.

Blog fondato da Guglielmo Campione www.guglielmocampione.it

La mente può trovarsi in stati diversi , il sonno ,il sogno, la trance,l'ipnosi,l'attenzione fluttuante,
l'estasi,la preghiera,la meditazione,la creatività artistica e scientifica,
l'esplorazione dello spazio e degli abissi marini,l'agonismo sportivo.

Stati della mente pubblica lavori originali o già pubblicati con il consenso degli autori, interviste e recensioni di libri e promuove eventi culturali e scientifici.

Disabilità: domanda spirituale e scientifica radicale di Guglielmo Campione

di Guglielmo Campione

“Uno segnato ma non deturpato
 provato ma non prostrato,
vincolato e costretto
ma non destituito della natura umana,
meno libero di noi in certe sue estrinsecazioni
ma forse piu libero in altre”

E.Boncinelli


Come dice Edoardo Boncinelli nell 'introduzione al "Dolore innocente " di Vito Mancuso cui questo breve saggio è precipuamente ispirato, "siamo attrezzati ad accettare ,a comprendere e partecipare   perchè abbiamo il cuore , un organo antichissimo molto più che la ragione e l intelligenza,visto che il primo è in noi da centinaia di milioni d’anni e la seconda da due , tre milioni di anni" .

Ma quanto urgente è un pensiero caldo su questo tema gelido ?


IL GELO DEL PENSIERO NEO LIBERISTA EFFICIENTISTA .


In un recente saggio pubblicato su "Invisibili, il blog del Corriere della sera" dedicato alla disabilità, Claudio Arrigoni ricorda che per  l’ O.M.S. esistono 500 milioni di persone in situazione di handicap , in italia 4 milioni e mezzo.

"I primi deportati e uccisi in germania nazista ,ma anche in Norvegia, furono malati e portatori di handicap. Una Shoah che non si ricorda mai , con la complicità di medici infermieri, giudici e avvocati.

La follia nazista è partita dalla “vite indegne”: le persone con disabilità sono state le prime sulle quali è stato sperimentato l’orrore, a morire in massa, rinchiusi in una stanza con quel gas che entrava nel loro corpo, ma prima ancora uccisi con iniezioni. Non solo persone con disabilità intellettiva e malati psichici, ma anche disabili fisici e con malattie genetiche. L’idea del gas nacque per loro e fu poi adottata nei lager. Decine di migliaia, fra il ’39 e il ’41. Se ne contano oltre 70 mila, fra i quali 5 mila bambini. Ai quali se ne devono aggiungere almeno altri 250 mila dopo quella data, ma le cifre possono essere solo per difetto. Prima di ebrei, uomini e donne delle comunità Rom e omosessuali, oppositori politici.

Prima di tutti, color che sono considerati un ‘peso sociale’, i disabili.

Ausmerzen significa qualcosa di duro, che va fatto a marzo. Prima della transumanza, gli agnelli, le pecore che non reggono la marcia, vanno soppressi.
Prima la sterilizzazione, già dal 1933, che non cominciò certo in Germania: Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia erano le tristi avanguardie con leggi non diverse da quella tedesca, dove furono sterilizzate quasi 400 mila persone a partire dal ’34. Poi, nel ’39, è Hitler stesso con una lettera ad autorizzare i medici “a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l’umano giudizio”. L’inizio della fine. Parte l’Aktion T4, l’operazione di eutanasia forzata che prende il nome da Tiergartenstrasse 4, l’indirizzo di Berlino sede dell’apparato organizzativo, in un villino espropriato a una famiglia ebrea, e poi, dopo il ’41, l’Aktion 14F13, ancora più selvaggia e segreta. Sconvolgente perché non coinvolge le SS, la Gestapo, i militari feroci che sono nell’immaginario collettivo nazista.
Ci sono medici e infermieri a infliggere la morte e pene immani, giuristi e avvocati a giustificarla, inservienti e operai a dare la loro opera.
Centinaia, probabilmente ancor più. Ecco un altro motivo del silenzio, durato fino agli ‘90.
Era parte della società civile a essere protagonista del primo Olocausto nazista. La fine degli anni ’20 è stato uno dei periodi più difficili dal punto di vista economico e fu gioco facile far leva anche sui costi sociali delle persone con disabilità o malattie gravi. La propaganda di regime lavorò in questa direzione

Nella Germania Nazista  circolavano manifesti con la fotografia di un robusto lavoratore che portava sulle spalle ,non certo con la pietas di Enea portava il padreAnchise sulle spalle ,un handicappato ,insieme a grafici e cifre che testimoniavano come la spesa per l’assistenza ad una persona disabile costava molto più di quello che guadagnava un operaio" .

Christine Lagarde Direttore del fondo monetario internazionale ci dice nel presentare il Global Financial Stability Report che “Le implicazioni finanziarie del vivere più a lungo sono enormi se nel 2050 la vita media si allungherà di 3 anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell'invecchiamento della popolazione aumenteranno del 50 per cento”.
Nei prossimi anni le persone che invecchiano “consumeranno una quota crescente di risorse, pesando così sui conti pubblici e privati”.
"Forse la Lagarde probabilmente intendeva dire che nel 2050, quando i sistemi assistenziali e previdenziali saranno stati del tutto smantellati e una fetta enorme della popolazione sarà stata ridotta alla fame dalle ricette neoliberiste, allora la longevità sarà un problema. Non più per la società, per i longevi" .

Dove puo condurre l efficientismo di certe spending review ?

Nel suo prometeico tentativo di diventare una "società perfetta", la Danimarca sembra procedere a tappe forzate nel progetto di eliminare tutti i soggetti affetti dalla sindrome di Down. Nel 2004 il governo danese ha impresso una possente spinta a questa battaglia eugenetica offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi".

L’obiettivo pare sia quello di raggiungere il primato di unico Paese al mondo «Down Syndrome Free». Esiste anche una data entro cui realizzare il sogno: il 2030

SCIENZA, FILOSOFIA E RELIGIONI DI FONTE ALLE DISABILITA .

Agostino d’Ippona nel suo scritto Contra Academicos, ci ricorda Mancuso,affermava
che per quanto l’uomo cerchi di essere perfetto, è tuttavia destinato a restare sempre "umanamente uomo": «Perfectum, sed tamen hominem».

Secondo Mancuso, "la scienza nonostante la sua onnipotenza tecnologica e forse proprio per questo non può dire nulla sul senso finale dell’handicap perchè non conosce la categoria di senso e di fine, la teleologia o escatologia.

Ma la filosofia e la teologia possono e devono farlo.

 Sono questioni che pongono domande radicali , come diceva il poeta Thomas Eliot :
“Il genere umano non può sopportare troppa realtà”.

Per induismo e buddismo le malattie sono manifestazioni karmiche dovute ad accumulazioni di karma negative delle vite precedenti .
Un meritato castigo per le vite precedenti..
Anche lo Zoar libro principe della Qabala dice che bisogna pensare alla reincarnazione quando ci sono offese alla procreazione.
La stessa antroposofia di Steiner si richiama alla metempsicosi o trasmigrazione delle anime e a meritati castighi".
 Le scuole Steineriane concepiscono tra l ‘altroancora le vecchie scuole differenziali.

Nell’ambito del cristianesimo si alternano diverse concezioni ideologiche:
l’handicap nasce per punire, oppure per insegnare o per salvare.

Si è discusso nei secoli se Dio lo voglia , o meno .

Gesu in Giovanni 9, 3-4, di fronte ad un cieco, esclude reincarnazione e castigo .”Né lui ha peccato né i suoi genitori ma è cosi perche si manifestano in lui le opere di Dio “.

"Il dolore , l’handicap  paradossalmente ci conducono a questioni di senso fondamentali per la vita :

il cosmo, il creato ha un ordine, un senso, l architettura del creato  ha un ordine ?

e se si come possiamo spiegare il dolore, la nascita di persone malate ?

L’uomo è fatto a sua imago ? Se si, allora quale senso assume l’handicap ?

Perfezione , imperfezione,senso , non senso, ordine , entropia,caos, creazione.

La vita è tutta una contraddizione.

Mentre viviamo milioni di cellule muoiono e si trasformano, non siamo mai gli stessi ogni minuto che passa : “Panta rei” sia perche il fiume come diceva Eraclito non è mai sempre lo stesso ma anche perche un fiume di vita morte e cambiamento scorre incessantemente in noi e ci fa ogni istante diversi .

La via come affermazione di sé, come affermazione di potenza diceva Nietszche è contraddetta da questa continua corrente di rimodellamento attraverso la morte cellulare. Invecchiamento e morte si producono attraverso un analogo meccanismo, invecchiamento e riproduzione viaggiano insieme.

La vita è lotta ,sotto l egida di Polemos padre di tutte le cose o “Struggle for life” dice Darwin.

C’è chi assistendo a tutto ciò sente nascere il senso e il bisogno dell’esistenza d un Creatore.

Chi invece dice che più l’universo ci sembra comprensibile più ci appare senza scopo.

Forse hanno ragione entrambi ma, di fatto ,quel che è chiaro è che esiste la liberta che può generare belle e brutte cose ancora una volta contraddittoriamente"./V.Mancuso)

L’amore è una delle possibilità della liberta  non è una necessita, è un fatto spirituale non naturale è frutto della volere forse soprattutto come dice Zoia per i maschi e per i padri che non si fondano dal pdv del comportamento nel biologico e nell istinto come la donna e la madre.
La natura viene dalle nozze tra morte invecchiamento e vita riproduzione e ne viene generata anchesofferenza oltreche gioia.

"Il nostro è un sapere e un pensiero critico che sta nella dialettica e nella contraddizione , nelle antinomie.

“ Mors et vita duello conflixere mirando “cantavano i medioevali .

Se è vero questo ,allora possiamo restituire il senso del dolore della nascita o imperfetta alla contradditorieta fisiologica dell essere che ritroviamo anche tra  fede e ragione,tra ragion pura e ragion pratica, tra storia e spirito". ( Mancuso)

Disabilita : una  domanda spirituale e scientifica radicale che sfugge dunque da dogmatismi e assolutismi.


Bibliografia

Arrigoni C. Corriere della sera : "http://invisibili.corriere.it/2013/01/25/vite-non-degne-della-vita-lolocausto-nasce-per-i-disabili/

Mancuso V. " Il dolore innocente", Milano Mondadori

Zoia L. "L'eclisse del padre"

Zoia L. " Centauri, mito e violenza maschile", Laterza

Eliot T. " Quattro quartetti " .

Christine Lagarde e il "problema" longevità: come ti smantello lo stato sociale

Leggi l'articolo



LA RISCOPERTA DELLA COSCIENZA RITMICA NEL TARANTISMO Di Vincenzo Ampolo



Le parole di questo lavoro sono immagini sonore
che ho il piacere di condividere con voi.
V. A.



I Comunicati Sonori

Pulsazioni segnano l’alba della vita sulla terra.
Le voci della natura iniziano a manifestarsi.
La pioggia, il tuono, la risacca del mare, lo stormire delle fronde, il sibilo del vento…
L’uomo primitivo era immerso in un universo di suoni e ne subiva il fascino ancestrale con estremo stupore.
Il magico potere che il suono gli comunicava lo poneva nelle condizioni di ricercare la conoscenza di tutti i segreti racchiusi in quei suoni.
Probabilmente in una prima fase della storia dell’umanità, l’uomo concepì i suoni della natura come segnali. Presagi di vita o di morte, di gioia o di dolore, questi suoni accompagnavano la sua esistenza e la determinavano.
Successivamente però, a differenza degli altri animali, l’uomo non accettò passivamente la natura e i suoi fenomeni, ma cercò di resistere ad essa e di modificarla secondo i suoi bisogni.
L’associarsi con altri uomini non rimase soltanto un fatto istintivo; la comunità si assunse ben presto degli impegni di reciprocità al fine di cooperare per fini collettivi.
In questo senso il suono aiutò a coordinare le attività, in definitiva a comunicare.
Pare che nell’uomo di Neanderthal la sensibilità delle corde vocali non fosse eccessiva e che le loro funzioni fossero limitate. Il passaggio dalla laringe alla cavità della bocca era infatti più stretto che nell’uomo contemporaneo, mentre il velo paletale era più distaccato nella parte posteriore della laringe.
Da queste informazioni se ne ricava che l’emissione vocale dell’uomo primitivo doveva consistere in una quantità di suoni discordanti e penetranti: mugolii, stridii, schiamazzi ecc…
Le modificazioni successive degli organi vocali e uditivi permisero all’uomo di migliorare la percezione e l’emissione di suoni.
Secondo gli studiosi di etnofonia, l’uomo primitivo imparò a modulare la voce imitando i rumori della natura che sembravano porgergli dei messaggi utili.
Organizzati e ordinati secondo criteri di similitudine, i suonirecanti lo stesso messaggio furono affidati alla memoria e utilizzati all’occorrenza.
Per comunicare ad esempio la paura e l’angoscia, l’uomo primitivo imitò il rumore del vento; l’imitazione del ruggito del leone servì come segnale di uno stato di emergenza…
Il suono cominciava così ad avere un contenuto comune ed a diventare un fattore sociale.
Ben presto i suoni prodotti dall’uomo cessarono di essere legati all’imitazione dei suoni naturali e si determinarono in relazione ad oggetti specifici, nell’intento di denominarli.
L’emissione vocale di uno o più suoni aventi tale compito, diede vita alla parola e conseguentemente al discorso, che divenne una dimensione costitutiva della società stessa.
L’astrazione infine segnò il passaggio dal <> al <<mondo dei concetti>>.  Le parole staccate dai singoli oggetti iniziarono a vivere indipendentemente da questi, esprimendo sentimenti quali la gioia, il tempo, la vita, lo spazio.
Per altri versi l’uomo, oltre che ricercare suoni che esprimessero significati precisi, aveva da tempo avvertito il bisogno di modellare il rumore in modo da renderlo gradevole. Il suono prodotto dal battere ritmicamente le mani e i piedi, ornate di monili, su rudimentali strumenti a percussione e sullo stesso corpo dell’uomo aveva dato vita alla musica.
La musica aveva principalmente il compito di accompagnare le prime danze rituali di ringraziamento e di offerta creando un’atmosfera particolarmente magica.
In verità la comunicazione dell’uomo primitivo era il più delle volte una fusione di diversi fattori. La parola come il suono musicale si accompagnava a delle manifestazioni gestualiparticolarmente complesse nelle quali tutto il corpo partecipava in una tensione rivolta ad esprimere determinati significati.
Ai nostri giorni i linguaggi si sono moltiplicati e ulteriormentediversificati; ciò nonostante la musica segna senza dubbio i momenti più importanti nella vita di ogni uomo.
Frammenti di emozioni felici o tristi tornano alla coscienza ascoltando un canto o una musica che appartiene o che ci parla del nostro passato.
Proprio per non avere dei significati precisi la musica è anche considerata come un linguaggio universale, capace di parlare al cuore di ogni uomo per consolarlo, rincuorarlo, aiutarlo a superare momenti particolarmente difficili.
Squilli di tromba e rulli di tamburi hanno dato coraggio e forza sui campi di battaglia. Nelle trincee mesti cori improvvisati riportavano i giovani soldati alle loro case e ai loro affetti.
Ma ritorniamo alla fonte primordiale, quello della natura, quello degli organi del nostro corpo.
L’ascolto dei suoni dei nostri organi interni è estremamente utile per verificare il nostro stato di salute.
Lo scricchiolio delle ossa, le pulsazioni cardiache, gli sfregamenti pleurici, i sibili polmonari, i gorgoglii bronchiali possonodenunciare malattie o disfunzioni che riguardano la nostra unità corporea.
Ancora oggi quindi il suono non smentisce la sua funzione principale di “segnale”, di “comunicato sonoro”.
In un passato non molto lontano i nostri paesi e le nostre campagne del sud erano popolate da suoni-segnali che scandivano il tempo e il lavoro dell’uomo.
Il canto del gallo, il latrato del cane, l’ululato del vento… La campana della chiesa informava sui fatti più significativi che accadevano all’interno della comunità.
Inoltre le nostre campagne riecheggiavano di canti e cori che variavano con il variare delle stagioni e dei raccolti.
Vi erano canti per la vendemmia, altri per la mietitura, altri ancora per la raccolta delle olive.
Man mano che dalla campagna ci si muoveva verso i centri abitati, ai suoni leggeri si sostituivano dei suoni più caotici, ma pur sempre espressione di avvenimenti particolari (il vociare del mercato o di venditori ambulanti, i cori delle processioni, i suoni di feste religiose etc.
Ai nostri giorni questo paesaggio sonoro si è incredibilmente inquinato.
L’inquinamento acustico sovrappone dei rumori impersonali e nonsignificativi a quelle che sono le informazioni sonore dell’ambiente.
I rumori prodotti da elettrodomestici, apparecchi radio-televisivi, mezzi di locomozione e macchine agricole si sovrastano a vicenda.
L’aggressione sonora che subiamo costantemente ci allontana sempre di più dalla capacità di ascoltare i messaggi della natura.
D’altra parte, una modifica dell’atmosfera sonora equivale ad una modifica delle nostre stesse capacità recettive e reattive.
Per restituire eleganza ed equilibrio al nostro ambiente interiore c’è quindi la necessità di limitare i suoni sgradevoli e principalmente i suoni imposti.
Al contrario l’uomo moderno sembra circondarsi volutamente di suoni e rumori assordanti, forse proprio per evitare l’ascolto della propria “musica interiore” che diviene ogni giorno più disarmonica.
Suoni e rumori assordanti gli evitano di prendere contatto con le proprie emozioni, con i propri sentimenti, in definitiva con la propria capacità di interagire con il mondo della natura a cui egli sembra aver dimenticato di appartenere.


-Educare all’ascolto

I programmi della scuola elementare, riconoscendo il valore della realtà acustica, sia naturale che culturale, hanno postol’educazione al suono e alla musica come una delle necessità di un primo livello di alfabetizzazione del bambino.
Con questo atto, giustificato da tutta una serie di considerazioni estremamente attuali, l’educazione sonora acquista una dignità ed un posto nel processo educativo fino ad ora mai pienamente riconosciuto.
L’educazione, non più solamente musicale, (riferita cioè alla riproposizione di modelli da imitare) ma rivolta al mondo dei suoni nella loro globalità, viene messa in rapporto con tutto il processo di apprendimento del bambino all’interno di un progetto pedagogico vicino ai livelli più avanzati raggiunti da altre discipline.
Questo riconoscimento premia tutti coloro che, soprattutto all’interno della scuola materna ed elementare, ma anche nelle strutture psicopedagogiche che si occupano della educazione di individui in situazione di handicap, hanno operato attraverso esperienze acustiche e attività sonore rivolte allo sviluppo delle capacità percettive, cognitive ed espressive dei bambini ad essi affidati.
Da sempre, infatti, nelle più varie civiltà si è data importanza all’influsso dei suoni nella vita psicofisica dell’individuo.
La nostra totale “sordità” per quanto si riferisce ai segnali sonori che ci vengono dalla natura e dai nostri stessi organi interni,denuncia una carenza nei metodi educativi correnti, che hannotralasciato o semplicemente dimenticato di sintonizzarsi sull’antico “Akòasis” (ascolto del mondo) fondamentale per l’educazione, la crescita e la salute dell’individuo.
Al contrario, educare fin dalla nascita ad un “ascolto attivo”, significa potenziare le nostre facoltà e arricchire il nostro spirito.
Ma veniamo ad illustrare le problematiche legate allapsicosensorialità del feto e all’ambiente sonoro che accoglie il piccolo nato.


-Psicosensorialità del feto

L’immagine del mondo che un bambino possiede nel momento della nascita è un’immagine di tipo prevalentemente sonora(o).
L’orecchio infatti, che si forma tra il terzo e il quinto mese di gravidanza, è il primo organo a funzionare nella vita intrauterina.
Attraverso le relazioni neurologiche con tutto il sistema nervoso centrale e periferico, l’orecchio, conseguentemente alle informazioni temporali e spaziali che provengono ad esso sia dall’interno sia dall’esterno, ha la naturale capacità di stimolare le reazioni psico-motorie dell’intero organismo.
Particolarmente interessanti appaiono, d’altra parte, i rapporti tra l’orecchio e l’occhio, di cui quest’ultimo, nelle sue strutture interne dell’apparato vestibolare e del canale cocleare, rappresenta il “lettore” delle immagini percepite.
Il feto quindi, già dal sesto mese, sente, e addirittura ascolta e vivesia i suoni emessi dal corpo della madre, sia quelli provenienti dall’esterno dello stesso corpo materno.
Contemporaneamente a queste prime comunicazioni sonore ed in stretto rapporto con esse, si instaura una particolare comunicazione psichica tra la madre ed il figlio denominata daMashall Klaus con il termine “bonding”.
L’incapacità del feto a percepire le vibrazioni placentari, causata da alterazioni nella vita intrauterina, può infatti portare il bambino durante il suo sviluppo, ad un’incapacità di recepire parte della vita sensoriale e quindi a compromettere i suoi rapporti di tipo comunicativo-relazionale.
Premessa quindi la fondamentale importanza dell’ambiente sonoro intrauterino per la formazione psico-emotiva del futuro bambino,affrontiamo ora il momento successivo alla nascita.

-Ambiente sonoro e discriminazione uditiva

Il paesaggio sonoro che accoglie il bambino nel momento della nascita è certamente vasto e articolato.
Dai suoni ovattati e costanti di tipo prevalentemente ritmico, il bambino passa ad ascoltare suoni che lo nutrono emotivamente.
Tuttavia bisogna sottolineare un aspetto importante, quello cioè del rapporto privilegiato che il bambino continua con la figura materna e conseguentemente con le manifestazioni sonore che questo rapporto comporta.
Data infatti l’esperienza prenatale, caratterizzata dalle relazioniintraplacentari a cui abbiamo accennato, si capisce come il bambino impari a riconoscere primariamente i suoni legati alla madre, che hanno per lui un particolare effetto rassicurantegiacchè si ricollegano ad esperienze precedenti.
I passi della madre, ma ancor prima la sua voce e le sue parole, equivalgono alla sua presenza.
La discriminazione uditiva, infatti, inizia a svilupparsi nel bambino già nei giorni successivi alla nascita.
Prima che le parole acquistino un senso determinato, già la loro sonorità le privilegia rispetto ad altri suoni meno significativi.
La madre nomina gli oggetti al figlio, li presenta a lui attraverso il loro nome; in qualche modo glieli offre privandoli della loro negatività di oggetti sconosciuti. Dà un senso alla loro presenza.
Il nome del padre, della madre e del figlio stesso sono i termini dell’esistenza, dell’identità, del proprio ruolo nel mondo.
L’ascolto apre realmente le porte al significato.
Solo successivamente il bambino assocerà i suoni alle immagini, identificando anche visivamente i suoi interlocutori.
L’udire precede il pronunciare le parole.

La riproposta imitativa delle parole ascoltate passa attraverso un tentativo di attirare l’attenzione prima ancora dell’intendersi.
Successivamente il bambino attua quasi una ricerca sul suono in forma di gioco.
Gioca con le parole componendole e scomponendole. Privandole del loro senso per poi ridarglielo.
Accanto a ciò e contemporaneamente, egli attua delle sperimentazioni vocali che gli danno il senso delle possibilità sonore a lui disponibili.
In questo modo il bambino impara a legare il piacere con il suono, attuando creativamente una sorta di contatto sonoro che lo accompagnerà nella sua crescita. Non avendo infatti ancora attuato una severa distinzione tra il reale e ciò che è soltanto immaginario, fino al periodo di latenza (sei-sette anni), il bambino tenderà a ricadere nell’atteggiamento allucinatorio primario.
Secondo lo schema freudiano, il percorso dello sviluppo dell’apparato psichico, da centro reattivo motorio-allucinatorio a organo di pensiero, passa necessariamente attraverso l’ascolto e la riproposta verbale di suoni e rumori ascoltati, i qualicaratterizzano gran parte di quello che Piaget definisce come “il gioco dell’intelligenza”.


-La pausa silenziosa

Il silenzio non è naturale
È una conquista.
V. Ampolo

La premessa del silenzio è vantata da tutte le tradizioni e le culture antiche.
Il silenzio prepara al suono, alla risposta, all’atto creativo.
Nella ruminazione silenziosa la parola taciuta diventa scrittura;parola o suono in forma di segno.
Il silenzio più che marcare un’assenza è un momento costruttivo della persona; dà spazio alle forme espressive corporee, alla loro presenza.
Nella società tecnologica a cui apparteniamo, il silenzio è concepito come mancanza, una lacerazione del fragore nel quale siamo pressochè costantemente immersi.
Da qui l’imbarazzo, l’emozione, a volte la paura vera e propria del silenzio e l’incapacità conseguente di sopportarlo se non di accoglierlo e di ascoltarlo.
Nella scuola contemporanea, dopo aver per tanto tempo esasperato la funzione comunicativa della lingua, ci si avvia lentamente al riconoscimento ed al recupero di questo spazio interiore nel quale sono contenuti gli aspetti relativi allariflessione, alla funzione recettiva, alla creatività.
Attivare il silenzio positivo, come lo definisce R. Murray Schafer, equivale a esplorare l’universo sonoro al di là del dominio delle parole.
Nel silenzio ritrovato è possibile il contatto e la comunicazione con se stessi, il “parlarsi”, il sentire profondamente le emozioni che questo silenzio contiene.
La crescita dell’individuo passa attraverso la conoscenza del proprio silenzio interiore.





-Il risveglio della coscienza ritmica

Sembrava morta la nostra cultura, ma era solo addormentata.  Aveva bisogno del silenzio, dello spazio e del tempo necessario per risvegliarsi, per essere riconosciuta con affettuosa commozione, essere rimessa in luce e consapevolmente rivivere.
Uomini, donne, bambini e vecchi, avevano smarrito larisonanza con l'universo e con i suoi ritmi interiori ed eterni fino ad ammalarsi di insignificanza e di disarmonia.

L'arte di massa (la quale tende a minimizzare sia l'arte cosiddetta colta, sia quella popolare) propinata dai mezzi diinformazione sempre più al servizio dell'industria e del profitto, aveva fatto addormentare la coscienza ritmica dei popoli tanto che la cultura popolare del Sud sembrava dover scomparire o al massimo rimanere esposta nelle vetrine di qualche museo o tra le pagine scritte di pochi studiosi e ricercatori, come un morto repertorio senza alcuna utilità.
Finalmente la coscienza ritmica dell'uomo si è risvegliata, unpò in tutto il mondo, e per noi è stato il suono del tamburello a riportare il ritmo vitale nella nostra vita.
Ci siamo così ritrovati, come  per magia, o meglio, perincanto a rivivere un paesaggio sonoro pieno di storia, di echi dell'anima, di sinfonie coinvolgenti perchè attinte da un comune patrimonio culturale.
Il nostro popolo ha conservato e riscoperto il proprio ritmo edi riti ad esso legati.

Oltre il profano, lo scontato, il contaminato, l'irriverente, vi è sempre la possibilità di recuperare questo senso diappartenenza ad un tutto che ci contiene.
Come gocce d'acqua non più isolate ed insignificanti, ma partecipi di un'onda, all'interno di un'oceano sconfinato, ci si muove  lasciandosi trasportare dal ritmo.
La mediazione della musica e della danza crea la possibilità di  perdersi per ritrovarsi ancora,  la possibilità di sentirsi nel corpo ed oltre il corpo, di risvegliare energie sopite.
La tribù dei pizzicati  danza sotto la luna, vittima del morso della taranta  o più semplicemente del rimorso e del desiderio irrefrenabile di ritrovare il linguaggio originario della natura, con i suoi ritmi autenticamente vivificanti ed immutabili.
Le erbe, le pietre, i miti, i riti, le storie e la saggezza di un ritmo, al di là dei ritmi imposti da una società sempre meno a misura d'uomo, si ritrovano e si riconoscono.
Oltre il momento rituale è tuttavia possibile mettersi in ascolto dei rapporti musicali che operano intorno e dentro di noi.
Tutto ciò sembra rivivere nella ricerca e nella pratica esperienziale di un modo nuovo, ed eterno al tempo stesso, diintendere la vita nella sua accezione più completa e più salutare.
Risuonare con il ritmo del mondo, del proprio mondointeriore e della propria cultura, significa avviarsi verso la via del canto, liberando energie imprevedibili e risanatrici.
Si potrebbe riscoprire così la verità già espressa da Novalissecondo cui ogni malattia (e non solo il tarantolismo) è un problema musicale, e la guarigione una soluzione musicale, che richiede dal medico un talento musicale.  

E' questo un fatto ecologico estremamente importante.

L'ecologia deve andare oltre la pura e semplice lotta alle buste di plastica e alle lattine che inquinano mari e boschi, alle piogge acide ed ai residui di petrolio; essa deve prendere in considerazione anche l'ambiente sonoro, spesso estremamente inquinato e    risanarlo.

Tuttavia, e questa è una mia teoria che molti potranno non condividere, il rituale può cambire, essere addirittura talmente mascherato da apparire irriconoscibile.

"Intorno ad un fuoco sull'aia di una fattoria o nel cerchio magico di una pista all'interno di una discoteca metropolitana, giovani energie cercano qualcosa, che spesso appare non evidente, attraverso un rito che ha nel suono e nella danza i suoi elementi più significativi.
Il suono comunica, evoca immagini ed emozioni, scatena energie inimmaginabili ed allarga i limiti del  sentire e dell'esistere.  
Le persone che ballano, coperte di plastica e metallo, all'interno di uno scenario surreale creato da una tecnologia d'avanguardia, non cercano qualcosa di diverso da coloro che, recuperando suoni antichi, legati alla natura ed ai suoi eventi, si ritrovano in una festa popolare.
In entrambi i casi si assiste ad una sorta di "partecipazione mistica" nella quale ci si sente parte di un tutto al di fuori del tempo e dallo spazio, in un'oasi felice, in un paradiso ritrovato e rivissuto all'interno della festa e del rito ad essa legato.
Per altri versi non credo che esista una forma di comunicazione che non sia anche oppio, cioé stordimento e suggestione, soprattutto se si rivolge ad un elevato numero di persone.
Tuttavia, la storia di ogni persona è legata ad un ritmo più o meno armonico.
Tutto l'universo ed ogni elemento dell'universo è caratterizzato da situazioni ritmiche che danno conto dell'esistenza della singola entità.
Dovremmo creare, così come in America, dei "Circoli di percussione" capaci di operare nelle case di riposo, nelle scuole, nelle prigioni, nei reparti di psichiatria.
E tuttavia ricordiamoci che l'arte e terapeutica di per se e nonsolo quando è prescritta e somministrata in dosaggi di tipo farmacologico, in situazioni e luoghi che sono della cura e non dell'arte.
Ho imparato da Luigi Lezzi come il nostro tamburellosintetizzi la necessità di un ritmo costante insieme alla necessità di un ritmo caotico dato dai cerchietti di metallo che circondano il cerchio di pelle.
I movimenti ondulatori della coscienza ricercano l'uno e l'altro, come la veglia e il sonno.
Come nella pratica ZEN il caos è necessario perchè la nostra mente si possa lasciare andare e una coscienza superiore possa emergere.
Il suono del tamburello comprende l'ordine ed il caos,  il bisogno di cadenze rassicuranti, simili a quelle ascoltate nel ventre materno, con il bisogno di perdersi per ritrovarsi ancora, fuori dal ventre materno con la voglia di ritornarci .
      Come in una trance estatica, come in un atto d'amore.



PSICOANALISI E DISABILITA di Guglielmo Campione


Lorenzo Perrone
"Alpha e Omega"


“Il genere umano non può sopportare troppa realtà”

Tomas Eliot “Quattro quartetti”



PSICOANALISI E DISABILITA : BREVE STORIA


Tradizionalmente, gli ambiti della disabilità e dell’handicap hanno escluso la possibilità di un approccio di tipo psicoanalitico.


Ciò è accaduto perché la psicoanalisi (nelle sue varie forme) é stata considerata inefficace laddove il fattore biologico interferiva con il processo psichico e/o laddove la prestazione intellettiva inferiore alla norma sembrava essere ostacolo insuperabile al raggiungimento di qualsiasi insight. rispetto alla disabilità e all'handicap. La psicoanalisi ridotta al solo tema dell’analizzabilità del soggetto.


Ma, dobbiamo chiederci, la Psicoanalisi oggi è solo questo ?


Non è stato posto a sufficienza il problema della soggettività e delle relazioni possibili.


La psicoanalisi è anche , in fatti, oggi, contenimento, reverie, pensabilità ,trasformazione degli elementi protomentali in elementi mentali piu raffinati e pensabili o sognabili o artisticamente esprimibili e dunque comunicabili ,funzione alpha dell’individuo e funzione gamma del gruppo secondo Bion , funzione psicoanalitica della mente, teoria della mente e capacita riflessiva(Fonagy)


L’apprendere dall’esperienza, la trasformabilità delle emozioni, l’apprendimento come esperienza catastrofica di cambiamento tollerabile se vi sono oggetti interni buoni e organizzati ed una stabilità del sé, la mentalizzazione ,il "tenere a mente la mente propria e altrui,il "rappresentarsi internamente gli stati mentali", riferiti a se stessi e altri.


La “funzione psicoanalitica della mente” (Hautmann, 1981), intesa come capacità di entrare in relazione con l'altro e nello stesso tempo riflettere su di sé, ha le sue radici in una tendenza all'alterità presente fin dalla nascita, anche se in modo primitivo; e che tale funzione naturale sia capace di svilupparsi. per il suo sviluppo è fondamentale il rapporto che viene a crearsi tra il bambino e l'ambiente di allevamento.


L'analisi della letteratura d’orientamen­to psicoanalitico esistente dedicata all'insufficienza mentale rivela che sono stati affrontati so­prattutto due tipi di problematiche.





Da una parte vi sono studi che considerano le pos­sibilità di intervento sugli eventuali distur­bi emotivi e affettivi di bambini con ritardo mentale.


Dall'altra ve ne sono altri che cercano di definire la natura delle re­lazioni che si instaurano fra un minore con ritardo mentale e i suoi genitori.


In am­bedue i casi alcuni studiosi si chiedono se eventuali disturbi a livello affettivo e com­portamentale debbano essere considerati come un effetto diretto di lesioni o disfun­zioni a livello neurologico o se viceversa essi siano un prodotto delle particolari re­lazioni affettive che si sono instaurate fra il bambino e i suoi familiari.


DISABILITÀ E TRAUMA GENITORIALE DELLA NASCITA


Nella comunita psicoanalitica,fu Otto Rank a parlare per primo di Trauma della nascita riferendosi all’esperienza dolorosa di separazione del nascituro/a. Ogni essere umano soffre, alla nascita, il più intenso trauma della vita, trauma mai completamente superato e responsabile dell'inconscio universale desiderio di ritorno nel grembo materno.
La nascita costituisce un trauma originario della venuta al mondo del bambino vedendo in esso il paradigma dei traumi che in seguito l’adulto affronterà nella sua crescita


Fornari (1983) che considera la nascita, come Rank, esperienza mutilatrice. L'ipotetica mutilazione del sé conseguenza della nascita attiverebbe, per Fornari, il fantasma del desiderio di rientrare nel corpo materno come atto riparatorio alla catastrofe ontogenetíca della nascita


Gaddini (1984) propone della nascita è quella non del trauma ma del "dramma" fisiologico, dramma corrispondente al radicale mutamento delle precedenti modalità funzionali: dramma in quanto sconvolgimento del funzionamento precedente


Corrao (1984), sempre a proposito della nascita ed in sintonia con Greenacre, afferma che la violenza di un urto psichico con il mondo esterno può essere trasformata nell'efficacia teleonomica di un'organizzazione nuova. Oltre che di regressione quindi Corrao parla anche di una progressione traumatica che può valere per la possibilità di una teoria traumatica della conoscenza. In sintesi, quindi, il trauma inteso come evento in grado di favorire un cambiamento non necessariamente regressivo, ovvero non necessariamente permeato di istinto di morte.


Winnicott (1949)introduce il concetto di "esperienza della nascita" oltre a quello di "trauma" della nascita.
"E' possibile che l'esperienza della nascita sia così dolce e piana da essere relativamente poco importante; al contrario, l'esperienza della nascita anormale oltre un certo limite si trasforma in un trauma e diventa di conseguenza estremamente importante


Nell’handicap il trauma della nascita pare riguardare soprattutto i genitori .


Se ,come dice Lacan, la condizione umana della “Mancanza” rappresenta il principale significante e la principale condizione generatrice di desiderio il Bambino è, viceversa, vissuto spesso come risarcimento della manque esistenziale originaria


Un Bambino che nasce con handicap non solo non è risarcimento ma è anche una specie di castigo che induce profondi sensi di colpa..


Maud Mannoni Psicanalista di ispirazione lacaniana, specializzata nella psicanalisi infantile,ha compiuto studi sul bambino affetto da gravi deficienze intellettuali. Attraverso la ricostruzione delle comunicazioni distorte la Mannoni cerca di individuare le cause che tengono legato il soggetto mentalmente debole al suo sintomo.


Ne ”Il bambino ritardato e la madre” afferma : “Quale che sia la madre, la nascita di un figlio non corrisponde mai del tutto a quello che essa si aspetta. Dopo la prova della gravidanza e del parto, dovrebbe arrivare al compenso, che farebbe di lei una madre felice.Infatti sono proprio i fantasmi materni a orientare il bambino verso il suo destino.Anche nel caso in cui è in gioco un fattore organico, il bambino non ha da far fronte soltanto ad una difficoltà congenita, ma anche al modo in cui la madre elabora questa menomazione in un modo fantasmatico che finirà per essere comune ad entrambi”.Una volta distrutto il sogno del bambino "perfetto", i genitori rimangono con le aspirazioni frustrate., il Super Io minacciato, un senso di colpa, una sensazione di inadeguatezza. "Quando un bambino non risponde alle aspettative della società viene biasimato e così pure i suoi genitori. Spesso i genitori fanno un'autocritica intransigente e si fanno carico del fallimento dei propri figli".


Solnit e Stark (1977) in un loro saggio esemplificano molto bene quale possa es­sere il contributo della psicoanalisi alla com­prensione delle reazioni materne alla nasci­ta di un figlio con handicap. Il fondamento teorico del loro lavoro è la spiegazione for­nita dalla psicoanalisi del processo di lutto (inteso in questo caso come perdita del bambino sano desiderato). «Durante la gravidanza, la preparazione psi­cologica al nuovo bambino comporta normal­mente il desiderio di un bambino perfetto e la paura di un bambino con qualche deficit. È molto probabile che si verifichi sempre una cer­ta discrepanza fra i desideri materni e il bam­bino reale: elaborare questa discrepanza diven­ta uno dei compiti evolutivi della maternità im­pliciti nell'instaurarsi di una relazione sana tra madre e bambino. Tuttavia quando la discre­panza è troppo grande, come quando nasce un bambino handicappato o quando i desideri della madre sono troppo irrealistici, può insorgere un trauma» . «Nel momento in cui la mamma si prepara a essere nutrita dalla gratificazione per la pro­pria esperienza creativa e si dispone ad allevare il suo bambino, le sue capacità di adattamento vengono sopraffatte perché non è riuscita a creare quello che voleva e si sente danneggiata dal "nuovo" bambino, dall'organismo difettoso a cui ha dato vita. Proprio come la gravidanza di per sé è una crisi normale irreversibile, an­che Tessere handicappato o ritardato è una con­dizione che non può essere modificata.La na­tura ineluttabile dell'handicap intensifica la sensazione materna di essere stata ingannata: non è riuscita ad ottenere ciò che si era così laboriosamente preparata a creare e a produrre» .


Sheldon R. Rapaport (1987)ha conside­rato la problematica dei disturbi del com­portamento e dello sviluppo dell'Io in un bambino cerebroleso concentrando la pro­pria analisi sullo sviluppo delle funzioni dell'Io «evitando di dare per scontato che il danno subito dal tessuto nervoso abbia una parte pre­ponderante nel causare i disturbi del comporta­mento e del pensiero. Ciò non significa che tale danno è del tutto irrilevante, ma piuttosto che ancora non sappiamo esattamente in che misura siano ad esso imputabili i disturbi presentati dal bambino» .


«Non appare giustificato considerare il com­portamento istintivo ed impulsivo del bambino cerebroleso come risultante unicamente dalle lesioni del tessuto nervoso» .





J. LACAN ,LA DEBILITÀ ,LA SOGGETTIVITÀ PECULIARE DEL DISABILE E LA MODERNA “TEORIA DELLA MENTE”.


Roberto Casavola e Angelo Villa hanno estratto dal complesso universo dell’opera di J. Lacan diversi riferimenti alla disabilità mentale ,che Lacan chiama Debilità:


· La debilità è una categoria generale che si applica a tutti


· La possibile psicotizzazione del debile


· La posizione del bambino rispetto al “discorso” dei genitori



1. Non saper leggere tra le righe


La capacità di saper leggere tra le righe va al di là del senso immediato poichè si può leggere altro intorno a cui il discorso gira. E’ fondamentale per far questo essere dotati di capacita di astrazione e simbolizzazione.


Il concetto di Teoria della Mente è definito come la capacità cognitiva di rappresentazione dei propri e altrui stati mentali, in termini di pensieri e credenze, ma anche di desideri, richieste e sentimenti, in modo tale da poter spiegare e prevedere il comportamento.
Sembra plausibile ipotizzare che la Teoria della Mente sia una capacità cognitiva innata nell’essere umano, il cui processo di sviluppo è influenzato in parte anche dal contesto culturale del soggetto ed è relativamente indipendente dal suo livello intellettivo (Fletcher et al., 1995).
La Teoria della Mente è una capacità sempre “on line” negli umani e permette a ogni persona di interpretare segnali dell’ambiente sociale che supportino o disconfermino le proprie convinzioni sulla realtà, di estrarre da un discorso il significato rilevante e, nella comunicazione umana, di oltrepassare il significato letterale di parole ed espressioni sulla base di informazioni contestuali. Permette, inoltre, di distinguere tra realtà e finzione (far finta di…), tra le proprie credenze e quelle di un’altra persona, tra uno scherzo e una bugia, di riconoscere le false credenze, di comprendere le metafore, l’ironia e le situazioni cosiddette di faux pas (gaffes).


Fonagy ha sottolineato , da questo punto di vista, l’importanza della metacognizione . della relativizzazione , metaforizzazione come funzioni mentali antagoniste alla letteralizzazione, allo
stare alla lettera,al pensiero concreto, alessitimico, al pensiero operatorio.


Main (1991) e Fonagy (1991, 1993) hanno posto in relazione lo sviluppo delle capacità di rappresentazione degli stati mentali con la qualità del rapporto di attaccamento del bambino con il o i caregivers. Secondo Fonagy, una buona capacità riflessiva nel caregiver aumenta la probabilità che il bambino instauri un attaccamento sicuro nei suoi confronti e sviluppi un’adeguata capacità di mentalizzazione. Una relazione di attaccamento sicuro offre al bambino la possibilità di esplorare la mente del caregiver e, in questo modo, di imparare a leggere gli stati mentali altrui.
Qualora il bambino non sviluppi un attaccamento di tipo sicuro si assisterà, invece, ad una vulnerabilità del soggetto a sviluppare sofferenza psichica, nonché possibilità di sviluppo di forme francamente psicopatologiche.


2.Oscillare tra due discorsi


Il disabile mentale non è saldamente installato in un discorso ma galleggia o oscilla tra due discorsi possibili, come se si fosse sempre un po’ fuori strada Per essere soggetto bisogna attenersi a un discorso o sapere ciò che si fa.L’oscillare fra due discorsi possibili conduce a disordine, allo svicolare alle domande, al non dare risposte congrue, al sottrarsi a un compito.


3. L’apparente non capire


Consiste nel non assumersi la responsabilità di una collocazione nel discorso e lasciare all’altro la decisione sul senso da dare alle affermazioni. Il soggetto ,dice Lacan ,non si presta ad essere l’agente del dire. L’impressione che non tutto è cosi debile e che dice cose enormi come se dicesse delle inezie, come se non cogliesse la portata di cio che dice.Come se fosse troppo attaccato al suo dire e non facesse distinzione fra cio che si dice e cio che ha causato il dire quella cosa lì.


4. La psicotizzazione. l'ossessivita , la sterotipizzazione del debile


Il rapporto con il significante è unico nel debile mentre un significante rinvia sempre ad altri significanti. E’come se il disabile si identificasse con un significante pietrificato che non rimanda ad altro. Ne derivano, tratti di ossessività, stereotipizzazione.


5. La dipendenza dal dire dei genitori


Tanto piu il bambino sente dire che non è capace tanto piu non sara capace di farle.


6. Il posto del bambino nel fantasma materno.


Secondo Lacan il bambino disabile è trattato come un oggetto e non come un soggetto desiderante perché i genitori e piu spesso le madri ,hanno risposte sempre pronte come se sapessero tutto sul loro bambino.



LO SPECCHIO ROVESCIATO CHE OFFRE IL DISABILE E IL RISPECCHIAMENTO DELLA FRAGILITÀ ONTOLOGICA.


Come suggerisce Angelo Villa “un soggetto nasce due volte come diceva Pontiggia nel suo famoso romanzo e come ha sottolineato Zoia in “Nascere non basta”.


Si nasce come soggetto la seconda volta.


La domanda fondamentale che fonda la possibilità di essere soggetto è : Che desideri ?Perché questo avvenga è fondamentale che la madre metta in gioco il suo desiderio e giochi con lui sinceramente.

Sin dalla nascita un bimbo con handicap mette di fronte ad uno specchio del tutto speciale.

Non è il solito specchio che rimanda l’immagine desiderata , non è uno specchio che conferma, è una specie di specchio asimmetrico che rimanda un’altra immagine.

Non quella della normalità tranquillizzante,del perfetto funzionamento , della conferma di sé e della propria famiglia di appartenenza, della propria cultura di appartenenza.

Ci arriva un’altra immagine che contiene anche elementi di vulnerabilità , di fragilità che rimandano sensibilmente alla fragilità della nostra condizione di umani. Quella fragilità , quella mortalità che è la nostra cifra piu tipica e che è soprattutto tipica dei bambino, degli anziani, dei malati, degli emarginati.

E’ un immagine riflessa che atterrisce , spaventa perché ci ricorda in realtà qualcosa che ci è molto familiare. La fragilità di tutti “.

Come dicono Eugenio Gaburri e Laura Ambrosiano in “La spinta ad esistere” :


”Nella nostra epoca si cerca di organizzare la vita in modo sempre piu conformistico, non si vuole sentire il dolore e non ci si accorge di cio quasi come se si ambisse a essere ne vivi ne morti,si ha paura senza sapere perché né da dove essa proviene e come proteggersi: tutto sommato restare ottusi porta ad un adattamento senza tanto dolore !

Che orribile parola adattamento, disadattamento. Tutti i bambini, e forse i bambini disabili in particolare, ci chiedono di non conformarci per poter essere davvero soggetti e non copie transgenerazionali e che se questa apparente armonia sociale conformistica dell’accettazione del disabile“politically correct” si rompe ( a scuola, nel mondo) si sviluppa un attrito -è vero- ma che grazie ad esso si anima la spinta ad esistere a vivere la propria vita in modo piu autentico e meno adattato alle norme imposte.

Nei disabili come in tutti c’è una persona che sta lottando per nascere come soggetto farà diverse esperienze di diverse morti e rinascite ed ogni volta attraverserà il conflitto tra desiderio di armonia ,consenso- conformismo e attrito per affermarsi come esseri singolari , speciali.

Il disabile mette in mostra in modo paradigmatico la tematica del rispecchiamento e dell’identità nelle relazioni : fare i conti con quel naturale rispecchiarsi negli altri come appendici dei nostri desideri o delle nostre rivendicazioni, rivincite , tutte esperienze che spesso ci hanno bloccato in passato come vittime dei desideri o delle paure dei nostri genitori a loro volta ereditate dai loro in una ruota transgenerazionale senza fine e senza pensiero.

Questo è l’amore gratuito e incondizionato , la tenerezza. come ricorda Gaburri.

Essere guardati per quello che siamo .

La tenerezza è una curiosità e un trasporto da persone che non si aspettano nulla in cambio,è una gratuità per cui l’altro sente di essere amato senza dover dare qualcosa in cambio.

Non è : se sei cosi ti amo , se sei diverso da come ti voglio non ti amo.

Non ci sono aspettative assolute di soddisfacimento e si è disposti a lasciarsi colpire da quello che l’altro è , fa, esprime senza altre mete..

Un piacere gratuito di fronte alla sua potenziale diversita e unicità.

Dice Gaburri, “Di solito guardiamo gli altri con gli occhi del nostro gruppo di appartenenza ,della nostra mentalità e aspettative: se l’altro non corrisponde con certe aspettative si angosciamo, ci spaventiamo, ci preoccupiamo..


In realtà la vera domanda è : sei disposto a farti sorprendere e disorientare ? Se gli ideali tacciono allora siamo davverò lì !”.



LA SOGGETTIVITA DEL DISABILE NELLE RICHIESTE RELAZIONALI.


F. Lolli ha sintetizzato in modo utile le tipologie di richieste relazionali piu frequenti nella relazione con il disabile mentale.


1. Puoi riflettere un immagine non contraffatta di me ?

I genitori rinviano al figlio un’ immagine autentica o viziata da aspettative,proiezioni, indennizzi ecc?


Il disabile puo non riuscire a fermare i genitori nel farsi aspettative: si puo sviluppare una cronica condizione di castrazione rispetto all’ideale irraggiungibile dei genitori del “come se” non fosse successo nulla.


Nella seconda condizione il soggetto puo essere schiacciato tanto dall’handicp da essere ridotto a solo deficit.


La domanda relazionale di autenticità puo essere : puoi stare in relazione con me senza né negare né amplificare l’handicap ?


La mia diversita puo messa in gioco , soggettivata ?



2. Puoi tutelare la mia intimita ?

Il disabile vive spesso come in un Truman show,come se le pareti della sua casa fossero di vetro in una condizione in cui il diritto alla privacy e all’autodeterminazione è attaccato inconsapevolmente , spesso anche per zelo . Questa condizione provoca angoscia, condotte di fuga ,apatia, ritiro o vagabondaggio cme difesa estrema dall’intrusione.


La richiesta nella relazione è quindi quella di difesa da eccessi d’intrusione, di direttivita,di arbitrio , di adeguamento alla norma, da parte di insegnanti, educatori , medici e persone comuni .




Puoi mediare tra me , il mio mondo e il mondo degli altri ?


Secondo Mannoni, trattato come soggetto il minore con insufficienza mentale perde di colpo ogni pun­to di riferimento identificatorio.


“Non sa più chi è né dove va. E spesso sente la tentazione di rimanere nella ebetudine piuttosto che avventurarsi da solo nell'ignoto»


Per aiutare veramente il bambino con in­sufficienza mentale è necessario, vederlo «come soggetto parlante. Questo soggetto non è quello del bisogno, né quello della con­dotta e nemmeno quello della conoscenza, ma un soggetto che con la sua parola rivolge un appello, cerca di farsi intendere, si costituisce in un certo modo nella sua relazione con l'al­tro»


La limitata disponibilita del linguaggio, l’alterato rapporto col simbolico. La difficolta ad un uso metaforico del linguaggio pone la richiesta di una mediazione comunicativa con gli altri.


Come s’è visto, in presenza di carenze nella formazione di una teoria della mente nel linguaggio del disabile non c’è malinteso o ambiguità, come se fosse attaccato al suo dire e non riuscisse ad andare al di là .Non dice cio che vorrebbe o dice cio che non vorrebbe. C’è una sclerotizzazione , monotonia e monotematicità del significante, una semplicita o iperconcretezza , una difficolta leggere tra le righe,a pensare che i messaggi sono sovradeterminati dagli stati emotivi degli altri.


Da questi presupposti ne deriva la necessita inconscia del disabile divedere nell operatore o altro un luogo dove mettere qualcosa di mentale in attesa di trovare un senso.


Questo comporta la necessità di stare attenti e aperti per cogliere anche solo una frazione significativa del discorso che possa fungere da traccia , ascoltando,valorizzando e significando le sue espressioni,sapendosi stupire e sorprendere della sua capacità di comprensione.



4. Richiesta di presenza disinteressata


C’è una certa caratteristica facilita e rapidita con cui il disabile sostituisce le figure di riferimento , come se vi fosse una difficolta a fare il lavoro del lutto per la difficolta di funzionamento simbolico nella separazione dall’altro e nel tollerare l’assenza e sostituirla con qualcosa di non tangibile.


All’operatore è richiesto un sacrificio narcisistico poiché deve accettare che viene scelto per la funzione che svolge e non per le sue capacita o prerogative personali.




Richiesta di regolazione del super io.


Spesso il disabile si trova imprigionato tra le istanze del dovere essere e quelle del voler godere .


Se si adatta troppo al primo super io puo diventare ossessivo , docile, mansueto, ligio,scimmiottante e lasciarsi plasmare dalla regola che dice cio che è meglio per lui.


La richiesta in questo caso è quella di ridurre la severita normativa


Se si adatta troppo al secondo puo essere vittima di richieste pulsionali erotiche o distruttive in una specie di tirannia pulsionale dove la


ribellione non è un atto di libertà ma di dipendenza patologica e asservimento all’impeto lipidico : la soggettivita si esprimera solo se libera dall’obbedienza cieca.


La richiesta in questo caso è quella di pensabilità di una misura con cui contenere la libido .






BIBLIOGRAFIA



Ali S.” La Teoria Della Mente” in Guglielmo Campione Stati Della Mente http://statidellamente.blogspot.com


Casavola R. “Debilita E Psicosi “ In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva , F.Angeli


Corrao F., Il trauma come evento organizzatore, in A cura di AA. VV, Il trauma della nascita la nascita del trauma, Atti del convegno, IES Mercury


Fattori L., Benincasa G., 1996, Psicoterapia Psicoanalitica E Deficit Cognitivo, Raffaello Cortina


Fonagy P. , Target M., Attaccamento e funzione riflessiva .Cortina.


Fornari F., La lezione freudiana .Per una nuova psicoanalisi, Feltrinelli, 1983 in Gaddini E., (1953-1985), Scritti, Cortina


Gaburri E. , Ambrosiano L. “La Spinta ad Esistere”Borla


Gaddini E., Trauma della nascita e memoria della nascita, in A cura di AA. VV Il trauma della nascita la nascita del trauma, Atti del congresso, IES Mercury


Hautmann G. "I percorsi formativi delle principali scuole di psicoterapia in Italia"in Benvenuto S. & Nicolaus O.”La bottega dell'anima, Problemi della formazione e della condizione professionale degli psicoterapeuti” ,Franco Angeli


Lacan J., seminario 10.12 1974,Ornicar,n.3,1974


Lacan J.,Il seminario,Libro XI, i quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Einaudi


Lacan J., “Lo stordito” in “Scilicet”, Feltrinelli


Lacan J.,” due note sul bambino “ La psicoanalisi, Astrolabio



Lolli F.” La Relazione Con Il Disabile Mentale: Questioni Di Transfert” In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva”.F.Angeli


Mannoni, 1964, Il Bambino Ritardato E La Madre, Boringhieri .


Mannoni, Rapaport, Solnit e Stark, L'approccio psicoanalitico, http://www.ritardomentale.it/index.php?option=content&task=view&id=71


Pontiggia G., Nati due volte, Mondadori


Rank O., (1924), Il trauma della nascita , SugarCo, Milano


Villa A. “ Handicap E Soggettività “ In “Mente E Inconscio Nella Disabilita Intellettiva”, F.Angeli,


Winnicott D.W., (1949), Ricordi della nascita, trauma della nascita e angoscia, in: Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli


                                                                           


MARION MILNER di Guglielmo Campione

CREATIVITA E TRASCENDENZA NELL’OPERA DI MARION MILNER


Relazione tenuta al Covegno "  Le arti, la mente, lo spazio,la cura", Rozzano ,Milano,17 settembre 2010




 "L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è".
 Paul Klee


"Dì a Serret che mi dispererei se le mie figure fossero corrette, digli che non desidero siano accademicamente corrette, digli che voglio dire: se si fotografa uno zappatore indubbiamente allora non starebbe zappando .
E digli che la cosa che più desidero è di far proprio quelle manchevolezze, quelle alterazioni e varianti della realtà di modo che divengano, sì, diciamo pure falsità ma più vere della verità letterale".

Van Gogh ( da una lettera al fratello Theo).


--------------------


Devo alla Psicoanalista Luisa Citterio la conoscenza di Marion Milner.
Marion Milner (1900- 1998 ) è stata una psicoanalista inglese.,londinese , scrittrice e pittrice che visse per quasi tutto il XX secolo.
Milner  ha affrontato il tema della creatività psichica, parallela a quella pittorica, esprimendo una inesauribile energia di vivere, lavorare, scrivere e dipingere.
Diversamente da Winnicott suo amico e contemporaneo , l’opera di Milner deve essere ancora meglio conosciuta e diffusa.

All’età di 17 anni Milner lasciò la scuola e ottenne un ruolo da insegnante di lettura ad un bambino. Quest’esperienza fu molto importante per lei per capire come gli individui scoprono la capacità di concentrarsi.
Successivamente si laureò in psicologia e fisiologia a Londra e lavorò appena laureata come testista nella psicologia del lavoro.
Solo due anni dopo già scriveva il suo primo libro  “Una vita  propria “ (sotto lo pseudonimo di Joanna Field).
Il secondo libro fu “Un esperimento in libertà“ , un lavoro in cui investiga il sistema educativo femminile ed in  cui già inizia a investigare i processi inconsci della sua mente .
Il terzo libro fu “I problemi umani nella scuola “
Nel 1939 scoppio la guerra e Milner ebbe una riconferma dell’incarico scolastico . In questo periodo scrisse il suo 4° libro”Sul non essere capaci di dipingere. Questo lavoro investiga, sulla scorta delle sue prime idee, la relazione fra la creatività e il processo psicoanalitico.
Nel 1940 in analisi didattica conSylvia Payne  un analista che non seguiva né le teorie di Anna Freud né quelle di Melania Klein .  Si forma come psicoanalista infantile all'Istituto Psicoanalitico di Londra. In supervisione con Melanie Klein. Un'ulteriore analisi la intraprende con Winnicott e, poi, con Clifford Scott.
La sua carriera come psicoanalista  durò per 48 anni.
Sue Opere di psicoanalisi in senso stretto sono “La follia repressa delle persone sane” , “44 anni di esplorazione psicoanalitica”.

Milner riteneva che la ricerca sulla creatività potesse essere un possibile strumento per fare esperienza di ricerca spirituale e di trascendenza .
Come Winnicott, la sua opera guarda al simbolismo religioso dalla prospettiva della relazione madre bambino/a in un ottica transizionale.
Milner lavorò , infatti,anche sul ruolo dei processi inconsci nell’esperienza religiosa.
Per Milner sia la creatività che la trascendenza possono essere esperite attraverso l’interfacciarsi della mente  cosciente con l’inconscio.  
Milner non riteneva  però che trascendente fosse sinonimo di inconscio o che fossero la stessa cosa.
Milner  è soprattutto interessata a che gli individui integrino i due aspetti sia in senso spirituale che psicologico.
Questi temi si ritrovano, in Commenti alle illustrazioni del libro di Giobbe dipinte da William Blake.

,“Le mani del Dio vivente “una registrazione meticolosa di una sua analisi con uno schizofrenico  attraverso la produzione di suoi disegni  a sfondo religioso.
•“Alba dell’eternità” (1987) , ultima opera di Milner,un resoconto del suo viaggio spirituale e si incentra sulla sua esperienza come artista, psicoanalista e pellegrina della spiritualità .


Tutta l’opera della Milner segue e descrive il proprio faticoso ma interessantissimo processo di scoperta di come la creatività possa liberarsi da tutto il complesso inconscio che la teneva frenata e che interferiva con la sua libertà.
la potenzialita creativa di ogni persona
la milner non è interessata a scoprire cosa muove il genio creatore di un artista.
indaga la potenzialità terapeutica della creatività di ogni persona, che anche senza capacità tecniche, ha voglia di esprimere il piacere dell’occhio e della mano, spinto da un impulso espressivo.
per milner la creatività psichica è una funzione  indispensabile alla nostra vita profonda:
tanto l’adulto quanto il bambino hanno bisogno di coltivare e praticare l’uso della fantasticheria, del sogno ad occhi aperti e dell’immaginazione, fino ad immedesimarsi, mescolando fantasia e realtà.

La creativita e le sue radici  infantili
                      
Il bambino in tenera età sviluppa spontaneamente la creatività per raggiungere un equilibrio psichico:
egli ha necessità di poter indulgere, senza pericolo, alle fantasticherie e di permettersi di con-fondere senza danno l’io e il non-io.  
       
Già Anna Freud indicava i punti in comune fra le due esperienze, psicoanalitica e creativa:
1) necessitano di condizioni di sicurezza sia interiore sia ambientale che permettano anche di perdere l’autocontrollo razionale e cosciente; se non avviene questo, il bambino si aggrappa fin da subito al pensiero ordinatore razionale.
2) permettono di tuffarsi momentaneamente nel caos e nell’indifferenziato (ciò genera inquietudine)
 anche la paura dell’ignoto genera simili processi di difesa e di resistenza: si teme ciò che verrà alla luce, si mal sopporta l’incertezza di ciò che sarà;
persino le interpretazioni affrettate, che non seguano il processo di assimilazione del nuovo emergente, possono lavorare in entrambi gli àmbiti come freno per ulteriori scoperte

Le fantasie sono liberatrici, dice la Milner, e anche l’adulto dovrebbe riservarsi degli spazi in cui poter sognare: un percorso analitico, l’attività onirica, i sogni diurni, la creatività in ogni forma.
l’arte che tutti gli uomini, e non solo l’artista, possono raggiungere, sia realizzandola sia guardandola o ascoltandola, permette  appunto di confondere momentaneamente l’io e non-io e di toccare il mondo inconscio senza danno.

Riemersione del dimenticato e creazione del mai esistito

La creazione artistica contribuisce, ad un primo livello, ad esprimere le istanze psichiche nascoste, dimenticate e perdute.
ad un secondo e più importante livello, a creare ciò che non è mai esistito, usando una capacità di percezione che si acquisisce ex-novo.
artisti e pazienti
la differenza tra il creatore di immagini-artista e il creatore di immagini-paziente è che quest’ultimo può essere interessato a divenire cosciente delle proprie dinamiche psichiche intime e di ciò che muove i suoi dipinti artistici, al fine di trasportare nel mondo quotidiano e nei suoi rapporti umani le nuove forze, scoperte attraverso la creatività;
l’artista invece non è detto che abbia tale interesse diretto: per lui  il godimento puo essere anche solo connesso all’offerta delle sue creazioni agli occhi del mondo.
resistenze all’inconscio e resistenze  agli strumenti  e materiali artistici
pazienti e artisti condividono per milner le resistenze che ogni soggetto  incontra nel prendere contatto con il proprio mondo interiore.
transfert con il terapeuta e transfert col materiale .
la differenza tra i due  è che l’analizzato userà come forma espressiva la parola, l’artista userà la pittura, la musica o il movimento quali espressioni delle emozioni e delle immagini sottostanti,.
entrambi avranno un problema transferale: l’uno col proprio analista,
l’altro con la carta e i colori, o lo strumento, o il proprio corpo.
la mente e le mani
la mente si esprime attraverso le mani.
man mano che ella prende coscienza di certi contenuti inconsci, anche le mani riproducono questo cambiamento, portando nuove forme e anche nuovi contenuti.

Gli oggetti

I disegni non possono riprodurre la realtà, ma ne possono cogliere gli aspetti che colpiscono i propri occhi e la propria psiche
illuminare gli oggetti con la propria visione interna
guardare gli oggetti coi propri occhi significa illuminarli della nostra immaginazione (ciò accade anche nella vita quotidiana):
è necessario unire e organizzare le parziali percezioni delle cose attraverso un atto immaginativo, ma poi bisogna anche dare un anima alle cose che si vogliono disegnare.
la milner scopre che guardare gli oggetti semplicemente dentro i loro contorni impedisce di arrivare all’essenza ‘vitale dell’oggetto, alla sua vivente realtà.
 il lavoro di passare dalla riproduzione all’essenza degli oggetti, rappresenta una lunga scoperta e acquisizione che la milner opera coscientemente, appoggiata dal lavoro analitico, e che la porta ad affermare quanto già prima si diceva:
si crea qualcosa che finora non c’era, si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
si dà all’oggetto una vita sua, lo si riempie di emozione e di vita propria che diventerà colore e linea.
il gesto creativo riflette la dimensione non descrittiva ma originale ed emotiva.
 lo sguardo obliquo  all’oggetto  e il sentirsi nell’oggetto.
la milner suggerisce, per raggiungere una percezione soggettiva degli oggetti tale da poter dare loro quella vita essenziale, di guardare gli oggetti non esternamente, ma quasi di obliquo;
per poterli sentire dentro nel profondo: bisogna diventare noi stessi l’oggetto per coglierne le intricate radici profonde, e risalire da esso avvolti da colore e luce.
in questo processo di entrare nell’oggetto, il disegnatore raggiunge parallelamente le proprie

profondità, e alimenta l’oggetto delle proprie emozioni profonde .

--------------------------------------------------------------------------------
Milner dice :  
“Essenziale era il calore, la luminosità e la delizia che scaturivano dall’interno; e questi esistevano, si sviluppavano e si trasformavano per forza propria, come conseguenza delle relazioni tra il nostro io e le cose osservate;  
 “Essenziale era che ogni segno fatto da me sulla carta fosse mio personale, nascesse dalla mia irripetibile struttura ed esperienza psico-fisiche, e non rappresentasse soltanto una copia meccanica di un modello, sia pure eseguita con grande abilità

la trasfigurazione del mondo

se si riuscisse a guardare il mondo sentendolo soggettivamente e intensamente, esso si trasfigurerebbe da reale e utile ad essenziale e vitale.
 infatti il mondo esterno si trasfigura perché acquisisce qualcosa del nostro mondo interno, un sogno, un desiderio, una memoria del passato, accumulati nel proprio intimo e rimodellati al momento in un impulso o desiderio di dare a quell’oggetto un’anima sua propria.
milner parla di illusione:
si tratta di momenti passeggeri in cui i confini tra mondo interno ed esterno vengono annullati, e il soggetto può concedersi di non stabilire delle delimitazioni tra io e non-io.



“Pare dunque che qui entri chiaramente il processo di proiezione: le nostre emozioni positive e anche negative vanno a nutrire e colorare il mondo esterno, appoggiandosi e prolungandosi all’esterno di noi:
 non soltanto i nostri Dei potevano prendere dimora in santuari posti nel mondo esterno, ma anche i nostri demoni “  (M.Milner)

Identificazione, proiezione, empatia sono termini usabili per il processo creativo, ma sono anche termini per rappresentare  la realtà  psichica .
dunque la creatività e’ un’attività che coinvolge la psiche profonda, e pertanto può essere utilizzata per conoscere la propria psiche e anche per curarla.

Dare vita alla morta materia

L’artista come l’analizzato possono sentirsi vivi proprio facendo l’esperienza di sviluppare le proprie forze creative  .
L’opera d’arte è perciò anche un simbolo affettivo.
L’artista  usa la propria vitalità per dar vita alla morta materia  che poi acquisterà vita propria in ogni sua piccola parte;
L’artista rende il mondo esterno significativo e realmente diverso e specifico attraverso L’individuazione di una forma che lo rappresenti.

Contemporaneamente anche l’artista che porta il suo mondo psichico all’esterno, dentro la forma del non-io, diventa conoscibile, mentre il paziente diventa + trattabile dal punto di vista terapeutico.


Milner e la Trascendenza.

La trascendenza non è possibile a meno che ci sia piena conoscenza della propria umanità e ciò può avvenire grazie al lavoro di integrazione di tutti gli aspetti scissi di sé.
Analizzando il lavoro di William Blake sulla storia biblica di Giobbe , Milner  fa delle osservazioni molto interessanti al confine fra spiritualità , psicoanalisi ,uso del pensiero e creatività.
Il Libro di GIOBBE inizia con una rappresentazione del mondo arabo, in cui il sultano si incontra con i propri dignitari, figli dello stesso sultano.
Nella trasposizione religiosa il sultano è la metafora di Dio e i suoi figli sono gli angeli.
Nel corso della riunione appare Satana che viene a dialogare con il sultano-Dio come se fosse uno dei dignitari, un evento in chiara contraddizione con la tradizione biblica della cultura sacerdotale: Satana non può confrontarsi con Dio e addirittura sfidarlo ad una scommessa.
Nel libro di Giobbe invece Satana contraddice e si contrappone a Dio che crede e sa che Giobbe è un uomo integerrimo che continuerà ad aver fede in lui anche se privato dei suoi averi, al punto che da ricco com'è diverrà povero, o colpito nella sua stessa integrità fisica.
Anzi Dio che ha il potere su tutte le cose in quanto da lui create addirittura metterà Giobbe nelle mani di Satana con l'unico obbligo di non ucciderlo
Giobbe quindi viene colpito senza sapere il perché delle sue sofferenze.
Gli amici Elifaz, Bildad, e Zofar che lo vanno a trovare lo rimproverano perché GIOBBE ha accusato Dio e cercano di spiegare il suo dolore affermando che la colpa è stata commessa dai suoi genitori, ed egli quindi sconta la pena per loro (Giobbe 2,11-13): questo però significa ammettere che Dio è ingiusto, in quanto sta punendo un innocente.
Ma né gli amici né Giobbe riescono a risolvere umanamente il problema del giusto che soffre.
Secondo Milner  il peccato di Giobbe è di coltivare una logica razionale pensante unidimensionale, maschile superegoica e persecutoria .
Giobbe ignora l’inconscio,la sua parte femminile. .
Nelle immagini di Blake si vede Giobbe terrorizzato dall’immagine del Cristo.
Milner dice che questo accade perché ogni qualvolta la logica razionale incontra la profondità creativa dell’inconscio si prova paura ma questa paura non va evitata a tutti i costi.
I dubbi di Giobbe sono i nostri dubbi sulle altre nostre modalità e possibilità di pensiero (creativo) diverso da quello razionale.
Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.

Cristo è per Blake e Milner ,simbolo dell’immaginazione : nel vangelo infatti sono riportate parabole che non indicano regole assolute ma regole pratiche per risolvere in modo personale (e creativo) l’esperienza di ognuno.
Cristo parla di contatto con gli aspetti mentali profondi non scissi .
Gesù appare a Giobbe solo quando scopre l’inconscio.
Quando si scopre come fermare la visione del mondo finalistica tesa cioè al raggiungimento di uno scopo che assistiamo al miracolo della trasfigurazione del mondo.
Cristo ha il potere di aprire alla creatività in un modo che l’adesione alla sola legge morale non può ottenere.
Cristo è l’immaginazione che permette di essere consapevoli del mondo in un modo diverso , trascendente e mistico.
Milner sperimentò personalmente una pratica personale di attenzione contemplativa non focalizzata ma diffusa come tecnica  di concentrazione  meditativa. 

Affermava che questo stato conduce ad uno stato di Beatitudine cosmica, come Freud la definì.

 La creatività e questo stato di beatitudine cosmica – dice la Milner – sono noti soprattutto ai bambini.

Giobbe è colpevole per 3 motivi ,secondo Milner :

•non riconosce rabbia interna e distruttività
•non si guarda dentro e riconosce l’inconscio
•non accetta la femminilità dentro di sé.

Giobbe crede invece solo nella legge e nella vita conscia e razionale e per questo è ritenuto un patriarca e un uomo di potere.
Solo quando l’onnipotenza dell’intelletto e della legge si arresta e il vortice distruttivo che tutto annichilisce non è + negato egli puo convogliare la sua energia a scopi creativi. Il padre /dio interno di Giobbe è distruttivo.

Il Corpo


Milner ha avuto una grandissima attenzione al corpo .

Dice  che c’è un Sé guida nella vita di ognuno ( ma sarebbe insolente chiamarlo Dio).
Esso è legato al corpo e si contatta volgendo l’attenzione al corpo .Questo sé al risveglio dopo aver vagato in ogni tipo di cose nel sogno deve ridiscendere nel copro .
Un buon modo di farlo è la pratica auto ipnotica di consapevolezza corporea al risveglio che fa in modo  da risvegliare ogni cellula.
Milner compie uno sforzo titanico di cercare di sviluppare un metodo per affrontare l’ineffabile , catturando con le parole limitare i punti piu alti dell’esperienza quotidiana.
Fermando il chiacchiericcio interno e cancellando le immagini si fa un silenzio interno che è l’accettazione del vuoto (centrale nella meditazione buddista).
Una coscienza piu vasta e una autoconsapevolezza piu potente.
L’esperienza del vuoto è fondamentale per la creatività e per l’emergere di quella che Milner chiama Answering activity. A.A.

Ci si arriva attraverso la preghiera, la meditazione,l’allenamento al vuoto interno e alla focalizzazione sul corpo.
Milner dice che  la preghiera – molto piu vicina alla meditazione in questo senso- è un immergersi nel inconscio creativo  attraverso una concentrazione sul corpo.
Pregare è tenere in mente  l’immagine di una persona tacendo.
"La preghiera ecclesiatica non è un buon modo per me per dare una risposta allo stato di cattività nelle proprie preoccupazioni egocentriche ".
Per me pregare è come tenere aperta la nostra botola interna onde far espandere lo spirito . (M. Milner)
La preghiera è un attenzione al corpo da cui emerge l’inconscio creativo o attraverso cui è contattato.
Milner si lamenta di non trovarlo a volte  e di sentirsi sola nel proprio io.
E non lo si trova quando ci si preoccupa solo di rispettare la legge e le regole , la razionalità inconscia cercando di stare solo nella realtà del concreto.
Questa è la colpa per Milner.
Dice Milner che fa molta paura cadere nelle mani del Dio vivente ma è molto più brutto non essere nelle sue mani.
I modi della consapevolezza inconsci sono più vicini al “femminino simbolico” opposti al “maschile simbolico” della legge , delle scrittura, e della interpretazione letterale della realtà.
Milner dice che tutti i suoi pazienti sembrano muoversi verso un faccia a faccia interiore  con” l’Altro” che è in ognuno di loro e che è tuttavia anche loro stessi.
La forza trainante o voce interna che guida a questo interfacciarsi con la propria scissione puo essere definita integrazione inconscia degli aspetti egoici oppure forza primaria indifferenziata io-es.
Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .

Il contatto con l’altro primario( e quindi l’accettazione della fisiologia dipendenza e interconnessione degli umani )può avvenire con il recupero del corpo visto come fonte di nutrimento interno e divino di sé una volta che la superbia e l’orgoglio satanico che sostenevano l’illusione dell’autarchia scompaiono .
(“Le mani del dio Vivente” analisi di Susan(23-41anni) paz schizofrenica durata 18 anni ).
E’ al di là dai limiti di comprensione della psicologia e delle intenzioni della Milner verificare che le esperienze di Susan nelle “Mani del Dio vivente “, di Blake nel commentario scritto e pittorico sulla storia di Giobbe e di Milner stessa  nell’esperienza dell’answer activity in “Eternity sunrise” , siano state trascendenti.
Ci sono tuttavia degli interessanti parallelismi tra la teologia e le intuizioni della Milner sulla comprensione del processo creativo.
La creatività artistica è per M. un processo di costruzione di simboli utili a sentire e a sentirsi.
Mentre la religione crea simboli per comprendere Dio  l’arte crea simboli per sentire la realtà e per sentire di essere vivi.
I simboli divini vengono comunque sentiti con una componente affettiva.
L’arte, come la religione, si muovono nell’ambito illusorio facilitando l’accettazione sia dell’illusione che della disillusione
Milner dice: “Ciò che i concetti sono per la logica del pensiero cosciente e gli oggetti interni per la vita inconscia degli istinti e delle fantasie così è l’arte per la vita cosciente delle sensazioni : senza di esse la vita sarebbe solo vissuta ciecamente e dura da sopportare.”
Anche i teologi affermano che senza un’ idea divina gli individui vivrebbero ciecamente senza uno scopo significativo nella vita.
Teologicamente si tratta del paradosso di vivere in questo mondo ma non essere di questo mondo ,vivendo con un sé ma senza ego.
Similarmente per Milner il paradosso della creatività è abbattere le barriere fra sé e gli altri e contemporaneamente  mantenerle.
Motivo per cui il processo creativo è in fin dei conti per milner un processo spirituale.
La spiritualità di Milner è piu di tipo immanente , parla di un dio che è nel corpo e nella natura e s’ispira al sacro Femminino , alludendo a simboli femminili per indicare il divino.
Milner usa insegnamenti occidentali e orientali in tutto ciò ,trovando verità e tesori in entrambe.
La sua idea di Arte è quelle di un impresa  fondamentalmente spirituale che ha molto da dare alla comprensione religiosa dell’estetica.
L’idea di una spinta interna verso il trascendente originata nell’inconscio ma ottenibile solo attraverso l’integrazione fra coscienza e inconscio fornisce le basi per una spiegazione psicologica di importanti concetti teologici : la ricerca del trascendente è una caratteristica universale della natura umana .


La creativita e la psicoanalisi prima e dopo di M.Milner.

 •Freud

Freud cercò costantemente di esplorare i segreti della creatività con un atteggiamento ambivalente. Da una parte se ne interessò molto come testimoniano i suoi numerosi saggi su artisti (Michelangelo, Leonardo fra gli altri) :riconosce all'artista  la capacità di descrivere le leggi e le modalità di funzionamento dell'inconscio, che solo a costo di grandi sforzi egli riuscì ad individuare e formulare .
La primitiva concezione freudiana lega la creatività artistica al concetto di "sublimazione" delle mete pulsionali parziali.
In un saggio su “Il poeta e la fantasia” (1908) egli si domanda: “Da quali fonti che ispirino un vissuto nuovo [lo scrittore creativo] trae il suo materiale?”
Egli replica che uno scrittore creativo si comporta come un bambino che giocando crea un proprio mondo.
Afferma che “[il bambino] crea un mondo di fantasia che prende molto sul serio … [e] inventa con grande emozione.”
Freud prosegue dicendo: “quando le persone crescono, cessano di giocare [ed inoltre l’adulto] sa che non ci si aspetta che prosegua a giocare o a fantasticare a lungo.”
Oltre, nello stesso saggio, egli dichiara: “Possiamo postulare che una persona felice non fantastichi mai, solo una insoddisfatta.”
Questa attitudine, per certi versi critica, alla vita fantastica in età adulta sembra attraversare gli scritti di Freud, come se le fantasie (e perfino il piacere della contemplazione delle opere d’arte) rappresentassero una distrazione colpevole.

KLEIN, SEGAL, JAQUES

Hanna Segal, nel suo classico "Approccio psicoanalitico all'estetica" (1952), individua nella posizione depressiva descritta dalla Klein il punto originario della creatività artistica: "[Il] desiderio di reintegrare e ri-creare è alla base della successiva sublimazione e creatività".
Questo desiderio è volto verso l'oggetto primario, attaccato sadicamente nelle primitive fasi dello sviluppo, e distrutto nella fantasia a causa della necessità di proiettare gli elementi persecutori, fino a che l'integrazione permette di passare alla fase depressiva, con la conseguente preoccupazione per l'oggetto, ora percepito nella sua realtà come buono e cattivo al contempo.

La concezione kleiniana, pur rappresentando un progresso notevole rispetto al concetto freudiano di sublimazione pulsionale, rimane fondamentalmente condizionata dalla concezione unipersonale della mente della Klein, per cui la riparazione, pur coinvolgendo profondamente l'oggetto, è essenzialmente un operazione individuale del soggetto.

Elliot Jaques (1965)
Nel mezzo di cammin di nostra vita ...
E.J ha individuato, questo momento riparatorio nella "crisi di mezza età", legata alla elaborazione depressiva del lutto per la propria esistenza, e per le proprie fantasie di eternità .

La mezza età rappresenta quel momento, secondo Jaques, in cui il rivolgersi al proprio passato ha lo scopo di recuperare e ri-creare gli oggetti e le esperienze perdute intese sia come oggetti della propria vita esteriore, che aspetti del proprio Sé (Le Parti perdute del sé)

Winnicott

E' dal gioco e col gioco che l'uomo impara a creare.
Prima grazie alla capacità della madre di creare un'illusione di onnipotenza ovvero offrendo al bambino l'oggetto desiderato quasi ad anticipare il bisogno, lasciandogli l'illusione di essere stato lui stesso, con l'onnipotenza del suo pensiero, a crearlo;
Successivamente attraverso una graduale disillusione il bambino impara a conquistare l'oggetto, attraverso il suo uso, e stabilisce in tal modo un primo possesso  che è il primo modo in cui barluggina l’esistenza autonoma dell’oggetto (che è un non-me.)ma dove il bambino  ancora ritrova sia se stesso che la madre .
E' propriamente in questo oggetto intermedio che ritroviamo la forma dell'opera d'arte, espressione al contempo della più profonda soggettività, così come del legame con l'oggetto.
E' questo legame, l'ombra dell'oggetto che si protende nell'Io, secondo l'immagine freudiana ripresa ed elaborata da Bollas (1987 quell da cui l'opera d'arte trae la sua essenza comunicativa.
Lo spazio transizionale si estende a quello del gioco, della creazione e della fruizione artistica, del sentimento religioso e del sogno .
Secondo Winnicott i fenomeni transizionali hanno a che fare con quel momento del rapporto primario in cui l'oggetto (la madre) è concepita e non ancora percepita , per cui rappresentano il simbolo dell'unione, del legame.
Il simbolo non può essere pensato al di fuori di uno spazio di pensiero in cui esista una separazione, essendo il simbolo già il modo per pensare questa separazione.
Nella concezione di Winnicott non viene tenuto in debito conto il ruolo del padre.
Invece è la figura del padre come terzo che rappresenta questa funzione separante della mente, che solo separando permette di far accedere al simbolico e al linguaggio .

•Bion

Bion in "Una teoria del pensiero" (1962), evidenzia la necessità della congiunzione tra preconcezione e frustrazione perché possa formarsi il pensiero, l'area simbolica della mente.
La creatività artistica ha sicuramente a che fare con pensieri e simboli e non con concetti.
La frustrazione è introdotta dalla presenza sulla scena del legame primario dalla figura del padre, che interdice la fantasia di possesso illimitato dell'oggetto, sia nel senso del bambino verso la madre, che viceversa.
Il terzo è sempre sullo sfondo come elemento capace di creare uno spazio mentale, di dare quella profondità alla relazione per cui gli oggetti, sfuggendo al controllo onnipotente dell'Io, debbono essere introiettati andando a costituire il mondo interno.


•Meltzer

Un altro grande psicoanalista Donald Meltzer ,ha dedicato l’ultima parte della sua vita a studiare il tema della "comprensione della bellezza" e del "conflitto estetico" (1988)
Meltzer recuperando il valore che Bion aveva attribuito al valore delle passioni come materia prima di ogni legame ipotizza appunto che l'esperienza della bellezza nasca dal legame tra il lattante ed il viso e il seno della madre, capaci di colpirlo "con un'esperienza di appassionata qualità".

•Matte Blanco

Nelle sue ricerche, Matte Blanco ha ricondotto il modo d'essere eterogenico-divisibile al pensiero cosciente, alla logica ordinaria fondata sul principio di non-contraddizione; e il modo d'essere indivisibile alla logica dell'inconscio, fondata sul principio di simmetria, secondo il quale, ad esempio, "la parte è identica al tutto" e "il tutto può essere incluso in ogni parte".
La logica simmetrica non rappresenta "l'errore" della mente, e parimenti è lungi dall'essere una potenzialità poco sfruttata dal pensiero.
Secondo Matte Blanco i due tipi di logica (ordinaria e simmetrica) concorrono sempre, anche se in misura diversa, nelle esperienze che facciamo del mondo: in un'unica prospettiva, dunque, bi-logica.
•Luoghi privilegiati della logica simmetrica (in cui, cioè, essa prevale su quella ordinaria) sono i sogni, le isterie, le nevrosi, la follia, la creazione e la fruizione artistica.
 •Si tratta di quelle sfere in cui il non-senso sembra elevarsi ad unica norma possibile; in verità, sono quegli ambiti in cui la psicoanalisi è riuscita a rintracciare delle regole, dei principi, e a recuperare così il loro senso perduto.
 L'armonica unione del neonato col seno viene rotta e il bambino imparerà a concepire come separato ciò che considerava unito (l'io e l'altro): è l'alba del pensiero cosciente (come afferma Matte Blanco), che conosce per divisione e contrapposizione.
Ciononostante, questo originario atto di traduzione del modo simmetrico ("esiste solo un Io-Tutto") in termini di asimmetria ("esiste un Io e tanti Non-Io") nasce da una condizione di serenità primordiale, e sarà conservata in noi come la verità di certi livelli più profondi (più inconsci) della psiche:"l'unità di tutti gli esseri, al di là dell'individualità di ognuno di essi".