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Blog fondato da Guglielmo Campione www.guglielmocampione.it

La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

IMMERGERSI NELLA MENTE, IMMERGERSI NEL MARE









DISPONIBILE SOLO SU PRENOTAZIONE :



SCHEDA TECNICA:

Titolo: Immergersi nella mente, immergersi nel mare
Sottotitolo: L’immersione come metafora psichica
Autore: Guglielmo Campione
Collana: I libri di SerialDiver
Numero Collana: 2
Formato: 148×210
Pagine: 208
Rilegatura: Brossura
Prezzo: 14,00 euro
ISBN 978-88-940776-1-2





INDICE


Introduzione

PARTE PRIMA

I SIGNIFICATI SIMBOLICI,RELIGIOSI, MITOLOGICI, LETTERARI, FILOSOFICI DELL’ACQUA E DELL’IMMERSIONE .

1. Ode all’acqua

2. La simbologia dell’Acqua e dell’immersione .

3.   Oannes, Uomo pesce Sumero e l ‘ interpretazione psicoanalitica della leggenda di Cola Pesce  nella versione di Benedetto Croce.

4. L’ immersione come rito di  battesimo,passaggio e pratica d'iniziazione

5. L'immersione nella poesia Italiana moderna

6. Il Mediterraneo come metafora geofisica e mentale di scontro e composizione 
    delle Identità.


PARTE SECONDA

I SIGNIFICATI PSICHICI DELL’IMMERSIONE


1 Come un subacqueo che s’immerge in sé stesso:
    suoni, rumori e voci nell’universo amniotico, subacqueo e protomentale.

2.  Ferenczi e la nostalgia dell’oceano.

3.  Roheim e il ventre materno


4.  Freud e il sentimento oceanico

5. Balint e la regressione

6. Tomatis : la notte uterina


7. Hilman : il Blue alchemico

8. Bachelard: l’acqua e l’immaginario .

9. Le comuni origini amniotiche della musica e della mistica: ciò che sta in basso e' come  ciò che sta in alto .



PARTE TERZA

DIARIO DI BORDO D’UNO PSICOANALISTA SUBACQUEO


L’Io pelle e la seconda pelle: la Muta.
L’analisi psicologica del profondo di un campione di subacquei attraverso il test di Rorschach
I legami pericolosi  con il mare

Fra Ocnofilia e Filobatismo

La dipendenza dal rischio.

Psicoterapia, psicoanalisi e subacquea


Quel che può  insegnare la subacquea agli psicoterapeuti  e viceversa .

La somatopsicologia e il lavoro sul corpo e sulla mente in acqua: subacquea e psicoterapia secondo Claire Carriere

L'immersione  nella pratica psicoanalitica: esperienza del flusso, attenzione fluttuante e stati di coscienza non ordinari.

Immergersi ed emergere : stati mentali del gruppo .






Introduzione

Questo libro nasce dalle riflessioni e dalle ricerche che da anni conduco sull’incontro fra dimensioni della profondità : la profondità della mente e la profondità del mare.

Da molti anni come subacqueo e come medico e psicoanalista frequento entrambi.

Da questa frequentazione sono nati i pensieri, le connessioni, le intuizioni, le associazioni, le analogie che costituiscono la materia di questo volume dedicato all’immersione subacquea come atto esplorativo-conoscitivo umano della natura che affonda le sue radici nell’istinto epistemofilico di cui parlò Melania Klein, ma anche come metafora psichica del movimento di pensiero umano che scopre e costituisce il nostro spazio interno, così come teorizzato dalla psicoanalisi .

Nei seminari di  Bion a New York and San Paolo riportati in “ Discussioni con WR Bion, Loescher Edizioni, Torino, 1984” Bion dice: “Ho l'impressione che l'esperienza della nascita sia troppo dura; quelli che, quando erano embrioni facevano potenzialmente, ora non è più alla loro portata. Mi sembra che sia gratuitamente insensato supporre che il fatto fisico della nascita sia qualche cosa che crea una personalità che prima non esisteva. Il feto non ha altra scelta che nascere e viene spinto fuori in uno scomodo fluido gassoso. E' costretto ad abbandonare un bel fluido acquoso. I bambini, durante la terapia di gioco, quando trovano che c'è qualcosa di doloroso, spesso hanno l'impressione che abbia a che fare con l'aria. A volte fanno delle bolle di sapone o degli aeroplani.  La prima cosa che bisogna fare è essere consapevoli dell'esistenza di tale trauma. Se vi possono essere delle tracce di quelle che un chirurgo chiamerebbe -fessure brachiali- e, se, nel corso del nostro sviluppo, attraversiamo davvero questi particolari stadi dei nostri antenati pesci, dei nostri antenati anfibi e così via, e se questo lascia dei segni nei nostri corpi, perché allora non ne dovrebbe lasciare nella nostra mente?".

Un pensiero ontogenetico filogenetico che richiama le riflessioni dedicate all’argomento da Ferenczi in Thalassa cui è dedicato un capitolo del libro.

La vita prenatale , sempre più col passare degli anni, in Italia grazie alle ricerche psicoanalitiche di Antonio Imbasciati, appare il tempo e lo spazio dell’ apprendimento del suono e della prosodia della lingua materna , della costituzione delle prime categorie spaziali di interno ed esterno, della formazione della dimensione protomentale. Per Bion i fenomeni allo stadio protomentale sono contemporaneamente, somatici e psichici. Bion rappresenta il sistema protomentale come qualcosa in cui il fisico e lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato.
Se ne fa riferimento  nel capitolo dal titolo “ Come un subacqueo che s’immerge in sé stesso, suoni, rumori e voci nell’universo amniotico, subacqueo e protomentale “ elaborazione del mio  intervento dal titolo “As a diver inside , water, sounds, voices and mind"  , all’evento “TEDx mediterraneum “,tenuto al Palais Stephanie di Cannes a fine settembre 2010 e dedicato all’universo sonoro,  cui ho avuto l’onore di essere invitato per rappresentare l’Italia insieme a due artisti italiani .

La vita amniotica è la prima immersione subacquea della nostra vita ed è in immersione che iniziamo a formare la nostra mente e il nostro corpo.

Di questa fondamentale e universale esperienza, di cui sappiamo ancora poco, si trova traccia nella mitologia , nella simbologia, nelle religioni , nella filosofia e nella letteratura. A questo ambito è dedicata la prima parte del volume.

Nella seconda parte, prendo in esame i significati psichici dell’immersione attraverso i contributi psicoanalitici di Freud sul sentimento oceanico , di Ferenczi sulla nostalgia dell’oceano e a seguire di  Roheim sul ventre materno ,Balint, sulla regressione, Hilman sulla simbologia del colore blu e quelli non psicoanalitici di Bachelard sull’immaginario  dell’acqua nella letteratura e nella filosofia  e Tomatis sull’esperienza della cosiddetta Notte uterina.

Nella terza parte  utilizzo alcuni concetti psicoanalitici come L’Io pelle di Anzieu  e la seconda pelle di Ester Bick descritta in “L’esperienza della pelle nelle prime relazioni oggettuali del bambino per comprendere da un punto di vista psicologico l’importanza della muta dei subacquei, l’ocnofilia e il filobatismo secondo Balint  per comprendere meglio l’esperienza reale e fantasmatica dei subacquei in immersione e dei rischi connessi collegandomi ai lavori di Marylen Thomere e Claire Carriere e alla letteratura scientifica sugli sport e le condotte a rischio da un punto di vista mentale.

Nella terza e ultima parte del libro dimostro come l’immersione in profondità si presta bene come esperienza mentale e corporea di ascolto di sé e dell’altro utile all’allenamento dello stato mentale di attenzione fluttuante del terapeuta, come   occasione conoscitiva e diagnostica dei  vissuti  somatopsichici , oltre che psicosomatici delle persone, a fini terapeutici oltre che come metafora dei fenomeni gruppali umani in ambito psicoterapeutico analitico.

L’opera si completa idealmente e in senso applicativo nel secondo volume dal titolo EMOZIONI NEL PROFONDO , dedicata agli aspetti psicologici nella formazione del subacqueo , e a quelli terapeutici e riabilitativi potenzialmente insiti nella pratica subacquea alla luce di nuove esperienze operative .


EMOZIONI NEL PROFONDO : subacquea e psicologia


                                  


SCHEDA TECNICA:

Titolo: Emozioni nel profondo
Sottotitolo: Gli aspetti psicologici nella formazione, terapia e riabilitazione del subacqueo
A cura di: Guglielmo Campione
Con il contributo di: Alberto Vialetto, Giorgio Anzil, Romano Barluzzi, Raffaele Mariani, Alberto Beccari, Francesca Miccoli, Maria Cristina Carboni e Giorgio Ladu
Collana: I libri di SerialDiver
Numero Collana: 1
Formato: 148x210
Pagine: 200
Rilegatura: Brossura
Prezzo: 14,00 euro
ISBN 978-88-940776-0-5
disponibile solo su prenotazione :



EMOZIONI NEL PROFONDO, è il primo di due volumi dedicati all’incontro tra Subacquea e Scienze della mente, nei suoi aspetti applicativi, formativi, riabilitativi e terapeutici. Esso si completa in un secondo volume IMMERGERSI NEL MENTE, IMMERGERSI NEL MARE: L’IMMERSIONE COME METAFORA PSICHICA, dedicato agli aspetti, filosofici, mitologici, psicoanalitici, poetici dell’Universo Immersivo.




INTRODUZIONE

L’idea di scrivere e fare ricerca sul tema degli aspetti psicologici dell’immersione subacquea parte da lontano.
Sin dall’età di 6 anni, dotato della mitica  maschera Pinocchio e snorkel con valvola Cressi, mi incuriosiva moltissimo notare come nell'immersione subacquea si potesse passare subitaneamente da una dimensione ad un'altra, dal rumore al silenzio, dal camminare ad un galleggiare in assenza di gravità, ma soprattutto a quella Beatitudine di essere unito al Tutto, di essere appunto immerso e non piu separato,  guidato da una nuova  ,non piu involontaria ma consapevole, concentrazione sul respiro.  
 Le esperienze dell'immersione e dell'introspezione mi apparvero ancora piu connesse quando ,pinneggiando lungo il perimetro di un faraglione all'isola di Dino in Calabria , feci , sempre da ragazzo, la prima esperienza perturbante  dell'incontro con il Blu , un abisso celeste, ignoto e al contempo fascinoso e temibile, immediatamente “commentata” da un impennata della mia frequenza cardiorespiratoria.
Solo anni dopo scoprii che quella tecnica immersiva, insegnatami da Enzo Del Vecchio prima (insegnante elementare a Bari e appassionato sub,  mio primo maestro di pesca di ricci ,granseole e mormore) ,e da Giorgio Pini, Giovanni Cannova e Lorenzo Monzani  poi con i brevetti scuba, apriva  l'accesso ad un diverso stato di coscienza, come ci hanno insegnato, anni dopo, l’indimenticato Jacques Mayol ed Enzo Maiorca.
Da allora  continuo a vivere  la passione per le immersioni nel mondo sommerso, ma questa passione , come tutte le passioni si è dilatata  coinvolgendo altre non nuove  passioni : quella della scrittura , della medicina, della psicologia, miei ambiti di lavoro da oltre trent’anni.
Così,a fine settembre del 2010 ho avuto l’onore di essere invitato a rappresentare l’Italia insieme a due artisti italiani come invited speaker al Palais Stephanie di Cannes  sulla mitica Promenade de la Croisette, per un Evento internazionale  con Marchio “TEDx mediterraneum “dedicato all’universo sonoro. Così ho deciso di preparare un contributo  dal titolo : “As a diver inside , water, sounds, voices and mind" dedicato alla ricerca sulla vita mentale dell’ essere umano immerso nel liquido amniotico .
Il lavoro fu pubblicato insieme ad altri grazie alla rubrica “Sport e Psiche” diretta su Psychomedia da Salvo Capodieci , psicoterapeuta e subacqueo , fra i primi in Italia a fare ricerca e scrivere sull’argomento, cui va qui il mio riconoscimento e apprezzamento , insieme a Gaetano Venza, Maria Luisa Gargiulo, Girolamo Lo Verso .
Questo lavoro ha stimolato ulteriori ricerche  che sono culminate nell’ideazione  e nella preparazione di un evento itinerante , una conferenza con dieci filmati , testi e immagini da me scelti , scritti e presentati , intitolata “ Emozioni dal profondo”  , promossa , organizzata e lanciata grazie alla Associazione e Scuola subacquea Dive my life di Barletta, Pugliese come me,  nel mitico castello di Federico Secondo .
Successivamente  sono stato invitato a tenere un seminario di formazione per trainer S.N.S.I. a Livorno in collaborazione con il suo Presidente  Fulvia Lami (poi rimandato a tempi migliori per miei problemi di salute)e   due seminari all’Eudi show di Bologna grazie all’interesse di  Alberto Vialetto e di Asso Sub e alla gentile registrazione video di Alberto Beccari  che ne ha reso possibile la visione su Youtube.
 Ho trovato ,poi,grande interesse da parte di Giorgio Anzil e il suo progetto Acqua Mind dedicato all’utilizzo della subacquea per disabili e persone  con sofferenze psicologiche , da parte di Raffaele Mariani un istruttore raro con doppia formazione Apnea e Scuba , e da Maria Cristina Carboni e Giorgio Ladu  che da qualche anno lavorano in mare e in piscina a Montegrotto con un loro nuovo interessantissimo  Metodo di gestione emozionale subacquea , il Metodo Blu. Con  Francesca Miccoli abbiamo pensato di dedicare un capitolo per ricordare il grande Medico neuropsichiatra e iperbarico Giancarlo Ricci, medico di Mayol e suo nonno, uno dei pionieri italiani della medicina subacquea e iperbarica.
L’ultimo e piu recente prolifico incontro è stato con Romano Barluzzi, giornalista , istruttore e formatore subacqueo ed Editor che ha fondato insieme ad altri SERIAL DIVER  un nuovo portale web unico nel suo genere , perche rivolto a tutti gli aspetti della subacquea  e organizzato per Blog, l’Huffington post della subacquea ,come dice scherzosamente Romano. Uno dei blog del portale è PSICOLOGIA DELL’IMMERSIONE da me diretto  e pensato per dare ai subacquei un occasione interattiva per richieste d’informazioni e approfondimenti .
Serial Diver  è anche un nuovo Editore , Mediaterraneum a cui ho deciso di affidare la pubblicazione dei miei due volumi IMMERGERSI NELLA MENTE ,IMMERGERSI NEL MARE: L’IMMERSIONE COME METAFORA PSICHICA , e  EMOZIONI NEL PROFONDO.
Il primo piu dedicato agli aspetti psicoanalitici, mitologici e simbolici dell’immersione  , il secondo dedicato agli aspetti applicativi , formativi, riabilitativi e terapeutici dell’incontro tra subacquea e psicologia.
Un incontro celebrato, dalla mitologia, dalla letteratura e dalla poesia, come in Ungaretti, Rebora, Montale e Saba, ancor prima che dalle registrazioni elettroencefalografiche del corpo umano immerso in acqua e sali di magnesio nelle Flotation tank di John Lilly negli anni 60 e dai training meditativi, pranayama prima e zen poi, di Jacques Mayol negli anni 80.  L’apnea ha sempre da allora coltivato in profondità queste conoscenze come dimostrano i programmi di Apnea Accademy di Umberto Pelizzari.
S’intrecciano in quest’ambito vari argomenti: il benessere psicofisico, la gestione emozionale, la prevenzione degli incidenti immersivi, la riabilitazione psicologica degli stessi incidenti, l’interesse per il peculiare e specifico funzionamento della mente in acqua, la subacquea come occasione di formazione lavorativa outdoor, come opportunità psicoterapeutica per certi disturbi psicologici, per la riabilitazione nelle disabilità motorie, psichiche e visive. Non ultima, come occasione spirituale di raccoglimento e ri-unione di sé col Creato.
Questo per raccontare le meraviglie della subacquea , non solo un attivita sportiva e ricreativa ma anche occasione di crescita personale, sviluppo psicologico, terapia, riabilitazione, inclusione sociale per disabili, giornalismo, letteratura, scienza,mitologia.
 In una parola , Cultura.
Nel senso più alto.

Guglielmo Campione








PARTE PRIMA

SUBACQUEA E STATI MENTALI



1.            Guglielmo Campione : LE EMOZIONI E LA MENTE EMOTIVA.

2.            Guglielmo Campione  : L’ATTENZIONE , MENTE SOTTOCORTICALE  E MENTE  
                                                     CORTICALE.

3.            Guglielmo Campione  : LA SUBACQUEA E L’ESPERIENZA DEL FLUSSO .

4.            Guglielmo Campione :  I PRIMI STUDI SPERIMENTALI SUL FUNZIONAMENTO  
                                                       MENTALE IN IMMERSIONE :LE VASCHE DI  
                                                       GALLEGGIAMENTO DI JOHN LILLY

5.            Guglielmo Campione : STATI MENTALI IN IMMERSIONE

6.            Francesca Miccoli e Guglielmo Campione  : J,MAYOL , LA LEZIONE DELL’APNEA E 
                                                                                       GLI STUDI DI MEDICINA SUBACQUEA 
                                                                                       DI GIANCARLO RICCI.


PARTE SECONDA

IL COACHING, LA FORMAZIONE,L’INSEGNAMENTO, L’INIZIAZIONE



1.            Guglielmo Campione : SIGNIFICATI INIZIATICI DELL’INSEGNAMENTO SUBACQUEO

2.            Guglielmo Campione  : LEADERSHIP, INTELLIGENZA EMOTIVA, COMUNICAZIONE  ,GESTIONE 
                                                      DEL GRUPPO.

3.            Guglielmo Campione : L’EVOLUZIONE DEL LAVORO D’ISTRUTTORE SUBACQUEO :  IL COACHING E  
                                                       L'IMMERSIONE COME OCCASIONE DI SVILUPPO PERSONALE .

4.            Alberto Vialetto : INSEGNARE LA SUBACQUEA

5.            Alberto Vialetto : LA STORIA DELL’ULTIMO DESIDERIO DI LAURA : IMMERGERSI .

6.            Raffaele Mariani: LA FORMAZIONE IN APNEA DELL’ISTRUTTORE SUBACQUEO.

7.            Guglielmo Campione : FORMAZIONE RESCUE E TRAINING MENTALE: MLS , MENTAL LIFE SUPPORT ,
                                                        UNA PROPOSTA  ALLE DIDATTICHE SUBACQUEE



 PARTE TERZA

LA SUBACQUEA TRA PREVENZIONE, TERAPIA E RIABILITAZIONE.



1.            Guglielmo Campione : LA PAURA DELL’ACQUA

2.            Alberto Beccari : L’ISTRUTTORE SUBACQUEO E LA PAURA

3.          Giorgio Anzil : IL PROGETTO ACQUA MIND

4.          Maria Cristina Carboni e Giorgio Ladu: IL METODO BLU E LA GESTIONE 
                                                                               EMOZIONALE

5.            Romano Barluzzi : IL PROGETTO ALBATROS PAOLO PINTO PER SUB NON VEDENTI

6.            Guglielmo Campione : L’IDONEITÀ PSICOLOGICA ALL’IMMERSIONE.

7.           Guglielmo Campione : LA SELEZIONE DEL BUON SUBACQUEO E LA SELEZIONE
                                                    DEL BUON PILOTA DELLE FRECCE TRICOLORI : UN' 
                                                    INTERESSANTE COMPARAZIONE.

8.          Guglielmo Campione:  LA RIABILITAZIONE PSICOLOGICA DEI TRAUMI                  
                                                   SUBACQUEI






















Addiction, Dipendenze patologiche e Psichiatria : etimologia e semantica di un termine di confine di Guglielmo Campione


                                                                        



Nel preparare questo saggio sulle dipendenze patologiche, ho ritenuto utile proporre preliminarmente alcune riflessioni a partire dalla storia e dallo sviluppo dell’etimo di alcune definizioni diagnostiche che in origine, come si vedrà, univano, forse intuitivamente o in modo preconscio, conoscenze scientifiche che in seguito hanno invece “vissuto separate” nei loro ambiti accademici  per anni, per via della loro scarsa conoscenza, fino a “convivere” e divenirci  più familiari oggi che le conosciamo di più. Le parole che usiamo per descrivere la realtà, infatti, influenzano la nostra comprensione della realtà, condizionano la nostra capacità di leggerla  e comprenderla, ci offrono un punto di vista, ma ne negano altri.
Nell’ambito scientifico delle dipendenze patologiche, come sottolinea Di Petta (2004), si sente il bisogno «di guardare, per la prima volta, da una prospettiva unitaria e nuova ad ambiti patologici che fin’ora considerati per sé hanno condotto in molti casi lontano dal cuore del problema e in altri casi ad una vera e propria secca.(…) Si tratta della concreta possibilità di re-istituire delle connessioni di senso tra ambiti che sono ricchi di omologie e sinergie ma che per vari motivi sono finiti storicamente separati. Questo non per ridurre il complesso al semplice ma per valorizzare e combinare dopo anni di operatività distante, saperi e prassi».
Lo studio scientifico delle dipendenze patologiche ha negli ultimi dieci anni fatto passi da giganti. L’uscita dalle secche dell’impostazione sociologica degli anni ’60, ’70 e ’80 ha permesso la riappropriazione e l’utilizzazione della prassi diagnostica clinica che, a sua volta, ha condotto ad una notevole crescita delle conoscenze sia dal punto di vista biomedico, sia da quello psicologico. 
L’affermazione di ieri, tanto cara anche a certa psichiatria italiana, che si è o malati psichiatrici o tossicomani, appare ormai obsoleta e, soprattutto, non in grado di fornire indicazioni euristiche ed operative, anche perché la scienza delle dipendenze patologiche si occupa ormai da tempo di fenomeni come il gambling, la dipendenza da internet, la dipendenza da sesso, che esulano dallo stretto ambito delle tossicodipendenze e di cui non si occupa comunemente la psichiatria istituzionale. La scienza delle dipendenze patologiche può a ragione definirsi una scienza moderna proprio perché è, forse più della stessa psichiatria classica, sintonizzata maggiormente sui mutamenti della psicopatologia contemporanea. Si pensi, per esempio, all’alta prevalenza dei disturbi di personalità nella casistica dei servizi delle dipendenze, ma anche all’alta prevalenza di questi disturbi nella casistica della psicopatologia generale.
Oggi più che mai la scienza delle dipendenze patologiche si avvale, mi si conceda la licenza, di una “sua” psichiatria delle dipendenze, senz’altro più motivata, interessata e preparata della psichiatria classica a cogliere il senso, la natura e le evoluzioni del fenomeno .
Se si va oltre la sua pura nominalizzazione, il termine “dipendenza”, più che essere chiuso in sé ed autoreferenziale, appare indicare piuttosto un crocevia di processi psichici e somatici non intuibili automaticamente, ma descrivibili richiamandosi ad altri termini e ad altri percorsi della psicopatologia clinica: impulsività, ossessività, compulsione, egosintonìa, egodistonìa, manìa, narcisismo, dissociazione, alessitimia, psicopatia, personalità patologica.
Quello che emerge da questa disamina è che, per esempio, i confini categoriali imposti dalla quarta e ultima versione del DSM alla definizione dei quadri di dipendenza patologica, che del resto non a caso risale al 1983, risultano, per lo meno in parte, superati e non più in grado di cogliere la realtà proteiforme di questi disturbi.


Etimologia di “addiction” e di “dipendenza”

Come sottolinea Canali (2002) in uno dei pochi lavori in letteratura di riflessione epistemologica sul termine, «il concetto di dipendenza è centrale nella ricerca e nei diversi approcci esplicativi. Ed è forse per questo motivo che solitamente lo si considera chiaro e inequivocabile. Al contrario, come per la gran parte dei termini ovvi, uno sguardo solo meno superficiale rivela immediatamente la pluralità dei significati, la misura della vaghezza e delle contraddizioni di questo concetto, singolare commistione di elementi di carattere normativo, clinico e farmacologico». Le incongruenze e la confusione sono così radicali che si perpetuano sostanzialmente anche all'interno dei singoli modelli teorici di dipendenza, come quello medico, quello sociale, quello comportamentale.
Formulato per la prima volta nel 1793 da Benjamin Rush, padre della psichiatria statunitense, il modello medico della dipendenza come malattia è supportato dalle acquisizioni delle ricerche anatomiche, fisiologiche, neurofarmacologiche e genetiche che stanno progressivamente svelando le basi biologiche di questa condizione. Fondamentalmente, il modello medico spiega la compulsione alla ricerca e all'uso di sostanze psicoattive (considerati sintomi primari) come l'effetto di strutture e funzioni nervose rese patologiche da un uso prolungato della sostanza e su cui il soggetto non ha più controllo. La compulsione qui, diversamente che nel modello psichiatrico, è il risultato sul piano neuronale di un comportamento patologico.
I criteri per la dipendenza del DSM-IV ricalcano in larga parte quelli precedentemente fissati dell'ICD-10. Quest’ultimo, tuttavia, enfatizza come «caratteristica descrittiva centrale, (…) il craving, il desiderio (spesso forte, talora soverchiante) di assumere la sostanza psicoattiva», tanto che nell'ICD-10, “il senso di compulsione” al consumo rappresenta il primo criterio diagnostico della sindrome da dipendenza». Secondo Canali (2002), «entrambi i sistemi diagnostici non definiscono esplicitamente il concetto di addiction, un termine fondamentale nel dibattito sulla dipendenza e difficilmente traducibile in italiano. Questa lacuna nelle definizioni è forse all'origine dello scarso consenso su ciò che significhi realmente il termine “addiction” anche tra gli stessi psichiatri e neuroscienziati. Esso così viene impropriamente usato al posto di “dipendenza”, generando non poca confusione sia a livello teorico e della ricerca sia nella messa a punto e nella pratica degli interventi e dei trattamenti.
Secondo il modello medico il termine addiction indica uno stato comportamentale caratterizzato da un coinvolgimento assoluto nell'impiego di una sostanza (uso compulsivo), nell’assicurarsi l'approvvigionamento della sostanza, e da un’alta tendenza alla ricaduta dopo la sua interruzione, mentre per “dipendenza” si deve intendere lo stato fisiologico di neuroadattamento prodotto dalla ripetuta somministrazione della sostanza, che necessita di continue somministrazioni per prevenire l'insorgenza di una sindrome d’astinenza. Questa è la distinzione che tutti i più autorevoli testi di psicofarmacologia rimarcano con enfasi. Sembra chiaro e molto semplice
».
Questa sottolineatura dell’aspetto comportamentale condurrebbe in modo contradditorio (cinque criteri su sette sono relativi a condizioni comportamentali) a quella che Canali (2002) chiama «deriva del concetto di addiction, provocata da alcune deprecabili frange della psichiatria contemporanea e dalle pressioni di mercato visto che medicalizzare i comportamenti significa infatti anche (o soprattutto?) vendere cure». Il concetto di addiction avrebbe in tal modo subito un’inflazione stupefacente tanto da accomunare sotto la stessa egida la sex addiction, il gioco d'azzardo, lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro, da Internet, dalla televisione, dal fitness, dal cibo. Un esempio di questa tendenza, come si vedrà successivamente, è rappresentato dal modello dimensionale proposto da Goodmann (1993) in stile categoriale che riunisce per la prima volta tutte le dipendenze.
Sebbene concordi con Canali (2002) nello stigmatizzare l’eccesso nell’uso del termine “dipendenza”, penso che la preponderanza dei criteri comportamentali nell’inquadramento nosologico medico della dipendenza rappresenti invece un lucido tributo all’evidenza clinica (anche se di modello diverso) e la dimostrazione che il fenomeno della dipendenza non possa essere affrontato e compreso con un solo modello. Può infatti un modello, per mantenersi coerente, scotomizzare aspetti evidenti e descrivibili consensualmente come quelli comportamentali? Penso anche che, di fronte al vorticare di tante nuove etichette diagnostiche, sia lecito chiedersi se il loro conio corrisponda ad un esclusivo bisogno nosografico e sociale di classificare e controllare il comportamento o se esso rappresenti, che è quello che ci interessa di più, un autentico progresso nella comprensione del fenomeno e quindi sia un naturale epifenomeno di tale sviluppo di conoscenza.
Sfogliando i vocabolari italiano e inglese incontriamo queste definizioni:

Addiction:
dipendenza; assuefazione: addiction to heroin, dipendenza dall’eroina; drug addiction, tossicodipendenza;
passione; mania; fanatismo.

Addict:
persona dedita a un vizio; dipendente; -mane: drug addict, tossicodipendente; tossicomane; heroin addict, eroinomane; (fam.) telly addict, videodipendente;
appassionato; patito.

Dependance:
dipendenza; (il) dipendere: our dependence on the phone, la nostra dipendenza dal telefono; dependence on other, il dipendere dagli altri; alcohol dependence, dipendenza dall’alcol.
fiducia;
(l’) essere a carico (di qc).

Dipendenza:
latino parlato: dependere, letteralmente “pendere in giù”, composto di de- e pendere;
condizione di dipendente: in dipendenza di ciò, in conseguenza di ciò.  Avere qualcuno alle proprie dipendenze, essere datore di lavoro. Essere alle dipendenze di qc., lavorare in posizione subordinata;
assenza di autonomia nei confronti di persona o gruppo;
invincibile bisogno psicofisico di assumere una determinata sostanza, spec. droga; cfr. assuefazione.

Dipendere:
v. intr. “trarre origine, essere causato” (1304-08, Dante), “essere sottoposto all’autorità, al potere altrui” (av. 1540, F. Guicciardini), “in sintassi, essere retto, detto di caso o di complemento” (av. 1589, L. Salviati).

Dipendere:
v. intr.
trarre origine, costituire la conseguenza di determinate premesse, essere legato al verificarsi di una condizione;
essere sottoposto all’autorità di altri, essere subordinato alle decisioni di qc., al contributo economico di qc.;
in sintassi, essere retto, detto di caso, complemento o proposizione subordinata.

Indipendente:
Esente da rapporti che implichino il riconoscimento o l’accettazione di   motivi più o meno ufficiali di subordinazione.
L’indipendenza non significa fare a meno degli altri o vivere da soli, significa solo non essere subordinati dove non serve.

Controdipendente:
Atteggiamento reattivo compensatorio di natura narcisistica che consiste nell’assumere atteggiamenti ribelli, antiautoritari, che mirano all’indipendenza in forma per così dire “assoluta” e che nascondono un bisogno di dipendenza negato dal timore di essere troppo in balìa del soggetto da cui si dipende.

Tossicodipendenza:
Stato in cui cade un tossicomane abituale, che non può fare a meno di sostanze stupefacenti.

«Il termine “tossicodipendenza”, come sottolinea Bignamini (2003), è usato al di là, anzi soprattutto al di là dell’ambito tecnico ed ha assunto nel linguaggio comune un significato ristretto che implica anche un atteggiamento di giudizio valoriale e specifiche reazioni emotive negative(…). La sua forza evocativa ne condiziona troppo il significato rendendo impossibile diversi modi di pensarlo.(…). D’altro canto gli oggetti da cui si dipende non sono tossici in sé stessi (si veda il gioco d’azzardo, la sex addiction) e la dipendenza può essere definita dalle caratteristiche della relazione di un soggetto con un oggetto (…); non è la sostanza quindi a definire la patologia da dipendenza ma la relazione tra il soggetto e l’oggetto, la particolare modalità di quella relazione.
La dipendenza è una condizione patologica correlata ad un’alterazione del sistema della gratificazione e ad una coartazione delle modalità e dei mezzi con cui il soggetto si procura piacere caratterizzata da craving e da una relazione con un oggetto-sostanza, situazione,comportamento, connotata da reiterazione e marcata difficoltà alla rinuncia.
Secondo Zucca Alessandrelli (2002) il termine anglosassone “addiction” ci fa pensare allo stato psichico di schiavitù, prima che a quello fisico: «La vittima, non solo subisce un impulso superiore alle sue forze di controllo, ma è costretta a collaborare con la prepotenza di quest’impulso. Il termine comprende sia la dipendenza coatta da varie sostanze (l’alcol, le droghe, i farmaci), sia i cosiddetti “disturbi alimentari”, quali la bulimia e la sua rigida formazione reattiva, l’anoressia, sia altri aspetti di dipendenza, come la cleptomania, i tentativi di suicidio ripetuti, la compulsione agli acquisti, al gioco, al sesso (… )». Nella lingua inglese, ci fa notare Zucca Alessandrelli (2002), il termine “addiction” significa “inclinazione”, “dedizione”, in genere, in senso spregiativo, come se volesse indicare un’inclinazione eccessiva a qualcosa. Esso si è diffuso in tutti i paesi occidentali.
Il termine “addiction” indica quindi, come da etimologia, il significato di schiavitù, di depersonalizzazione e di sottomissione. Per quelle lingue in cui la traduzione letterale non come ad esempio l’italiano   in cui la parola “addizione” non può affermarsi, si usa il termine inglese. I francesi se la sono cavata,appunto, pronunciando alla francese il termine inglese.
È curioso il fatto che proprio noi italiani, eredi del mondo latino, non possiamo usare un vocabolo derivato da questa cultura. Il termine latino “addictio” è il sostantivo del verbo “addicere” che aveva diversi significati. Tra i più importanti, vi era quello di dedicarsi o abbandonarsi a qualcosa, come ad esempio alla vita pubblica o a una missione, o ancora lasciarsi andare a uno stile di vita, a un comportamento, come, ad esempio, alla vita monacale. Un altro significato era quello che noi, in italiano, traduciamo con “attribuire”, nel senso di passare qualcosa sotto il nome di qualcuno. È, infine, soprattutto importante quel significato che nel mondo giuridico latino era “aggiudicare qualcuno a qualcun altro”, nello specifico la persona del debitore al creditore, per cui “addictus” voleva espressamente dire “schiavo per debito”. Forse per chi è vittima dell’addiction, più che “schiavo per debito”, occorrerebbe dire “schiavo per credito”, vista la situazione delle relazioni infantili in cui essa è cresciuta (Zucca Alessandrelli, 2002).
Per “addictio” bisogna intendere l’assegnazione disposta dal magistrato del debitore insolvente al creditore insoddisfatto, ad esito del vittorioso esperimento di un’apposita azione giudiziale da parte dello stesso ultimo soggetto. La sussistenza nell’antico ordinamento giuridico romano di simile istituto dimostra come la natura del vincolo obbligatorio sia personale e non patrimoniale (come fortunatamente esso si connota in tutti i sistemi legislativi contemporanei). In particolare, il creditore insoddisfatto vincitore della lite ha facoltà, trascorsi trenta giorni dalla pronuncia della sentenza senza che l’obbligazione sia stata adempiuta, di chiedere al magistrato che abbia appunto accolto le proprie ragioni l’assegnazione del debitore insolvente. Una volta perfezionata l’addictio, il creditore assegnatario può tradurre il debitore assegnato nel proprio carcere personale e tenervelo incatenato per un periodo di sessanta giorni; nel corso di tale periodo, egli può altresì condurlo per tre giorni consecutivi nel mercato onde consentire a chiunque di pagare il debito (e acquisire così la proprietà del debitore) e, in assenza di rivendicazioni, scegliere se tenerlo come schiavo o venderlo in territorio straniero o addirittura ucciderlo.




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HAIKU E SOGNO di Lucia Fontana




STATI DELLA MENTE ha il piacere di pubblicare il saggio  "Cosa hanno in comune fra loro haiku e sogno?" pubblicato in esclusiva per CHANOKEBURI'  Blog diretto dell'autrice LUCIA FONTANA.

                              




                                   http://chanokeburi.it/sognando-haiku-dreaming-haiku/




Cosa hanno in comune fra loro haiku e sogno?


Haiku e sogno sono entrambi prodotti dalla mente creativa: di giorno l’uno, di notte l’altro.

Ma quello che li rende estremamente simili è il fatto che entrambi parlino per immagini, malgrado il sogno possa presentarsi come una sequenza di immagini mentre usualmente quelle che compongono lo haiku sono due soltanto (o, occasionalmente, tre…).

Entrambi mostrano, non raccontano.

Sia lo haiku sia il sogno portano con sé un senso che è tanto più coinvolgente quanto più numerose sono le possibili chiavi di lettura ; ed entrambi possono essere definiti prodotti che danno voce e corpo a risorse inaspettate nel momento in cui le rispettive immagini vengono alchemicamente accostate fra loro.

Inoltre i sogni, come gli haiku, possono talvolta essere letti anche al rovescio, arrivando finanche a dire l’esatto contrario…

Il sogno, prodotto accurato che la mente genera nel corso del sonno REM, è la manifestazione di molteplici e condensate istanze, emozioni e bisogni sfuggiti ad una efficace elaborazione diurna.

Filtrati di giorno, impigliati nel pettine dell’inconscio, di notte ne subiscono la condensazione in un’unica soluzione, che la maggior parte delle volte soddisfa numerosi sensi ed è altresì definita lavoro onirico.

Simile ad un mosaico, nel sogno si declinano le intuizioni, i desideri, gli atti mancati cui il sognatore aspirava, talvolta ostacolato da realtà contingenti esterne o interne, dunque anche inconsce.

Può capitare che il sogno assuma la forma di una premonizione.

Ciò in realtà accade perché dettagli rimasti inosservati alla mente conscia non sono sfuggiti a quella preconscia e non-conscia, così che il cervello si prepara anzitempo a vivere un accadimento programmato nel futuro imminente, giungendovi però in una condizione di maggior ricettività e attenzione.

Regioni sottocorticali del nostro cervello, ontogeneticamente più arcaiche, captano in modo istintivo e fulmineo informazioni che sfuggono alla corteccia cerebrale, comunemente denominata in italiano “materia grigia”, preposta a funzioni di pensiero più sofisticate e dunque richiedenti più tempo per formulare, concepire, interpretare.

Attraverso il sogno le emozioni irrisolte trovano spazio, possibili sbocchi, soluzioni. Esso diviene una sonda che si espande facendo spazio ai desideri più reconditi, legittimandoli.

Tuttavia, il lavoro onirico può anche avvalersi di una funzione definita da Sigmund Freud “censura onirica”. Il suo effetto può rendere misterioso, criptico e non sempre di facile lettura un sogno portatore di desideri “proibiti”, cioè non accettati dal sognatore come congrui alla sua vita diurna.

Essa fa affondare il ricordo del sogno stesso nell’oblio, proteggendo la mente conscia dall’esposizione a fatti a cui è impreparata, benché nel contempo la soddisfi facendole vivere inconsciamente le emozioni attraverso quello stesso sogno così poco o per nulla chiaro all’atto di rievocarlo.

“‘Ecologicamente” l’inconscio può sognare e sognare ancora – in innumerevoli versioni – una medesima situazione, cosa che accade quando cerca di far superare un evento difficile alla persona che lo ha sperimentato, mettendo più volte in scena lo stesso copione del fatto accaduto, in varianti che favoriscano, dopo una sequenza di sogni altresì detti “ricorrenti”, il raggiungimento del lieto fine.

E, dunque, ci accorgiamo di aver sognato, però al risveglio abbiamo la sensazione che il sogno sprofondi nell’oblio al punto che riusciamo a rammentarci solo pochi frammenti, talvolta uno, talaltra nessuno.

Questo è l’effetto della censura onirica.

Freud dedica molto interesse a questa funzione, che pare serva a tutelare dalle valutazioni, dalle razionalizzazioni e dal giudizio super-egoico la delicata e multiforme vita sommersa e desiderante di cui disponiamo e di cui spesso siamo poco consapevoli, ma da cui è possibile attingere energia nei momenti di travaglio o di passaggio e di forte cambiamento.

Se vogliamo capire come funziona la censura onirica sul ricordo dei sogni è sufficiente assimilarla alla marea, la quale, crescendo, cancella le tracce lasciate sulla battigia.
Il sogno di Giulio

Nella nostra veste di haijin conosciamo un po’ tutti a livello intuitivo come si arriva a scrivere uno haiku.

Qui di seguito, invece, voglio rendervi partecipi di un sogno che fa utilizzo di varie immagini fra loro inanellate.

Quello che cercherò di mostrarvi (attraverso il succinto racconto di qualche mese del mio lavoro) è come il sognatore può esordire da un’immagine di partenza, creare un’elaborazione della suddetta immagine tramite il lavoro inconscio, per poi produrre una seconda immagine in giustapposizione ai contenuti iniziali, spiazzando in primis se stesso (il sognatore) ma anche lo stesso ascoltatore…

Con la descrizione di questo caso, di provenienza squisitamente psicoanalitica, intendo dunque mettere in evidenza quanto incisiva sia la vicinanza fra la formazione inconscia del sogno e l’accostamento di immagini nella composizione poetica dello haiku.

Inutile dire che uno haiku ben riuscito probabilmente funzionerà meglio se capace di creare un effetto “sogno ad occhi aperti”, evocando uno stato di rêverie, favorendo – similmente al sogno – più chiavi di lettura, restando “aperto” (e dunque insaturo), proprio come un sogno rammentato solo in parte, mai del tutto.

In una riflessione di Alyson Ludek con riferimento alle forti implicazioni fra madre natura e natura umana nella poetica di Michael Dylan Welch, (cosa che vedremo a breve anche nel sogno), la poetessa osserva che lo stesso haiku project (2003) di Welch evidenzia l’importanza per l’autore non solo dell’immagine sensoria, ma individua il legame fra lo haiku e la fotografia, e come entrambi registrino l’istante ritraendo l’esatto momento cui ci si riferisce.
(Welch haiku project,
Open Window http://www.brooksbookshaiku.com/welch/index.html )

Anche il sogno si compone di immagini, simili a fotogrammi.

Le persone che raccontano i propri sogni non descrivono un’idea del sogno, bensì l’immagine più o meno precisa rimasta impressa nella loro mente come un’istantanea sul negativo di una pellicola…

Molto spesso, fra l’una e l’altra, succedono anche cose che le persone possono dimenticare, tanto da far apparire il sogno assurdo per il suo “saltare” da un’immagine all’altra senza apparente collegamento fra loro, o più spesso con la biografia dell’individuo.

Tuttavia un “trattamento analitico” può individuare il senso sottostante che ad una ad una le tiene profondamente collegate… […]

Un’elaborazione onirica è, spesso e indubbiamente, un dono che la psiche fa a se stessa quando alcuni contenuti sono approdati alla coscienza in quanto maturi per dare corso ad un cambiamento.

Certi sogni costituiscono svolte nella vita di un individuo attento e ricettivo. L’intreccio sinergico di esperienze e loro elaborazione onirica risveglia risorse che nutrono un percorso di crescita personale vitalizzandolo a livello emotivo e cognitivo, facilitando l’intuizione e suggerendo dall’interno come il soggetto possa avanzare coniugando la sua vita al mondo e dialogando col mondo per la sua vita.

Un esempio può essere individuato in un miglioramento dentro un percorso clinico segnalato da un paziente al suo terapeuta attraverso il suo sogno.

Qui a seguire il caso di “Giulio”, pseudonimo che per ovvie ragioni di privacy adotterò in luogo del vero nome del soggetto in questione, un giovane paziente di 27 anni che ne ha accettato la divulgazione, dopo averlo portato da me in seduta.

Giulio ha perso dopo otto anni di fidanzamento la sua fidanzata, che qui chiameremo Speranza. Ho conosciuto Speranza quando dava segni di depressione e profonda sofferenza per la prolungata difficoltà a lasciarsi andare all’amore da parte di Giulio, che tendeva a sminuirla e criticarla per il suo carattere “troppo entusiastico, troppo romantico, troppo genuino”…

Speranza, che non riusciva a mangiare, a dormire, a respirare, ha infine lasciato Giulio con un atto di estremo coraggio, cui poi è seguita la collera del tempo perduto, non essendo stata amata per quello che realmente era sempre stata, dal suo fidanzato.

Dal canto suo, Giulio, malgrado sia stato lasciato da Speranza, ne segue il consiglio e decide di vedermi.

Scopre che il suo ideale di vita di coppia è fasullo, comprende che i suoi genitori simulano da anni di essere una famiglia felice (pur in mancanza di gesti o parole d’amore reciproci) e realizza che l’amore, quello vero, era invece in ogni molecola di Speranza. Decide quindi di riconquistarne il cuore, con gentilezza e pazienza, scoprendo il lato fragile ma ricco d’amore che ha sempre tenuto sepolto dentro di sé per timore di essere respinto,come gli accadeva col padre.

Decide di affrontare il rapporto sminuente che ha con quest’ultimo, insieme al quale lavora nell’azienda di famiglia, e con cui, per anni, ha avuto solamente dialoghi a monosillabi, nel tentativo di non esserne ferito.

Giulio porta in seduta il proprio transgenerazionale, collegando aspetti del suo mondo con quelli del padre, del nonno…

Finalmente, dopo un percorso terapeutico rivelatosi fruttuoso, sente che può fronteggiare suo padre e”tenergli testa”.

A questo punto, ecco che Giulio sogna…

Sono in montagna, a rilassarmi sulla sdraio in terrazza, quando sento un lieve fragore, guardo sulle montagne e vedo in lontananza una piccola frana, rocce che rotolano giù dal declivio e lo faccio notare a mia nonna, ma lei non vede niente. Ad un certo punto vedo come delle esplosioni, mentre le rocce che saltano via dalla montagna raggiungono la terrazza. Io e mia nonna entriamo subito in casa. Resto sulla porta a guardare i sassi che arrivano fino a dove poco prima ero seduto tranquillo… vedo persino la mia Vespa rossa che prima non c’era…

Mi accorgo anche che sulla terrazza è rimasto il mio cane Luis, tutto bagnato sebbene non stia piovendo, che faccio entrare in casa con me.

Una volta in casa, vado da mio nonno, ma mentre gli sto per dire quello che sta succedendo fuori, mia nonna mi blocca (senza che apra bocca capisco che non vuole fargli sapere nulla, perché lui è una persona molto ansiosa e incline a preoccuparsi).

Poco dopo arriva una vicina di casa, assai turbata, e prima che possa parlare con mio nonno la fermo e le dico che lui non sa niente.

Ad un certo punto compare Speranza, la porto sul terrazzo e le faccio vedere la montagna spianata.

Disegni realizzati al cellulare da Giulio per mostrarmi il cambiamento subito dalla montagna con la frana.




image a








image b


Come il disegno stilizzato ci indica, il caso di Giulio è un emblematico superamento del complesso edipico.

Prima c’era il padre-montagna, un padre tabù, che lui non osava affrontare.

Dopo il percorso terapeutico si stagliano invece due cime, di identica altezza dopo che il monte originario è parzialmente franato.

Le cime, Giulio – il padre di Giulio, costituiscono il sancito passaggio da ragazzo a uomo, un uomo ora capace di amare e di lottare per la donna amata, Speranza, ricondotta nel suo sogno insieme al cane Luis, che, nel corso della loro separazione, ha vissuto a turno da entrambi, coperto di vero amore…

Attualmente Giulio e Speranza sono tornati a frequentarsi, fanno insieme molti piccoli viaggi sulla Vespa e non solo, vanno d’accordo e riescono a divertirsi come mai in otto anni erano riusciti, oltre a parlarsi per ore…

A loro il mio più caro augurio di felicità… 


                                                                      



Lucia Fontana

(Milano, 1973) è psicologa e psicoterapeuta.

Canto, danza, poesia, ikebana e fotografia le sue passioni di sempre.

Alla ricerca di sintesi nel suo stile poetico, approda allo haiku e al tanka sul finire del 2014, percependo questi componimenti come istantanee di un “qui e ora” di stupore e di bellezza nei riguardi della vita cosmica in ogni suo dettaglio, compresi quelli più umili e meno appariscenti.

Attualmente sta lavorando alla sua prima raccolta di haiku e di tanka (in forma di eBook).

Si è classificata al quarto posto nell’edizione 2016 del Concorso Internazionale Haiku indetto dalla storica associazione culturale “Cascina Macondo”; finalista al Premio letterario nazionale di Haiku 2017 promosso dalle Edizioni Empiria di Roma; classificata da “Haiku Euro Top” tra i cento migliori haijin europei per il 2016; menzione d’onore al III Annual international Autumn Moon Haiku Contest, 2016; quarto posto all’European Quarterly Kukai #18. A partire dal 2016 i suoi haiku e senryū sono stati ripetutamente pubblicati da svariati blog e giornali internazionali (Modern Haiku, Hedgerow, Akitsu Quartetly, Frameless Sky, Ershik, Failed Haiku, Otata, , , Haikuniverse, The Haiku Foundation, Writer’s Blog di C. Digregorio, The Asahi Shimbun, MoonBathing Journal, Stardust Haiku, Cattails, Brass Bell sino allo storico giornale giapponese The Mainichi Shimbun.

Da marzo 2016 ha un suo blog, Cha No Keburi,

riguardante la poesia breve d’ispirazione giapponese, sul quale si possono leggere sia diversi suoi componimenti , sia short poem dei migliori autori italiani e stranieri.

http://chanokeburi.it/chanokeburis-birthday/

Fra i suoi lavori si distingue nei reading delle raccolte di poemi a tema, come ad esempio:

http://chanokeburi.it/lucia-fontana-presenta-silloge-della-donna-womans-anthology/

http://chanokeburi.it/lucia-fontana-presents-snow-anthology-silloge-della-neve/

Ad aprile di quest’anno il suo My Haiku Life viene pubblicato nel canale YouTube di THF da Jim Kacian :

http://dipyoutube.com/watch?v=DwscFv_LltI

sul suo blog :

http://chanokeburi.it/haiku-foundation-hosting-selection-of-video-haiga-created-by-lucia-fontana-for-the-haikulife-haiku-film-festival-2017-of-international-haiku-poetry-day/

Nel maggio di quest’anno ha dato vita a “IncenseDreams”, di fatto il primo web journal in Italia dedicato alla pubblicazione (in italiano e in inglese) di haiku e senryū provenienti da ogni parte del mondo.

Link al pdf, issue 1st e video silloge

http://chanokeburi.it/incense-dreams-journal-of-haiku-and-senryu-issue-1-may-2017-pdf-and-mothers-anthology-video-by-lucia-fontana/