioni estremamente attuali, l’educazione sonora acquista una dignità ed un posto nel processo educativo fino ad ora mai pienamente riconosciuto.
L’educazione, non più solamente musicale, (riferita cioè alla riproposizione di modelli da imitare) ma rivolta al mondo dei suoni nella loro globalità, viene messa in rapporto con tutto il processo di apprendimento del bambino all’interno di un progetto pedagogico vicino ai livelli più avanzati raggiunti da altre discipline.
Questo riconoscimento premia tutti coloro che, soprattutto all’interno della scuola materna ed elementare, ma anche nelle strutture psicopedagogiche che si occupano della educazione di individui in situazione di handicap, hanno operato attraverso esperienze acustiche e attività sonore rivolte allo sviluppo delle capacità percettive, cognitive ed espressive dei bambini ad essi affidati.
Da sempre, infatti, nelle più varie civiltà si è data importanza all’influsso dei suoni nella vita psicofisica dell’individuo.
La nostra totale “sordità” per quanto si riferisce ai segnali sonori che ci vengono dalla natura e dai nostri stessi organi interni,denuncia una carenza nei metodi educativi correnti, che hannotralasciato o semplicemente dimenticato di sintonizzarsi sull’antico “Akòasis” (ascolto del mondo) fondamentale per l’educazione, la crescita e la salute dell’individuo.
Al contrario, educare fin dalla nascita ad un “ascolto attivo”, significa potenziare le nostre facoltà e arricchire il nostro spirito.
Ma veniamo ad illustrare le problematiche legate allapsicosensorialità del feto e all’ambiente sonoro che accoglie il piccolo nato.


-Psicosensorialità del feto

L’immagine del mondo che un bambino possiede nel momento della nascita è un’immagine di tipo prevalentemente sonora(o).
L’orecchio infatti, che si forma tra il terzo e il quinto mese di gravidanza, è il primo organo a funzionare nella vita intrauterina.
Attraverso le relazioni neurologiche con tutto il sistema nervoso centrale e periferico, l’orecchio, conseguentemente alle informazioni temporali e spaziali che provengono ad esso sia dall’interno sia dall’esterno, ha la naturale capacità di stimolare le reazioni psico-motorie dell’intero organismo.
Particolarmente interessanti appaiono, d’altra parte, i rapporti tra l’orecchio e l’occhio, di cui quest’ultimo, nelle sue strutture interne dell’apparato vestibolare e del canale cocleare, rappresenta il “lettore” delle immagini percepite.
Il feto quindi, già dal sesto mese, sente, e addirittura ascolta e vivesia i suoni emessi dal corpo della madre, sia quelli provenienti dall’esterno dello stesso corpo materno.
Contemporaneamente a queste prime comunicazioni sonore ed in stretto rapporto con esse, si instaura una particolare comunicazione psichica tra la madre ed il figlio denominata daMashall Klaus con il termine “bonding”.
L’incapacità del feto a percepire le vibrazioni placentari, causata da alterazioni nella vita intrauterina, può infatti portare il bambino durante il suo sviluppo, ad un’incapacità di recepire parte della vita sensoriale e quindi a compromettere i suoi rapporti di tipo comunicativo-relazionale.
Premessa quindi la fondamentale importanza dell’ambiente sonoro intrauterino per la formazione psico-emotiva del futuro bambino,affrontiamo ora il momento successivo alla nascita.

-Ambiente sonoro e discriminazione uditiva

Il paesaggio sonoro che accoglie il bambino nel momento della nascita è certamente vasto e articolato.
Dai suoni ovattati e costanti di tipo prevalentemente ritmico, il bambino passa ad ascoltare suoni che lo nutrono emotivamente.
Tuttavia bisogna sottolineare un aspetto importante, quello cioè del rapporto privilegiato che il bambino continua con la figura materna e conseguentemente con le manifestazioni sonore che questo rapporto comporta.
Data infatti l’esperienza prenatale, caratterizzata dalle relazioniintraplacentari a cui abbiamo accennato, si capisce come il bambino impari a riconoscere primariamente i suoni legati alla madre, che hanno per lui un particolare effetto rassicurantegiacchè si ricollegano ad esperienze precedenti.
I passi della madre, ma ancor prima la sua voce e le sue parole, equivalgono alla sua presenza.
La discriminazione uditiva, infatti, inizia a svilupparsi nel bambino già nei giorni successivi alla nascita.
Prima che le parole acquistino un senso determinato, già la loro sonorità le privilegia rispetto ad altri suoni meno significativi.
La madre nomina gli oggetti al figlio, li presenta a lui attraverso il loro nome; in qualche modo glieli offre privandoli della loro negatività di oggetti sconosciuti. Dà un senso alla loro presenza.
Il nome del padre, della madre e del figlio stesso sono i termini dell’esistenza, dell’identità, del proprio ruolo nel mondo.
L’ascolto apre realmente le porte al significato.
Solo successivamente il bambino assocerà i suoni alle immagini, identificando anche visivamente i suoi interlocutori.
L’udire precede il pronunciare le parole.

La riproposta imitativa delle parole ascoltate passa attraverso un tentativo di attirare l’attenzione prima ancora dell’intendersi.
Successivamente il bambino attua quasi una ricerca sul suono in forma di gioco.
Gioca con le parole componendole e scomponendole. Privandole del loro senso per poi ridarglielo.
Accanto a ciò e contemporaneamente, egli attua delle sperimentazioni vocali che gli danno il senso delle possibilità sonore a lui disponibili.
In questo modo il bambino impara a legare il piacere con il suono, attuando creativamente una sorta di contatto sonoro che lo accompagnerà nella sua crescita. Non avendo infatti ancora attuato una severa distinzione tra il reale e ciò che è soltanto immaginario, fino al periodo di latenza (sei-sette anni), il bambino tenderà a ricadere nell’atteggiamento allucinatorio primario.
Secondo lo schema freudiano, il percorso dello sviluppo dell’apparato psichico, da centro reattivo motorio-allucinatorio a organo di pensiero, passa necessariamente attraverso l’ascolto e la riproposta verbale di suoni e rumori ascoltati, i qualicaratterizzano gran parte di quello che Piaget definisce come “il gioco dell’intelligenza”.


-La pausa silenziosa

Il silenzio non è naturale
È una conquista.
V. Ampolo

La premessa del silenzio è vantata da tutte le tradizioni e le culture antiche.
Il silenzio prepara al suono, alla risposta, all’atto creativo.
Nella ruminazione silenziosa la parola taciuta diventa scrittura;parola o suono in forma di segno.
Il silenzio più che marcare un’assenza è un momento costruttivo della persona; dà spazio alle forme espressive corporee, alla loro presenza.
Nella società tecnologica a cui apparteniamo, il silenzio è concepito come mancanza, una lacerazione del fragore nel quale siamo pressochè costantemente immersi.
Da qui l’imbarazzo, l’emozione, a volte la paura vera e propria del silenzio e l’incapacità conseguente di sopportarlo se non di accoglierlo e di ascoltarlo.
Nella scuola contemporanea, dopo aver per tanto tempo esasperato la funzione comunicativa della lingua, ci si avvia lentamente al riconoscimento ed al recupero di questo spazio interiore nel quale sono contenuti gli aspetti relativi allariflessione, alla funzione recettiva, alla creatività.
Attivare il silenzio positivo, come lo definisce R. Murray Schafer, equivale a esplorare l’universo sonoro al di là del dominio delle parole.
Nel silenzio ritrovato è possibile il contatto e la comunicazione con se stessi, il “parlarsi”, il sentire profondamente le emozioni che questo silenzio contiene.
La crescita dell’individuo passa attraverso la conoscenza del proprio silenzio interiore.





-Il risveglio della coscienza ritmica

Sembrava morta la nostra cultura, ma era solo addormentata.  Aveva bisogno del silenzio, dello spazio e del tempo necessario per risvegliarsi, per essere riconosciuta con affettuosa commozione, essere rimessa in luce e consapevolmente rivivere.
Uomini, donne, bambini e vecchi, avevano smarrito larisonanza con l'universo e con i suoi ritmi interiori ed eterni fino ad ammalarsi di insignificanza e di disarmonia.

L'arte di massa (la quale tende a minimizzare sia l'arte cosiddetta colta, sia quella popolare) propinata dai mezzi diinformazione sempre più al servizio dell'industria e del profitto, aveva fatto addormentare la coscienza ritmica dei popoli tanto che la cultura popolare del Sud sembrava dover scomparire o al massimo rimanere esposta nelle vetrine di qualche museo o tra le pagine scritte di pochi studiosi e ricercatori, come un morto repertorio senza alcuna utilità.
Finalmente la coscienza ritmica dell'uomo si è risvegliata, un in tutto il mondo, e per noi è stato il suono del tamburello a riportare il ritmo vitale nella nostra vita.
Ci siamo così ritrovati, come  per magia, o meglio, perincanto a rivivere un paesaggio sonoro pieno di storia, di echi dell'anima, di sinfonie coinvolgenti perchè attinte da un comune patrimonio culturale.
Il nostro popolo ha conservato e riscoperto il proprio ritmo edi riti ad esso legati.

Oltre il profano, lo scontato, il contaminato, l'irriverente, vi è sempre la possibilità di recuperare questo senso diappartenenza ad un tutto che ci contiene.
Come gocce d'acqua non più isolate ed insignificanti, ma partecipi di un'onda, all'interno di un'oceano sconfinato, ci si muove  lasciandosi trasportare dal ritmo.
La mediazione della musica e della danza crea la possibilità di  perdersi per ritrovarsi ancora,  la possibilità di sentirsi nel corpo ed oltre il corpo, di risvegliare energie sopite.
La tribù dei pizzicati  danza sotto la luna, vittima del morso della taranta  o più semplicemente del rimorso e del desiderio irrefrenabile di ritrovare il linguaggio originario della natura, con i suoi ritmi autenticamente vivificanti ed immutabili.
Le erbe, le pietre, i miti, i riti, le storie e la saggezza di un ritmo, al di là dei ritmi imposti da una società sempre meno a misura d'uomo, si ritrovano e si riconoscono.
Oltre il momento rituale è tuttavia possibile mettersi in ascolto dei rapporti musicali che operano intorno e dentro di noi.
Tutto ciò sembra rivivere nella ricerca e nella pratica esperienziale di un modo nuovo, ed eterno al tempo stesso, diintendere la vita nella sua accezione più completa e più salutare.
Risuonare con il ritmo del mondo, del proprio mondointeriore e della propria cultura, significa avviarsi verso la via del canto, liberando energie imprevedibili e risanatrici.
Si potrebbe riscoprire così la verità già espressa da Novalissecondo cui ogni malattia (e non solo il tarantolismo) è un problema musicale, e la guarigione una soluzione musicale, che richiede dal medico un talento musicale.  

E' questo un fatto ecologico estremamente importante.

L'ecologia deve andare oltre la pura e semplice lotta alle buste di plastica e alle lattine che inquinano mari e boschi, alle piogge acide ed ai residui di petrolio; essa deve prendere in considerazione anche l'ambiente sonoro, spesso estremamente inquinato e    risanarlo.

Tuttavia, e questa è una mia teoria che molti potranno non condividere, il rituale può cambire, essere addirittura talmente mascherato da apparire irriconoscibile.

"Intorno ad un fuoco sull'aia di una fattoria o nel cerchio magico di una pista all'interno di una discoteca metropolitana, giovani energie cercano qualcosa, che spesso appare non evidente, attraverso un rito che ha nel suono e nella danza i suoi elementi più significativi.
Il suono comunica, evoca immagini ed emozioni, scatena energie inimmaginabili ed allarga i limiti del  sentire e dell'esistere.  
Le persone che ballano, coperte di plastica e metallo, all'interno di uno scenario surreale creato da una tecnologia d'avanguardia, non cercano qualcosa di diverso da coloro che, recuperando suoni antichi, legati alla natura ed ai suoi eventi, si ritrovano in una festa popolare.
In entrambi i casi si assiste ad una sorta di "partecipazione mistica" nella quale ci si sente parte di un tutto al di fuori del tempo e dallo spazio, in un'oasi felice, in un paradiso ritrovato e rivissuto all'interno della festa e del rito ad essa legato.
Per altri versi non credo che esista una forma di comunicazione che non sia anche oppio, cioé stordimento e suggestione, soprattutto se si rivolge ad un elevato numero di persone.
Tuttavia, la storia di ogni persona è legata ad un ritmo più o meno armonico.
Tutto l'universo ed ogni elemento dell'universo è caratterizzato da situazioni ritmiche che danno conto dell'esistenza della singola entità.
Dovremmo creare, così come in America, dei "Circoli di percussione" capaci di operare nelle case di riposo, nelle scuole, nelle prigioni, nei reparti di psichiatria.
E tuttavia ricordiamoci che l'arte e terapeutica di per se e nonsolo quando è prescritta e somministrata in dosaggi di tipo farmacologico, in situazioni e luoghi che sono della cura e non dell'arte.
Ho imparato da Luigi Lezzi come il nostro tamburellosintetizzi la necessità di un ritmo costante insieme alla necessità di un ritmo caotico dato dai cerchietti di metallo che circondano il cerchio di pelle.
I movimenti ondulatori della coscienza ricercano l'uno e l'altro, come la veglia e il sonno.
Come nella pratica ZEN il caos è necessario perchè la nostra mente si possa lasciare andare e una coscienza superiore possa emergere.
Il suono del tamburello comprende l'ordine ed il caos,  il bisogno di cadenze rassicuranti, simili a quelle ascoltate nel ventre materno, con il bisogno di perdersi per ritrovarsi ancora, fuori dal ventre materno con la voglia di ritornarci .
      Come in una trance estatica, come in un atto d'amore.