.

Blog fondato da Guglielmo Campione www.guglielmocampione.it

La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

SPENDERE SOLDI PER UNA PSICOTERAPIA . dI Guglielmo Campione



L’analisi psicologica puo avere ottimi risultati anche sul portafoglio ?

Riprendo al riguardo un recente e interessante articolo di Repubblica" di D.Castellani Perelli i cui passaggi riporto tra virgolette e in corsivo:

"Ormai è accertato che è aumentata l’ossessione per il denaro ma diminuita la capacità delle persone di amare veramente.

Ad un recente congresso internazionale di economisti , è stato affermato che il principale problema del mercato in questo momento è psicologico: si tratta di una crisi di fiducia, non ci si fida più degli altri, la fiducia nelle banche si è dimezzata ecc.

Le ricerche di Neuroeconomia hanno chiaramente scoperto che i circuiti cerebrali coinvolti nelle operazione di trading e di borsa sono quelli deputati alla regolazione del piacere, il nucleo accumbens , e non dalle funzioni razionali , come si poteva pensare .

Le ricerche lo dicono chiaramente : si spendono piu energie per fare soldi, si investono piu energie nei titoli di stato che per gli affetti .

Ma la felicità è un problema di rapporto tra obiettivi e possibilità.

Si può essere più infelici anche se i guadagni migliorano, se le pretese e le aspettative sono alte.

La Ricchezza è ancora la via per la felicità ? Le ricerche psicologiche lo mettono in dubbio.

Secondo The Journal of Positive Psychology,2009, gli americani credevano che il loro livello di soddisfazione si sarebbe raddoppiato se lo stesso fosse successo al loro reddito. Ma lo studio di Princeton dimostra che non è così: solo il 9 per cento al duplicarsi dei guadagni diventava più felice.    

La scorciatoia del guadagnare tanto anche in modo disonesto, evadendo o corrompendo è il fenomeno più grave di questi tempi
Il dilagare dell’illegalità economica è la prima causa della crisi che mette in ginocchio l’Italia, costringendo il governo a manovre durissime.

Le conferme sul fatto che l’equazione “ricchezza=felicità” funzioni solo in parte arrivano anche da altre recenti ricerche. L’essere rispettati e ammirati da amici, parenti e società in generale, pesa più del portafoglio, perché permette di guadagnare maggiore influenza e migliora la propria integrazione nel tessuto sociale

C’ è chi al primo posto nella scala dei valori mette le variabili materiali, e chi invece sceglie amicizia e affetti.

I primi tendono a esser meno felici, perché hanno come obiettivo il denaro che è una variabile che non genera mai soddisfazione stabile, e soffrono di più del confronto con gli altri.
Le ristrettezze economiche restringono anche lo spazio per i sentimenti. Però è anche vero che  i suicidi per motivi sentimentali sono ancora il doppio di quelli per motivi economici.
Secondo il paradosso della felicità (o paradosso di Easterlin), quando aumenta il reddito, la felicità umana cresce fino a un certo punto, poi diminuisce seguendo una curva ad U rovesciata.
 Da tutto ciò non si deve però giungere alla conclusione che “povero è bello”. Ma vale il principio che raggiunta una soglia accettabile di benessere economico a fare la differenza è come si spendono i soldi, non quanti se ne hanno "


Un decennio di ricerche ha dimostrato che si insiste nello spendere per se stessi, ma si dovrebbe passare dagli oggetti (tv e auto) alle esperienze viaggi e perché no l’esperienza di un’analisi personale psicologica per conoscersi e capirsi meglio.

La psicoterapia è investire in esperienza personale che produce conoscenza approfondita di sé stessi .

La psicoterapia ci permette di capire quali esperienze passate ci hanno condizionato tanto da non fidarsi piu degli altri . 

Questo puo aiutarci nel recuperare la capacità di amare , di innamorarsi e di investire negli affetti che rappresentano il raggiungimento di obiettivi piu stabili del denaro

La psicoterapia ci permette di guardare più profondamente a ciò che facciamo e scoprire che la conoscenza può essere una piacevole chiave per il risparmio economico . Puo aiutarci a rivedere cio che per noi è davvero importante e quindi come spendere i soldi in modo piu soddisfacente per noi .


"Si puo scoprire che in tanti casi si sta meglio se semplicemente si compra meno. E se si compra per gli altri.
Meno è talvolta meglio e soprattutto la qualità è meglio della quantità.
Il segreto per godersi la vita in tempo di crisi e di spending review (pubblica e personale) potrebbe stare tra il trattenersi, il concedersi meno per poter godere di più 
C’è lo spendere per gli altri invece che per se stessi.
Può sembrare un paradosso in tempi di crisi, o addirittura una provocazione per chi non arrivi alla fine del mese.
Ma può richiedere poco sforzo e farci sentire migliori e meno soli ".


Bibliografia

Banca d’Italia, “Indagine sui bilanci delle famiglie Italiane”,
                          www.bancaditalia.it/statistiche/ibf

Becchetti L., Il mercato siamo noi ,Bruno Mondadori


Campione G.,” Le parole sono cuscini caldo morbidi : la cura psicoanalitica nel nostro  
                        mondo frenetico come un occasione possibile d’incontro e di cura delle 
                        persone basata sull’ affettività”. 
                        http://www.almamentis.it/le-parole-sono- come-cuscini



                       http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=7594

Dunn E., Norton M.,” Happy Money: The Science of Smarter Spending”,       
                                                      Simon & Schuster

Pollan M., “Il Dilemma dell’onnivoro”, Adelphi 



Penelope N., “Ricchi e poveri “,Ponte alle Grazie.


Highlight sulle persone Borderline di Guglielmo Campione




Il Disturbo Borderline di Personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività che si manifesta nel rapporto col terapeuta con continue richieste di trattamenti “speciali”, disponibilità assoluta, contatto fisico e talvolta sessuale, perfetta sintonia e sforzi eroici per prevenire autolesioni o suicidio;

Il termine borderline, che divenne comune verso circa la metà del secolo scorso, veniva usato in genere per connotare due significati diversi:

1) disturbi non manifestamente psicotici caratterizzati da impulsività.

2) disturbi in un qualche modo collegati con la schizofrenia.

La semplice definizione di "borderline", senza altra specificazione, fu usata da vari autori, tra i quali si possono ricordare i  Oberndorf, 1930; A. Stern, 1938; Schmideberg, 1947; Knight, 1953; Kernberg, 1967; Grinker et al. 1968; Mahler, 1971; Gunderson & Singer, 1975; Spitzer et al., 1979.



LE CAUSE

Le possibili cause del disturbo possono essere : traumi fisici e psichici,disturbo nel processo di separazione dalla famiglia e  individuazione come soggetto autonomo, attaccamento/accudimento materno disorganizzato nei confronti del bambino, abusi fisici o sessuali,disturbo da deficit attentivo con iperattività.

Il messaggio della madre di questi soggetti è stato , probabilmente : sei buono se resti piccolo, sei cattivo se cresci e se mi abbandoni. (Masterson) .Non vengono accolti, da parte della madre, i bisogni di autonomia Non riescono a superare la dipendenza e nel momento dell’affermazione  di sé il soggetto viene bloccato .

Come conseguenza di questo non c’è la possibilità di interiorizzare e di richiamare alla mente un immagine materna tranquillizzante nei momenti di stress emotivo: ne deriva una estrema vulnerabilità alle esperienze dolorose di paura, vergogna, solitudine e abbandono (Adler, 1985).



I SINTOMI E LA DIAGNOSI

Per porre la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità secondo il DSM-IV (American Psychiatric Association, 1994) devono essere presenti, simultaneamente, almeno cinque fra nove criteri diagnostici.

forte sentimento di instabilità e incertezza circa la propria identità,
paura cronica di essere abbandonati,
drammatica instabilità nelle relazioni affettive,
marcata reattività dell’umore (rapide oscillazioni del tono emotivo fra depressione, euforia, irritabilità e ansia)
frequenti esperienze di collera immotivata ,
cronici sentimenti di vuoto interiore,
transitori ma ricorrenti sintomi dissociativi (depersonalizzazione, amnesie lacunari, stati oniroidi di coscienza) oppure di ideazione paranoide,
comportamenti auto-lesivi impulsivi e incontrollabili (abbuffate compulsive, promiscuità sessuale senza attenzione a rischi di infezioni o di gravidanze indesiderate, cleptomania, abusi di alcool e droghe, ferite auto-procurate),
minacce o tentativi ricorrenti di suicidio.
Nel disturbo borderline i problemi e sintomi  cambiano di settimana in settimana,si presentano sintomi insoliti, marcate reazioni emotive sproporzionate, comportamento autopunitivo, autodistruttivo,comportamento impulsivo,riconosciuto dopo come sciocco,avventato,controproducente,brevi periodi di sintomi psicotici,confusione riguardo a mete,priorità,sentimenti,orientamento sessuale, sensazioni di vuoto, di instabilità localizzate al plesso solare.



LE RELAZIONI CON GLI ALTRI

Dal punto di vista delle relazioni personali si assiste ad una mancanza di relazioni stabili.

Un altro aspetto importante è la confusione tra intimità e sessualità: le relazioni sono stabili ma non intime e diventano instabili quando diventano intime, soprattutto perché queste persone non riescono a difendersi sufficientemente Preferiscono idealizzare o denigrare gli altri e passano bruscamente da una all’altra delle due tendenze .

Gli altri vengono descritti in modo non riflessivo, contraddittorio o caotico.

Allo stesso modo descrivono sé stessi . (Clarkin, Yeomas, Kernberg)

Nel lavoro e nelle attività in genere hanno difficoltà a programmarsi, non riescono a fare progetti.



LE CONVINZIONI E I PENSIERI

Le convinzioni piu frequenti di queste persone sono :

Abbandono/perdita: resterò solo per sempre,non ci sarà nessuno per me.
Non amabilità: nessuno mi amerebbe o vorrebbe entrare in intimita se arrivasse a conoscermi.
Dipendenza: io non posso farcela da solo,ho bisogno di qualcuno su cui contare.
Sottomissione: io devo sottomettere i miei voleri ai desideri degli altri o essi mi abbandoneranno o mi attaccheranno.
Sfiducia: La gente mi ferirà,mi attaccherà,si approfitterà di me devo difendermi.
Insufficiente
autodisciplina: è impossibile per me controllarmi e disciplinarmi.
Paura di perdere il: devo controllare le mie emozioni o mi succederà controllo emotivo qualcosa di terribile.
Colpa/punizione: sono una persona cattiva, merito di essere punito.
Deprivazione emotiva: non c’è mai nessuno in grado di soddisfare le mie
esigenze, che dimostri forza al posto mio e che si prenda
cura di me.


I TRATTAMENTI PSICOTERAPEUTICI

Terapia Dialettico Comportamentale

La difficoltà nella regolazione delle emozioni presentata dai pazienti con Disturbo di Personalità Borderline, e le spiccate tendenze impulsive e autolesive, sono state trattate con particolare efficacia da Marsha Linehan (1993), che ha elaborato una terapia specifica per il Disturbo Borderline, la Terapia Dialettico Comportamentale che unisce tecniche classiche della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (individuale e di gruppo), e forme modificate di meditazione orientale o Mindfulness. Praticare la Mindfulness significa acquisire “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni prestando attenzione al momento presente, intenzionalmente e in modo non giudicante.

Terapia psicoanalitica

Trattamento basato sulla mentalizzazione . (Bateman e Fonagy)

Bateman e Fonagy (1991, 2006) sostengono che i pazienti borderline che hanno subito maltrattamenti infantili eviteranno difensivamente di avere un pensiero psicologico circa i propri stati mentali e quelli degli altri, dal momento che questa consapevolezza è costata loro un vissuto di sofferenza insostenibile durante l’esperienza di maltrattamento. La relazione esistente tra realtà interna e realtà esterna non viene più colta (Fonagy e Target, 2000).

Il focus di questo tipo di trattamento è sulla mente del paziente e sulla sua incapacità di riflettere e di avere una teoria della mente dell’Altro che gli permetta di comprendere che dietro i comportamenti delle persone ci sono sentimenti, affetti che li motivano. Come una relazione di attaccamento sicuro offre al bambino la possibilità di esplorare la mente della madre e del padre caregiver e di imparare a leggere gli stati mentali altrui cosi la relazione col terapeuta puo rappresentare l’occasione di aiutare il soggetto a comprendere i suoi pensieri e sentimenti circa se stesso e gli altri e il modo in cui questi influenzano i comportamenti e le reazioni proprie e altrui.

La psicoterapia focalizzata sul transfert (Kernberg)

La patologia del paziente, in base alla teoria delle relazioni oggettuali, è una ripetizione inconscia nel qui e ora delle relazioni patogene interiorizzate provenienti dal passato. I conflitti inconsci del passato, impressi nella psiche come modelli di relazione interiorizzati, vengono ricreati simbolicamente dal paziente ed esperiti come una realtà attuale Il principale obiettivo della terapia è quello di aiutare il paziente a sviluppare immagini di se stesso e degli altri che siano multi dimensionali, coerenti

e intere . Le tecniche utilizzate sono la chiarificazione, la confrontazione e l’interpretazione.

Bibliografia

Bateman A, Fonagy P. Il trattamento basato sulla mentalizzazione. Psicoterapia con il paziente borderline, Cortina 2006.

Campione G., Borderline : da Anakyn Sky walker a Dart Fener passando per Amy Winehouse, Ceref, C.e.a.s. Milano 2012, http://statidellamente.blogspot.com

Clarkin JF, Yeomans FE, Kernberg OF,Psicoterapia psicodinamica dei disturbi di personalità: un approccio basato sulle relazioni oggettuali, Fioriti 2011.

Fonagy P., Attaccamento, sé riflessivo e disturbo borderline in “Attaccamento e Funzione Riflessiva” Cortina, 2001

Linehan MM, Armstrong HE, Suarez A, et  al.  Cognitive behavioural treatment of chronically parasuicidal borderline patients. Arch Gen Psychiatry 1991;48:1060-4.


A OGNUNO IL SUO TEMPO : LA CURA PSICOANALITICA NEL NOSTRO MONDO FRENETICO di Guglielmo Campione.


“ Trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante. Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore".
James Hillman

Nel nostro mondo superficiale e frenetico la necessaria lunghezza d’un lavoro e i tempi necessari , da sempre significativi di approfondimento e di lavoro ben fatto, sono diventati sinonimi di inutile spreco e di ritardo.
Oggi si preferiscono terapie più rapide orientate a migliorare l’adattamento al funzionamento sociale. Qualsiasi sofferenza ci preme dentro dobbiamo fare in fretta a rimetterci in sesto per tornare a essere produttivi sessualmente, economicamente, fisicamente.
Alla psicoanalisi, non a caso , si addebitano impropriamente tempi lunghi e dipendenze dal terapeuta : niente di più lontano dalla realtà. 
La conoscenza efficace , infatti,non può essere solo il risultato di uno studio intellettuale ma anche il frutto d’una esperienza emotiva e affettiva che ha i suoi tempi non necessariamente coincidenti con quelli del lavoro e della produzione . Talvolta la dipendenza dal terapeuta è una fase necessaria e richiesta dalla persona come occasione per poter tornare sui propri passi , concedersi una fragilità sempre negata e pensata come debolezza in un ambiente sicuro e affidabile, , e poi ripartire verso una nuova condizione di autonomia pensata e voluta veramente con consapevolezza.
L´esperienza dell´analisi si basa su una relazione affettiva complessa e continuativa tra due persone, che "lavorano insieme" non solo intellettualmente ma emotivamente e reciprocamente su angosce, bisogni, dolori, desideri non riconosciuti per fare in modo che la loro dolorosa vicenda umana diventi più vivibile e comunicabile. Questo non può essere fatto” in quattro e quattro otto “come pretende il modello sociale di efficienza. 
Come dice il saggio “ un problema che arriva da lontano lentamente sul dorso di una lumaca non può andar via velocemente sulla schiena d’un ghepardo “.
In un epoca in cui s’inventano sempre nuove forme di attacco alla capacità di pensare e alla relazione tra le persone e gli esseri umani sono manipolati da pubblicità , moda, televisione e internet in vari modi, impliciti ed espliciti, per pensare , evitare il contatto con la propria fragilità e coltivare invece illusioni di onnipotenza e di totale autosufficienza, privilegiando le difese maniacali, le sostanze stupefacenti e considerando l´euforia e il piacere le uniche condizioni degne e normali della vita , la psicoanalisi rappresenta una delle possibilità antitetiche a tutto ciò mettendo al centro della sua vision l’essere umano con i suoi tempi, le sue fragilità, il suo dolore, il suo pensiero unico e la speranza di cura anche nelle patologie più gravi come le sindromi narcisistiche,ossessive, borderline, le psicosi, le dipendenze patologiche,le perversioni.
Oggi la psicoanalisi è più che mai viva, si è ramificata e diversificata in varie scuole che hanno contribuito a descrivere e trattare aree sempre più specifiche del disagio mentale nei tre continenti storici (Europa, Nord America e America latina) e recentemente anche in Medio Oriente e in Asia (soprattutto in Cina).
L’allievo che studia per diventare psicoanalista deve sottoporsi lui stesso ad un trattamento per conoscere e curare le sofferenze di cui tutti gli umani sono affetti :come diceva Jung il terapeuta è un guaritore ferito che ha saputo andare a fondo delle sue sofferenze ancor prima di quelle dei suoi pazienti . Questo anche per non confondere i propri problemi con quelli delle persone che diciamo di voler curare.
La psicoanalisi comporta un lungo apprendistato teorico e personale e richiede sempre al terapeuta di confrontarsi con anziani esperti supervisori per cogliere gli aspetti affettivi e mentali più arcaici che possono essere messi in gioco soprattutto con i pazienti più gravi.
Oltre ad essere una cura individuale è anche una cura di gruppo che può essere estesa alla coppia, alla famiglia , alla scuola,alle istituzioni e alla formazione manageriale .
La cura orientata alla psicoanalisi ha saputo modificarsi e adattarsi ai tempi e alle possibilità economiche delle persone, delle coppie , delle famiglie , dei gruppi informando della sua vision anche trattamenti brevi e focalizzati ed oggi è disponibile per tutti .

Dott. GUGLIELMO CAMPIONE

Le Dipendenze patologiche, indici della disforia e paranoia del mondo moderno di Guglielmo Campione



Essere ostaggi, schiavi .
La drammaticità della condizione di Dipendenza Patologica sta nella perdita della libertà. 
Si è assediati da idee (latino Obsido ,assediare da cui il termine ossessione) per sfuggire dalle quali si è costretti a  l’esorcizzazione nella compulsione ( latino Compulso , essere obbligati a ). La Compulsione è il “disco rotto” di un ’agito che deve evitare il pensiero.
Il termine anglosassone “addiction” fa pensare allo stato psichico di schiavitù, prima che a quello fisico: «La vittima, non solo subisce un impulso superiore alle sue forze di controllo, ma è costretta a collaborare con la prepotenza di quest’impulso. la dipendenza coatta da varie sostanze (l’alcol, le droghe, i farmaci), i cosiddetti “disturbi alimentari”, quali la bulimia e la sua rigida formazione reattiva, l’anoressia, altri fenomeni di  dipendenza, come la cleptomania, i tentativi di suicidio ripetuti, la compulsione agli acquisti, al gioco, al sesso (… )». (Zucca Alessandrelli, 2002).
Nella lingua inglese, il termine “addiction” significa “inclinazione”, “dedizione”, in genere, in senso spregiativo, come se volesse indicare un’inclinazione eccessiva a qualcosa. Esso si è diffuso in tutti i paesi occidentali. 
Il termine “addiction” indica quindi, come da etimologia, il significato di schiavitù, di depersonalizzazione e di sottomissione. 
È curioso il fatto che proprio noi italiani, eredi del mondo latino, non possiamo usare un vocabolo derivato da questa cultura. Il termine latino “addictio” è il sostantivo del verbo “addicere” che aveva diversi significati. È  soprattutto importante quel significato che nel mondo giuridico latino era “aggiudicare qualcuno a qualcun altro”, nello specifico la persona del debitore al creditore, per cui “addictus” voleva espressamente dire “schiavo per debito”. Nel diritto romano, infatti,per “addictio” s’ intende l’assegnazione disposta dal magistrato del debitore insolvente al creditore insoddisfatto, ad esito del vittorioso esperimento di un’apposita azione giudiziale da parte dello stesso ultimo soggetto
Forse per chi è vittima dell’addiction, più che “schiavo per debito”, occorrerebbe dire “schiavo per credito”, vista la situazione delle relazioni infantili in cui essa è cresciuta (Zucca Alessandrelli, 2002).
Eugenio Gaburri ci ha dato illuminanti letture delle Dipendenze Patologiche ancorando il discorso clinico a quello sociale e storico della contemporaneità in cui la Dipendenza è proposta come indice porincipale di disagio. Dice Gaburri “La “dipendenza patologica”, sembra la forma emblematica di quello che può essere definito come l' attuale disagio della civiltà. Un “disagio” che, diversamente da ciò che Freud nel 1930 osservava, si rivela come l'altra faccia, quella patologica, di una situazione sociale formalmente euforica.
La dipendenza patologica sembra infatti additare alla nostra attenzione di studiosi la dimensione disforica e paranoica del mondo moderno. 
Agli inizi del Novecento la presenza delle sindromi isteriche, una presenza endemica che le costituiva come un elemento costitutivo del “sociale”, ha dato, a Freud e ai primi pionieri della nostra disciplina, l’opportunità di scoprire, attraverso lo strumento psicoanalitico, la realtà e la potenza dell'inconscio, il riscontro della violenta repressione e inibizione della sessualità presente in quell'epoca.
È lecito sperare che all'epoca attuale sia possibile, attraverso una riflessione psicoanalitica sul campo culturale, descrivere una altrettanto violenta e occulta pressione volta ad inibire l'indipendenza di pensiero, una pressione esercitata dall'aggregato culturale sul singolo a scapito della sua identità soggettiva.
Nell'era postmoderna, quando sembra ormai acquisito che la “supremazia tecnologica” del mondo occidentale regoli i rapporti tra gli stati e le culture, quando sembra ormai indiscussa l'equazione tra sviluppo e  di liberalismo tecnologico senza limiti, dobbiamo renderci consapevoli che non è possibile delegare ad una delle tante forme di “specializzazione medico/tecnologica” il fenomeno delle dipendenze. Le dipendenze patologiche  appaiono quasi come una conseguenza del dismorfismo strutturale che produce i conflitti e la sofferenza diffusi nella nostra società.
La tossicomania è  il risvolto doloroso e tragico del mancato esito evolutivo della struttura psico-somato-sociale, del singolo come dell'aggregato  umano.
Lo sviluppo umano è fondato sulla inter-dipendenza, la sua patologia emerge da scambi e legami affettivi isolati dalla loro primaria radice emotiva. La moderna biotecnologia viene spesso intesa come antitesi rispetto a questo originario ancoramento nella vita emotiva. Il diniego della realtà psichica, marcato da un uso paranoico della tecnologia, sequestra le potenzialità evolutiva perchè toglie senso ai legami affettivi, privandoli della loro funzione di contenimento delle emozioni e delle angosce arcaiche.
In questo funzionamento scisso la funzione del pensiero rimane isolata e incorporea, aumentando drammaticamente, per il singolo soggetto, il peso della perturbante estraneità nei confronti dell'aggregato sociale. 
La vita psichica, tout- court, si degrada quando è scissa e isolata dal corpo.  Questa degradazione diffonde la paura di break down psicotici, incrementando la “fame di stimoli” che orienta verso il comportamento tossicomane. I membri più deboli dell' aggregato sociale possono essere considerati, allora, come ostaggi di una dipendenza patologica prodotta come scarto della attuale paranoia sociale; paranoia diffusa che, in altri contesti, esprime una militarizzazione fanatica intorno a nuove forme di totemismo ideologico”.
Gaburri afferma che «esiste una parola per esprimere un concetto che percorre ormai da cento anni la letteratura psicoanalitica, una parola che in lingua italiana prende un aspetto riduttivo: “l'impotenza”. Il suo corrispettivo nel lessico psicoanalitico freudiano è “hilflosigkeit” e sta a significare lo stato psico-fisico del lattante nella prima fase della vita. 
Letteralmente “ilflosigkeit” significa mancanza di aiuto (hilfe), il concetto rinvia alla fisiologica impotenza, più marcata nel cucciolo umano che in altre specie. Con questo concetto la psicoanalisi cerca di esplorare la condizione (di dipendenza) che caratterizza la situazione somato/psichica del neonato del tutto impotente a provvedere alla sua sopravvivenza e alla sua crescita, impotenza evidente fin dal passaggio dall’ambiente originario al nuovo ambiente extrauterino, dove, da subito, dovrà imparare a respirare, mangiare, espellere e, soprattutto, a farsi capire (e ad essere capito) nei suoi bisogni elementari».
W. Bion aveva osservato che l'individuo che entra a far parte di un gruppo affronta un compito altrettanto formidabile come il neonato quando entra in rapporto col seno. Per questo aspetto, l'uso del gruppo come fattore terapeutico lascia emergere quegli stati che Ambrosiano e Gaburri  (2003)hanno descritto come “stati preindividuali della mente”, stati caratterizzati dal predominio degli stati emotivi (protoemozioni) sulle relazioni affettive e quindi sulla capacità di pensiero che elettivamente il lavoro terapeutico di gruppo può mobilitare e avviare verso una integrazione”. 
Sicuramente la comunita terapeutica è uno egli strumenti fondamentali per la cura delle forme di Dipendenza patologica ma è anche vero che in Italia s’è fatta di questo luogo un “refugium peccatorum” spesso piu luogo di rieducazione conformistica alle richieste di buon funzionamento socio lavorativo che luogo di vera cura personale .Una delle critiche della psicoanalisi all’impostazione tradizionale delle comunità terapeutiche è infatti questa: se il disturbo consiste, a livelli profondi dell’essere, in un ritiro narcisistico dalle relazioni e dai gruppi, puntare sull’approccio morale non ha senso. L’impostazione morale o moralistica  può condurre solo ad una ad una pseudo crescita conformistica,ad  un iperadattamento più che ad una vera cura personale, o, come si dice, ad un reale trattamento individualizzato. 
Il nucleo del disturbo da Dipendenza, come s’è visto, è un narcisismo mortifero, con conseguente assenza del valore morale della sollecitudine verso l’altro da sé. Nel narcisismo , l’altro non esiste.L’incapacità di molti di questi pazienti di concepire l’Altro, di avere una relazione affettiva con l’altro, va di pari passo all’idea che sia possibile godere e vivere bastando a sé stessi ,un’autarchia onnipotente in cui si controllano gli altri affinché si pieghino al soddisfacimento dei bisogni infantili e spesso inconsci del soggetto.Questi tratti della personalità così spesso , oggi, all’origine , della sofferenza personale e dell’incapacità di amare certo non possono essere affrontate solo censurando e rimproverando. 
“ Si ritiene che oggi molti pazienti soffrano non di passioni infantili conflittuali ,trasformabili con la ragione e la comprensione, ma di uno sviluppo personale stentato. La psicopatologia moderna può essere oggi definita non in termini conflittuali, ma dalla povertà dell’esperienza del paziente. Spesso il problema del paziente è quello di riuscire a reinvestire di affetto e di significato l’altro da sé, uscendo dallo stato timoroso di rifugio in cui permane. Il paziente ha bisogno di una rivitalizzazione ed espansione della capacità di generare un’esperienza reale, significativa e valida (...). Ciò che gli occorre è essere visto, coinvolto personalmente e fondamentalmente apprezzato e accudito nella possibilità di scoprire ed esplorare giocosamente la propria soggettività e immaginazione”. (Mitchell ,1995)


Bibliografia
Bion W.R., Esperienze nei gruppi, Armando. Roma,1961.
Campione G., Le dipendenze patologiche: etimologia e semantica di un termine di confine, in  Il 
gruppo nelle dipendenze patologiche a cura di G.Campione , A.Nettuno, F. Angeli., 
2007

Campione G., La supervisione dello staff nelle comunità terapeutiche per doppia diagnosi,2009 in  

Campione G, “Dall’organizzazione ideologica all’organizzazione clinica :   integrazione,  
processualita, multifasicita’,sussidiarieta’,trattamenti individualizzati e psicoterapia.
Atti Seminario Nazionale Addiction Center, Lacchiarella, Milano 2009                       

Campione G. , Nettuno A.,  Il Gruppo nelle Dipendenze Patologiche, , Prefazione di Eugenio 
Gaburri , F. Angeli.. 2007

Campione G., Lucchini. A,   et Al., La Psicoterapia delle Tossicodipendenze e 
dell’Abuso Di Sostanze, Franco Angeli, 2000

Gaburri E., Ambrosiano L.,Ululare con i lupi, Boringhieri 2003

Gaburri E., prefazione a Campione G., Nettuno A., IL gruppo nelle dipendenze “, F.Angeli 2007.

NEUROSCIENZE E LAVORO Guglielmo Campione


                   



“Colui che si adira per ciò che deve e con chi deve, e inoltre come, quando e per quanto tempo si deve, può essere lodato “.

 Aristotele, Etica Nicomachea.

 “La mancanza d’empatia ha un elevato costo sociale”.

 D.Winnicott ‘Sulla democrazia’


  IL LAVORO E LE INTELLIGENZE.

 La ricerca scientifica neuro psicologica ha da tempo identificato il ruolo importante che le capacità relazionali, sociali svolgono nell’ambito delle mansioni lavorative. Le capacita razionali analitiche, sequenziali e digitali, un tempo ritenute responsabili esclusive di una buona performance e d’ogni processo decisionale in ambito lavorativo, oggi vanno ritenute complementari alle capacità d’empatia ed auto consapevolezza emotiva dei sentimenti personali che accompagnano i pensieri. Goleman ha rilevato l’importanza dell’intelligenza emotiva e del cosiddetto QE, quoziente emotivo, rispetto al tradizionale QI, quoziente intellettivo, nella carriera lavorativa. Oggi non è, infatti, più sostenibile
parlare d’Intelligenza ma, come ha sottolineato Howard Gardner, d’intelligenze.  Secondo Gardner, infatti, l’essere umano disporrebbe potenzialmente di sette tipi d’intelligenza: Intelligenza linguistica usata nel leggere libri, scrivere testi, comprendere parole parlate. Intelligenza logico-matematica usata nella soluzione di problemi e nel ragionamento logico. Intelligenza spaziale usata nello spostarsi da un posto all’altro, nel leggere le cartine, nel disporre le valige nel portabagagli di una macchina in modo che occupino meno spazio possibile. Intelligenza musicale usata nel cantare una canzone, nel comporre una sonata, nel suonare la tromba o semplicemente nell’apprezzare la struttura di un pezzo musicale. Intelligenza corporeo cinestesica usata nel ballare, nel giocare a pallacanestro, nel correre i 100 metri o nel lancio del giavellotto. Intelligenza interpersonale usata nel relazionarsi ad altre persone, nel comprenderne il  comportamento, le motivazioni o le emozioni. Intelligenza intra personale usata nel capire se stessi, chi siamo, che cosa ci fa essere come siamo, come cambiamo nel tempo.

 ARCHILOCO : LA METAFORA DELL'INTELLIGENZA DEL RICCIO E DELLA VOLPE.

 Come osserva Berlin, la pluralità delle intelligenze è già stata intuita nell’antichità dal lirico greco Archiloco (VII sec a.c. ) che utilizzò una metafora per indicare due concezioni d’intelligenza, distinguendo ricci e volpi. I ricci rappresentano il concetto standard e rigido d’intelligenza, come presunto talento intellettuale concesso alla nascita, misurabile dai test, univoco e gerarchizzante. Le volpi rappresentano il concetto flessibile e multiforme d’intelligenza, che si specifica in un corpus di capacità e competenze aventi tutte la stessa dignità. I ricci sono monisti, le volpi sono pluraliste. I ricci poggiano sul presupposto che le vere domande hanno una risposta soltanto, che la strada per giungere alla verità sia una e che tutte le verità parziali siano compatibili fra loro e vadano a formare un’unica, gran verità. Le volpi ritengono che ci sia bisogno per affrontare la realtà di minore formalismo e dogmatismo e di maggiore tolleranza ed elasticità.

  LE COMPETENZE EMOTIVE E RELAZIONALI.

 L’intelligenza emotiva (Salovey e Mayer, 1989) è definita come “la capacità di osservare le proprie ed altrui emozioni, di differenziarle e di usare tale informazione per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni”. Queste sono le abilità che aumentano la popolarità, la leadership, l’efficacia interpersonale anche in ambito lavorativo. L’intelligenza emotiva comprende: 1.      La consapevolezza dei propri sentimenti che comportano la conoscenza dei propri stati interiori, preferenze, risorse e intuizioni attraverso: Consapevolezza emotiva: riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti Autovalutazione accurata: conoscenza dei propri punti di forza e dei propri limiti. Fiducia in se stessi: sicurezza nel proprio valore e nelle proprie capacità . 2.        La Padronanza di sé che comporta la capacità di dominare i propri stati interiori, gli impulsi e le proprie risorse attraverso: Autocontrollo: dominio delle emozioni e degli impulsi distruttivi Fidatezza: mantenimento di standard d’onestà e integrità Coscienziosità: assunzione delle responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione Adattabilità: flessibilità nel gestire il cambiamento Innovazione: capacità di sentirsi a proprio agio e di avere un atteggiamento aperto di fronte a idee, approcci e informazioni nuovi. 3. La motivazione che comporta tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento d’obiettivi attraverso: Spinta alla realizzazione: impulso a migliorare o a soddisfare uno standard d’eccellenza Impegno: adeguamento agli obiettivi del gruppo o dell'organizzazione Iniziativa: prontezza nel cogliere le occasioni Ottimismo: costanza nel perseguire gli obiettivi nonostante ostacoli e insuccessi 4. L’empatia che comporta la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui attraverso: Comprensione degli altri: percezione dei sentimenti e delle prospettive altrui; interesse attivo per le preoccupazioni degli altri. Assistenza: anticipazione, riconoscimento e soddisfazione delle esigenze del cliente Promozione dello sviluppo altrui: percezione delle esigenze di sviluppo degli altri e capacità di mettere in risalto e potenziare le loro abilità. Sfruttamento della diversità: saper coltivare le opportunità offerte da persone di diverso tipo. Consapevolezza politica: saper leggere e interpretare le correnti emotive e i rapporti di potere in un gruppo . ASPETTI NEUROSCIENTIFICI. Le basi neuro anatomiche delle emozioni sono rintracciabili nelle strutture più primitive e più interne del cervello, localizzate nel sistema limbico, a cui giungono gli input ambientali prima di raggiungere le aree superiori della corteccia cerebrale coinvolte, secondo il compito d’adattamento richiesto, in modo diverso. In ambiente lavorativo spesso l’affidabilità di una persona, e per esteso di un team e di un progetto, si evincono non solo da analisi razionali e statistiche quanto da emozioni e sentimenti connessi a pensieri di cui si può essere consapevoli o meno. Le aree del cervello implicate nella genesi delle sensazioni soggettive e viscerali sono evolutivamente molto antiche e localizzate in profondità rispetto alla corteccia sede di funzione percettiva, analitica digitale e prassica. I centri emotivi sono localizzati intorno al tronco cerebrale e in particolare in un nucleo di neuroni a forma di mandorla denominato giustappunto “amigdala” con i suoi circuiti che la collegano alla corteccia prefrontale. Ogni esperienza nei confronti della quale abbiamo una reazione emotiva è codificata nell’amigdala. Ogni qualvolta abbiamo una preferenza si tratta di un messaggio proveniente dall’amigdala e attraverso i circuiti collegati a lei, le vie nervose orto e parasimpatiche del sistema nervoso autonomo, possiamo avere una reazione somatica o viscerale o cenestetica. E’come se le nostre viscere ci dicessero qualcosa “ questa è o non è una cosa buona “. Nel caso in cui il collegamento fra circuiti prefrontali e amigdala non funziona bene, il soggetto non è in grado di connettere le emozioni ai pensieri e di fare delle preferenze e di decidere in conformità a d esse. Damasio dice che la nostra mente non è progettata come un computer che ci fornisce una lista d’argomenti razionali pro e contro una certa decisione compilata tenendo conto di tutte le esperienze precedenti ma pesa, piuttosto, il risultato emotivo finale derivante da quelle esperienze fornendoci una risposta sottoforma di presentimento o sensazione viscerale. Nei primi 30 secondi, secondo uno studio di Harvard, si coglie intuitivamente gran parte dell’impressione che si avrà dopo quindici muniti di colloquio o sei mesi di prova. Questa nostra perspicacia istantanea e intuitiva è quello che resta del nostro sistema primordiale di segnalazione del pericolo che oggi noi sentiamo come apprensione, un “ dono della paura “ come la definisce Gavin de Becker. Questa abilità è il nocciolo della consapevolezza di sé che ci permette di capire come le emozioni influenzano le prestazioni lavorative e le decisioni, della valutazione di sé che ci consente di percepire i nostri limiti, i nostri punti di forza e le possibilità di miglioramento e della fiducia in sé che ci consente di affrontare con coraggio i propri obiettivi nella sicurezza dei propri valori e delle proprie capacità.   Bibliografia Aristotele, “Etica Nicomachea”, Laterza, Berlin I.,”Il riccio e la volpe”, Adelphi,1986. Campione G., Di Gennaro, Iossa, Lodolo D'Oria ,Tripeni, “Scuola di Follia”, Armando, 2005 Campione G., Il burn out nella scuola e l’intelligenza emotiva”- Centro Italiano di Ricerca in Medicina Sociale Milano 2003 Campione G “Il burn out nella scuola e l’intelligenza emotiva”- fondazione IARD –Regione Lombardia,  Milano 2004 Campione G:, “Burn out”- Rivista di teatro CATARSI, 1995. Damasio A.R., "L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano", Adelphi, 1995, Damasio A. R., "Emozione e coscienza", Adelphi, 2000 Damasio A. R., "Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello", Adelphi, 2003 Gardner H.,”Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza”, Feltrinelli,1991. Goleman D.,”Lavorare con intelligenza emotiva” , Rizzoli, Milano, 1998 LeDoux, “Il cervello emotivo”, Baldini e Castoldi,1998 Salovey, P., and Mayer, J.D. (1989/1990), Emotional intelligence. Imag., Cognit., Personal., 9, 185‑211.

SULLA FELICITA di Guglielmo Campione














Una domanda difficile e radicale che interroga il pensiero e l’azione.






Tanto difficile la domanda ,quanto è abusato il termine.






Nella costituzione degli Stati Uniti si dice che è diritto di tutti realizzare la felicità.






Una bella scommessa quella americana , forte , visionaria, provocatoria quanto impegnativa.






Un certo pudore mi prende quando c è da manovrare termini cosi essenziali, fondamentali ma tuttavia inflazionati.






Come se nel dire di felicità si facesse esercizio troppo rinomato di parole col rischio di essere bravi nel definirla citando tutti i saggi possibili ma poi si continuasse a condurre una vita lontana da quella chiarezza di definizioni e concetti.






Come appunto dice il Mahatma sono le azioni che contano perche i nostri pensieri per quanto buoni possano essere sono perle false se non sono trasformate in azioni.






Parto da me e mi chiedo se sono felice .






La mia esperienza mi dice che sono felice in modo passeggero, talvolta quando una nuova idea mi si presenta nella sua forza potenziale ed appare foriera di sviluppi, cambiamenti.






Quando il mondo passa da un vuoto di senso , da un disordine cacofonico ed esteticamente spiacevole ad un manifestarsi del senso e del significato : quando le cose riappaiono dotarsi di senso dopo un periodo piu o meno prolungato ed oscuro di insignificanza , routine, automatismi.






Felicità è anche la manifestazione dell’entusiasmo (en-theos) ,che per i greci corrispondeva all’entrata di una divinità Apollo, Dioniso, Eros e Afrodite e le Muse che scendono a impossessarsi dell’umano (katechomenos) e che per i cristiani è un dono dello Spirito Santo .






L’entusiasmo. L’innamoramento. La generazione di senso e di nuove soluzioni.






Per ma le felicità è questione di intuiti momentanei figli del presente : nè il passato caratterizzato dalla Nost-algia ,il dolore per il mancato ritorno alla condizione paradisiaca dell’indifferenziato, alla beatitudine oceanica della vita in amnios, o con il futuro, il non ancora.

Non è condizione duratura, non è stabilità.

 E’ piu figlia di illuminazioni , di estasi momentanee in cui la bellezza fa tutt uno col soggetto e la dualità si annulla  . Quando la mente si mette a funzionare in un modo diverso dal suo pattern ordinario , lineare, pianificante,consequenziale, digitale: lo stato di coscienza ordinario  e si riesce a percepire nella globalità , complessivamente .

Krishnamurti dice che nel momento in cui uno pensa di essere felice smette di esserlo, quando siamo consapevoli di essere felici la felicita si dilegua, quindi cercarla è assurdo perché essa si manifesta solo quando non la si cerca. 
Si puo essere buoni e umili cercando di esserlo ? 
o cio avviene spontaneamente ? 
La felicità sembrerebbe non andare d’accordo con l’autocoscienza .


 Le domande sono tante : la felicità è passione ? o è assenza e distacco dalle passioni , atarassia  ?

L’amore è sempre felicità ? Se patisco per amore soffro in assenza dell’oggetto amato  e sono felice se mi ricongiungo ?

Nella famosa lettera sulla felicità a Meneceo,  Epicuro dice : 

" Quando la felicità c’è ,tutto abbiamo ,altrimenti tutto facciamo per possederla .

Tre sono le questioni ad essa attinenti :

 L’essenza del divino è innata ed è cosa molto diversa dall’attribuire alla divinità aspetti umani compresa la felicita e l’infelicità.

 Il nostro rapporto con la morte , quando noi ci siamo essa non c’è e quando essa c’è noi non siamo piu: perché preoccuparsi allora della morte ?

La nostra relazione di dipendenza dai bisogni , dai  desideri e dal piacere, non pare andare nella direzione della felicità forse perché per Felicità s’intende utopisticamente una condizione duratura.

 L’analisi dei falsi condizionamenti che sono causa di sofferenza per l’anima è uno dei mezzi per giungere alla felicità".

La felicità è questione narcisistica o etica ? 

Sta nell?io e/o nel Noi?

Sta solo nello esser sazio o sta anche nel vedere l’altro star meglio, star bene, crescere, liberarsi dai vincoli dei condizionamenti e svilupparsi secondo quel progetto o quel destino, se si vuole.

Posso essere felice se l’altro sta male ?


Da questo punto di vista sono felice quando un mio paziente sta meglio, quando mio figlio ride e si diverte,quando la donna che mi è accanto è felice, quando insieme ci nutriamo in tutti i sensi, quando tutti insieme cogliamo il senso della bellezza .

Come dice la storiella :

“Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.



Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.



C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente
cibo dal profumo delizioso.



Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e
malato.
Avevano tutti l'aria affamata.



Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.



Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma
poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano
accostare il cibo alla bocca.



Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".



Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.



La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.



C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire
l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi
manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro
sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!"
E' semplice, rispose Dio, essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli
altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi... Inferno e Paradiso sono
uguali nella struttura.”
L’intolleranza mi fa star male ma ci ricasco mille volte anche se ne sono consapevole :  quello stato schizo paranoie in cui separo nettamente il bene dal male , il mio dal tuo, e attribuisco a te tutto il male , sicche tu diventi il mio persecutore, ed io tutto il bene .

Devo tollerare anche questo funzionamento mentale oscillatorio fra amore per me e amore per l’Oggetto , che pare una costante.

La tolleranza puo essere un buon viatico per una pace interna prima ancora che esterna, con gli altri, che può forse far da base ad una condizione di felicità.

L’amore gratuito e incondizionato , la tenerezza :

viviamo in un mondo in cui l’individuo tende sempre piu a conformarsi con le convenzioni della società : taglie 42, tartarughe addominali,altezze,ricchezze,potenza,perfezione!

In realtà si teme l’attrito che si produce nell’essere davvero sé stessi ma che è la vera spinta a esistere una vita come quella che vogliamo e non che altri vogliono o hanno voluto per noi.

Nella nostra epoca si cerca di organizzare la vita in modo sempre piu conformistico, non si vuole sentire il dolore e non ci si accorge di cio quasi come se si ambisse a essere ne vivi ne morti,si ha paura senza sapere perché né da dove essa proviene e come proteggersi: tutto sommato restare ottusi porta ad un adattamento senza tanto dolore !

Che orribile parola adattamento, disadattamento. Ma da cosa ?


Invece io penso che non possiamo sempre sacrificare tutte le nostre specificità di esseri umani all’armonia, al conformismo e al quieto  vivere e così per i  nostri figli.

 I nostri figli ci dicono questo , ci chiedono di non conformarci  e che se questa armonia si rompe( a scuola, nel mondo) si sviluppa un attrito -è vero- , come diceva Eugenio Gaburri ,ma che grazie ad esso si anima la spinta ad esistere a vivere la propria vita in modo piu autentico e meno adattato alle norme imposte.

Nei nostri bimbi  c’è una persona che sta lottando per nascere ma ognuno di noi in fin dei conti nella propria vita fa ed ha fatto diverse esperienze di diverse morti e rinascite ed ogni volta  attraversa il conflitto tra desiderio di armonia(consenso- conformismo) e attrito per affermarsi come esseri singolari , speciali.

A tutti noi piace essere amati così !


Essere guardati per quello che siamo e  fare i conti con quel naturale rispecchiarsi negli altri come appendici dei nostri desideri o delle nostre rivendicazioni, rivincite : tutte cose che spesso ci hanno bloccato in passato come vittime dei desideri o delle paure dei nostri genitori a loro volta ereditate dai loro in una ruota senza fine e senza pensiero.

La tenerezza è una curiosità e un trasporto da persone che non si aspettano nulla in cambio,è una gratuità per cui l’altro sente di essere amato senza dover dare qualcosa in cambio.

L’amore vero è amore senza condizioni : è incondizionato .

 Non è : se sei cosi ti amo , se sei diverso da come ti voglio non ti amo.

Non ci sono aspettative assolute di soddisfacimento e si è disposti a lasciarsi colpire da quello che l’altro  è , fa, esprime senza altre mete..

Un piacere gratuito di fronte alla sua potenziale diversita e unicità.

Di solito guardiamo gli altri  con gli occhi del nostro gruppo di appartenenza ,della nostra  mentalità e aspettative: se l’altro  non corrisponde con certe aspettative si angosciamo, ci spaventiamo, ci preoccupiamo..

In realtà la vera domanda è : sei disposto a farti sorprendere e disorientare ? Se gli ideali tacciono allora siamo davverò lì !

Devo imparare ancora bene a  tollerare sufficientemente che la vita è per tutti  un tremendo miscuglio di disperazione e speranza.

Una rosa con le spine.

Corazon Espinado




Inadequacy of the words, Alexithymia, Ineffability in Mystic and creativity di Guglielmo Campione



                                                                                                               


                                                                  There's something playful and grotesque in the creative process as a            
                                                                   task that is intended to be serious. And there is something equally 
                                                                   playful and grotesque in writing, because if a process has never 
                                                                   been totally silent, this is the creative process. playful, serious and 
                                                                   silent. " 

Jerome Brunner 
"On Knowing: Essays for the Left Hand" 
Atheneum, New York, 1965 



Everyone knows that the Word, as immortalized in the Holy Scripture as the original and primary object of the "Genesis", obtaining the contrary, a fate less successful and more mysteriously interwoven with that of the creative consciousness. 
Similarly, the transcendental experience in meditation practice, in the mystical as well as in the psychedelic, in all those experiences characterized by the modification of the ordinary everyday state of consciousness, the world of words "shows" itself as  inadequate, and  ineffable ,  feeling  one with the environment around us, with the object of perception, of contemplation, of '"aesthetics". 
you realize, then, to perceive new relationships, you do not notice the passage of time as you forget the experience of the place.

That is called "Ineffable experience", inadequacy of verbal expression.

 How many of us have never experienced a similar size, however fleetingly?

In the contemplation of the beauty of nature, in the sense of not having to talk and not be able to avoid it to dissolve the magic of the moment?

Jerzy Grotowsskj, founder of Anthropologic Theater,  used to proscribe the use of words during the training work of actor , because  if you talk you come out from the emotional state of loading (Tart) and the activation of higher mental functions  making possible the global perception of expressive movement.
On the other hand, the silence-is-probably the only dimension in which it is actually possible to the real time of consciousness: the duration (Bergson), the here and now.

We treat this theme pardoxly with the means of the rational intellect and speech,.


A contradiction lively and pulsating, as speaking beings that we accept as a necessary price to pay to make a reflection on the outcomes of hypertrophic planetary use Cartesian logic, the arrogant and conceited attitude and approach close to any other scientist to know that progress can not be quantified , predictable, predetermined and fixed