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La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

PSICOANALISI E DISABILITA di Guglielmo Campione


Lorenzo Perrone
"Alpha e Omega"


“Il genere umano non può sopportare troppa realtà”

Tomas Eliot “Quattro quartetti”



PSICOANALISI E DISABILITA : BREVE STORIA


Tradizionalmente, gli ambiti della disabilità e dell’handicap hanno escluso la possibilità di un approccio di tipo psicoanalitico.


Ciò è accaduto perché la psicoanalisi (nelle sue varie forme) é stata considerata inefficace laddove il fattore biologico interferiva con il processo psichico e/o laddove la prestazione intellettiva inferiore alla norma sembrava essere ostacolo insuperabile al raggiungimento di qualsiasi insight. rispetto alla disabilità e all'handicap. La psicoanalisi ridotta al solo tema dell’analizzabilità del soggetto.


Ma, dobbiamo chiederci, la Psicoanalisi oggi è solo questo ?


Non è stato posto a sufficienza il problema della soggettività e delle relazioni possibili.


La psicoanalisi è anche , in fatti, oggi, contenimento, reverie, pensabilità ,trasformazione degli elementi protomentali in elementi mentali piu raffinati e pensabili o sognabili o artisticamente esprimibili e dunque comunicabili ,funzione alpha dell’individuo e funzione gamma del gruppo secondo Bion , funzione psicoanalitica della mente, teoria della mente e capacita riflessiva(Fonagy)


L’apprendere dall’esperienza, la trasformabilità delle emozioni, l’apprendimento come esperienza catastrofica di cambiamento tollerabile se vi sono oggetti interni buoni e organizzati ed una stabilità del sé, la mentalizzazione ,il "tenere a mente la mente propria e altrui,il "rappresentarsi internamente gli stati mentali", riferiti a se stessi e altri.


La “funzione psicoanalitica della mente” (Hautmann, 1981), intesa come capacità di entrare in relazione con l'altro e nello stesso tempo riflettere su di sé, ha le sue radici in una tendenza all'alterità presente fin dalla nascita, anche se in modo primitivo; e che tale funzione naturale sia capace di svilupparsi. per il suo sviluppo è fondamentale il rapporto che viene a crearsi tra il bambino e l'ambiente di allevamento.


L'analisi della letteratura d’orientamen­to psicoanalitico esistente dedicata all'insufficienza mentale rivela che sono stati affrontati so­prattutto due tipi di problematiche.





Da una parte vi sono studi che considerano le pos­sibilità di intervento sugli eventuali distur­bi emotivi e affettivi di bambini con ritardo mentale.


Dall'altra ve ne sono altri che cercano di definire la natura delle re­lazioni che si instaurano fra un minore con ritardo mentale e i suoi genitori.


In am­bedue i casi alcuni studiosi si chiedono se eventuali disturbi a livello affettivo e com­portamentale debbano essere considerati come un effetto diretto di lesioni o disfun­zioni a livello neurologico o se viceversa essi siano un prodotto delle particolari re­lazioni affettive che si sono instaurate fra il bambino e i suoi familiari.


DISABILITÀ E TRAUMA GENITORIALE DELLA NASCITA


Nella comunita psicoanalitica,fu Otto Rank a parlare per primo di Trauma della nascita riferendosi all’esperienza dolorosa di separazione del nascituro/a. Ogni essere umano soffre, alla nascita, il più intenso trauma della vita, trauma mai completamente superato e responsabile dell'inconscio universale desiderio di ritorno nel grembo materno.
La nascita costituisce un trauma originario della venuta al mondo del bambino vedendo in esso il paradigma dei traumi che in seguito l’adulto affronterà nella sua crescita


Fornari (1983) che considera la nascita, come Rank, esperienza mutilatrice. L'ipotetica mutilazione del sé conseguenza della nascita attiverebbe, per Fornari, il fantasma del desiderio di rientrare nel corpo materno come atto riparatorio alla catastrofe ontogenetíca della nascita


Gaddini (1984) propone della nascita è quella non del trauma ma del "dramma" fisiologico, dramma corrispondente al radicale mutamento delle precedenti modalità funzionali: dramma in quanto sconvolgimento del funzionamento precedente


Corrao (1984), sempre a proposito della nascita ed in sintonia con Greenacre, afferma che la violenza di un urto psichico con il mondo esterno può essere trasformata nell'efficacia teleonomica di un'organizzazione nuova. Oltre che di regressione quindi Corrao parla anche di una progressione traumatica che può valere per la possibilità di una teoria traumatica della conoscenza. In sintesi, quindi, il trauma inteso come evento in grado di favorire un cambiamento non necessariamente regressivo, ovvero non necessariamente permeato di istinto di morte.


Winnicott (1949)introduce il concetto di "esperienza della nascita" oltre a quello di "trauma" della nascita.
"E' possibile che l'esperienza della nascita sia così dolce e piana da essere relativamente poco importante; al contrario, l'esperienza della nascita anormale oltre un certo limite si trasforma in un trauma e diventa di conseguenza estremamente importante


Nell’handicap il trauma della nascita pare riguardare soprattutto i genitori .


Se ,come dice Lacan, la condizione umana della “Mancanza” rappresenta il principale significante e la principale condizione generatrice di desiderio il Bambino è, viceversa, vissuto spesso come risarcimento della manque esistenziale originaria


Un Bambino che nasce con handicap non solo non è risarcimento ma è anche una specie di castigo che induce profondi sensi di colpa..


Maud Mannoni Psicanalista di ispirazione lacaniana, specializzata nella psicanalisi infantile,ha compiuto studi sul bambino affetto da gravi deficienze intellettuali. Attraverso la ricostruzione delle comunicazioni distorte la Mannoni cerca di individuare le cause che tengono legato il soggetto mentalmente debole al suo sintomo.


Ne ”Il bambino ritardato e la madre” afferma : “Quale che sia la madre, la nascita di un figlio non corrisponde mai del tutto a quello che essa si aspetta. Dopo la prova della gravidanza e del parto, dovrebbe arrivare al compenso, che farebbe di lei una madre felice.Infatti sono proprio i fantasmi materni a orientare il bambino verso il suo destino.Anche nel caso in cui è in gioco un fattore organico, il bambino non ha da far fronte soltanto ad una difficoltà congenita, ma anche al modo in cui la madre elabora questa menomazione in un modo fantasmatico che finirà per essere comune ad entrambi”.Una volta distrutto il sogno del bambino "perfetto", i genitori rimangono con le aspirazioni frustrate., il Super Io minacciato, un senso di colpa, una sensazione di inadeguatezza. "Quando un bambino non risponde alle aspettative della società viene biasimato e così pure i suoi genitori. Spesso i genitori fanno un'autocritica intransigente e si fanno carico del fallimento dei propri figli".


Solnit e Stark (1977) in un loro saggio esemplificano molto bene quale possa es­sere il contributo della psicoanalisi alla com­prensione delle reazioni materne alla nasci­ta di un figlio con handicap. Il fondamento teorico del loro lavoro è la spiegazione for­nita dalla psicoanalisi del processo di lutto (inteso in questo caso come perdita del bambino sano desiderato). «Durante la gravidanza, la preparazione psi­cologica al nuovo bambino comporta normal­mente il desiderio di un bambino perfetto e la paura di un bambino con qualche deficit. È molto probabile che si verifichi sempre una cer­ta discrepanza fra i desideri materni e il bam­bino reale: elaborare questa discrepanza diven­ta uno dei compiti evolutivi della maternità im­pliciti nell'instaurarsi di una relazione sana tra madre e bambino. Tuttavia quando la discre­panza è troppo grande, come quando nasce un bambino handicappato o quando i desideri della madre sono troppo irrealistici, può insorgere un trauma» . «Nel momento in cui la mamma si prepara a essere nutrita dalla gratificazione per la pro­pria esperienza creativa e si dispone ad allevare il suo bambino, le sue capacità di adattamento vengono sopraffatte perché non è riuscita a creare quello che voleva e si sente danneggiata dal "nuovo" bambino, dall'organismo difettoso a cui ha dato vita. Proprio come la gravidanza di per sé è una crisi normale irreversibile, an­che Tessere handicappato o ritardato è una con­dizione che non può essere modificata.La na­tura ineluttabile dell'handicap intensifica la sensazione materna di essere stata ingannata: non è riuscita ad ottenere ciò che si era così laboriosamente preparata a creare e a produrre» .


Sheldon R. Rapaport (1987)ha conside­rato la problematica dei disturbi del com­portamento e dello sviluppo dell'Io in un bambino cerebroleso concentrando la pro­pria analisi sullo sviluppo delle funzioni dell'Io «evitando di dare per scontato che il danno subito dal tessuto nervoso abbia una parte pre­ponderante nel causare i disturbi del comporta­mento e del pensiero. Ciò non significa che tale danno è del tutto irrilevante, ma piuttosto che ancora non sappiamo esattamente in che misura siano ad esso imputabili i disturbi presentati dal bambino» .


«Non appare giustificato considerare il com­portamento istintivo ed impulsivo del bambino cerebroleso come risultante unicamente dalle lesioni del tessuto nervoso» .





J. LACAN ,LA DEBILITÀ ,LA SOGGETTIVITÀ PECULIARE DEL DISABILE E LA MODERNA “TEORIA DELLA MENTE”.


Roberto Casavola e Angelo Villa hanno estratto dal complesso universo dell’opera di J. Lacan diversi riferimenti alla disabilità mentale ,che Lacan chiama Debilità:


· La debilità è una categoria generale che si applica a tutti


· La possibile psicotizzazione del debile


· La posizione del bambino rispetto al “discorso” dei genitori



1. Non saper leggere tra le righe


La capacità di saper leggere tra le righe va al di là del senso immediato poichè si può leggere altro intorno a cui il discorso gira. E’ fondamentale per far questo essere dotati di capacita di astrazione e simbolizzazione.


Il concetto di Teoria della Mente è definito come la capacità cognitiva di rappresentazione dei propri e altrui stati mentali, in termini di pensieri e credenze, ma anche di desideri, richieste e sentimenti, in modo tale da poter spiegare e prevedere il comportamento.
Sembra plausibile ipotizzare che la Teoria della Mente sia una capacità cognitiva innata nell’essere umano, il cui processo di sviluppo è influenzato in parte anche dal contesto culturale del soggetto ed è relativamente indipendente dal suo livello intellettivo (Fletcher et al., 1995).
La Teoria della Mente è una capacità sempre “on line” negli umani e permette a ogni persona di interpretare segnali dell’ambiente sociale che supportino o disconfermino le proprie convinzioni sulla realtà, di estrarre da un discorso il significato rilevante e, nella comunicazione umana, di oltrepassare il significato letterale di parole ed espressioni sulla base di informazioni contestuali. Permette, inoltre, di distinguere tra realtà e finzione (far finta di…), tra le proprie credenze e quelle di un’altra persona, tra uno scherzo e una bugia, di riconoscere le false credenze, di comprendere le metafore, l’ironia e le situazioni cosiddette di faux pas (gaffes).


Fonagy ha sottolineato , da questo punto di vista, l’importanza della metacognizione . della relativizzazione , metaforizzazione come funzioni mentali antagoniste alla letteralizzazione, allo
stare alla lettera,al pensiero concreto, alessitimico, al pensiero operatorio.


Main (1991) e Fonagy (1991, 1993) hanno posto in relazione lo sviluppo delle capacità di rappresentazione degli stati mentali con la qualità del rapporto di attaccamento del bambino con il o i caregivers. Secondo Fonagy, una buona capacità riflessiva nel caregiver aumenta la probabilità che il bambino instauri un attaccamento sicuro nei suoi confronti e sviluppi un’adeguata capacità di mentalizzazione. Una relazione di attaccamento sicuro offre al bambino la possibilità di esplorare la mente del caregiver e, in questo modo, di imparare a leggere gli stati mentali altrui.
Qualora il bambino non sviluppi un attaccamento di tipo sicuro si assisterà, invece, ad una vulnerabilità del soggetto a sviluppare sofferenza psichica, nonché possibilità di sviluppo di forme francamente psicopatologiche.


2.Oscillare tra due discorsi


Il disabile mentale non è saldamente installato in un discorso ma galleggia o oscilla tra due discorsi possibili, come se si fosse sempre un po’ fuori strada Per essere soggetto bisogna attenersi a un discorso o sapere ciò che si fa.L’oscillare fra due discorsi possibili conduce a disordine, allo svicolare alle domande, al non dare risposte congrue, al sottrarsi a un compito.


3. L’apparente non capire


Consiste nel non assumersi la responsabilità di una collocazione nel discorso e lasciare all’altro la decisione sul senso da dare alle affermazioni. Il soggetto ,dice Lacan ,non si presta ad essere l’agente del dire. L’impressione che non tutto è cosi debile e che dice cose enormi come se dicesse delle inezie, come se non cogliesse la portata di cio che dice.Come se fosse troppo attaccato al suo dire e non facesse distinzione fra cio che si dice e cio che ha causato il dire quella cosa lì.


4. La psicotizzazione. l'ossessivita , la sterotipizzazione del debile


Il rapporto con il significante è unico nel debile mentre un significante rinvia sempre ad altri significanti. E’come se il disabile si identificasse con un significante pietrificato che non rimanda ad altro. Ne derivano, tratti di ossessività, stereotipizzazione.


5. La dipendenza dal dire dei genitori


Tanto piu il bambino sente dire che non è capace tanto piu non sara capace di farle.


6. Il posto del bambino nel fantasma materno.


Secondo Lacan il bambino disabile è trattato come un oggetto e non come un soggetto desiderante perché i genitori e piu spesso le madri ,hanno risposte sempre pronte come se sapessero tutto sul loro bambino.



LO SPECCHIO ROVESCIATO CHE OFFRE IL DISABILE E IL RISPECCHIAMENTO DELLA FRAGILITÀ ONTOLOGICA.


Come suggerisce Angelo Villa “un soggetto nasce due volte come diceva Pontiggia nel suo famoso romanzo e come ha sottolineato Zoia in “Nascere non basta”.


Si nasce come soggetto la seconda volta.


La domanda fondamentale che fonda la possibilità di essere soggetto è : Che desideri ?Perché questo avvenga è fondamentale che la madre metta in gioco il suo desiderio e giochi con lui sinceramente.

Sin dalla nascita un bimbo con handicap mette di fronte ad uno specchio del tutto speciale.

Non è il solito specchio che rimanda l’immagine desiderata , non è uno specchio che conferma, è una specie di specchio asimmetrico che rimanda un’altra immagine.

Non quella della normalità tranquillizzante,del perfetto funzionamento , della conferma di sé e della propria famiglia di appartenenza, della propria cultura di appartenenza.

Ci arriva un’altra immagine che contiene anche elementi di vulnerabilità , di fragilità che rimandano sensibilmente alla fragilità della nostra condizione di umani. Quella fragilità , quella mortalità che è la nostra cifra piu tipica e che è soprattutto tipica dei bambino, degli anziani, dei malati, degli emarginati.

E’ un immagine riflessa che atterrisce , spaventa perché ci ricorda in realtà qualcosa che ci è molto familiare. La fragilità di tutti “.

Come dicono Eugenio Gaburri e Laura Ambrosiano in “La spinta ad esistere” :


”Nella nostra epoca si cerca di organizzare la vita in modo sempre piu conformistico, non si vuole sentire il dolore e non ci si accorge di cio quasi come se si ambisse a essere ne vivi ne morti,si ha paura senza sapere perché né da dove essa proviene e come proteggersi: tutto sommato restare ottusi porta ad un adattamento senza tanto dolore !

Che orribile parola adattamento, disadattamento. Tutti i bambini, e forse i bambini disabili in particolare, ci chiedono di non conformarci per poter essere davvero soggetti e non copie transgenerazionali e che se questa apparente armonia sociale conformistica dell’accettazione del disabile“politically correct” si rompe ( a scuola, nel mondo) si sviluppa un attrito -è vero- ma che grazie ad esso si anima la spinta ad esistere a vivere la propria vita in modo piu autentico e meno adattato alle norme imposte.

Nei disabili come in tutti c’è una persona che sta lottando per nascere come soggetto farà diverse esperienze di diverse morti e rinascite ed ogni volta attraverserà il conflitto tra desiderio di armonia ,consenso- conformismo e attrito per affermarsi come esseri singolari , speciali.

Il disabile mette in mostra in modo paradigmatico la tematica del rispecchiamento e dell’identità nelle relazioni : fare i conti con quel naturale rispecchiarsi negli altri come appendici dei nostri desideri o delle nostre rivendicazioni, rivincite , tutte esperienze che spesso ci hanno bloccato in passato come vittime dei desideri o delle paure dei nostri genitori a loro volta ereditate dai loro in una ruota transgenerazionale senza fine e senza pensiero.

Questo è l’amore gratuito e incondizionato , la tenerezza. come ricorda Gaburri.

Essere guardati per quello che siamo .

La tenerezza è una curiosità e un trasporto da persone che non si aspettano nulla in cambio,è una gratuità per cui l’altro sente di essere amato senza dover dare qualcosa in cambio.

Non è : se sei cosi ti amo , se sei diverso da come ti voglio non ti amo.

Non ci sono aspettative assolute di soddisfacimento e si è disposti a lasciarsi colpire da quello che l’altro è , fa, esprime senza altre mete..

Un piacere gratuito di fronte alla sua potenziale diversita e unicità.

Dice Gaburri, “Di solito guardiamo gli altri con gli occhi del nostro gruppo di appartenenza ,della nostra mentalità e aspettative: se l’altro non corrisponde con certe aspettative si angosciamo, ci spaventiamo, ci preoccupiamo..


In realtà la vera domanda è : sei disposto a farti sorprendere e disorientare ? Se gli ideali tacciono allora siamo davverò lì !”.



LA SOGGETTIVITA DEL DISABILE NELLE RICHIESTE RELAZIONALI.


F. Lolli ha sintetizzato in modo utile le tipologie di richieste relazionali piu frequenti nella relazione con il disabile mentale.


1. Puoi riflettere un immagine non contraffatta di me ?

I genitori rinviano al figlio un’ immagine autentica o viziata da aspettative,proiezioni, indennizzi ecc?


Il disabile puo non riuscire a fermare i genitori nel farsi aspettative: si puo sviluppare una cronica condizione di castrazione rispetto all’ideale irraggiungibile dei genitori del “come se” non fosse successo nulla.


Nella seconda condizione il soggetto puo essere schiacciato tanto dall’handicp da essere ridotto a solo deficit.


La domanda relazionale di autenticità puo essere : puoi stare in relazione con me senza né negare né amplificare l’handicap ?


La mia diversita puo messa in gioco , soggettivata ?



2. Puoi tutelare la mia intimita ?

Il disabile vive spesso come in un Truman show,come se le pareti della sua casa fossero di vetro in una condizione in cui il diritto alla privacy e all’autodeterminazione è attaccato inconsapevolmente , spesso anche per zelo . Questa condizione provoca angoscia, condotte di fuga ,apatia, ritiro o vagabondaggio cme difesa estrema dall’intrusione.


La richiesta nella relazione è quindi quella di difesa da eccessi d’intrusione, di direttivita,di arbitrio , di adeguamento alla norma, da parte di insegnanti, educatori , medici e persone comuni .




Puoi mediare tra me , il mio mondo e il mondo degli altri ?


Secondo Mannoni, trattato come soggetto il minore con insufficienza mentale perde di colpo ogni pun­to di riferimento identificatorio.


“Non sa più chi è né dove va. E spesso sente la tentazione di rimanere nella ebetudine piuttosto che avventurarsi da solo nell'ignoto»


Per aiutare veramente il bambino con in­sufficienza mentale è necessario, vederlo «come soggetto parlante. Questo soggetto non è quello del bisogno, né quello della con­dotta e nemmeno quello della conoscenza, ma un soggetto che con la sua parola rivolge un appello, cerca di farsi intendere, si costituisce in un certo modo nella sua relazione con l'al­tro»


La limitata disponibilita del linguaggio, l’alterato rapporto col simbolico. La difficolta ad un uso metaforico del linguaggio pone la richiesta di una mediazione comunicativa con gli altri.


Come s’è visto, in presenza di carenze nella formazione di una teoria della mente nel linguaggio del disabile non c’è malinteso o ambiguità, come se fosse attaccato al suo dire e non riuscisse ad andare al di là .Non dice cio che vorrebbe o dice cio che non vorrebbe. C’è una sclerotizzazione , monotonia e monotematicità del significante, una semplicita o iperconcretezza , una difficolta leggere tra le righe,a pensare che i messaggi sono sovradeterminati dagli stati emotivi degli altri.


Da questi presupposti ne deriva la necessita inconscia del disabile divedere nell operatore o altro un luogo dove mettere qualcosa di mentale in attesa di trovare un senso.


Questo comporta la necessità di stare attenti e aperti per cogliere anche solo una frazione significativa del discorso che possa fungere da traccia , ascoltando,valorizzando e significando le sue espressioni,sapendosi stupire e sorprendere della sua capacità di comprensione.



4. Richiesta di presenza disinteressata


C’è una certa caratteristica facilita e rapidita con cui il disabile sostituisce le figure di riferimento , come se vi fosse una difficolta a fare il lavoro del lutto per la difficolta di funzionamento simbolico nella separazione dall’altro e nel tollerare l’assenza e sostituirla con qualcosa di non tangibile.


All’operatore è richiesto un sacrificio narcisistico poiché deve accettare che viene scelto per la funzione che svolge e non per le sue capacita o prerogative personali.




Richiesta di regolazione del super io.


Spesso il disabile si trova imprigionato tra le istanze del dovere essere e quelle del voler godere .


Se si adatta troppo al primo super io puo diventare ossessivo , docile, mansueto, ligio,scimmiottante e lasciarsi plasmare dalla regola che dice cio che è meglio per lui.


La richiesta in questo caso è quella di ridurre la severita normativa


Se si adatta troppo al secondo puo essere vittima di richieste pulsionali erotiche o distruttive in una specie di tirannia pulsionale dove la


ribellione non è un atto di libertà ma di dipendenza patologica e asservimento all’impeto lipidico : la soggettivita si esprimera solo se libera dall’obbedienza cieca.


La richiesta in questo caso è quella di pensabilità di una misura con cui contenere la libido .






BIBLIOGRAFIA



Ali S.” La Teoria Della Mente” in Guglielmo Campione Stati Della Mente http://statidellamente.blogspot.com


Casavola R. “Debilita E Psicosi “ In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva , F.Angeli


Corrao F., Il trauma come evento organizzatore, in A cura di AA. VV, Il trauma della nascita la nascita del trauma, Atti del convegno, IES Mercury


Fattori L., Benincasa G., 1996, Psicoterapia Psicoanalitica E Deficit Cognitivo, Raffaello Cortina


Fonagy P. , Target M., Attaccamento e funzione riflessiva .Cortina.


Fornari F., La lezione freudiana .Per una nuova psicoanalisi, Feltrinelli, 1983 in Gaddini E., (1953-1985), Scritti, Cortina


Gaburri E. , Ambrosiano L. “La Spinta ad Esistere”Borla


Gaddini E., Trauma della nascita e memoria della nascita, in A cura di AA. VV Il trauma della nascita la nascita del trauma, Atti del congresso, IES Mercury


Hautmann G. "I percorsi formativi delle principali scuole di psicoterapia in Italia"in Benvenuto S. & Nicolaus O.”La bottega dell'anima, Problemi della formazione e della condizione professionale degli psicoterapeuti” ,Franco Angeli


Lacan J., seminario 10.12 1974,Ornicar,n.3,1974


Lacan J.,Il seminario,Libro XI, i quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Einaudi


Lacan J., “Lo stordito” in “Scilicet”, Feltrinelli


Lacan J.,” due note sul bambino “ La psicoanalisi, Astrolabio



Lolli F.” La Relazione Con Il Disabile Mentale: Questioni Di Transfert” In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva”.F.Angeli


Mannoni, 1964, Il Bambino Ritardato E La Madre, Boringhieri .


Mannoni, Rapaport, Solnit e Stark, L'approccio psicoanalitico, http://www.ritardomentale.it/index.php?option=content&task=view&id=71


Pontiggia G., Nati due volte, Mondadori


Rank O., (1924), Il trauma della nascita , SugarCo, Milano


Villa A. “ Handicap E Soggettività “ In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva”, F.Angeli,


Winnicott D.W., (1949), Ricordi della nascita, trauma della nascita e angoscia, in: Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli


                                                                           


MARION MILNER di Guglielmo Campione

CREATIVITA E TRASCENDENZA NELL’OPERA DI MARION MILNER


Relazione tenuta al Covegno "  Le arti, la mente, lo spazio,la cura", Rozzano ,Milano,17 settembre 2010




 "L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è".
 Paul Klee


"Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non desidero siano accademicamente corrette, digli che voglio dire: se si fotografa uno zappatore indubbiamente allora non starebbe zappando .
E digli che la cosa che più desidero è di far proprio quelle manchevolezze, quelle alterazioni e varianti della realtà di modo che divengano, sì, diciamo pure falsità ma più vere della verità letterale".

Van Gogh ( da una lettera al fratello Theo).


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Devo alla Psicoanalista Luisa Citterio la conoscenza di Marion Milner.
Marion Milner (1900- 1998 ) è stata una psicoanalista inglese.,londinese , scrittrice e pittrice che visse per quasi tutto il XX secolo.
Milner  ha affrontato il tema della creatività psichica, parallela a quella pittorica, esprimendo una inesauribile energia di vivere, lavorare, scrivere e dipingere.
Diversamente da Winnicott suo amico e contemporaneo , l’opera di Milner deve essere ancora meglio conosciuta e diffusa.

All’età di 17 anni Milner lasciò la scuola e ottenne un ruolo da insegnante di lettura ad un bambino. Quest’esperienza fu molto importante per lei per capire come gli individui scoprono la capacità di concentrarsi.
Successivamente si laureò in psicologia e fisiologia a Londra e lavorò appena laureata come testista nella psicologia del lavoro.
Solo due anni dopo già scriveva il suo primo libro  “Una vita  propria “ (sotto lo pseudonimo di Joanna Field).
Il secondo libro fu “Un esperimento in libertà“ , un lavoro in cui investiga il sistema educativo femminile ed in  cui già inizia a investigare i processi inconsci della sua mente .
Il terzo libro fu “I problemi umani nella scuola “
Nel 1939 scoppio la guerra e Milner ebbe una riconferma dell’incarico scolastico . In questo periodo scrisse il suo 4° libro”Sul non essere capaci di dipingere. Questo lavoro investiga, sulla scorta delle sue prime idee, la relazione fra la creatività e il processo psicoanalitico.
Nel 1940 in analisi didattica conSylvia Payne  un analista che non seguiva né le teorie di Anna Freud né quelle di Melania Klein .  Si forma come psicoanalista infantile all'Istituto Psicoanalitico di Londra. In supervisione con Melanie Klein. Un'ulteriore analisi la intraprende con Winnicott e, poi, con Clifford Scott.
La sua carriera come psicoanalista  durò per 48 anni.
Sue Opere di psicoanalisi in senso stretto sono “La follia repressa delle persone sane” , “44 anni di esplorazione psicoanalitica”.

Milner riteneva che la ricerca sulla creatività potesse essere un possibile strumento per fare esperienza di ricerca spirituale e di trascendenza .
Come Winnicott, la sua opera guarda al simbolismo religioso dalla prospettiva della relazione madre bambino/a in un ottica transizionale.
Milner lavorò , infatti,anche sul ruolo dei processi inconsci nell’esperienza religiosa.
Per Milner sia la creatività che la trascendenza possono essere esperite attraverso l’interfacciarsi della mente  cosciente con l’inconscio.  
Milner non riteneva  però che trascendente fosse sinonimo di inconscio o che fossero la stessa cosa.
Milner  è soprattutto interessata a che gli individui integrino i due aspetti sia in senso spirituale che psicologico.
Questi temi si ritrovano, in Commenti alle illustrazioni del libro di Giobbe dipinte da William Blake.

,“Le mani del Dio vivente “una registrazione meticolosa di una sua analisi con uno schizofrenico  attraverso la produzione di suoi disegni  a sfondo religioso.
•“Alba dell’eternità” (1987) , ultima opera di Milner,un resoconto del suo viaggio spirituale e si incentra sulla sua esperienza come artista, psicoanalista e pellegrina della spiritualità .


Tutta l’opera della Milner segue e descrive il proprio faticoso ma interessantissimo processo di scoperta di come la creatività possa liberarsi da tutto il complesso inconscio che la teneva frenata e che interferiva con la sua libertà.
la potenzialita creativa di ogni persona
la milner non è interessata a scoprire cosa muove il genio creatore di un artista.
indaga la potenzialità terapeutica della creatività di ogni persona, che anche senza capacità tecniche, ha voglia di esprimere il piacere dell’occhio e della mano, spinto da un impulso espressivo.
per milner la creatività psichica è una funzione  indispensabile alla nostra vita profonda:
tanto l’adulto quanto il bambino hanno bisogno di coltivare e praticare l’uso della fantasticheria, del sogno ad occhi aperti e dell’immaginazione, fino ad immedesimarsi, mescolando fantasia e realtà.

La creativita e le sue radici  infantili
                      
Il bambino in tenera età sviluppa spontaneamente la creatività per raggiungere un equilibrio psichico:
egli ha necessità di poter indulgere, senza pericolo, alle fantasticherie e di permettersi di con-fondere senza danno l’io e il non-io.  
       
Già Anna Freud indicava i punti in comune fra le due esperienze, psicoanalitica e creativa:
1) necessitano di condizioni di sicurezza sia interiore sia ambientale che permettano anche di perdere l’autocontrollo razionale e cosciente; se non avviene questo, il bambino si aggrappa fin da subito al pensiero ordinatore razionale.
2) permettono di tuffarsi momentaneamente nel caos e nell’indifferenziato (ciò genera inquietudine)
 anche la paura dell’ignoto genera simili processi di difesa e di resistenza: si teme ciò che verrà alla luce, si mal sopporta l’incertezza di ciò che sarà;
persino le interpretazioni affrettate, che non seguano il processo di assimilazione del nuovo emergente, possono lavorare in entrambi gli àmbiti come freno per ulteriori scoperte

Le fantasie sono liberatrici, dice la Milner, e anche l’adulto dovrebbe riservarsi degli spazi in cui poter sognare: un percorso analitico, l’attività onirica, i sogni diurni, la creatività in ogni forma.
l’arte che tutti gli uomini, e non solo l’artista, possono raggiungere, sia realizzandola sia guardandola o ascoltandola, permette  appunto di confondere momentaneamente l’io e non-io e di toccare il mondo inconscio senza danno.

Riemersione del dimenticato e creazione del mai esistito

La creazione artistica contribuisce, ad un primo livello, ad esprimere le istanze psichiche nascoste, dimenticate e perdute.
ad un secondo e più importante livello, a creare ciò che non è mai esistito, usando una capacità di percezione che si acquisisce ex-novo.
artisti e pazienti
la differenza tra il creatore di immagini-artista e il creatore di immagini-paziente è che quest’ultimo può essere interessato a divenire cosciente delle proprie dinamiche psichiche intime e di ciò che muove i suoi dipinti artistici, al fine di trasportare nel mondo quotidiano e nei suoi rapporti umani le nuove forze, scoperte attraverso la creatività;
l’artista invece non è detto che abbia tale interesse diretto: per lui  il godimento puo essere anche solo connesso all’offerta delle sue creazioni agli occhi del mondo.
resistenze all’inconscio e resistenze  agli strumenti  e materiali artistici
pazienti e artisti condividono per milner le resistenze che ogni soggetto  incontra nel prendere contatto con il proprio mondo interiore.
transfert con il terapeuta e transfert col materiale .
la differenza tra i due  è che l’analizzato userà come forma espressiva la parola, l’artista userà la pittura, la musica o il movimento quali espressioni delle emozioni e delle immagini sottostanti,.
entrambi avranno un problema transferale: l’uno col proprio analista,
l’altro con la carta e i colori, o lo strumento, o il proprio corpo.
la mente e le mani
la mente si esprime attraverso le mani.
man mano che ella prende coscienza di certi contenuti inconsci, anche le mani riproducono questo cambiamento, portando nuove forme e anche nuovi contenuti.

Gli oggetti

I disegni non possono riprodurre la realtà, ma ne possono cogliere gli aspetti che colpiscono i propri occhi e la propria psiche
illuminare gli oggetti con la propria visione interna
guardare gli oggetti coi propri occhi significa illuminarli della nostra immaginazione (ciò accade anche nella vita quotidiana):
è necessario unire e organizzare le parziali percezioni delle cose attraverso un atto immaginativo, ma poi bisogna anche dare un anima alle cose che si vogliono disegnare.
la milner scopre che guardare gli oggetti semplicemente dentro i loro contorni impedisce di arrivare all’essenza ‘vitale dell’oggetto, alla sua vivente realtà.
 il lavoro di passare dalla riproduzione all’essenza degli oggetti, rappresenta una lunga scoperta e acquisizione che la milner opera coscientemente, appoggiata dal lavoro analitico, e che la porta ad affermare quanto già prima si diceva:
si crea qualcosa che finora non c’era, si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
il gesto creativo riflette la dimensione non descrittiva ma originale ed emotiva.
 lo sguardo obliquo  all’oggetto  e il sentirsi nell’oggetto.
la milner suggerisce, per raggiungere una percezione soggettiva degli oggetti tale da poter dare loro quella vita essenziale, di guardare gli oggetti non esternamente, ma quasi di obliquo;
per poterli sentire dentro nel profondo: bisogna diventare noi stessi l’oggetto per coglierne le intricate radici profonde, e risalire da esso avvolti da colore e luce.
in questo processo di entrare nell’oggetto, il disegnatore raggiunge parallelamente le proprie

profondità, e alimenta l’oggetto delle proprie emozioni profonde .

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Milner dice :  
“Essenziale era il calore, la luminosità e la delizia che scaturivano dall’interno; e questi esistevano, si sviluppavano e si trasformavano per forza propria, come conseguenza delle relazioni tra il nostro io e le cose osservate;  
 “Essenziale era che ogni segno fatto da me sulla carta fosse mio personale, nascesse dalla mia irripetibile struttura ed esperienza psico-fisiche, e non rappresentasse soltanto una copia meccanica di un modello, sia pure eseguita con grande abilità

la trasfigurazione del mondo

se si riuscisse a guardare il mondo sentendolo soggettivamente e intensamente, esso si trasfigurerebbe da reale e utile ad essenziale e vitale.
 infatti il mondo esterno si trasfigura perché acquisisce qualcosa del nostro mondo interno, un sogno, un desiderio, una memoria del passato, accumulati nel proprio intimo e rimodellati al momento in un impulso o desiderio di dare a quell’oggetto un’anima sua propria.
milner parla di illusione:
si tratta di momenti passeggeri in cui i confini tra mondo interno ed esterno vengono annullati, e il soggetto può concedersi di non stabilire delle delimitazioni tra io e non-io.



“Pare dunque che qui entri chiaramente il processo di proiezione: le nostre emozioni positive e anche negative vanno a nutrire e colorare il mondo esterno, appoggiandosi e prolungandosi all’esterno di noi:
 non soltanto i nostri Dei potevano prendere dimora in santuari posti nel mondo esterno, ma anche i nostri demoni “  (M.Milner)

Identificazione, proiezione, empatia sono termini usabili per il processo creativo, ma sono anche termini per rappresentare  la realtà  psichica .
dunque la creatività e’ un’attività che coinvolge la psiche profonda, e pertanto può essere utilizzata per conoscere la propria psiche e anche per curarla.

Dare vita alla morta materia

L’artista come l’analizzato possono sentirsi vivi proprio facendo l’esperienza di sviluppare le proprie forze creative  .
L’opera d’arte è perciò anche un simbolo affettivo.
L’artista  usa la propria vitalità per dar vita alla morta materia  che poi acquisterà vita propria in ogni sua piccola parte;
L’artista rende il mondo esterno significativo e realmente diverso e specifico attraverso L’individuazione di una forma che lo rappresenti.

Contemporaneamente anche l’artista che porta il suo mondo psichico all’esterno, dentro la forma del non-io, diventa conoscibile, mentre il paziente diventa + trattabile dal punto di vista terapeutico.


Milner e la Trascendenza.

La trascendenza non è possibile a meno che ci sia piena conoscenza della propria umanità e ciò può avvenire grazie al lavoro di integrazione di tutti gli aspetti scissi di sé.
Analizzando il lavoro di William Blake sulla storia biblica di Giobbe , Milner  fa delle osservazioni molto interessanti al confine fra spiritualità , psicoanalisi ,uso del pensiero e creatività.
Il Libro di GIOBBE inizia con una rappresentazione del mondo arabo, in cui il sultano si incontra con i propri dignitari, figli dello stesso sultano.
Nella trasposizione religiosa il sultano è la metafora di Dio e i suoi figli sono gli angeli.
Nel corso della riunione appare Satana che viene a dialogare con il sultano-Dio come se fosse uno dei dignitari, un evento in chiara contraddizione con la tradizione biblica della cultura sacerdotale: Satana non può confrontarsi con Dio e addirittura sfidarlo ad una scommessa.
Nel libro di Giobbe invece Satana contraddice e si contrappone a Dio che crede e sa che Giobbe è un uomo integerrimo che continuerà ad aver fede in lui anche se privato dei suoi averi, al punto che da ricco com'è diverrà povero, o colpito nella sua stessa integrità fisica.
Anzi Dio che ha il potere su tutte le cose in quanto da lui create addirittura metterà Giobbe nelle mani di Satana con l'unico obbligo di non ucciderlo
Giobbe quindi viene colpito senza sapere il perché delle sue sofferenze.
Gli amici Elifaz, Bildad, e Zofar che lo vanno a trovare lo rimproverano perché GIOBBE ha accusato Dio e cercano di spiegare il suo dolore affermando che la colpa è stata commessa dai suoi genitori, ed egli quindi sconta la pena per loro (Giobbe 2,11-13): questo però significa ammettere che Dio è ingiusto, in quanto sta punendo un innocente.
Ma né gli amici né Giobbe riescono a risolvere umanamente il problema del giusto che soffre.
Secondo Milner  il peccato di Giobbe è di coltivare una logica razionale pensante unidimensionale, maschile superegoica e persecutoria .
Giobbe ignora l’inconscio,la sua parte femminile. .
Nelle immagini di Blake si vede Giobbe terrorizzato dall’immagine del Cristo.
Milner dice che questo accade perché ogni qualvolta la logica razionale incontra la profondità creativa dell’inconscio si prova paura ma questa paura non va evitata a tutti i costi.
I dubbi di Giobbe sono i nostri dubbi sulle altre nostre modalità e possibilità di pensiero (creativo) diverso da quello razionale.
Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.

Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.
Cristo parla di contatto con gli aspetti mentali profondi non scissi .
Gesù appare a Giobbe solo quando scopre l’inconscio.
Quando si scopre come fermare la visione del mondo finalistica tesa cioè al raggiungimento di uno scopo che assistiamo al miracolo della trasfigurazione del mondo.
Cristo ha il potere di aprire alla creatività in un modo che l’adesione alla sola legge morale non può ottenere.
Cristo è l’immaginazione che permette di essere consapevoli del mondo in un modo diverso , trascendente e mistico.
Milner sperimentò personalmente una pratica personale di attenzione contemplativa non focalizzata ma diffusa come tecnica  di concentrazione  meditativa. 

Affermava che questo stato conduce ad uno stato di Beatitudine cosmica, come Freud la definì.

 La creatività e questo stato di beatitudine cosmica – dice la Milner – sono noti soprattutto ai bambini.

Giobbe è colpevole per 3 motivi ,secondo Milner :

•non riconosce rabbia interna e distruttività
•non si guarda dentro e riconosce l’inconscio
•non accetta la femminilità dentro di sé.

Giobbe crede invece solo nella legge e nella vita conscia e razionale e per questo è ritenuto un patriarca e un uomo di potere.
Solo quando l’onnipotenza dell’intelletto e della legge si arresta e il vortice distruttivo che tutto annichilisce non è + negato egli puo convogliare la sua energia a scopi creativi. Il padre /dio interno di Giobbe è distruttivo.

Il Corpo


Milner ha avuto una grandissima attenzione al corpo .

Dice  che c’è un Sé guida nella vita di ognuno ( ma sarebbe insolente chiamarlo Dio).
Esso è legato al corpo e si contatta volgendo l’attenzione al corpo .Questo sé al risveglio dopo aver vagato in ogni tipo di cose nel sogno deve ridiscendere nel copro .
Un buon modo di farlo è la pratica auto ipnotica di consapevolezza corporea al risveglio che fa in modo  da risvegliare ogni cellula.
Milner compie uno sforzo titanico di cercare di sviluppare un metodo per affrontare l’ineffabile , catturando con le parole limitare i punti piu alti dell’esperienza quotidiana.
Fermando il chiacchiericcio interno e cancellando le immagini si fa un silenzio interno che è l’accettazione del vuoto (centrale nella meditazione buddista).
Una coscienza piu vasta e una autoconsapevolezza piu potente.
L’esperienza del vuoto è fondamentale per la creatività e per l’emergere di quella che Milner chiama Answering activity. A.A.

Ci si arriva attraverso la preghiera, la meditazione,l’allenamento al vuoto interno e alla focalizzazione sul corpo.
Milner dice che  la preghiera – molto piu vicina alla meditazione in questo senso- è un immergersi nel inconscio creativo  attraverso una concentrazione sul corpo.
Pregare è tenere in mente  l’immagine di una persona tacendo.
"La preghiera ecclesiatica non è un buon modo per me per dare una risposta allo stato di cattività nelle proprie preoccupazioni egocentriche ".
Per me pregare è come tenere aperta la nostra botola interna onde far espandere lo spirito . (M. Milner)
La preghiera è un attenzione al corpo da cui emerge l’inconscio creativo o attraverso cui è contattato.
Milner si lamenta di non trovarlo a volte  e di sentirsi sola nel proprio io.
E non lo si trova quando ci si preoccupa solo di rispettare la legge e le regole , la razionalità inconscia cercando di stare solo nella realtà del concreto.
Questa è la colpa per Milner.
Dice Milner che fa molta paura cadere nelle mani del Dio vivente ma è molto più brutto non essere nelle sue mani.
I modi della consapevolezza inconsci sono più vicini al “femminino simbolico” opposti al “maschile simbolico” della legge , delle scrittura, e della interpretazione letterale della realtà.
Milner dice che tutti i suoi pazienti sembrano muoversi verso un faccia a faccia interiore  con” l’Altro” che è in ognuno di loro e che è tuttavia anche loro stessi.
La forza trainante o voce interna che guida a questo interfacciarsi con la propria scissione puo essere definita integrazione inconscia degli aspetti egoici oppure forza primaria indifferenziata io-es.
Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .

Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .
(“Le mani del dio Vivente” analisi di Susan(23-41anni) paz schizofrenica durata 18 anni ).
E’ al di là dai limiti di comprensione della psicologia e delle intenzioni della Milner verificare che le esperienze di Susan nelle “Mani del Dio vivente “, di Blake nel commentario scritto e pittorico sulla storia di Giobbe e di Milner stessa  nell’esperienza dell’answer activity in “Eternity sunrise” , siano state trascendenti.
Ci sono tuttavia degli interessanti parallelismi tra la teologia e le intuizioni della Milner sulla comprensione del processo creativo.
La creatività artistica è per M. un processo di costruzione di simboli utili a sentire e a sentirsi.
Mentre la religione crea simboli per comprendere Dio  l’arte crea simboli per sentire la realtà e per sentire di essere vivi.
I simboli divini vengono comunque sentiti con una componente affettiva.
L’arte, come la religione, si muovono nell’ambito illusorio facilitando l’accettazione sia dell’illusione che della disillusione
Milner dice: “Ciò che i concetti sono per la logica del pensiero cosciente e gli oggetti interni per la vita inconscia degli istinti e delle fantasie così è l’arte per la vita cosciente delle sensazioni : senza di esse la vita sarebbe solo vissuta ciecamente e dura da sopportare.”
Anche i teologi affermano che senza un’ idea divina gli individui vivrebbero ciecamente senza uno scopo significativo nella vita.
Teologicamente si tratta del paradosso di vivere in questo mondo ma non essere di questo mondo ,vivendo con un sé ma senza ego.
Similarmente per Milner il paradosso della creatività è abbattere le barriere fra sé e gli altri e contemporaneamente  mantenerle.
Motivo per cui il processo creativo è in fin dei conti per milner un processo spirituale.
La spiritualità di Milner è piu di tipo immanente , parla di un dio che è nel corpo e nella natura e s’ispira al sacro Femminino , alludendo a simboli femminili per indicare il divino.
Milner usa insegnamenti occidentali e orientali in tutto ciò ,trovando verità e tesori in entrambe.
La sua idea di Arte è quelle di un impresa  fondamentalmente spirituale che ha molto da dare alla comprensione religiosa dell’estetica.
L’idea di una spinta interna verso il trascendente originata nell’inconscio ma ottenibile solo attraverso l’integrazione fra coscienza e inconscio fornisce le basi per una spiegazione psicologica di importanti concetti teologici : la ricerca del trascendente è una caratteristica universale della natura umana .


La creativita e la psicoanalisi prima e dopo di M.Milner.

 •Freud

Freud cercò costantemente di esplorare i segreti della creatività con un atteggiamento ambivalente. Da una parte se ne interessò molto come testimoniano i suoi numerosi saggi su artisti (Michelangelo, Leonardo fra gli altri) :riconosce all'artista  la capacità di descrivere le leggi e le modalità di funzionamento dell'inconscio, che solo a costo di grandi sforzi egli riuscì ad individuare e formulare .
La primitiva concezione freudiana lega la creatività artistica al concetto di "sublimazione" delle mete pulsionali parziali.
In un saggio su “Il poeta e la fantasia” (1908) egli si domanda: “Da quali fonti che ispirino un vissuto nuovo [lo scrittore creativo] trae il suo materiale?”
Egli replica che uno scrittore creativo si comporta come un bambino che giocando crea un proprio mondo.
Afferma che “[il bambino] crea un mondo di fantasia che prende molto sul serio … [e] inventa con grande emozione.”
Freud prosegue dicendo: “quando le persone crescono, cessano di giocare [ed inoltre l’adulto] sa che non ci si aspetta che prosegua a giocare o a fantasticare a lungo.”
Oltre, nello stesso saggio, egli dichiara: “Possiamo postulare che una persona felice non fantastichi mai, solo una insoddisfatta.”
Questa attitudine, per certi versi critica, alla vita fantastica in età adulta sembra attraversare gli scritti di Freud, come se le fantasie (e perfino il piacere della contemplazione delle opere d’arte) rappresentassero una distrazione colpevole.

KLEIN, SEGAL, JAQUES

Hanna Segal, nel suo classico "Approccio psicoanalitico all'estetica" (1952), individua nella posizione depressiva descritta dalla Klein il punto originario della creatività artistica: "[Il] desiderio di reintegrare e ri-creare è alla base della successiva sublimazione e creatività".
Questo desiderio è volto verso l'oggetto primario, attaccato sadicamente nelle primitive fasi dello sviluppo, e distrutto nella fantasia a causa della necessità di proiettare gli elementi persecutori, fino a che l'integrazione permette di passare alla fase depressiva, con la conseguente preoccupazione per l'oggetto, ora percepito nella sua realtà come buono e cattivo al contempo.

La concezione kleiniana, pur rappresentando un progresso notevole rispetto al concetto freudiano di sublimazione pulsionale, rimane fondamentalmente condizionata dalla concezione unipersonale della mente della Klein, per cui la riparazione, pur coinvolgendo profondamente l'oggetto, è essenzialmente un operazione individuale del soggetto.

Elliot Jaques (1965)
Nel mezzo di cammin di nostra vita ...
E.J ha individuato, questo momento riparatorio nella "crisi di mezza età", legata alla elaborazione depressiva del lutto per la propria esistenza, e per le proprie fantasie di eternità .

La mezza età rappresenta quel momento, secondo Jaques, in cui il rivolgersi al proprio passato ha lo scopo di recuperare e ri-creare gli oggetti e le esperienze perdute intese sia come oggetti della propria vita esteriore, che aspetti del proprio Sé (Le Parti perdute del sé)

Winnicott

E' dal gioco e col gioco che l'uomo impara a creare.
Prima grazie alla capacità della madre di creare un'illusione di onnipotenza ovvero offrendo al bambino l'oggetto desiderato quasi ad anticipare il bisogno, lasciandogli l'illusione di essere stato lui stesso, con l'onnipotenza del suo pensiero, a crearlo;
Successivamente attraverso una graduale disillusione il bambino impara a conquistare l'oggetto, attraverso il suo uso, e stabilisce in tal modo un primo possesso  che è il primo modo in cui barluggina l’esistenza autonoma dell’oggetto (che è un non-me.)ma dove il bambino  ancora ritrova sia se stesso che la madre .
E' propriamente in questo oggetto intermedio che ritroviamo la forma dell'opera d'arte, espressione al contempo della più profonda soggettività, così come del legame con l'oggetto.
E' questo legame, l'ombra dell'oggetto che si protende nell'Io, secondo l'immagine freudiana ripresa ed elaborata da Bollas (1987 quell da cui l'opera d'arte trae la sua essenza comunicativa.
Lo spazio transizionale si estende a quello del gioco, della creazione e della fruizione artistica, del sentimento religioso e del sogno .
Secondo Winnicott i fenomeni transizionali hanno a che fare con quel momento del rapporto primario in cui l'oggetto (la madre) è concepita e non ancora percepita , per cui rappresentano il simbolo dell'unione, del legame.
Il simbolo non può essere pensato al di fuori di uno spazio di pensiero in cui esista una separazione, essendo il simbolo già il modo per pensare questa separazione.
Nella concezione di Winnicott non viene tenuto in debito conto il ruolo del padre.
Invece è la figura del padre come terzo che rappresenta questa funzione separante della mente, che solo separando permette di far accedere al simbolico e al linguaggio .

•Bion

Bion in "Una teoria del pensiero" (1962), evidenzia la necessità della congiunzione tra preconcezione e frustrazione perché possa formarsi il pensiero, l'area simbolica della mente.
La creatività artistica ha sicuramente a che fare con pensieri e simboli e non con concetti.
La frustrazione è introdotta dalla presenza sulla scena del legame primario dalla figura del padre, che interdice la fantasia di possesso illimitato dell'oggetto, sia nel senso del bambino verso la madre, che viceversa.
Il terzo è sempre sullo sfondo come elemento capace di creare uno spazio mentale, di dare quella profondità alla relazione per cui gli oggetti, sfuggendo al controllo onnipotente dell'Io, debbono essere introiettati andando a costituire il mondo interno.


•Meltzer

Un altro grande psicoanalista Donald Meltzer ,ha dedicato l’ultima parte della sua vita a studiare il tema della "comprensione della bellezza" e del "conflitto estetico" (1988)
Meltzer recuperando il valore che Bion aveva attribuito al valore delle passioni come materia prima di ogni legame ipotizza appunto che l'esperienza della bellezza nasca dal legame tra il lattante ed il viso e il seno della madre, capaci di colpirlo "con un'esperienza di appassionata qualità".

•Matte Blanco

Nelle sue ricerche, Matte Blanco ha ricondotto il modo d'essere eterogenico-divisibile al pensiero cosciente, alla logica ordinaria fondata sul principio di non-contraddizione; e il modo d'essere indivisibile alla logica dell'inconscio, fondata sul principio di simmetria, secondo il quale, ad esempio, "la parte è identica al tutto" e "il tutto può essere incluso in ogni parte".
La logica simmetrica non rappresenta "l'errore" della mente, e parimenti è lungi dall'essere una potenzialità poco sfruttata dal pensiero.
Secondo Matte Blanco i due tipi di logica (ordinaria e simmetrica) concorrono sempre, anche se in misura diversa, nelle esperienze che facciamo del mondo: in un'unica prospettiva, dunque, bi-logica.
•Luoghi privilegiati della logica simmetrica (in cui, cioè, essa prevale su quella ordinaria) sono i sogni, le isterie, le nevrosi, la follia, la creazione e la fruizione artistica.
 •Si tratta di quelle sfere in cui il non-senso sembra elevarsi ad unica norma possibile; in verità, sono quegli ambiti in cui la psicoanalisi è riuscita a rintracciare delle regole, dei principi, e a recuperare così il loro senso perduto.
 L'armonica unione del neonato col seno viene rotta e il bambino imparerà a concepire come separato ciò che considerava unito (l'io e l'altro): è l'alba del pensiero cosciente (come afferma Matte Blanco), che conosce per divisione e contrapposizione.
Ciononostante, questo originario atto di traduzione del modo simmetrico ("esiste solo un Io-Tutto") in termini di asimmetria ("esiste un Io e tanti Non-Io") nasce da una condizione di serenità primordiale, e sarà conservata in noi come la verità di certi livelli più profondi (più inconsci) della psiche:"l'unità di tutti gli esseri, al di là dell'individualità di ognuno di essi".

L'INTERVENTO CLINICO MULTIDISCIPLINARE PER LA PERSONA CON DISABILITA


Istituto Italiano di Psicoanalisi di gruppo di Milano 
in collaborazione 

con la Cattedra di Pedagogia Speciale dell’Università di Bologna 

presenta

Corso di Alta Formazione 

L’INTERVENTO CLINICO MULTIDISCIPLINARE PER LA PERSONA 
CON DISABILITA’

Programma

30 marzo 2013

9.00 - 10.00 Apertura del corso    
10.00 - 11.00 La Classificazione ICF Ajovalasit   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 La Classificazione ICF Ajovalasit   
12.15 - 13.15 Le disabilità intellettive: alcuni cenni nosografici (RM, autismo, ecc.)   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 Il contributo delle neuroscienze alla diagnosi neuropsicologica Riva   
15.00 - 16.00 Il contributo delle neuroscienze alla diagnosi neuropsicologica Riva   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.00 Gruppo esperienziale sul corpo Persico   
17.00 - 18.00 Gruppo esperienziale sul corpo Persico  

20 aprile 2013

9.00 - 10.00 La legislazione nazionale ed internazionale in materia di disabilità Fazzi   
10.00 - 11.00 convenzione onu Fazzi   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 Mappatura dei servizi Ajovalasit   
12.15 - 13.15 Case management Ajovalasit   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 La comunicazione della disabilità Selicorni   
15.00 - 16.00 La comunicazione della disabilità Selicorni   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.00 Gruppo esperienziale su musicoterapia Toshimoro   
17.00 - 18.00 Gruppo esperienziale su musicoterapia Toshimoro  

18 maggio 

9.00 - 10.00 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
10.00 - 11.00 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
12.15 - 13.15 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
15.00 - 16.00 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo   
17.00 - 18.00 l'emozione di conoscere e il desiderio di esistere Cuomo  

22 giugno

9.00 - 10.00 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
10.00 - 11.00 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
12.15 - 13.15 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
15.00 - 16.00 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia   
17.00 - 18.00 le pragmatiche della comunicazione e i modi delle relazioni Elisabetta Bacciaglia  

22 giugno


9.00 - 10.00 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
10.00 - 11.00 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
12.15 - 13.15 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
15.00 - 16.00 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola   
17.00 - 18.00 il modello empatico relazionale e il progetto amico Alice Imola  

21 settembre

9.00 - 10.00 La famiglia con disabilità gruppo incontro  con genitori cerabolini   
10.00 - 11.00 La famiglia con disabilità gruppo incontro  con genitori cerabolini   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 siblings.  gruppo incontro con fratelli cerabolini   
12.15 - 13.15 siblings.  gruppo incontro con fratelli cerabolini   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 Elaborazione lutto e separazione Campione/Rossi   
15.00 - 16.00 Elaborazione lutto e separazione Campione/Rossi   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.00 Gruppo esperienziale sull'elaborazione lutto Campione/Rossi   
17.00 - 18 Gruppo esperienziale sull'elaborazione lutto Campione/Rossi  

12 ottobre

9.00 - 10.00 Disabilità e psicopatologia campione   
10.00 - 11.00 Disabilità e psicopatologia campione   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 resilienza, capacita riflessiva,                                             campione   
12.15 - 13.15 resilienza, capacita riflessiva,                                             campione   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 DISABILITA E DIST BORDERLINE IN ADOLESCENZA Ganzetti   
15.00 - 16.00 DISABILITA E DIST BORDERLINE IN ADOLESCENZA Ganzetti   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.00 Musicoterapia con bambini autistici Ragone   
17.00 - 18.00 Musicoterapia con bambini autistici Ragone  

16 novembre

9.00 - 10.00 Formare gli insegnanti/esperienze di lavoro Albanese   
10.00 - 11.00 Formare gli insegnanti/esperienze di lavoro Albanese   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 Scuole speciali - bisogni speciali Moretti   
12.15 - 13.15 Scuole speciali - bisogni speciali Moretti   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 metodo fuestein   
15.00 - 16.00 metodo fuestein   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 gruppo classe ajovalasit ++   
17.00 - 18.00 gruppo classe ajovalasit ++  

30 novembre

9.00 - 10.00 la psicoanalisi a confronto con l disabilita campione   
10.00 - 11.00 la psicoanalisi a confronto con l disabilita campione   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 gruppi multifamiliari comelli   
12.15 - 13.15 gruppi multifamiliari comelli   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 teoria e tecnica dei gruppi di Lello   
15.00 - 16.00 teoria e tecnica dei gruppi di Lello   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 il gruppo specializzato con SM citterio   
17.00 - 18.00 il gruppo specializzato con SM citterio  

14 dicembre

9.00 - 10.00 La disabilità nell'infanzia cerabolini   
10.00 - 11.00 La disabilità nell'infanzia cerabolini   
11.00-11.15 pausa   
11.15 - 12.15 l'adolescente disabile ganzetti   
12.15 - 13.15 l'adolescente disabile ganzetti   
13.15 - 14.00 pausa   
14.00-15.00 l'anziano disabilie rossi   
15.00 - 16.00 l'anziano disabilie rossi   
16.00 - 16.10 pausa   
16.10 - 17.10 l'adulto disabile e la sessualità campione   
17.00 - 18.00 chiusura corso campione