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SOLSTIZIO D'INVERNO,NATALE, SOL INVICTUS, SATURNALI, CANDELORA : MORTE E RINASCITA NELLA SIMBOLOGIA MICRO E MACROCOSMICA

                                                                                           
                                                                                 


                                                                                      

 Da tempi immemorabili, dalle gelide foreste del Nord Europa al caldo Mediterraneo, dagli aridi altopiani d’Armenia alle  sconfinate pianure d’Asia, i nostri progenitori aspettavano, con ansia, questo giorno sacro, il Solstizio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno in cui la luce sembra soccombere al buio delle tenebre. 
Immensi fuochi, tra canti e preghiere, si innalzavano al cielo, come per aiutare l’astro del giorno a riprendere il suo cammino ascendente e rilanciarsi in quella vicenda cosmica che culmina al Solstizio d’estate, con il trionfo della luce, del calore, della vita. 
 La Roma imperiale evocava l’inversione di marcia del sole, nei Saturnali, le feste dedicate al dio Saturno, durante le quali venivano  invertiti i ruoli sociali: gli schiavi davano ordini ai padroni, i padroni obbedivano agli schiavi.      La Roma precristiana festeggiava il Solstizio d’inverno come il dies natalis solis, il giorno della nascita del sole, che, successivamente, la Roma cristiana trasformò nel dies natalis Cristi, il giorno della nascita di Cristo, la Nuova Luce nascente. 
È, questo del Solstizio, il momento in cui le  foglie, perduti i fascinosi colori e le fan-tasiose geometrie, ridottesi a ruderi accartocciati, mescolate ormai alla Madre Terra, formano il nuovo humus, pronto ad alimentare il piccolo seme, che una mano sapiente ha affidato alla terra. È il momento della pausa, della riflessione, della meditazione, che permetterà all’uomo, attratto dalle alte vette, come il mitico apricorno, nel cui segno il Sole entra al solstizio d’inverno, di elevarsi e riprendere, con consapevolezza, il viaggio nel labi-rinto della sua interiorità.      È il momento del passaggio dalle tenebre alla  luce; è la deva-yana, la via degli dei, della tradizione indù; è la janua caeli della tradizione romana, la porta d’accesso, 
cioè, al cielo, alla sfera del trascendente, quella che alimenta la speranza.  Non a caso il solstizio d’inverno s’identifica con la festa di San Giovanni Evangelista, il Giovanni che ride della tradizione popolare, il discepolo prediletto del Cristo, che, diffondendo la sua novella, offrì al mondo intero la fiamma eterna della speranza. È quanto evocano le luci che abbiamo accese sull' abete.
Dopo il 21 Dicembre la "luce" comincerà ad aumentare, anche se in modo ancora poco percettibile il giorno si allungherà; questa fase Segna il passaggio dal nero al bianco, dall'attenzione ai problemi pratici e materiali alla parte psicologica o spirituale dell'individuo. 
Dal 21 Dicembre in poi, però, il sole comincia ad allargare il suo cammino nel cielo, ciò equivale simbolicamente ad una rinascita; così come il seme si prepara a rompere le zolle per emergere alla luce ed il giorno comincia a guadagnare terreno sulla notte, altrettanto inizia ad aumentare la luce interiore di colui che ha intrapreso il suo cammino spirituale. 
Il lento passaggio dal nero al bianco, così come l'allungarsi del giorno, vanno visti come un primo lavoro preparatorio a quella che sarà la grande purificazione dell'inconscio che avverrà alla Candelora il 2 Febbraio e che presso i Celti prendeva il nome di Imbolc. 
In cosa consiste questo lavoro?
I filosofi ermetici lo definivano in vari modi: sostanza mescolata, nigredo, putrefactio, etc. e lo raffiguravano come un corpo vecchio (Saturno senex, il piombo) che cominciava a decomporsi per trasformarsi in un giovane o, meglio, in due giovani (Apollo e Diana, il Sole e la Luna). 
Il piombo, il Saturno (la cui festa del 21 Dicembre nella Roma antica veniva detta "saturnali") è simbolo dell'inconscio appesantito, chiuso nel proprio duro guscio, ma che comincia a farsi più fluido come fa il seme che germoglia, che rompe i tegumenti che lo racchiudono per nascere come nuova pianta. 
Analogamente per poter essere purificato deve "aprirsi" anche l'inconscio individuale che fino ad ora è stato completamente occupato da un' attività di base, istintiva, inconscia, che mira unicamente a replicare se stessa in un circolo chiuso ed eternamente identico'Uomo non può produrre che Uomo, come impone la legge del Serpente, cioè la semplice riproduzione sessualeLa Sostanza Nera dei Saturnali è l'equivalente della "morte iniziatica" che il neofita deve sperimentare per ricevere l'Illuminazione e la Conoscenza, ma ciò che realmente si vede, come i filosofi hanno più volte detto, è soltanto la "negrezza superiore", ovvero l'evento astronomico del Solstizio con la notte più lunga dell'anno. 
Giano (Janus Bifrons), l'antico dio italico, padre di tutti gli dei, era posto a guardia dei solstizi che erano considerati "porte", dal Solstizio d'Inverno entrano gli Uomini, dal Solstizio d'Estate escono gli Dei. 
Giano è il dio delle soglie; narra la leggenda che gli si affiancò Saturno un dio buono e saggio che insegnò all'Uomo l'agricoltura e così ebbe inizio l'età dell'oro. 
Il Regno di Saturno è dunque l'inizio dell'Opera, che, come detto sopra, si ha quando compare la negrezza, ossia al Solstizio d'Inverno. 
Essa rappresenta Giano, ovvero la porta e la chiave, infatti la Chiave è, assieme allo scettro del potere, uno dei simboli di Giano. 
Ai Saturnali (Yula) le due sostanze, quella nobile e quella volgare, sono "mescolate" e non si distinguono, anzi all'inizio sembra che sia quella volgare a prevalere dando la "nigredo". E questo spiega perché durante i festeggiamenti dei Saturnali nell'Antica Roma schiavi e padroni erano posti allo stesso livello, o addirittura venivano invertiti i ruoli. Questa usanza è sopravvissuta fino al medioevo, quando durante il periodo del Solstizio d'Inverno, a partire dal giorno di san Nicola (Sanctus Nicolaus in latino, divenuto poi Sancta Klaus ovvero Babbo Natale), nei conventi si eleggeva un giovane episcopo che dirigeva scherzi e parodie ai danni dei superiori che potevano solo ubbidire. 
Altra reminiscenza dei Saturnali è il gioco d'azzardo, che pur essendo proibito nel resto dell'anno, era eccezionalmente lecito nel periodo del Solstizio d'Inverno. 
Si dice che i Tarocchi rappresentino il libro esoterico più antico del mondo, scritto sotto forma di gioco di carte per far si che non tramontasse mai. 
Oggi a Giano sono subentrati i due Giovanni, posti a guardia delle Porte Solstiziali; ma ecco che, in molti dipinti, nella mano dell'Evangelista spunta la coppa, il ricettacolo, con la nota Serpe dell'Arte e, in estate, il capo mozzo del Battista segna l'inizio del declino. 
Oggi termini come putrefatio, nerezza, morte gloriosa, etc., possono suonare macabri, ma essi derivano dalla constatazione, una volta sotto gli occhi di tutti, che un seme sepolto nelle terra prima di dare origine ad una nuova pianta deve putrefarsi, devono decomporsi i tegumenti esterni che racchiudono l'embrione della nuova pianta. La morte apparente del seme è la tappa necessaria affinché nasca la nuova vita.
 Lo stadio di nerezza è il Solstizio d'Inverno, quaranta o quarantadue giorni sono la distanza tra la data del Solstizio e la Candelora (2 Febbraio - Imbolc ).
Dice  la "Turba Philosophrum per bocca di Sirio:
"... ogni semenza fa un frutto simile a quello di cui è semenza, una volta seminata la lasciamo in terra. Allora essa s'imputridisce (Yula, 21 Dicembre) e mette fuori un germoglio bianco (Imbolc - Candelora, 2 Febbraio).... esso cresce tanto da dar luogo ad un albero (Equinox, 21 Marzo) e da quest'albero viene un'altra semenza che può moltiplicarsi (Beltane - Calendimaggio, 30 Aprile) all'infinito”.